Sull’uso dei corpi a sostegno del genocidio palestinese

Non ho mai creduto nella stupida idea che, l’avere una fica, facesse differenza: non cambia un bel niente. E’ la cultura, il modo in cui cresci, le idee che decidi di seguire che ti rendono una persona o un@ stronz@. Il mutismo, che si è generato attorno a questa vicenda, fatte le dovute eccezioni, rafforza l’idea che, secondo alcune “femministe”, l’importante è salvaguardare le possedenti della fica aldilà delle scelte e delle ideologie che supportano. Sinceramente non riesco proprio a capire come, dopo i milioni di esempi che ne dimostrano la fallacia, un’idea così vacua possa continuare ad esser portata avanti.

Si tratta di un femminismo giunto ad un binario morto, arenato su idee vecchie e superate da un pezzo, un femminismo che, non solo, diventa nocivo per quei femminismi che sono riusciti a metterlo in discussione, perché sfortunatamente continua ad essere l’unico ad avere visibilità, proprio per il suo inesistente lato rivoluzionario, ma diventa anche un’arma a doppio taglio dato che, per i suoi presupposti, fiancheggia anche donne che supportano ideologie fasciste, razziste e sessiste in nome di un “hanno la fica quindi non possiamo criticarle” riservando la critica solo a chi mostra o vende il proprio corpo. Mai come ora posso parlare di rigurgiti dannatamente moralistici.

Mi sembra strano ribadirlo ma anche necessario: la questione palestinese riguarda i femminismi, riguarda le donne come la questione dell’aborto, della maternità, della precarietà e dell’uso dei corpi. Non ci sono argomenti femministi e argomenti non femministi, esiste il concetto di intersezione che ci dice che tutto ci riguarda perché tutto è collegato e che, approfondire con maggior frequenza certi temi, non vuol dire non occuparsi anche del resto.

La guerra, l’esistenza del concetto di confine, le stragi, la delimitazione di spazi fisici e non, mi riguardano, ci riguardano perché parlano di una sovradeterminazione che un popolo sta compiendo su di un altro, del desiderio di cancellazione che si vuole agire su un intero popolo affinché un altro esista, una cancellazione che ricorda ciò che questa cultura ha compiuto, ai danni di tutti i soggetti subalterni, in primis la donna, per secoli: emarginati, censurati, psichiatrizzati, uccisi affinché l’unico soggetto dominante, l’uomo-etero-bianco-ricco potesse continuare a regnare. Gli stermini possono essere secolari, sistematici e “silenziosi” o stragi, ma ciò non toglie che sono e restano violenze che niente può giustificare.

Davanti ad un silenzio assordante, un silenzio accondiscendente, che nel suo non prendere posizione supporta i violenti, come diceva una vecchia canzone di De Andrè, “voi vi sentite assolti ma siete per sempre coinvolti”, posso affermare con certezza che nessuna di queste donne è o potrà mai essere una mia sorella, nessuna sarà mai mia alleata in alcuna causa perché, se non riconosci il diritto ad un’altra donna, ma in generale ad un’altra persona, aldilà del sesso o genere, di esistere e rivendicare i suoi spazi/diritti allora non abbiamo proprio nulla in comune.

Non smetterò mai di dirlo: l’unica differenza sensata, e che si dovrebbe insegnare, è nelle scelte che si fanno, nelle posizioni che si prendono e non nell’organo sessuale che si ha dalla nascita. Quello si chiama sessismo.

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