Il problema non è il culo

Ribadisco, come da titolo, il problema non è il culo. Sono giorni che sento parlare di questa foto, di questa trovata elettorale, di questo scherzo mal riuscito e dei discorsi moralisti che criticano l’autrice del selfie. Nella mia, di critica, il moralismo non centra per nulla.

Il problema, infatti, non è il bikini né il culo, il problema è la mancanza di un discorso dietro questo gesto, l’inesistente argomentazione e lotta antisessista nella lista che ci si chiede di appoggiare, un’autodeterminazione millantata ma, poi, nei fatti, nulla dato che l’azione risulta assolutamente in riga con ciò che la cultura chiede ad una donna.

Il problema non è il culo, il problema è il bikini, per esempio. E’ la cultura che ti limita al soft hard senza mai cadere nel porno, nell’esplicito. Un bikini non scandalizza nessun@, se non i/le moralist@, una fica in bella vista scatenerebbe il finimondo. Ma le immagini, seppur potenti, non possono nulla se non vengono contestualizzate in discorsi e ragionamenti che intendono mettere in discussione l’uso strumentale, sessista e moralista che subiscono i corpi delle donne.

Il problema non è il culo ma il moralismo di una certa sinistra che ha fomentato battaglie all’insegna del colore bianco, della puttanofobia, dell’attacco a Berlusconi ma non al berlusconismo/maschilismo diffuso, che ha fatto, e continua a fare, campagna elettorale sui nostri corpi fottendosene poi altamente di strumentalizzarli e violarli a loro volta.

Il problema non è il culo ma la mancanza di un discorso che sia realmente antisessista.

Il problema non è il culo ma un governo in cui, finalmente, è concesso anche alle donne di legiferare, controllare, limitare, sui/i corpi delle donne e non solo. Abbiamo raggiunto la pari opportunità di generare e supportare la violenza di stato, queste sì che sono soddisfazioni

Il problema non è il culo ma il casino che ha scatenato quando, vorrei ricordarvelo, mesi fa sono state caricate molte donne a Roma, perché manifestavano dissenso, perché pretendevano di decidere per la propria vita e nessuna di queste politiche ha detto nulla.

Il problema non è il culo ma chi ti dice che, se lo mostri, sei una poco di buono, una a cui non si può dare fiducia e che ti “obbliga” a “ritrattare”, a dire che era uno scherzo, una cosa stupida.

Il problema non è il culo ma il fatto che, nel mostrarlo, nonostante ci si interessi di comunicazione non ci si è poste la domanda di come poterne fare uno strumento di comunicazione, volendo sovversione.

Il problema non è il culo ma l’idea che basta mostrarsi in bikini per essere libere.

Il problema non è il culo ma chi ti dice che la politica è una cosa seria e il culo non centra. Chissà cosa ne penserebbe la Torres di questa affermazione.

Il problema non è il culo ma la cultura bigotta che scatena linciaggi perché non ci si mostra in bikini quando si è in politica, perché è indecoroso, mentre, la stessa, avvalla leggi che precarizzano sempre di più le nostre vite e mette al governo note antiabortiste e omofobe.

Il problema non è il culo ma chi ne chiede la censura invece di capire che non è così che si combatte l’immaginario sessista.

Il problema non è il culo ma chi non comprende che il corpo può essere un mezzo per fare politica.

Il problema non è il culo ma chi, mostrandolo, non si rivendica nulla. Se fatta bene sarebbe potuta essere una gran trovata, un gesto almeno destabilizzante, ma così è solo una foto con un bikini, legittima ma vuota e inutile ai fini preposti.

Il problema non è il culo e il suo non esser politico, perché per me lo è, il problema è il non aver avuto le competenze/argomenti per renderlo tale.

Il problema non è il culo ma la paura di mostrarlo per intero perché puttane mai.

Il problema non è il culo ma il fatto che del culo delle altre non interessa niente a nessun@. Tu puoi autodeterminarti ma non permetti ad altri soggetti, quali sex worker o donne migranti, di fare lo stesso, ma potremmo menzionare anche le donne che lottano per il diritto alla casa, per il reddito minimo garantito indispensabile per uscire da situazioni di violenza, le donne che lottano contro la devastazione del loro territorio, di quelle che lottano per vedersi riconosciuta un’identità di genere senza doversi sottoporre ad una sterilizzazione forzata ed etc.

Nel libro Pornoterrorismo si legge: “il corpo diviene luogo, prodotto, mezzo, manifesto, artificio, strumento di sovversione, di critica, di reazione alla violenza della società normata che «ferisce costantemente il mio corpo»”. Il problema è che in questa foto manca tutto ciò.

Il problema non è il culo ma le campagne elettorali sul corpo di noi tutte in sostegno di chi ti dice fino a quanto e come devi mostrarti, passando per chi ti nega l’aborto, la pillola del giorno dopo, una sessualità libera, la possibilità di essere autonoma, la possibilità di scappare da una situazione violenta fino a condannarti ad un isolamento che provoca la morte.

Il problema è che si parla di stronzate per non affrontare le cose serie. Ci si nasconde dietro un culo per non parlare del fatto che sì, il conflitto sociale sta aumentando, che sì la precarietà si sta diffondendo, che sì siamo tanto incazzat@, che sì forse forse riusciamo a capire che dobbiamo abbandonare le crocette su schede inutili e autorganizzarci. O almeno lo spero.

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