Faccio pompini, mi piace e non me ne vergogno

Ricordo ancora quella sera primaverile quando, noi tutte adolescenti con gli ormoni in subbuglio, eravamo sedute fuori ad un balcone a goderci il tempo e a discutere di sesso. La discussione scorreva tranquilla fin quando, quella che, tra di noi, “aveva avuto più esperienze” tirò in ballo il sesso orale provocando in noi un “che schifo” che era, più che sentito, un doveroso atto per non passare da “quelle a cui piace succhiarlo”. Alla luce di tale reazione quell’amica, che lo aveva menzionato, corse subito “ai ripari” sottolineando che, “non facendo altro“, non si poteva che “far quello” anche se, ci tenne a precisare, a lei non piaceva. Col passare del tempo di sesso orale ne ho sentito parlare sempre più spesso ma la modalità, ahimè, non è poi così cambiata: il pompino continua ad esser considerato una pratica di cui doversi vergognare, qualcosa che discrimina non tanto chi lo riceve ma chi lo fa.

Un po’ di anni fa un’amica, che si era prostituita per qualche tempo, mi raccontò che, alla richiesta di un pompino da parte di un suo cliente, che sapeva esser sposato, lei gli chiese come mai non lo chiedesse alla moglie. La risposta fu: “non potrei mai chiederlo alla bocca che bacia i/le miei@ figl@”. Questa frase dimostra come, attorno al pompino, si siano costruiti una serie di pregiudizi e discriminazioni tanto che pompinara, succhia cazzi e altre espressioni sui generis vengono usate quotidianamente per ricordarci che questa è una pratica disdicevole, qualcosa che, in quanto donne, dovrebbe farci sentire svilite, sottomesse, oggettivizzate, usate mentre, se a farlo è un uomo, l’etichetta che gli verrà assegnata è quella di ricchione. Poche sono le donne che conosco e che non hanno alcun problema ad ammettere di provare piacere nel fare sesso orale, pochi gli uomini che ne parlano in modo non offensivo, ancora più pochi quelli che ammettono di volerlo sperimentare senza poi veder messa in crisi la loro “mascolinità”. Per questo, e alla luce delle offese sessiste di cui si è parlato tanto nelle ultime settimane, ho deciso di condividere con voi tutt@ una mia fantasia, che in alcuni momenti ho anche messo in atto, solo per ribadire che non c’è nulla di cui doversi vergognare. Vi anticipo che si tratta di una fantasia assai banale e, per giunta, declinata in termini BDSM perché, della mia sessualità, delle pratiche che scelgo di fare, dei ruoli che mi piace interpretare non ho più alcuna intenzione di tacere. Detto ciò vi auguro buona lettura!

Dedicato a chi ancora crede che pompinara possa esser un’offesa!

Lei si avvicinò a lui, che stava chino sui libri, gli misi una mano intorno al collo e poi gli baciò una guancia. Lui sorrise e lei gli baciò la bocca, dopodiché si inginocchiò, davanti a lui, e lo guardò con occhi teneri ma pieni di desiderio: lo voleva, voleva riempirsene la bocca, e lui, con un cenno del viso, acconsentì. Lei gli sbottonò il pantalone, prese tra le mani il suo cazzo e iniziò a leccarlo, partendo dalla punta: piccoli bacini tutti intorno, poi un leccatina sul glande e alla fine lo introdusse nella bocca. Iniziò a succhiarlo, prima con dolcezza, poi, mentre ascoltava i gemiti di lui, con più fermezza: voleva sentirlo gemere più forte, sentire le sue mani spingere sulla sua nuca, affinché sentisse il suo cazzo fino in gola, fino a provocarle le lacrime. Scesero goccioloni dai suoi occhi, lui rallentò la presa, lei continuò a succhiarglielo, adesso solo con la bocca: attorcigliò la lingua attorno al suo cazzo, era duro, stava per venire. Sentì lo sperma uscire, si scostò, lo fece venire sul suo petto e mentre lui si liberava lei gli fissava gli occhi e annegava in essi. Quando lui ebbe finito, la guardò, sapeva che lei bramava un suo gesto e la accarezzò, come si fa con i cagnolini quando fanno ciò che gli si ordina. Quella carezza la riempì di gioia e, così piena, stette lì a guardarlo, finché lui non le ordinò di andarsi a pulire.

Nota

– Dovrebbe esser palese ma lo preciso ugualmente: non è mia intenzione affermare che il sesso orale debba piacere per forza. Penso che sia giusto che ciascun@ di noi segua i suoi gusti e che, qualora non ci piaccia una pratica, come quella del sesso orale, non ci si senta “obbligat@” a farla o che, se ci piace, non ce ne si vergogni. Come sempre, l’unico vero limite è la consensualità che si basa anche sul fare le cose per piacere, innanzitutto il proprio.

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5 risposte a Faccio pompini, mi piace e non me ne vergogno

  1. Paola ha detto:

    Concordo sulla libertà di essere ciò che si vuole essere in piena consapevolezza senza menate di alcun tipo.
    Bacchettoni, moralisti e buonisti sono i primi a vergognarsi di se stessi.

    • Giulio ha detto:

      Blog “diretto” da una donna che riesce a dire cose che penso da una vita.Lei ha le idee chiare e riesce ad esprimersi tant’è che scrive in un blog in modo chiaro e comprensibile non solo a me ma anche a mia nonna. Giulio Martino ha le idee molto chiare ma le parole gli si strozzano in gola e puntualmente muoiono prima che riesca a mettere insieme una frase che poi abbia un senso compiuto. Condivido il suo pensiero e come se fosse il mio.Titolo:Faccio pompini, mi piace e non me ne vergogno.2)Dedicato a chi ancora crede che pompinara possa esser un’offesa!Poi andate se vi và su questo post:
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      Il pompino non è il male ma neanche la cura per la depressione. Sta bene.

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