La relatività del valore della vita

“bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone”

De Andrè, Il testamento di Tito

Sono trascorse delle settimane dalla morte di Davide e, quello che ho letto e sentito nei media o tra le persone che conosco, mi ha fatto riflettere molto su quanto la vita, quello che a parole definiamo il valore più importante, sia un concetto del tutto relativo.

Per quei/lle poch@ che ancora non lo sapessero, Davide è il ragazzo ucciso da un poliziotto perché non si è fermato ad un “ALT”. Davide è quel ragazzo insultato dai media, definito delinquente o amico dei latitanti, per poter dare una giustificazione, qualora potesse esserci, al poliziotto che gli ha sparato. Davide è il ragazzo del quartiere Traiano, figlio della Napoli “non bene”, uno di noi, di quell@ che non hanno il diritto di esistere se non in funzione dello sfruttamento di massa. Davide è quel ragazzo che, secondo la polizia, non merita neanche una cappella, perché la sua vita non è degna di essere ricordata e con essa il modo brutale in cui è finita. Eppure la morte di Davide svela più di quanto si possa immaginare.

In queste settimane ho provato a mantenere la calma e a capire come si potesse arrivare a pronunciare frasi come “io sono un napoletano ma le regole le rispetto” oppure “è morto perché ha sbagliato, doveva fermarsi allo stop” e simili. Frasi disumane che mostrano come la cultura dell’ordine, delle regole, del rispetto per l’autorità che diventa servilismo e prostrazione, si sia insinuata nelle nostre coscienze. Questa, non vi è dubbio, è cultura fascista.
Mentre leggo i vari commenti non posso che chiedermi dove sia finita l’umanità. Se alla notizia della morte di un ragazzo il vostro primo pensiero è quello di ribadire che le regole vanno rispettate e/o che è importante ribadire che non tutt@ i/le napoletan@ infrangono il codice stradale, mi sa che c’è qualcosa che non va. Perché vi preoccupate di difendere l’essere napoletan@ e non di ribadire che la vita non può essere stroncata così? Perché, invece di perdere tempo a elencare ma e se, non riflettete su ciò che è accaduto e su quanto nessun se o ma può giustificarlo? Perché il sangue non vi ribolle nelle vene per la vita che si è spenta come per il razzismo che queste situazioni alimentano? Che valore data alla vita?

La verità è che Davide è morto e questo sembra importare a poch@. La vita di un ragazzo è finita per mano di un suo quasi coetaneo, che è stato armato dallo stato, si dice, per difenderci, e a nessuno viene di porre qualche domanda. Ma chi ci difende dalle forze armate? Chi ci difende dalla cultura fascista di cui sono pregne? Chi ci difende dallo stato che viene difeso dalle forze dell’ordine che caricano chiunque manifesti dissenso?

Alcune settimane dopo questa notizia, esce quella dell’uccisione di Daniza e qui l’indignazione dilaga. Sinceramente me l’aspettavo e lo dico senza minimizzare l’accaduto. Chi mi segue da un po’ sa che sono antispecista e che per me quello che è accaduto a Daniza non è meno importante o più importante di quello che è accaduto a Davide, sono due vite che si sono fermate per colpa e decisione di terzi.

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from Banksy

Quello che mi sconvolge, però, è l’iniquità: un poliziotto spara ad un ragazzo a Napoli, perché non si ferma ad un alt, e moltissim@ dicono che se l’è cercata, muore Daniza ed è un putiferio di tweet, articoli e post/video indignati (che, ribadisco, reputo giusti), ogni giorno, nei macelli, centinai di animali vengono uccisi in modi orribili o “tenuti in vita” per sfamare una parte della popolazione, quella che può permettersi di comprare tali cibi, e a nessun@ frega un cazzo. Secondo la cultura fascista che ci circonda la vita di un’orsa vale di più di quella di un maiale o di una mucca, ma generalmente meno di quella di un essere umano. Però, anche se per questa società la vita dell’uomo vale di più di quella di un animale, Davide è del sud, è di Napoli, della periferia, è nato, dunque, nella parte del mondo che non ha diritto ad esistere, solo ad essere sfruttata, quindi, se lo uccidono, chissene.

Tutto questo accade perché, ammettiamolo, solo a parole affermiamo che la vita è sacra, ma poi, nei fatti, scopri che un ovulo fecondato ha più diritto di vivere di un ragazzo dei quartieri napoletani, e che un’orsa indigna più di centinaia e centinaia di maiali uccisi e affettati. La vita, quindi, assume valori diversi a seconda della specie a cui si appartiene e alle proprie origini geografiche: Davide può morire come le centinaia di immigrat@ che scappano dalla fame, dalla guerra, dalla morte, e che poi vengo lasciat@ morire nel mar Mediterraneo. Le loro vite sono sacrificabili, in nome di concetti stupidi come i confini e il nazionalismo. Eppure la guerra non si produce da sola, la si genera, come la fame, la povertà, tutti elementi indispensabili per un sistema gerarchico come il nostro, basato su un profitto che puzza e puzzerà sempre del sangue altrui.

Ma di questo non si parla, perché accade lontano e quindi “non è affare nostro, non ci riguarda”, come se non ne fossimo responsabili.
Li chiameranno incidenti, con tanti ma e se perché è importante restare impuniti. Li chiameranno terron@, delinquenti, criminali, ignoranti, stupratori, puttane, ladri ed etc. Alimenteranno la xenofobia facendo leva sulle paure più comuni, come quelle della salute e della sicurezza pubblica. Vi convinceranno che se si sbaglia, ovvero non si rispetta la legge, poi non ci si può lamentare se ti caricano, pestano, picchiano, sputano in faccia, insultano, incarcerano, sottopongono a TSO e uccido. Te lo sei cercato. Vi convinceranno che è giusto sequestrare delle persone in dei lager (anche quando sono minorenni), detti CIE, solo perché non hanno il permesso di soggiorno. Infondo ci vengono a toglier il lavoro, a stuprare le donne e a infettarci con l’ebola. Sì, vi faranno credere che tutto questo sia giusto e che prima della vita umana, del suo rispetto, vengono le regole e l’autorità. Se questo non è fascismo allora ditemi cosa lo è.

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