Un@ bambin@ non è un capriccio e non deve esserlo per nessun@

“Un@ bambin@ non è un capriccio” è una frase che condivido in pieno. Infatti un@ bambin@ non è un giocattolo, qualcosa che puoi volere solo perché lo “hanno tutt@”, provarlo per un po’ e poi restituirlo.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” ma bensì una responsabilità che ti assumi per sempre.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e quindi non puoi farl@ nascere solo perché “una donna per completarsi/realizzarsi deve diventare madre”.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e alcuni uomini dovrebbero smettere di desiderarl@ solo perché “bisogna generare qualcun@ che erediterà/porterà avanti il tuo cognome, il tuo dna e i tuoi averi”.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e non puoi volerl@ solo perché “una famiglia senza figl@ che famiglia è?”.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e non può essere usato come “salva famiglia”.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e decidere di averlo dovrebbe essere una scelta straponderata. La genitorialità non è qualcosa di innato ma una scelta consapevole.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e neanche una proprietà. E’ una persona e come tale dovrebbe esser trattata. Se l@ generi pensando di potergli/le controllare la vita, organizzandola fin nei minimi dettagli allora datti ad un hobby.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e non è una tua estensione. E’ una persona che farà le sue scelte, che ti piacciano o meno.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e mai si dovrebbe forzare una donna a partorire quando lei stessa aveva deciso di non farlo. Ecco perché odio i ricatti psicologici e economici agiti da certi comuni insieme ai movimenti “per la vita”.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e solo la donna dovrebbe decidere se metterl@ al mondo o meno. Sul suo corpo nessun@ dovrebbe avere potere decisionale.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” ed è per questo che bisognerebbe permettergli/le di vivere in contesti adeguati, quindi non violenti.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e neanche un oggetto da contendersi in sedi legali.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e neanche una persona su cui fare propaganda omo/lesbofoba.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e lavorare affinché esistano figl@ di seria A (quell@ della famiglia tradizionale) e figl@ di serie B (di tutte le altre famiglie) è discriminate e allucinante.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e per questo un governo, che si definisce democratico, dovrebbe lavorare affinchè tutt@ abbiano eguali diritti a prescindere dal tipo di famiglia in cui nasce o viene adottat@.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e pensare che per dei/lle bambin@ sia meglio restare in orfanotrofio invece che essere adottat@ da coppie gay/lesbiche è inaccettabile.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e non è neanche omo/lesbofobo. Queste ideologie violente sono il prodotto di una cultura xenofoba. Ad un@ bambin@ interessa solo di esser amat@ e di avere dei punti di riferimento.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e quando ha la febbre o un problema a scuola, l@i vuole solo che, le persone che chiama genitori, gli/le siano accanto e lo supportino, niente di più. Di quello che hanno tra le gambe o dei loro gusti sessuali non gli/le importa.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e non l@ si può far vivere facendol@ sentire sbagliat@ o addirittura malat@ solo perché è gay/lesbica/bisex/intersex/trans.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” ma una scelta che va presa con consapevolezza e su cui non ci possono essere ripensamenti.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e neanche oggetto di pseudostudi/statistiche omofob@ che stabiliscono che è meglio farlo crescere in una famiglia tradizionale, luogo di mille violenze, queste sì testimoniate, che in un contesto tranquillo ma non “tradizionale”.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e pensare che possa crescere bene solo con un possidente di fica e cazzo, che bastino e siano indispensabili questi due elementi per renderli seren@ e felice è pure fantascienza.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” e non dovrebbe mai esserlo per nessun tipo di famiglia.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” è una frase che mi piace molto se non fosse usata per alimentare omo/lesbofobia. Anche se fingiamo di non saperlo, credo che nel 2014 sia chiaro a tutt@, e anche palesemente dimostrato, perché le famiglie non tradizionali esistono e prolificano, che gli studi “sui danni generati crescere da una famiglia non tradizionale sui/lle bambin@” siano mere cazzate. Per crescere bene un@ bambin@ serve solo uno o più genitori, poco importa quello che hanno tra le cosce o ciò che gli piace, che se ne prendono cura senza manipolarl@, senza trattarl@ come una loro proprietà. Persone che ti curano, che ti amano, che si amano e rispettano e che ti insegnano ad essere ciò che sei. Persone che ci sono, che sanno esserci, che non si limitano a donazioni di ovuli o sperma ma che prendono l’impegno di essere presenti, senza diventare invadenti, nella tua vita. Persone che non sono e mai saranno perfette ma che hanno l’intelligenza di comprendere i loro errori e provare a rimediare.

“Un@ bambin@ non è un capriccio” ed è per questo che, prima di strumentalizzare una frase del genere per fini omo/lesbofobi, bisognerebbe guardarsi attorno, analizzare la famiglia che si difende, guardarla da vicino per sentirne il puzzo e poi ripetersela, cento, mille volte, con onestà intelletuale e capire che l’unico concetto che bisognerebbe diffondere è quello di una genitorialità consapevole, che sia omo/lesbo/etero o altro, dato che a fare la differenza non è il tuo sesso o il tuo orientamento sessuale, ma una serie di elementi che trascendono da ciò e che si acquisiscono col tempo e la volontà, prima tra tutti quella di mettersi in discussione.

Per questo credo che, invece di sprecare le proprie energie per alimentare ideologie violente, bisognerebbe incanalarle per lavorare affinchè chiunque possa prendere la scelta della genitorialità con più consapevolezza possibile. Di sentire di storie di bambin@ nat@ a causa di coiti interrotti, perchè in una famiglia un@ figli@ “ci vuole”, per salvare un matrimonio, perchè “ho un lavoro, una moglie, mi manca solo un figli@”, perchè “a chi lascio i miei averi?”, perchè “tutt@ continuano a chiedermi quando avremo un@ figli@ ipotizzando sterilità assurde”, bambin@ nat@ e poi abbandonat@ a se stess@ ne dovremmo avere abbastanza. l’educazione sessuale non ha l’obiettivo di farti fare seso sicuro e piacevole, nel rispetto di tutt@ (obiettivo di per sè lodevole) ma anche quello di darti le basi per prendere decisioni difficili come quella di diventare genitori. Ma se la chiesa, i governi, alcuni genitori si oppongo quale modello, deleterio e violento, di famiglia* credete continueranno a riprodurre?

 

Nota

*Per famiglia tradizionale intendo quella patriarcale, basata su una serie di ruoli e gerarchie che non condivido. Non ho nulla contro le coppie etero nè contro le coppie etero che vogliono avere figli, quello che vorrei fosse messo in discussione è il modello di famiglia che si continua, ahinoi, a perpetuare nonostante sia palesemente fallimentare oltre che violento. Si può essere bravi genitori anche se non si alimentano, anzi proprio perchè non si alimentano discriminazioni, stereotipi e ruoli che sono alla base di molte violenze, in primis quella di genere.

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Una risposta a Un@ bambin@ non è un capriccio e non deve esserlo per nessun@

  1. cavalier amaranto ha detto:

    C’ è un interessante articolo su micromega n 5 che parla di maternità come scelta culturale e non bisogno fisiologico, interessante.

    Purtroppo ho visto troppi uomini decidere di avere un figlio perché è ora, come fosse l’impulso adolescienziale di perdere la verginità. Purtroppo ho visto troppe donne e uomini fare figli per aggiustare il rapporto. Sino a giungere al parto per legare il partner al rapporto.

    Mi sono sempre chiesto se ci si rende conto che una forzatura non è mai la strada migliore. Evidentemente no.

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