Femidom: l’esperienza di Luisa

Con grande piacere condivido la testimonianza di un’amica, Luisa, sull’uso del femidom. Personalmente non l’ho ancora provato proprio per la questione economica sollevata da Luisa, anche se ne sarei molto curiosa. Condivido con lei anche l’esigenza di frequentare workshop o corsi che me ne spieghino, anche praticamente, l’utilizzo, così da non esser continuamente incerta sull’averlo o meno posizionato correttamente e anche per poter scambiare con altre donne le considerazioni e i consigli. La scoperta del sesso, come dell’uso dei contraccettivi, è stata, per me, una ricerca infinita di nozioni, un puzzle di informazioni raccattate alla meno peggio tra amic@, conoscenti e web, ma oggi vogliamo davvero che si deleghi alla fortuna un aspetto così importante come l’educazione sessuale? Come sempre invito, chi lo desidera, a condividere la propria esperienza o le proprie perplessità. Intanto vi auguro buona lettura!

Ho voluto provare il preservativo femminile spinta dalla pura e semplice curiosità, decisa a provare su di me la responsabilità della contraccezione senza assumere la pillola, che mi è sempre sembrata troppo invadente. Mi sono messa, quindi, alla ricerca del famigerato preservativo femminile dopo avere letto varie esperienze su internet di donne che lo usavano e, chi più chi meno, si trovava tutto sommato bene. Mi è venuto spontaneo cercarlo nelle farmacie, esattamente dove trovo i preservativi maschili, che però non solo non lo avevano, ma nemmeno erano intenzionate ad ordinarlo.
Sono dovuta quindi ricorrere all’aiuto di internet, dove su un sito che vende contraccettivi ho trovato il femidom alla “modica” cifra di 6 euro a scatola, la quale contiene solo tre pezzi. A questo prezzo, occorre aggiungere il costo di spedizione, per cui alla fine ho pagato in totale 11,50 €, un prezzo decisamente troppo alto se paragonato a quello dei preservativi maschili, i quali al supermercato costano anche solo 9 euro per una scatola da 12 pezzi, che sono sempre tanti soldi, ma comunque è ciò che di meglio c’è sul mercato.

Il pacco è giunto a destinazione dopo circa una settimana, e finalmente ho potuto provarlo. Bisogna premettere che, per inserire il femidom, occorre avere una buonissima conoscenza del proprio corpo, che io prima di quell’esperienza non avevo; quando dico “conoscenza” non intendo dire il semplice conoscere i nomi degli organi che compongono il nostro apparato riproduttore (che comunque non è poco), ma intendo la conoscenza come esperienza, in questo caso del proprio corpo: infatti, nonostante nel pacchetto ci fossero le istruzioni su come inserire il preservativo nella vagina, e nonostante esista il video della LILA che lo spiega benissimo, sapere di aver eseguito correttamente le indicazioni non dà comunque quella sicurezza che invece conferisce l’esperienza… E questo, per quanto mi riguarda, ha influito abbastanza sul sesso. Non ero spensieratissima, anche se cercavo di convincermi che avendo seguito le istruzioni correttamente potevo stare tranquilla, ma comunque il dubbio restava.

L’unica cosa apparentemente positiva del femidom, cioè il fatto che lo puoi indossare molto tempo prima del rapporto, senza quindi interromperti mentre stai per fare sesso, presuppone una visione un po’ inquietante del rapporto, visto che una persona di solito non si programma le copule sull’agenda: manca quindi la spontaneità anche in questo caso, perché ci si deve comunque interrompere e a metterlo, almeno all’inizio, ci si mette un po’. Il sesso di per sé è stato soddisfacente, in effetti sembrava proprio di non averlo, dopo un po’; l’unica pecca è che il preservativo femminile esce molto dalla vagina, e temevo di perderlo: sapevo che era solo una sensazione, ma la paura rovina un po’ il rapporto; forse per la curiosità di sentire com’era farlo col preservativo femminile, e per la soddisfazione enorme di indossarlo, non è stata un’esperienza negativa, ma preferisco il preservativo maschile, e questo a causa della poca conoscenza del preservativo femminile, del costo elevato e della difficoltà di reperimento; sicuramente se qualcuno, magari a scuola o in riunioni appositamente organizzate, mi avesse insegnato a mettermelo sin da piccola (e con piccola intendo quattordici-quindici anni), probabilmente adesso tutti questi problemi non esisterebbero. Ma ora, nel 2014, all’età di ventitré anni, di sponsorizzare il preservativo femminile in nome dell’autonoma gestione del proprio corpo, proprio non me la sento: perché costa troppo e perché è poco pratico, e perché troppe poche persone lo conoscono e ti possono aiutare, in caso di dubbi o perplessità. La curiosità e l’autonomia nella gestione di sé sono una cosa buona, ma il rischio, allo stato attuale delle cose, è fare da cavie. Piuttosto, consiglierei di usare contraccettivi accessibili (sia in termini economici che in termini pratici) con le persone con cui si vuole fare sesso, e allo stato attuale l’unico contraccettivo che risponde a queste esigenze è il preservativo maschile, perché tra l’altro protegge dalle malattie sessualmente trasmissibili, cosa che la pillola non fa.

Per concludere, vorrei dare un consiglio alla LILA: secondo me ora è inutile dire alle donne di usare il preservativo femminile, per i motivi per cui io non lo uso (e credo che sono anche quelli che spingono molte donne a preferire altro, oltre magari anche al fatto stesso che non lo conoscono); mi sembra invece più importante organizzare incontri in posti frequentati, come le scuole, perché venga pubblicizzato e perché ci sia qualcuno che insegni a metterlo. Infatti, è grazie a quelle lezioni impartitemi a 13 anni e mezzo con l’utilizzo di una banana e di un preservativo che ho sempre avuto una vita sessuale molto più che soddisfaciente: forse se avessi imparato il funzionamento del preservativo maschile da sola sarebbe andata diversamente, sicuramente peggio.

N.B. vi lascio anche il video, molto carino, della LILA sul femidom =)

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