Uteri italici la patria chiama… partorite!!

Le foto sono di Dina GoldStein e fanno parte della serie di fotografie Fallen Princesses che potete visualizzare clikkando qui http://www.fallenprincesses.com/

Le foto sono di Dina GoldStein e fanno parte della serie di fotografie Fallen Princesses

Settimana scorsa leggevo questo post e ho iniziato ad immaginare le donne inseminate a forza, come si fa con le mucche, riducendo entrambe ad uteri al servizio della patria e/o del capitale. La notizia è che, secondo alcun@, il paese rischierebbe di non avere un ricambio generazionale, anche se, ad essere onest@, si fa di tutto per impedire alle donne di poter avere un@ figl@ in modo autodeterminato, nonché a “trattenere” i/le giovan@ nel proprio territorio.

La frase della ministra Lorenzin mette in evidenza più di quanto essa avrebbe voluto: quando parla di “crollo demografico” credo sia chiar@ a tutt@ che stia parlando di nascite di bambin@ italian@. Delle nascite di bambin@ stranier@, che non hanno subito alcuna riduzione, a nessun@ importa nulla. Infondo l’Italia con i permessi di soggiorno, la scomparsa del reato di clandestinità ma il mantenimento delle espulsioni, i CIE sparsi un pò ovunque, le ronde ed etc ha chiarito le sue intenzioni riguardo ai/alle immigrat@ che vengono trattat@ peggio dei rifiuti, tanto che li si lascia morire nel mediterraneo per poi rammaricarsene e concedergli la cittadinanza solo dopo averne accertato la morte mentre, per chi sopravvive, anche se minorenne, anche se ciò sarebbe illegale, c’è il lager, la violenza in ogni sua forma, la privazione di dignità e l’espulsione.

Dunque, abbiamo assodato che l’appello è per le donne italiche. Ora, la domanda che mi sorge spontanea è: ma per maternità si intende quella consapevole o quella del “è capitato” o “se non faccio un@ figli@ non mi realizzerò mai come donna”? Perché il problema della maternità è che non può essere presa alla leggera, non può essere vissuta come qualcosa di “naturale” da vivere come viene, perché è una responsabilità a cui non ci si può sottrarre, una volta presa, altrimenti ne pagherà le conseguenze un’altra persona che non ha scelto di venire al mondo. Personalmente non intendo partorire, è un’esperienza che mi terrorizza abbastanza, ma se un giorno dovessi decidere di essere madre mi piacerebbe adottare. Perché, quando si parla di maternità, si parla solo di quella legata al parto? Perché non si accenna mai ai mille problemi che una donna incontra quando decide di adottare un@ bambin@? Di quanto sia oneroso tutto il processo?

Per non parlare di chi un@ figli@ lo vuole ma non può averlo perché esistono leggi di merda come la legge 40 o perché non esiste alcuno strumento che ti permette di uscire da una precarietà economica su cui non si può immaginare di creare alcun progetto. Perché avere un@ figl@ è l’inizio di un progetto di vita in cui c’è una persona che, per molt@ anni, vivrà in modo dipendente da te e non basterà dirgli di esser ottimista e aspettare che la crisi passi per farlo crescere. Infondo, in questi anni, i governi ci hanno ben chiarito che, per loro, la soluzione alla crisi erano gli ammortizzatori sociali ovvero le famiglie, dunque il lavoro aggratis delle donne. “La conciliazione” è stata ed è uno dei punti fondamentali di tutti i governi che si sono succeduti, compreso quest’ultimo. Possiamo dire, senza temere smentite, che si sta scaricando sulle nostre spalle tutte le mancanze, i vuoti, le voragini assistenzialistiche di questo sistema.

Ma, ritornando un attimo al concetto di maternità consapevole, mi/vi chiedo: quanto peso hanno, nelle nascite, quelle avvenute per “causalità”? Quanto peso ha la mancanza di un’educazione sessuale in queste ragazzine che si ritrovano gravide? Quanto peso ha l’elevato tasso di obiezione di coscienza? Quanto l’indigenza che ti porta ad accettare di partorire perché ti vengono offerti 200 euro mensili? Possiamo dirlo che ci provano in ogni modo a farci restare incinte e a farci partorire per poi lasciarci sole al primo vagito del bambin@?

Il discorso della ministra, inoltre, manca di altri due dati importanti: il primo è l’emigrazione. La maggior parte delle persone che conosco, dei/lle miei amic@ o sono già espatriat@ o intendono farlo. Io stessa mi sto organizzando per farlo. Cosa si sta facendo per migliorare le condizioni di lavoro in questo paese? Per permettere alle persone di lavorare in condizioni sostenibili? Per lottare contro lo sfruttamento, celato nelle mille forme di contratti a termine, e contro il lavoro nero? Se davvero vi sta a cuore il ricambio generazionale, allora dovreste fare di tutto affinché, quelle vite che avete in tutti i modi voluto far nascere, non scappino dai vostri territori.

Il secondo è quello delle tante coppie omo o lesbiche che vorrebbero adottare dei/lle bambin@ ma a cui ciò è negato per una stupida e per nulla provata idea che la famiglia o è eteropatriarcale o non è. Questa idea, per giunta, impedisce anche alle donne single di poter adottare o, nel caso in cui decidessero di partorire, di non subire lo stigma sociale di “madre single”.

Probabilmente ci sono altri temi, che ora mi sfuggono, ma che sono inerenti a questo discorso quindi, come sempre, vi invito a segnalarmeli e a dirmi la vostra. Intanto vi suggerisco la lettura di questo post che parla di chi non riconosce la naturalezza dell’istinto materno e di donne che, come me, decidono di non essere madri affinché anche questa associazione donna=madre inizii ad essere seriamente decostruita.

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