Lavoro sessuale: tra diffamzione dei/lle abolizionist@ e laboratori per sex workers

sex-workers-rights

Non c’è nulla di più disonesto che definire chi lotta per farsi riconoscere come lavoratore/trice del sesso e allo stesso tempo per metter fine allo sfruttamento della tratta, “organizzazioni colluse con i papponi”. E’, a dir poco, paradossale quello che è successo in questi giorni. Ve la farò breve: come mi avevo già accennato qui, il Parlamento Europeo sta discutendo il Rapporto della euro-parlamentare Honeyball che ha come obiettivo la criminalizzazione dei clienti dei/lle lavoratori/trici del sesso. Tale tesi si basa sulle già note posizioni abolizionistiche, ovvero che nessuna donna sceglierebbe mai di prostitursi volontariamente. Da ciò deriva che il lavoro sessuale è sempre violenza, anche quando sei stata tu a decidere di intraprendertelo. La giustificazione di questa sovradeterminazione è la lotta alla tratta che viene usata per imporre una propria, personale, visione di ciò che sarebbe dignitoso o meno vendere.

Per saperne di più vi consiglio la lettura di questo post da cui copio-incollo la lettere che le organizzazioni dei/delle sex workers hanno scritto in risposta a tale rapporto (QUI trovate il pdf in inglese):

Risposta a proposito di quanto ha scritto Honeyball sulle 560 organizzazioni che si oppongono alla criminalizzazione dei clienti : “sono composti da papponi”.

Caro membro del Parlamento europeo ,
Questa mattina avete ricevuto una comunicazione dalla sig.ra Honeyball.
In questa e-mail, la sig.ra Honeyball suggerisce che le 560 organizzazioni che si oppongono alla sua relazione e alla criminalizzazione dei clienti, “sono in realtà le organizzazioni composte da magnaccia , ecc ..
Riteniamo sia grave squalificare le voci di coloro che non condividono la sua ideologia definendoli come “protettori” (sfruttatori). Se la sua relazione si fosse basata su prove e sull’esperienza di tutti coloro che lavorano direttamente con i lavoratori del sesso e le vittime della tratta invece che sulla sua ideologia personale, lei non avrebbe avuto bisogno di ricorrere a questa accusa indegna contro centinaia di organizzazioni , accademici e altri professionisti – per il solo fatto che non sono d’accordo con le sue opinioni. Sottolineiamo il nucleo del nostro messaggio : “L’ideologia : no. Le prove: si.

Siamo anche scioccati . Non ci saremmo mai aspettati che – per mancanza di argomenti – un rappresentante del Parlamento europeo avrebbe potuto abbassarsi ad attaccare l’integrità, la professionalità e il buon nome di una vasta rappresentanza della società civile in Europa.

Tra i firmatari , troverete infatti:

– La Strada International, una grande rete europea di organizzazioni anti-tratta el’Alleanza globale contro la tratta di donne (GAATW), un’alleanza di oltre 100 organizzazioni non governative provenienti da Africa, Asia, Europa , LAC e Nord America. Dalla dichiarazione di La Strada International, firmato da GAATW:

I partner della LSI ONG Platform hanno sostenuto, in passato, per quasi due decenni, molte donne e uomini che erano vittime di tratta per l’industria del sesso. ( .. ) La criminalizzazione stigmatizza ed emargina i lavoratori di sesso sia nazionali e migranti e li priva degli strumenti per proteggersi dalla violenza e poter chiedere un risarcimento. Così si obbliga l’industria del sesso alla clandestinità, a restare più nascosta, e questo si traduce in meno accesso alla salute, assistenza sociale e legale per i lavoratori del sesso, con probabilità significativamente più basse di identificare le persone che sono state vittime di tratta “.

– Molte organizzazioni per i diritti delle donne, come Planned Parenthood Federation Europe e il German Women’s Council, che rappresenta 50 organizzazioni in Germania

– Organizzazioni che si occupano di HIV, come l’ Aids Action Europe e il Gruppo europeo di Aids Treatment.

– Reti che si occupano di esclusione sociale, come Correlations, e centinaia di fornitori di servizi (sociali) che lavorano ogni giorno con alcuni dei membri più vulnerabili e stigmatizzati delle nostre comunità: senzatetto, sex workers che lavorano in strada, tossicodipendenti , persone che vivono con l’HIV, migranti privi di documenti ….

Infine, la lettera è firmata dalle organizzazioni di sex workers che rappresentano la voci e le esperienze degli stessi sex workers. Le persone come Ms. Honeyball pretendono noi ci sentiamo beneficiati dalle sue proposte e da chi ha ascoltato e supporta il suo report.

L’elenco delle 560 ONG e organizzazioni della società civile chiariscono che molti professionisti che conoscono la realtà sul terreno sono invece contrari a quella relazione. La criminalizzazione, sia di chi vende i servizi sessuali o dell’acquirente, serve solo ad aumentare la vulnerabilità dei lavoratori del sesso e li espone ad abusi.

In qualità di rappresentante eletto del popolo, la sig.ra Honeyball dovrebbe accogliere con favore il coinvolgimento di un numero così elevato di organizzazioni della società civile nel dibattito. Questo è un principio fondamentale delle nostre società democratiche .

La mancanza di credibilità attualmente dunque riguarda la sig.ra Honeyball. Notevole poi il fatto che si dimentichi di dire che 70 docenti universitari hanno firmato una contro-relazione che dimostra la completa mancanza di prove dietro la sua relazione. Lei parla del coinvolgimento di una rete globale di ricercatori, ma in realtà il suo documento non fornisce elementi di prova circa l’impatto effettivo e positivo del modello svedese. Viene semplicemente reiterata una posizione ideologica che afferma che “la prostituzione dovrebbe essere abolita “, senza guardare alle conseguenze negative della criminalizzazione dei clienti, senza guardare e porre riparo alla perdita del reddito, senza fare attenzione alla maggiore vulnerabilità al virus HIV e alla stigmatizzazione ai danni dei/delle sex workers.

Esortiamo perciò i deputati a sostenere la risoluzione alternativa portata avanti dalla sig.ra Yannakoudakis (leggere la sua lettera aperta alla sig.ra Honeyball qui )

Cordiali saluti,

Luca Stevenson (Coordinatore dell’ICRSE)

The International Committee on the Rights of Sex Workers (www.sexworkeurope.org) in Europe – network of 59 organisations in 28 countries in Europe and Central Asia – and more than 560 NGOs listed in the letter.

Mentre i/le bigott@ strumentalizzano la lotta alla tratta per sovradeterminare chi, consapevolmente, sceglie il lavoro sessuale, mentre questo paese continua a perseguitare i/le sex worker colpendo una volta loro e una volta i clienti, il 22 febbraio a Barcellona, l’associazione Aprosex ha dato inizio ad un laboratorio/corso di 4 ore di “Nozioni basiche per la professionalizzazione” per lavoratrici/tori sessuali.

La notizia me l’ha segnalata, poche settimane fa, un’amica/compagna, Mina, che mi ha anche tradotto la loro presentazione, che vi riporterò tra poche righe, così da poter avere più informazioni sui/lle organizzatori/trici di questa iniziativa, a nostro dire, fantastica. Il corso è aperto a tutte le persone che, non solo, già lavorano nel mondo del sesso a pagamento ma che stanno prendendo in considerazione la possibilità di iniziare a farlo.

Come per qualunque lavoro è importante informarsi e in questo caso capire anche ciò a cui si va incontro, perché, sfortunatamente, questa professione non è riconosciuta come tale in tutti i paese e spesso è soggetta ad una repressione e una stigmatizzazione molto pesanti per chi la esercita. Infatti i punti all’ordine del giorno sono stati:

Perché voglio dedicarmi alla prostituzione?

Insistendo … Voglio davvero essere prostituta?

Avete considerato gli svantaggi?

‘Mi sento pronto ad intraprendere questa professione?

Piccole e non “così piccoli” Consigli per sesso

  • Introduzione alla Stigma e le conseguenze psichiche
  • La professionalizzazione delle Sex Workers
  • Fondi e Piani di Risparmio
  • Finance e della Previdenza Sociale
  • Marketing per Sex Workers

Alla faccia di chi dice che sarebbero “sfruttatori/trici”. Con l’invito di diffondere la lettera su riportata, vi lascio alla presentazione, presente in lingua spagnola sul sito, e qui tradotta da Mina, che ringrazio ancora, dell’associzione Aprosex. Buona lettura!

“Nasce Aprosex, Associazione di Professionist* del Sesso, con vocazione a servizi e lavori in difesa dei diritti dei/lle lavorator* del sesso e la regolamentazione del lavoro sessuale Lo facciamo partendo dalla conoscenza diretta del fenomeno, giacchè le/i component* di Aprosex siamo tutt* professionist* del sesso a pagamento. Da diverse prospettive, diversi punti di vista, con lavoro orizzontale, solidarietà e la ferma credenza che il lavoro di squadra sia l’unica forma possibile per svolgere un lavoro solidale, cominciamo questo progetto con forza ed entusiasmo. Non ci dirigiamo solo a donne, o a uomini, o a trans, o a.. no! La nostra vocazione è più globale e vogliamo che sia l’ Associazione dove si possano sentire comode le persone che lavorano in strada, quelle che lo fanno in club o appartamenti, quelle che dividono gli spazi con altr*, così come quelle che lavorano per agenzie o sono indipendenti. Indistintamente dal sesso, dal modo di lavorare, dalle credenze… Così come non abbiamo nessuna intenzione di discriminare nessun* per il suo sesso, né per la sua sessualità. Tutt* ci dedichiamo allo stesso lavoro e questa è l’unica cosa importante: la somma degli sforzi e delle distinte opinioni. Le differenze non ci importano né poco né molto. La conoscenza e l’esperienza di ciascun* dei/lle professionist* del sesso a pagamento è l’unica cosa che perseguiamo per crescere come organizzazione e poter conoscere e condividere, di prima mano, le esperienze tra collegh* di professione. Lottando e lavorando unit* per la stessa causa. Quella per cui ci discriminano e ci biasimano. Quella per cui ci rendono invisibili e ci stigmatizzano. La nostra libertà di scegliere il lavoro sessuale. Lavoriamo, come già facciamo da anni, per quelli che consideriamo i nostri diritti, e questa volta vogliamo farlo dal lato professionale, unendo, tessendo, unificando opinioni, posizioni e sforzi affinchè il frutto che ne derivi sia sano e saporito. C’è molto da fare. Ma siamo in molt@ a lavorare nello stesso settore, quello del sesso a pagamento. Un lavoro che sì ci dà dignità come individui e sì ci apporta molta saggezza giorno dopo giorno. Quello per cui ci hanno insegnato a vergognarci, se lo facciamo, è quello di cui, nonostante tutto, ci sentiamo orgoglios*.”

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