La provocazione/trasgressione eteronormativa

“A volte per attrarre l’attenzione e farsi ascoltare bisogna essere trasgressivi e lanciare un messaggio che sia efficace, la mia opera di sensibilizzazione la farò così, mettendoci il mio corpo” Giorgia

Chi mi conosce sa che odio il moralismo, che ho sempre difeso il diritto di ogni donna a fare, col proprio corpo, quello che crede giusto, e che ho più volte esplicitato la mia preferenza per il porno antisessista rispetto ad un hard soft eteronormativo. Inoltre sono la prima a farsi foto con o senza intimo e a piazzarle nel web, anche se per puro piacere esibizionistico. Quindi, non sto qui a fare la lezioncina bigotta a nessun@.

Quello che mi ferisce è vedere la superficialità con cui si tratta un argomento così importante come quello della lotta alla violenza di genere. La vacuità, di certi progetti, che si dicono esser nati col proposito di combatterla. “Provocare” e “trasgredire” sembrano le parole d’ordine ma, a guardare bene, questi progetti, sono pieni solo di banalità e eteronormatività.

Cos’è l’eteronormativismo lo sapranno queste ragazze? E cosa sono l’immaginario fascista di bellezza e la dittatura della taglia/delle forme? Ma, soprattutto, cosa è per loro la violenza di genere? Perché io temo che non ne abbiano idea o, peggio, abbiano assimilato in maniera acritica quella visione di femminicidio che i media ci danno da tempo, ovvero quando una donna viene picchiata o uccisa, senza però capirne il perché. “Lui aveva perso il lavoro”, “lei lo aveva provocato”, “lui era geloso”, “lei voleva divorziare” ed etc sono tutte espressioni che condiscono da anni le notizie dei femminicidi e che hanno come obiettivo, non solo quello di giustificare la violenza, ma, continuando a non contestualizzare i fatti e quindi di ammettere che quel gesto non è solo una responsabilità individuale, che quella violenza non è stata compiuta solo da un uomo ma dall’intera cultura che lo ha legittimato, si evita di arrivare al punto, ovvero che di quella violenza si è responsabili tutt@.

E stiamo parlando della stessa cultura che porta queste ragazze a usare il proprio corpo senza mettere in discussione il modo in cui lo si fa. Non c’è provocazione o trasgressione nel riprodurre le pose che ritroviamo in tutti i cataloghi di intimo, non c’è nulla di innovativo nel rendere le pussy riot un pò hard per stuzzicare il testosterone, non c’è autodeterminazione nel mostrare il proprio corpo nel modo in cui ci è stato detto da sempre di fare: in modo che sembri “perfetto”, tanto che il trucco del viso elimina perfino i pori, ormai considerati un difetto, e stuzzicante per l’uomo. Ecco cos’è l’eteronormatismo, una serie di regole e limiti che regolano il modo in cui ci relazioniamo innanzitutto col nostro corpo e poi con quello altrui, ma che gestisce e limita anche la nostra sessualità dato che l’unica che viene riconosciuta come giusta è quella eterosessuale, a scopo riproduttivo per le donne. E’ quel concetto che stabilisce ciò che è bello da ciò che non lo è, ciò che è sexy e ciò che non può esserlo, come un paio di chili in più, le smagliature, la cellulite, un seno piccolo o asimmetrico, un culo moscio, un naso grande, gli occhi storti ed etc.

Non si può lottare una cultura che è alla base della violenza di genere senza mettere in discussione gli stereotipi che ci propone. L’uso del corpo e la possibilità di erotizzarlo, come forma di lotta, sono cose in cui credo fermamente altrimenti non amerei così tanto il postporno, ma se nel farlo non facciamo altro che riprodurre ciò che ci viene imposto, a che serve? Dov’è la trasgressione se le norme sono state tutte, placidamente, seguite alla lettera?

Ma la cosa che mi fa incazzare di brutto è che in questi due casi, non solo non si fa altro che alimentare ruoli triti e ritriti, ma cosa peggiore si fa marketing sui corpi delle altre donne. La violenza di genere non è un argomento su cui poter lucrare, almeno non dovrebbe esserlo, ma queste ragazze non fanno altro che seguire ciò che altre marche, ben note, hanno fatto in questi mesi: cavalcano l’onda mediatica che gira intorno a questo fenomeno. E pensare che per anni abbiamo lottato affinché questa parola entrasse nel linguaggio comune, affinché si contestualizzassero le violenze che le donne subiscono in quanto tali, ed ora, che tutt@ la pronunciano, fa un male allucinante vederla stuprata, strumentalizzata, svenduta e con essa la sofferenza di tante donne.

Mi verrebbe da dirgli “usate il vostro corpo, ne avete pieno diritto, ma non quello delle altre”. Non è questo ciò per cui abbiamo e continuiamo a lottare.

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Questa voce è stata pubblicata in Antiautoritarismo, Anticapitalismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Discorso sul Corpo, Lingua/Linguaggio, Omicidi Sociali, Pensieri Sparsi, Sessualità/Sesso. Contrassegna il permalink.

2 risposte a La provocazione/trasgressione eteronormativa

  1. IDA ha detto:

    Provocare, certamente si, qualcuno, qualcosa, ma trasgressione no. Il coro nudo difronte ad una telecamera o macchina fotografica, non trasgredisce mai, è dove deve essere. L’immagine che si diffonde, può essere trasgressiva, ma non è più un corpo ma una sua rappresentazione.. Sai, ne abbiamo già parlato, io non credo nell’autodeterminazione, ma perché non ci può essere l’autodeterminazione anche qui? Cosa c’è di diverso da chi si prostituisce? Io credo nulla, non esclude l’asservimento, non esclude il dominio.

    • vaviriot ha detto:

      Per me queste ragazze si stanno autodeterminando, non credo che qualcun@ le costringa a fare nulla.. le mie riflessioni erano sul fatto che per me sovradeterminare è sbagliato e in questo caso lo stanno facendo dato che lucrano sul corpo delle donne stuprate, uccise, picchiate.. e a quei corpi di certo non hanno chiesto consenso
      La prostituta lucra sul suo corpo non su quello altrui

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