A Parigi si manifesta per i diritti delle sex worker e per il velo

A Parigi, l’8 marzo, uno spezzone, costituito da sex workers e donne che rivendicano il diritto al velo, ha manifestato al margine del corteo principale. La notizia, pubblica su Libération, la trovate tradotta su questo sito che ringrazio tantissimo.

Leggendo le dichiarazioni si capisce come, queste donne, prendano le distanze da un femminismo ormai chiuso in sé stesso e (vogliamo dirlo?) abbastanza autoritario. L’ho detto. Perché pensare di poter scegliere per le altre, considerandole incapaci di “comprendere la violenza che subiscono” non è altro che violenza.

Queste pseudofemministe non si rendono conto che stanno attuando le dinamiche dello stesso sistema che “dicono” di voler combattere. Le donne sono sempre state considerate “incapaci di decidere per sé” tanto è vero che, fino a non troppo tempo fa, erano sotto la podestà degli uomini, padri o mariti che fossero. Purtroppo, anche se la patria potestà legalmente è scomparsa (oggi si parla di podestà genitoriale) questa desoggettivizzazione è ancora tutt’oggi in corso, dato che ancora troppe istituzioni o professioni decido per noi.

Come si diceva? Il corpo è mio e me lo gestisco io. E per corpo non si intende solo l’utero ma tutto il suo insieme. Avere potere decisionale sul proprio corpo significa compiere qualsiasi scelta aldilà del beneplacito della società, basandosi solo sulla propria volontà o vissuto, il che vuol dire che non esiste un modo “buono” o “corretto” per vivere/usare il proprio corpo, ma solo il modo che ognuna di noi reputa giusto per se.

Impedire ad una donna di indossare il velo solo perché si è bianche/occidentali e ancora tanto colonialiste, non è femminista. Appoggiare leggi o norme che tolgono libertà e riducono la sicurezza di moltissim@ lavoratrici/tori del sesso perché, secondo la propria morale, vendere prestazioni sessuali è indecente, è non solo bigotto ma autoritario.

Questo spezzone ci ricorda quanto, certo femminismo, stia scivolando in una forza reazionaria che, invece di permetterci di superare dei limiti, ce li impone. Per fortuna che non esiste solo un tipo di femminismo, anche se ce la mettono tutta per censurare il resto.

Personalmente, se fossi stata a Parigi, avrei sfilato con grande orgoglio accanto a queste donne che stanno mettendo l’accento su questioni che molte di noi già evidenziavano da tempo e che hanno un solo obiettivo: la volontà di ridurre alcune di noi a soggetti privi di capacità decisionale e quindi, inevitabilmente, da porre sotto tutela. La loro, ovviamente. Maledetta brama di potere, maledette gerarchie!!!

Oggi, più che mai, sento vicine le parole di Diana Torres quando, in un’intervista, differenzia il femminismo (inteso come quello istituzionale) dal trasfemminismo in cui si rivede, affermando che “il femminismo è reazionario ed escludente; io stessa mi sento esclusa dal femminismo, nelle sue categorie non c’è posto per me. Il femminismo è per la liberazione delle donne, ma respinge la prostituzione, il porno, il sado, considerandoli forme di violenza contro le donne. Io sono a favore della prostituzione e del sado e faccio porno. Respingo il femminismo perché lascia fuori uomini e trans. Di fronte al rifiuto del maschile, per esempio, propongo l’appropriazione del fallo, ossia di appropriarsi in maniera autodeterminata dei simboli del patriarcato piuttosto che distruggerli”. Aldilà della questione “riappropriazione del fallo” (su cui non ho un’idea) credo che sul resto ci si possa trovar d’accordo. La differenza, a questo punto, tocca a noi portarla avanti.

Intanto vi segnalo il progetto di crowdfunding per finanziare il progetto di Diana Torres, ovvero la pubblicazione del suo libro Pornoterrorismo. Manca davvero poco al traguardo, quindi vi chiedo di aiutare se potete come potete. Qui sotto un pò di info, link e date utili.

Finalmente anche in Italia, l’artista e performer Diana J. Torres presenterà ad Aprile, nel corso di un indimenticabile tour, il suo libro Pornoterrorismo.
Il tour di presentazione si terrà tra il 9 e il 21 di aprile 2014.
Le città che ospiteranno l’evento saranno:

9 aprile: PALERMO
10 aprile: NAPOLI
11, 12, 13 aprile: ROMA
14 aprile: BOLOGNA
15 aprile: GENOVA
16 e 17 aprile: MILANO/RHO
18 e 19 aprile: TORINO

ADOTTA UNA PORNOTERRORISTA!
Sul sito di crowdfunding Verkami puoi acquistare Pornoterrorismo in prevendita, e sostenere così il tour di Diana in Italia.
Aderisci, diffondi e PARTECIPA!
Evento Facebook qui.

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