Obbligami a implorare

Era da un bel po’ che non pubblicavo un testo erotico, anche se nel mio privato ne scrivo parecchi. Ieri ero ispirata quindi ve lo beccate. Vi anticipo che si tratta di un testo a sfondo D/S. Buona lettura!

Attenzione: se è la prima volta che mi leggi e non conosci il mio pensiero sul linguaggio “volgare”, libertà sessuale e BDSM leggi QUI

Lei ci pensò su, non sapeva se chiederglielo o meno, se avrebbe accettato o si sarebbe adirato, ma alla fine decise di provarci. Bussò alla porta della sua stanza ed entrò vestita solo di un maglioncino che le copriva appena il culo. Lui non la guardò neanche mentre lei si avvicinò alla sua scrivania e, racimolato tutto il coraggio che aveva, gli disse “obbligami a implorare” e gli pose davanti una corda che aveva raccattato.

Aspettò immobile e impaziente che lui terminasse di giocare online, chiudesse il pc e afferrasse la corda. Iniziò a tenderla per capire se era abbastanza forte, poi le disse di spogliasi e sdraiarsi sul letto. Lei obbedì e, per l’impazienza, posizionò già le braccia sulla testa, pronte per essere legate. Lui la riprese dicendole che la posizione delle braccia non la riguardava e che sarebbe stato lui a deciderla. Le incrociò le braccia e gliele legò con forza assicurandosi che, ai primi strattoni, i nodi reggessero. Dopodiché si tolse la maglietta e iniziò ad accarezzarla, sentendo il suo corpo gemere per ogni tocco.

Le leccò il collo, poi scese sul petto, le succhio un capezzolo e ne morse un altro. Sentì il fiato di lei farsi carico di voglie e con le mani le sfiorò il bacino scendendo sulla fica. Le gambe si divaricarono e la sua lingua iniziò a sfiorarle la clitoride. Pochi secondi, tanto per iniziare, e poi scese sulle labbra e notò che era già bagnata. Fece scorrere la lingua su tutta la lunghezza delle labbra, su e giù, ma non indugiò mai su quell’apertura che sapeva stava aspettando di esser invasa. Ritornò sulla clitoride, questa volta con l’intenzione di farla uscire dal suo guscio e gonfiare.

Iniziò a fare giri concentrici, a succhiare su quel punto che pian piano sentiva eccitarsi. Il corpo di lei iniziava a tendersi, la schiena, a volte, si incurvava e i gemiti diventavano più intensi. Ad un certo punto lui le morse le labbra e lei, con uno scatto, richiuse le cosce quasi volesse imprigionarlo e farlo stare lì, per sempre. Lui le lanciò uno sguardo severo, le aprì con forza le gambe e le disse “mantieni la posizione oppure smetto”. Lei capì che, da quel momento in poi, avrebbe dovuto lottare contro se stessa, proprio lei che amava il sesso perché perdita di ogni freno. Ma voleva che lui continuasse, e allora fece quanto ordinato.

Mentre lui continuava a leccarle la fica, che si bagnava sempre di più, lei, che avrebbe voluto solo lasciarsi andare, provò a controllare le sue gambe. A ogni gemito era attraversata dalla voglia di immergersi in quel piacere e dalla paura di perdere il controllo dei suoi arti inferiori e disubbidire a colui che voleva compiacere. Lui capì che la stava portando a uno stato di follia, sentiva che il suo respiro era affannoso, che il suo corpo era teso, la sua fica pronta, la clitoride al massimo dell’eccitazione. Lei era un fiammifero pronto per esser acceso. A quel punto, con la lingua sfiorò l’apertura della fica e lei tremò, come se il suo corpo fosse attraversato da mille scosse elettriche.

Lui risalì con la lingua le labbra, succhio la clitoride e poi scese nuovamente verso quell’apertura che voleva esser spalancata. Iniziò a insistere su quella zona, percepì, dal suo del respiro, che lei si stava mordendo le labbra per frenare ciò che, pochi istanti dopo, tra i gemiti, uscì di getto: “scopami, ti prego”. Lui fece finta di nulla e proseguì, voleva che lei glielo chiedesse di nuovo e ancora. E lei lo fece, quasi con le lacrime agli occhi, perché lo desiderava più di ogni altra cosa. Solo allora lui si slacciò i pantaloni, avvicinò la punta del suo cazzo, ormai duro, all’apertura della sua figa ed entrò tra umori caldi e pareti che si aprivano al suo passaggio.

Iniziò a scoparla e mentre lo fece le prese le cosce e le portò a sé, segno che, a quel punto, le concedeva di stringerlo. Lei lo chiuse in una morsa e con gli occhi lucidi arrivò all’orgasmo in poco tempo. Fu come una scossa elettrica, veloce ma intensa. Tremò tutta, emise un urlo profondo e poi si accasciò sul letto mentre lui continuava a scoparla, ancora più eccitato per averla sentita vibrare in quel modo. E mentre quel piacere scemava lei continuava a sentirlo dentro e a sentire le pareti della sua figa venir stimolate ancora, affinché quella tensione non scemasse del tutto.

Sentiva il suo cazzo indurirsi e il suo fiato diventare sempre più pesante. Lui stava spingendo con più forza e lei sentiva che aveva ancora voglia di lui. Ingorda, era un’ingorda, ma lui la chiamò solo troia. Le afferrò con violenza i fianchi e aumentò gli affondi. Era come se fossero un sol corpo. Lei sentì la sua figa allagarsi e, mentre lui arrivava, un brivido forte la percosse tutta e un fiume di umore fuoriuscì da un parte recondita della sua fica e avvolse il suo cazzo. Un sorriso fu ciò che si scambiarono alla fine e poi la stanchezza li vinse.

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2 risposte a Obbligami a implorare

  1. lisedubois ha detto:

    molto gustoso! complimenti 🙂

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