Tu protesti, ti cuci la bocca e loro ti “facilitano” l’espulsione

In questo paese di merda devi cucirti la bocca per farti ascoltare (e manco quello serve)

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Nel CIE di Ponte Galeria 15 persone si sono di nuovo cucite la bocca per denunciare le condizioni allucinanti in cui versano all’interno di quello che è giusto definire un lager, uno dei tanti sparsi per l’Italia.

Come ricorderemo tutt@, già poco prima di Natale, ci fu una protesta simile che scandalizzò l’opinione pubblica, dato che a farla furono gli stessi immigrati scampati alla strage di Lampedusa. Eh sì, nel paese degli/lle indignat@ a comando, dei titoloni e servizi shock che finiscono nel dimenticatoio appena l’attenzione cala, le persone pensavano che ai/lle sopravvissut@ fosse stato dato un aiuto, una possibilità per una vita migliore, mentre invece sono stat@ semplicemente rinchius@ altrove.

La chiusura di un CIE non significa la fine della barbarie che  in queste strutture si agisce sempre. Lampedusa non era un’eccezione ma la regola. I CIE sono sempre state strutture in cui la violenza è all’ordine del giorno, dove cercano di stuprarti e poi ti accusano di diffamazione se li denunci o ti imbottiscono di farmaci per tenerti “buon@”. Nei CIE le persone non sono più tali, sono private dei diritti più elementari e continuamente violentate sia psicologicamente che mentalmente per non aver commesso nessun reato se non quello di esser sopravvissute a mille altre violenze prima di raggiungere i confini dell’Italia. Il loro reato si chiama “voglia di vivere”.

Mentre ascolto la testimonianza dal CIE romano, pubblicata da radio ondarossa, ho il sangue che mi ribolle. Secondo quanto si può ascoltare, oggi, si sarebbe presentato, al Cie di Ponte Galeria, il senatore Luigi Manconi che avrebbe promesso, alle 15 persone che hanno iniziato lo sciopero della fame e della sete, che la questura di Roma, entro pochi giorni, gli avrebbe dato un foglio di via per lasciare l’Italia entro 7 giorni.

Tu protesti, ti cuci la bocca, non mangi né bevi e i politici non trovano altra soluzione che facilitarti l’espulsione. Dire che provo orrore e rabbia è poco. Ma questo non deve meravigliarci dato che è proprio ciò che si intende raggiungere con il ddl sulla messa alla prova: un’espulsione lampo, con la minimizzazione dei costi per la detenzione di attesa, che diventa più breve, e la cancellazione di quelli legati ai procedimenti penali per il reato di clandestinità che, diciamocelo, facevano perder tempo.

Quello che sta a cuore ai nostri politici è di abbreviare la permanenza nei CIE e espellere con più rapidità gli/le immigrat@, in modo tale da far content@ tutt@: quell@ che vogliono la fine di queste proteste ma che se ne sbattono di che fine faranno queste persone, purché non la si renda pubblica, e quell@ che continuano a pensare che gli/le immigrat@ devono “tornarsene a casa loro”. Ed è per questo che, per risolvere la questione “dalla radice” l’Italia sta addestrando soldati libici per usarli contro chi tenterà di raggiungere il paese per scappare da chissà quale orrore. Scappi dalla guerra, dalla fame, dalla miseria, da un morte certa e arrivi qui, in un paese che credevi l’eldorado e che si rivela privo di umanità e profondamente razzista.

In questo momento non posso che dare tutta la mia solidarietà alle persone che stanno protestando per rivendicare ciò che dovrebbe esser scontato, ovvero che sono persone e che gli si deve garantire dignità e rispetto.

Basta CIE, Basta razzismo, Basta confini.

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3 risposte a Tu protesti, ti cuci la bocca e loro ti “facilitano” l’espulsione

  1. Carolina ha detto:

    Mi sono innamorata di te. le tue parole sono sempre piene di energia, di rivoluzione, di poesia, di verità… Quanta bellezza!

  2. palmabotta ha detto:

    Anche io scrissi un post sul Cie. La Situazione è a dir poco vergognosa e l’informazione è sempre più poca

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