Roma #12A tra poliziotti sbadati e zaini umani

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“Credevo fosse uno zaino” è l’espressione che segna il nuovo limite del ridicolo di questo paese.

Se non ve ne foste accort@ a Roma è accaduto qualcosa che si può definire con un solo nome: repressione. Basta con queste definizioni atte a minimizzare quanto è accaduto. Quello che abbiamo visto, quello che subiamo ogni volta che scendiamo in piazza a manifestare dissenso, non la si può più indicare con espressioni come “cariche di alleggerimento”. E’ repressione. La polizia, in assetto antisommossa, munita di lacrimogeni, blindati e idranti è lì per proteggere il potere, è lì per delimitare lo spazio entro cui ci è concesso muoverci. Le zone rosse e i percorsi stabiliti esistono per questo, per contenere e veicolare il dissenso in luoghi, vie, piazze che non disturbino i palazzi che contano. Se tenti di superare quei confini allora verrai picchiato, dato che “se non vuoi prendere le botte non devi partecipare alle manifestazioni”. Da donna so fin troppo bene cosa implica un’affermazione del genere, che equivale a quel maledetto “te lo sei cercata” che ci ripetono ogni volta che denunciamo di aver subito violenza di genere, dalla molestia allo stupro.

Con tutta la rabbia che potete immaginare ieri ho partecipato ad un’assemblea, in solidarietà ai compagni fermati sabato a Roma, durante la quale ho ascoltato molte riflessioni interessanti e, uno dati che sento giusto evidenziare, è il fatto che non vi è stata dissociazione. Mentre i media tentano ancora la retorica dei buoni e cattivi, le persone, che quella piazza l’hanno vissuta, non applicano più alcuna dicotomia. Sintomo di una presa di coscienza collettiva?

Ma se i/le manifestanti sono tutt@ cattiv@, o meglio se ne fregano delle suddivisioni deleterie, per le forze dell’ordine c’è chi ancora pensa che “non sono tutti così”. E’ vero, non tutti pestano, ma mi dite chi denuncia i colleghi che lo fanno? E perché ciò non accade mai?

Personalmente sono stufa di questa retorica, che nega l’evidente realtà: le forze dell’ordine non difendono i/le cittadini ma il potere. Sono stufa di sentire definire chi si ribella “violent@”, “black block”, “terrorista” ed etc. Sono stufa di vedere offesa la mia/nostra intelligenza da scuse assurde, come quelle a cui ormai ci hanno abituat@: da una parte si dice che si credeva fosse uno zaino il corpo che si stava calpestando, infatti è noto che gli zaini emettano urla di dolore, e dall’altra si parla di sbadataggine nel circondare e pestare gente a caso.

Come sapete non ho mai creduto nei tutori, nel tutoraggio, in chi invoca un potenziamento delle forze dell’ordine in nome della lotta contro la violenza e poi tace davanti a quella avvenuta a Roma. Ed è questo silenzio che ci dimostra quanto vuoti siano i loro discorsi. Tace il governo tinto di rosa che si è fatto portavoce, durante le elezioni, di una lotta alla violenza di genere che poi sappiamo come è stata declinata/strumentalizzata. Tacciono le borghesi che non associano la violenza di stato alla violenza di genere perché non le tocca, perché non sentono quella precarietà di vita e lavoro che ci schiaccia ogni santo giorno. Per loro la violenza sono i culi e le tette sui manifesti pubblicitari.

Ve lo dico schiettamente, il limite del ridicolo in questo paese è stato superato da un pezzo ma, fortunatamente, come tant@, continuo a non abituarmici. Rieducarci non è possibile.

Libertà per Ugo, Simon, Matteo e Lorenzo. Liber@ tutt@!

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2 risposte a Roma #12A tra poliziotti sbadati e zaini umani

  1. zia cla ha detto:

    ti saluto da catanzaro e comincio a seguirti su twitter.

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