Diverso e sbagliato

Con grande piacere condivido questo post/manifesto di un caro amico con la speranza che ispiri tanti altri pensieri a-normali. Buona lettura!

Diverso e sbagliato

“Diverso” e “Sbagliato” sono due aggettivi i cui significati sono spesso associati. Nella nostra mente, almeno nella mia, sono stati legati a lungo.
Si può vivere una vita vedendosi diversi, accorgendosi della propria diversità, come dato di fatto, e sentendosi sbagliati, come scelta personale, imposta da noi stessi e da altri come necessità.
Ci si può rifugiare, dalla paura della propria diversità, nella convinzione di essere sbagliati. No, non è un bel pensiero, ma può essere in qualche modo rassicurante: “diverso” può essere tutto, “sbagliato” ha un senso molto preciso.

Il concetto “diverso” è per sua natura subordinato ad una entità separata dal concetto stesso. Se si è diversi si deve necessariamente essere diversi da qualcuno che è, per opposizione, “uguale”. Uguale a chi? Ad altri “uguali” uguali tra loro. E tutti questi uguali, quando per ragioni storiche diventano una maggioranza, partoriscono un nuovo concetto espresso da un termine della nostra lingua: “normale”.

Ora. I normali ci tengono molto ai valori e alle tradizioni della loro associazione. È un gruppo esigente ed esclusivo, che si mantiene compatto traducendosi in una fitta lista di dogmi e regole che determinano con precisione chi e chi non, se e in che misura può appartenere al fantastico club della normalità. Ma essendo questo un gruppo che trova la sua ragion d’essere nella detenzione del numero di maggioranza, almeno in un determinato territorio, esso si prende la libertà di reclutare leve fresche già dalla culla, agli albori della coscienza. A questo scopo il normo-club ha redatto una pratica versione ridotta e tascabile della suddetta lista di tratti distintivi. Si perché, pensate che comodità, quando si è appena nati si può entrare a pieno titolo nel gruppo rispettando solo alcuni semplici criteri: sesso, “razza”, salute, ceto. E non è finita qui, il normo-club non vi lascerà soli; ogni singolo socio contribuirà infatti a fornirvi tutte le informazioni e le nozioni necessarie a crescere nel nome dei sacri valori e nella tradizione della normalità.

Io sono uno di loro. Io sono un maschio, bianco, eterosessuale, appartenente alla borghesia mediobassa (ahimé sempre più bassa e meno media). Aspiro ad una professione, lo ammetto, e magari un giorno a condividere amore e passione con una persona.
Si, ho tutte le carte in regola per essere socio a vita del normo-club, della maggioranza; potrei aspirare al posto di comando, ad afferrare la mia piccola parte di potere, che per diritto di natura mi spetta in quanto commilitone della normalità.

Ma c’è un problema: io non sono normale.

Non lo sono mai stato credo, nemmeno da bambino, e lo percepivo anche se a quell’età si è molto più facilmente tollerati. Non lo sono mai stato e lo sono stato un po’ meno per ogni giorno che ho vissuto in questa società, che a sua volta sempre meno mi tollerava: un crescendo di rifiuto reciproco. Rifiuto per la società che ha prima tentato di arruolarmi e poi di ripudiarmi, che mi ha minacciato, terrorizzato, aggredito, svilito, che mi ha fatto sentire costantemente sbagliato.

Io non sono normale.
Io sono osceno, strano, outsider. Sono quello che ha tradito i suoi compagni, che ha tradito il sacro giuramento della supremazia. Sono quello che ha lasciato che il potere gli scivolasse dalle mani, che poi l’ha raccolto per lanciarlo più lontano, con rabbia ed efferatezza sconvolgenti. Io voglio rinnegare il normale in nome di un valore più forte, più vero: me stesso.

E so che come me ci sono molti altri, molti che non sono stati emarginati e incatenati dalla società per via delle loro identità, ma che si sentono emarginati e incatenati lo stesso, da un moto interiore che non ha mai trovato un luogo, per quanto ai margini, dove guardarsi intorno e confrontarsi con i propri compagni. E molti ogni giorno gettano la spugna, anche se a malincuore, si arrendono e si uniformano. Molti accettano il compromesso, accettano la convenienza di appartenere “ai più”. Fingono, chiudono gli occhi e si lasciano soggiogare dal fascino del vantaggio, e alla fine, dimenticano.

Per tutti gli altri credo ci sia bisogno di uno spazio, di una “identità di partenza” che serva da trampolino per l’abbandono della necessità stessa di doversi riconoscere in una identità definita. Credo ci sia bisogno di un luogo dove poter lavorare insieme per mettere in discussione le orribili, solide, radicate manette d’oro che abbiamo ai polsi fin dalla nascita. Credo che ci si debba incontrare, conoscere, sperimentare per vivere nella coscienza che si può rifiutare ogni normalità, che si può privare la società eteronormata dei suoi valori, delle sue tradizioni, spogliandola pian piano di ogni sua sacralità; privandola pezzo dopo pezzo dei suoi adepti, sconvolgendola, mortificandola, ridicolizzandola, fino a che cesserà di essere una maggioranza e ci si potrà riappropriare della parola “normalità”, ovvero quando l’unica normalità sarà la soggettività.

7ele5crivente

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2 risposte a Diverso e sbagliato

  1. Lorenzo Gasparrini ha detto:

    Grazie 7ele5crivente, sono sempre felice di sapere che qualcuno ci arriva prima di quando ci sono arrivato io. Dàje così – che c’è molto lavoro da sbrigare 😀

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