Tremate, tremate, le sentinelle son tornate!! …ma se ne erano mai andate?

“Gli Agenti sono dei “programmi-sentinella” potenti e veloci, capaci di apparire in qualunque luogo prendendo possesso del corpo di altre persone presenti in Matrix, il cui scopo è quello di eliminare tutte le minacce nella dimensione spazio-temporale di Matrix”.

Fin da quando sono nata ho sempre avuto la percezione che esistessero “le sentinelle”, ovvero persone atte a giudicare ogni tua parola e/o azione e ricondurti sulla “buona strada” qualora queste risultassero “sbagliate”.

Banksy

Sentinelle sono stati i miei genitori quando mi hanno insegnato, nei lunghi anni dell’infanzia e dell’adolescenza, cosa doveva e cosa non doveva fare una ragazza, cosa le era permesso e cosa sconsigliato, quali comportamenti dovevo assumere per aderire allo stereotipo di “brava ragazza” e quali mi avrebbero bollata con epiteti come “zoccola, puttana, troia”.

Sentinelle sono stat@ gli/le insegnat@ che, come già i miei genitori, mi ribadivano un concetto importante per la sopravvivenza di questa società: il rispetto dell’autorità che, nell’ambito scolastico, si esplicava con tanti piccoli gesti. Gli esempi che mi vengono in mente sono tra i più banali: ricordo che quando il/la preside entrava in classe tutt@ scattavamo in piedi mentre quando entrava il/la bidell@ nessun@ si poneva il problema di doverlo fare, lui/lei non simboleggiavano alcuna autorità. I/le professori/esse avevano sempre ragione, anche quando dicevano stronzate madornali. L’importante era non farglielo mai notare, mai ribattergli. I/le professori/esse, insieme ai miei genitori, sono stati i primi ad insegnarmi come questa società si basi su gerarchie che non possono né devono essere messe in discussione. Sentinelle, a volte più o meno consapevoli, dello status quo, potremmo definirle.

Sentinelle sono state molte delle mie amicizie, allo stesso tempo vittime e sentinelle addestrate. Da loro ho imparato regole stupide come “al primo appuntamento solo pompini” oppure “non puoi fare sesso con chi ti pare se non vuoi passare per una facile” e altre regole sessiste tra cui la più assurda, “mai far sentire un uomo meno intelligente di te”.

Continua a leggere

Annunci
Pubblicato in 194, Antiautoritarismo, Antipsichiatria, Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Discorso sul Corpo, La Famiglia è un Reato, Lingua/Linguaggio, No Lesbofobia, No Omofobia, No Transfobia, Omicidi Sociali, Pensieri Sparsi, R-Esistenze, Sessualità/Sesso | 5 commenti

La creazione dei mostri a chi serve?

E’ da un po’ che non scrivo, ma oggi ne sento la necessità dato che continuo a leggere cose che non mi piacciono. Non so il perché ma, ogni volta che viene resa nota una notizia di violenza di genere, si innesca un processo di linciaggio mediatico del presunto colpevole con la conseguente creazione del mostro di turno.

Mi/vi chiedo, ma a che cosa e a chi serve?

Premetto, per evitare di esser tacciata dell’impossibile, che:
– non è mia intenzione lasciare impunita qualsiasi forma di violenza di genere anche se non credo e mai crederò nel carcere.
– non desidero, in alcun modo, minimizzare la gravità della violenza di genere.
– non offro né mai offrirò ai violenti alibi che li deresponsabilizzino dalla violenza agita.
– non intendo, in alcun modo, affermare che il dolore provato dalla vittima e, di conseguenza, quelli che possono essere i suoi sentimenti verso il suo carnefice siano eccessivi o sbagliati.

Intendo solo dire che, mentre la vittima ha tutto il diritto di considerare la persona che l’ha violata come un mostro e desiderare di vederlo marcire in una cella di un metro per un metro, perché la reputo una reazione assolutamente legittima, credo che il resto della società debba evitare il linciaggio con tanto di foto segnaletica spammata ovunque, affiancata con la dicitura “mostro”, dato che non solo è controproducente ma inutile.

Lo ripeto. A che cosa e a chi serve il mostro di turno?

Fa sentire la vittima meno sola? La fa sentire al sicuro? Fa sentire al sicuro tutte le donne che hanno subito delle violenze e che ne temono altre? Vi fa stare meglio?

Continua a leggere

Pubblicato in Antisessismo, Educazione, Lingua/Linguaggio, No al Carcere, Omicidi Sociali, Pensieri Sparsi, R-Esistenze | 4 commenti

Riflessioni sull’autosfruttamento e i rigurgiti moralisti

Questo post l’ho scritto giorni fa ma solo ora riesco a pubblicarlo.

Ho appena finito di litigare con il mio capo. Sono stanca, il lavoro è una violenza continua. Cerco di trattenere le lacrime perché, infondo, mancano poco più di due mesi alla fine dell’anno e poi spero di trovare, per settembre, un altro impiego.

Respiro e mi chiedo cosa penserebbero quelle femministe che spendono il loro tempo a dirci che l’unico lavoro indegno è quello di chi vende prestazioni sessuali, perché alimenterebbe l’autosfruttamento del proprio capitale umano.

Eh già, in effetti il problema, il mio/nostro problema, è di chi lavora con il proprio corpo e non questo sistema che mi ha costretta ad accettare un lavoro a nero. Infondo, lo so, loro mi direbbero che non è la stessa cosa, che io qui mica vendo la fica? No, non la vendo ancora, ma tutto il resto del mio corpo sì, è completamente in vendita ed è stanco di esserlo.

Non so che lavoro facciano queste donne, se sanno che esiste una cosa che si chiama “classe”, se hanno mai provato tanta frustrazione come ne provo io ora, se hanno mai desiderato abolire il concetto di lavoro nel sistema capitalistico o per loro, infondo, va bene così purché non ci sia la fica.

Per loro non è prostituzione obbligare il proprio corpo a lavorare in condizioni di stress allucinanti, obbligarlo a ripetere all’infinito medesime azioni, a restare inchiodato su una sedia per ore a fissare un monitor e pigiare tasti. Non è prostituzione lavare, stirare, cucinare, chiamare il dottore, fare la spesa, pagare le bollette, rassettare ed ect… senza percepire un euro e neanche un grazie, dato che è scontato che lo faccia la “donna di casa”. Non è prostituzione arrivare a metà giornata e sentirsi in gabbia, guardare dalla finestra, oltre questi odiati mostri architettonici, il colore azzurrino del cielo e desiderare di sentire il sole sulla propria pelle perché fuori è una bellissima giornata e tu vorresti solo avere il tempo di goderne.

Continua a leggere

Pubblicato in Antiautoritarismo, Anticapitalismo, Antifascismo, Antipsichiatria, Antisessismo, Autodeterminazione, Discorso sul Corpo, Educazione, Lingua/Linguaggio, Omicidi Sociali, Pensieri Sparsi, Pornofemminismo, R-Esistenze, Sessualità/Sesso | 2 commenti

Il problema non è il culo

Ribadisco, come da titolo, il problema non è il culo. Sono giorni che sento parlare di questa foto, di questa trovata elettorale, di questo scherzo mal riuscito e dei discorsi moralisti che criticano l’autrice del selfie. Nella mia, di critica, il moralismo non centra per nulla.

Il problema, infatti, non è il bikini né il culo, il problema è la mancanza di un discorso dietro questo gesto, l’inesistente argomentazione e lotta antisessista nella lista che ci si chiede di appoggiare, un’autodeterminazione millantata ma, poi, nei fatti, nulla dato che l’azione risulta assolutamente in riga con ciò che la cultura chiede ad una donna.

Il problema non è il culo, il problema è il bikini, per esempio. E’ la cultura che ti limita al soft hard senza mai cadere nel porno, nell’esplicito. Un bikini non scandalizza nessun@, se non i/le moralist@, una fica in bella vista scatenerebbe il finimondo. Ma le immagini, seppur potenti, non possono nulla se non vengono contestualizzate in discorsi e ragionamenti che intendono mettere in discussione l’uso strumentale, sessista e moralista che subiscono i corpi delle donne.

Il problema non è il culo ma il moralismo di una certa sinistra che ha fomentato battaglie all’insegna del colore bianco, della puttanofobia, dell’attacco a Berlusconi ma non al berlusconismo/maschilismo diffuso, che ha fatto, e continua a fare, campagna elettorale sui nostri corpi fottendosene poi altamente di strumentalizzarli e violarli a loro volta.

Il problema non è il culo ma la mancanza di un discorso che sia realmente antisessista.

Il problema non è il culo ma un governo in cui, finalmente, è concesso anche alle donne di legiferare, controllare, limitare, sui/i corpi delle donne e non solo. Abbiamo raggiunto la pari opportunità di generare e supportare la violenza di stato, queste sì che sono soddisfazioni

Continua a leggere

Pubblicato in 194, Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Discorso sul Corpo, Lingua/Linguaggio, No Lesbofobia, No Transfobia, Omicidi Sociali, Pensieri Sparsi, Pornofemminismo, R-Esistenze | Lascia un commento

Lividi che non vorrei nascondere

Nella società bigotta in cui viviamo, quella delle pubblicità eteronormative e sessiste, del soft hard strabusato e del porno censurato, di un moralismo che ti discrimina solo se vendi prestazioni sessuali mentre tutto il resto è “dignitoso”, in cui le elezioni si fanno anche con foto che si spacciano per scelte/usi autodeterminat@ del corpo mentre ricalcano, sempre e solo, quell@ solit@, prestabilit@ da altr@, in questo mondo dalla doppia morale mi ritrovo a dover coprire quei segni di cui non ho proprio intenzione di vergognarmi.

Mi guardo allo specchio e osservo il mio corpo, mappa di quasi dieci ore di gioco. Non mi era mai successo di esser travolta da una persona e di non riuscire a staccarmici. Tutto è iniziato con un “legami, ma non sospendermi” per poi ritrovarsi, poco dopo, a testa in giù e a trascorrere le ore successive a sperimentare posizioni sempre più complesse.
Guardo il livido che ho sul culo, lo osservo e, anche se non amo tale estetica, lo accarezzo e ripenso al momento in cui, mentre ero legata, il rigger mi ha sculacciata e io ho emesso un piccolo urlo di piacere.

Sposto lo sguardo sull’interno della coscia destra dove presento delle piccole escoriazioni dovute alle corde e al fatto che, per un po’ di minuti, sono stata sospesa sostenendomi solo su quel lato del corpo. Ricordo di aver volteggiato nell’aria e che, per tutto il tempo, il mondo attorno a me era come scomparso. C’eravamo solo io, lui e le corde, lo strumento di mediazione che ci ha messo in contatto. L’unica cosa che continuavo a desiderare era di restare lì, a mezz’aria, a godermela finché durava o meglio finché il mio corpo resisteva.

Anche le gambe sono piene di piccoli ematomi ma, non essendo abituata alla pressione delle corde, credo sia normale. Mi volto davanti allo specchio e osservo i graffi che mi ha lasciato durante la notte passata insieme. Li ho anche sulle gambe ma non sono così evidenti. La cosa che mi stupisce è che assomigliano ai segni lasciati dalle corde, i miei preferiti, e che è quindi difficile distinguerli.

Infine osservo il livido che ho sul collo, che è quello che mi crea più problemi. Non posso mostrarlo se voglio evitare domande come “cosa è successo'”, “come te lo sei procurata?”.
Vorrei poter rispondere che non è un livido da pestaggio, da caduta, da sbadataggine, ma bensì il segno di un incontro che mi ha assorbita un’intera notte e per il quale vorrei non esser giudicata. Non è il simbolo di una violenza ma di una coccola, di un modo di vivere il sesso che, comprendo non sia capito da tutt@ e che, per giunta, non è mia intenzione imporre a nessun@, ma che è quello che ho scelto per me e che dovrebbe esser rispettato. Come poter spiegare che quei segni, che ad ogni strofinio mi dolgono, sono per me piacevoli ricordi? Lo so, sembra folle per chi non apprezza o comprende queste pratiche ma, per chi le vive, è così o almeno lo è per me.

Continua a leggere

Pubblicato in Antiautoritarismo, Antipsichiatria, Antisessismo, Autodeterminazione, Discorso sul Corpo, Educazione, La Famiglia è un Reato, Pensieri Sparsi, R-Esistenze, Sessualità/Sesso | 6 commenti

Obbligami a implorare

Era da un bel po’ che non pubblicavo un testo erotico, anche se nel mio privato ne scrivo parecchi. Ieri ero ispirata quindi ve lo beccate. Vi anticipo che si tratta di un testo a sfondo D/S. Buona lettura!

Attenzione: se è la prima volta che mi leggi e non conosci il mio pensiero sul linguaggio “volgare”, libertà sessuale e BDSM leggi QUI

Lei ci pensò su, non sapeva se chiederglielo o meno, se avrebbe accettato o si sarebbe adirato, ma alla fine decise di provarci. Bussò alla porta della sua stanza ed entrò vestita solo di un maglioncino che le copriva appena il culo. Lui non la guardò neanche mentre lei si avvicinò alla sua scrivania e, racimolato tutto il coraggio che aveva, gli disse “obbligami a implorare” e gli pose davanti una corda che aveva raccattato.

Aspettò immobile e impaziente che lui terminasse di giocare online, chiudesse il pc e afferrasse la corda. Iniziò a tenderla per capire se era abbastanza forte, poi le disse di spogliasi e sdraiarsi sul letto. Lei obbedì e, per l’impazienza, posizionò già le braccia sulla testa, pronte per essere legate. Lui la riprese dicendole che la posizione delle braccia non la riguardava e che sarebbe stato lui a deciderla. Le incrociò le braccia e gliele legò con forza assicurandosi che, ai primi strattoni, i nodi reggessero. Dopodiché si tolse la maglietta e iniziò ad accarezzarla, sentendo il suo corpo gemere per ogni tocco.

Le leccò il collo, poi scese sul petto, le succhio un capezzolo e ne morse un altro. Sentì il fiato di lei farsi carico di voglie e con le mani le sfiorò il bacino scendendo sulla fica. Le gambe si divaricarono e la sua lingua iniziò a sfiorarle la clitoride. Pochi secondi, tanto per iniziare, e poi scese sulle labbra e notò che era già bagnata. Fece scorrere la lingua su tutta la lunghezza delle labbra, su e giù, ma non indugiò mai su quell’apertura che sapeva stava aspettando di esser invasa. Ritornò sulla clitoride, questa volta con l’intenzione di farla uscire dal suo guscio e gonfiare.

Continua a leggere

Pubblicato in Antipsichiatria, Antisessismo, Autodeterminazione, Pornofemminismo, Sessualità/Sesso | 2 commenti

Roma #12A tra poliziotti sbadati e zaini umani

10168011_10151918603180904_9206096042296070262_n

“Credevo fosse uno zaino” è l’espressione che segna il nuovo limite del ridicolo di questo paese.

Se non ve ne foste accort@ a Roma è accaduto qualcosa che si può definire con un solo nome: repressione. Basta con queste definizioni atte a minimizzare quanto è accaduto. Quello che abbiamo visto, quello che subiamo ogni volta che scendiamo in piazza a manifestare dissenso, non la si può più indicare con espressioni come “cariche di alleggerimento”. E’ repressione. La polizia, in assetto antisommossa, munita di lacrimogeni, blindati e idranti è lì per proteggere il potere, è lì per delimitare lo spazio entro cui ci è concesso muoverci. Le zone rosse e i percorsi stabiliti esistono per questo, per contenere e veicolare il dissenso in luoghi, vie, piazze che non disturbino i palazzi che contano. Se tenti di superare quei confini allora verrai picchiato, dato che “se non vuoi prendere le botte non devi partecipare alle manifestazioni”. Da donna so fin troppo bene cosa implica un’affermazione del genere, che equivale a quel maledetto “te lo sei cercata” che ci ripetono ogni volta che denunciamo di aver subito violenza di genere, dalla molestia allo stupro.

Con tutta la rabbia che potete immaginare ieri ho partecipato ad un’assemblea, in solidarietà ai compagni fermati sabato a Roma, durante la quale ho ascoltato molte riflessioni interessanti e, uno dati che sento giusto evidenziare, è il fatto che non vi è stata dissociazione. Mentre i media tentano ancora la retorica dei buoni e cattivi, le persone, che quella piazza l’hanno vissuta, non applicano più alcuna dicotomia. Sintomo di una presa di coscienza collettiva?

Ma se i/le manifestanti sono tutt@ cattiv@, o meglio se ne fregano delle suddivisioni deleterie, per le forze dell’ordine c’è chi ancora pensa che “non sono tutti così”. E’ vero, non tutti pestano, ma mi dite chi denuncia i colleghi che lo fanno? E perché ciò non accade mai?

Continua a leggere

Pubblicato in Antiautoritarismo, Antifascismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Lingua/Linguaggio, No al Carcere, Omicidi Sociali, Pensieri Sparsi, R-Esistenze | 2 commenti

#12A: tra mattanze e disorganizzazione

Avete presente la tonnara? Quella pratica violenta che si usa per intrappolare e uccidere i tonni? Ecco, mentre guardavo i video e le immagini della manifestazione di sabato, 12 aprile, la mia mente ha subito associato quanto le veniva proposto alla suddetta “tecnica di pesca”.

Ogni minima strada, ogni minimo vicolo, ogni slargo sul percorso del corteo bloccato per impedire qualsiasi via di fuga. Bottiglie e uova contro armamenti antisommossa. Ci sarebbe, certo, da riflettere -e parecchio- sui rapporti di forza e sul modo in cui si affrontano certe cose, e trarne adeguate conseguenze visto che i servi armati dello Stato ti riducono alla loro mercé, senza riguardo per nessuno. La loro azione di oggi, che naturalmente i loro colleghi servi dell’ “informazione” definiscono “di alleggerimento”, avrebbe potuto provocare dei morti proprio nella micidiale ressa che si è creata e della quale nessuno o quasi parla.

Questo è quanto riporta l’amico e compagno Riccardo che, nonostante ne abbia fatte di manifestazioni, racconta il panico e il terrore provati durante le numerose cariche della polizia avvenute in quella piazza maledetta.

La violenza con cui, questa manifestazione, è stata repressa non può non riportarci alla mente Genova. Non può non ricordarci che un governo autoelettosi si fa ancora meno scrupoli, rispetto ai suoi predecessori, nel soffocare ogni fiamma di rivolta. Infondo non deve dar conto a nessun@, neanche fingere di darne come facevano gli/le altr@. Su quanto puzzi di vecchio questo “giovane Renzi” ne scrive bene Abbatto i muri il cui post vi invito a leggere.

Continua a leggere

Pubblicato in Antiautoritarismo, Antifascismo, Omicidi Sociali, Pensieri Sparsi, R-Esistenze | Lascia un commento

PORNOTERRORISMO di Diana J. Torres – Una presentazione NON normale

Con grande piacere vi segnalo la presentazione di Pornoterrorismo di Diana Torres, giovedì 10 aprile, alle ore 19, al Lab. Okk. SKA calata Trinità Maggiore. Spero di vedervi in tant@.

10003433_728575357183086_1618822157_n (1)

Presentazione di PORNOTERRORISMO
READING DI DIANA TORRES

a seguire SIMANGIASIBBEVELAMMORESIFA
*APERITIVO
*BONDAGE LIVE PERFORMANCE
*INSTALLAZIONI
*SPERIMENTAZIONI
*BIOHACKING

PORNOTERRORISMO??? ma che r’è?
Diana lo definisce così «Esiste per caso fusione più bella di quella tra le parole “porno” e “terrorismo”? L’erotica del terrore, un territorio inesplorato che si apre da- vanti a noi come un cadavere in attesa dell’autopsia. Allo stesso modo in cui i funerali mi fanno ridere, l’immagine di un bel cadavere, a volte, mi può far bagnare le mutande. La prima sensazione è che non si potrà mai superare l’imbarazzo della situazione, l’umiliazione imposta dalla so- cietà quando qualcosa di politicamente scorretto ci seduce. Ma si supera, oh sì, si supera masturbandocisi su, un primo atto di culto al terrore. L’unico modo di vincerlo è lasciandosene sedurre, trasformandosi nella sua tenera amichetta».

Continua a leggere

Pubblicato in Antiautoritarismo, Antifascismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Discorso sul Corpo, No Lesbofobia, No Omofobia, No Transfobia, Pornofemminismo, R-Esistenze, Sessualità/Sesso | Lascia un commento

Uteri italici la patria chiama… partorite!!

Le foto sono di Dina GoldStein e fanno parte della serie di fotografie Fallen Princesses che potete visualizzare clikkando qui http://www.fallenprincesses.com/

Le foto sono di Dina GoldStein e fanno parte della serie di fotografie Fallen Princesses

Settimana scorsa leggevo questo post e ho iniziato ad immaginare le donne inseminate a forza, come si fa con le mucche, riducendo entrambe ad uteri al servizio della patria e/o del capitale. La notizia è che, secondo alcun@, il paese rischierebbe di non avere un ricambio generazionale, anche se, ad essere onest@, si fa di tutto per impedire alle donne di poter avere un@ figl@ in modo autodeterminato, nonché a “trattenere” i/le giovan@ nel proprio territorio.

La frase della ministra Lorenzin mette in evidenza più di quanto essa avrebbe voluto: quando parla di “crollo demografico” credo sia chiar@ a tutt@ che stia parlando di nascite di bambin@ italian@. Delle nascite di bambin@ stranier@, che non hanno subito alcuna riduzione, a nessun@ importa nulla. Infondo l’Italia con i permessi di soggiorno, la scomparsa del reato di clandestinità ma il mantenimento delle espulsioni, i CIE sparsi un pò ovunque, le ronde ed etc ha chiarito le sue intenzioni riguardo ai/alle immigrat@ che vengono trattat@ peggio dei rifiuti, tanto che li si lascia morire nel mediterraneo per poi rammaricarsene e concedergli la cittadinanza solo dopo averne accertato la morte mentre, per chi sopravvive, anche se minorenne, anche se ciò sarebbe illegale, c’è il lager, la violenza in ogni sua forma, la privazione di dignità e l’espulsione.

Dunque, abbiamo assodato che l’appello è per le donne italiche. Ora, la domanda che mi sorge spontanea è: ma per maternità si intende quella consapevole o quella del “è capitato” o “se non faccio un@ figli@ non mi realizzerò mai come donna”? Perché il problema della maternità è che non può essere presa alla leggera, non può essere vissuta come qualcosa di “naturale” da vivere come viene, perché è una responsabilità a cui non ci si può sottrarre, una volta presa, altrimenti ne pagherà le conseguenze un’altra persona che non ha scelto di venire al mondo. Personalmente non intendo partorire, è un’esperienza che mi terrorizza abbastanza, ma se un giorno dovessi decidere di essere madre mi piacerebbe adottare. Perché, quando si parla di maternità, si parla solo di quella legata al parto? Perché non si accenna mai ai mille problemi che una donna incontra quando decide di adottare un@ bambin@? Di quanto sia oneroso tutto il processo?

Continua a leggere

Pubblicato in 194, Antiautoritarismo, Anticapitalismo, Anticlero, Antifascismo, Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Contraccezione, Discorso sul Corpo, Educazione, La Famiglia è un Reato, Lingua/Linguaggio, No Lesbofobia, No Omofobia, Pensieri Sparsi, R-Esistenze, Sessualità/Sesso | Lascia un commento