La bambina, il carabiniere e l’educazione all’obbedienza

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E’ di ieri la notizia di quanto è accaduto ad Almese, in Valle di Susa, durante una conferenza sul bullismo: dopo che il carabiniere relatore spiega il compito delle forze dell’ordine, ovvero quello di aiutare i deboli ed indifesi, fermare i cattivi ed etc.,  spiega cos’è il bullismo e come, in casi del genere, loro possono intervenire, arriva il momento delle domande e, la prima, spetta ad una bambina che pone l’interrogativo che, ammettiamolo, tutt@ noi avremmo voluto fare: “Voi dite che fate tanto bene, ma in questa Valle io so che picchiate e manganellate i no tav, a me non sembra che facciate tutto sto bene”.

Il carabiniere cerca, come potete immaginare, di spiegare la repressione che conosciamo da tempo, ma la bambina, non solo non si convince, ma puntualizza qualcosa di molto importante, soprattutto quando, chi ci parla, si riempie la bocca di parole come legalità: “Ma a me sembra che i primi ad essere illegali siete voi. Sparate dei gas lacrimogeni che sono vietati da tutto il mondo, proprio voi che dovreste essere legali”. A sentire questa frase i/le bambin@ presenti iniziano ad applaudire e si congratulano con la bambina che, per l’emozione, scoppia a piangere.

Il carabiniere viene zittito da una bambina, l’autorità perde il suo potere difronte ad una undicenne che non ha paura di rendere manifeste cose che tutt@ noi diciamo da tanto tempo. Questo affronto, ovviamente, non poteva che essere fatto “rientrare” e per farlo la narrazione che potete leggere nei media istituzionali inizia a riempirsi di piccoli dettagli, come il fatto che il comandante abbia chiarito il loro “dovere di difendere i cantieri e le opere pubbliche”, cosa di cui che ce ne siamo accort@ fin troppo bene, e che ad esser applaudita non è stata solo questa bambina ma tutt@, come per dire, l’applauso non dimostra che tut@ quei/lle bambin@ presenti erano consapevoli della violenza delle forze dell’ordine. Questo tentativo, da parte dei media, di ridimensionare quanto accaduto trova conferma anche nelle dichiarazioni rilasciate dalla preside della scuola: “Non c’è stato nessun pandemonio durante l’incontro, la cosa si è svolta normalmente e serenamente, anche se quella domanda era inaspettata – dice la preside –  in realtà sono stati applauditi tutti i bambini che sono intervenuti, non solo la ragazzina che ha fatto la domanda sui No Tav, che è stata la prima a porre quesiti. Il carabiniere ha avuto grande pazienza e delicatezza nel rispondere, anche se lei è stata irruente, proprio perché le domande dei bambini sono libere. Ed è stato proprio il maggiore Rocco a riconoscere che la piccola ha avuto molto coraggio nel confrontarsi così con un adulto… Mi permetto, da educatrice, di affermare che una bambina di quest’età dovrebbe avere l’umiltà di ascoltare l’interlocutore, usano toni meno accesi, proprio perché siamo in democrazia”.

Mentre leggo queste parole non posso che pensare a tutte le riflessioni, i post, i racconti letti sul blog di Edmondo* e non posso non riconfermare l’idea che la scuola non è altro che un luogo di addestramento. Con tali dichiarazioni la dirigente scolastica mette in luce due elementi: che la bambina ha sbagliato a confrontarsi in quel modo, “irruento”, con un adulto, e che, nel farlo, per giunta, non ha rispettato l’autorità che quell’adulto rappresentava. E diciamocelo, forse l’autorità (nelle sue tante forme, preside, carabiniere, adulti ed etc) è stata infastidita anche dal fatto che fosse una bambina, quindi nell’immaginario una creatura dolce e mite, ad aver risposto a tono a ciò che sentiva?

Lasciatemelo dire, in queste poche righe ci sono secoli di educazione/addestramento all’obbedienza e al sessismo di cui è pregno questo paese. Ma analizziamoli, perché ne vale davvero la pena:

– innanzitutto, a questa bambina, viene rimproverato il fatto di aver parlato “alla pari” con un adulto. Eresia! Una bambina non può rivolgersi ad un adulto in questo modo, non può ribattergli, anche se ha tutti gli elementi per farlo, non può permettersi di considerarsi un soggetto pensante. Lei deve ascoltare, ovvero limitarsi ad ascoltare, battere le mani a comando, ripetere qualche frase fatta ascoltata sempre da altri adulti, e basta, niente pensiero proprio, niente botta e risposta, nessuna messa in discussione delle verità narrate. E’ questo quello che insegniamo ai/alle nostr@ bambin@, a non avere pensiero critico, ad accettare le notizie/le narrazioni/le verità come qualcosa di certo, senza mai fargli nascere il dubbio che può essere anche diversamente … e i risultati, ahinoi, si notano.

– l’adulto a cui la bambina ha osato rispondere, non è però un adulto qualunque, ma un carabiniere. E’ l’autorità a cui gli stessi adulti devono sottomettersi. Una bambina ha sfidato l’autorità, mettendo in discussione la parola delle forze dell’ordine che, da sempre, è considerata peggio di una fede. E’ così, l’ha detto la polizia, amen. Ma non basta, perché alle parole del carabiniere, che cercava di camuffare la loro violenza come atti di difesa, la bambina, non solo non crede, ma controbatte dicendo che la legalità di cui parlano sono loro stess@ a non rispettarla. A questa verità, che è ovvia per moltissim@ di noi, i/le bambin@, che non sono stupid@ come spesso molt@ credono, hanno applaudito perché probabilmente hanno consapevolezza di ciò che accade in valle. Questo gesto spontaneo, questo applauso che ha la forza di mille parole, è lo schiaffo più grande che si poteva dare all’autorità e alle sue menzogne. Ed è per questo che cercheranno in tutti i modi di ridimensionare l’accaduto e di discreditare questa bambina o meglio la sua educazione.

– arriviamo quindi all’ultimo elemento che viene imputato alla bambina, ovvero la sua “cattiva educazione” in quanto bambina e in quanto femmina. Eh sì, perchè non solo questa undicenne non ha avuto “l’umiltà” di accettare la versione che il carabiniere le forniva, standosene zitta e sorridendo al suo sguardo come si vorrebbe da una bambina, ma gli ha risposto con “tono irruento” il che vuol dire che semplicemente gli ha risposto. Perché è così che va la storia, quando sei donna e osi rispondere, non solo diventi maleducata ma anche aggressiva, irruenta, ed etc. perché una donna deve esser umile, paziente, accondiscendente, gentile, aggraziata, rispettosa sempre.

Questa bambina, in un unico gesto, ha rimesso in discussione il concetto di bambin@, di autorità e di ruoli di genere e, nel farlo, è stata sostenuta da tutt@ i/le suoi/e compagn@. Cosa c’è di più bello? A quest@ bambin@ va tutto il mio affetto e un abbraccio grande, e a questa bambina tutta la mia solidarietà perchè, da donna, so che sono vuol dire quando, per metterti al “tuo posto”, ti danno dell’aggressiva. Come dicono i/le No Tav “stiamo sereni perchè hanno già perso!

Note

*Per saperne di più sulla pedagogia libertaria leggete questa intervista

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