Nymphomaniac: tra censura e psichiatrizzazione della sessualità femminile

Sono una donna dissoluta, sì, perché voglio usare il sesso come mezzo per trovare quello che tutti cercano: conferme, piacere, autostima e in definitiva amore, affetto, che c’è di patologico in questo? Se volete mettermi un nome fate pure, non mi importa! Ma sappiate che ciò che io sono in realtà è una nereide, una driade, una ninfa, semplicemente! (Valérie)

Un’amica, Mary, mi ha segnalato l’uscita di questo film di Von Trier, Nymphomaniac, che secondo quanto si legge è stato ridotto (da 5 a 4 ore) e censurato sia in Italia che in Danimarca.

Dato che non conosco bene la Danimarca, mi limiterò a dire la mia20681 sulla censura attuata in Italia. Ricordo che, un pò di anni fa, fu censurata la locandina di “Diario di una ninfomane” in quanto accennava ad una masturbazione femminile. Se il solo atto di evocare una sessualità attiva da parte della donna è oggetto di censura possiamo capire perché, questo film, che ha lunghe scene di sesso esplicito, sia stato soggetto a tagli e censura, tanto che la sua uscita non è stata pubblicizzata.

La sessualità femminile è sempre stata oggetto di censure e patologizzazione, in modo da poter agire un controllo sui nostri corpi, per ridurci a uteri o ad oggetti per il sollazzo fallocentrico. Se sei donna non puoi decidere di avere né una vita sessuale libera né una vita sessuale libera dal ruolo riproduttivo. Qualora decidessi di avercela, quindi di disobbedire alle regole/limiti imposti, verrai punita con diversi metodi che vanno dalle offese alla patolgizzazione. Perché, diciamocelo, la ninfomania è stata inventata per contrastare la libertà sessuale femminile, per far sentire malata la donna che ama e apprezza il sesso, che lo pratica in modo promiscuo e che non intende frenarsi. Quante volte io ed altre donne siamo state accusate di ninfomania perché semplicemente scopiamo, apprezziamo il sesso e non ci vergogniamo a dirlo? Da puttana a ninfomane il passo è breve.

Ma, a differenza del film “Diario di una ninfomane”, dove il desiderio sessuale della donna non è descritto in modo patologico, se non nel modo in cui viene percepito dall’esterno, e alla fine si riesce anche ad avere un buon risvolto, nel film di Von Trier, invece, ci vedo tanta psichiatria e misoginia già dal trailer.

Personalmente non credo proprio di poter reggere 4 ore di film in cui mi si fa capire che sarei da curare in quanto ninfomane/malata, dato che il sesso, nella mia vita, è molto centrale. Ma, nonostante la mia scelta, penso che, chi ne ha la forza, faccia bene a guardarselo perché resto sempre convinta che invece di censurare le cose (in questo caso un film) esse vadano decostruite. Attendo quindi la recensione di chi lo vedrà =)

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10 risposte a Nymphomaniac: tra censura e psichiatrizzazione della sessualità femminile

  1. IDA ha detto:

    Io lo avrei censurato di altre due ore, perchè sinceramente un film di 4 ore mi sembrano sempre troppe.. 🙂

  2. sdrammaturgo ha detto:

    Lars Von Trier NON è misogino. Tutt’altro. Il film non parlerà di ninfomania come malattia. Nessuno può sapere in verità di cosa parlerà davvero, visto che non è ancora uscito e nessuno lo ha visto.
    Von Trier è al contrario molto legato all’idea della liberazione della donna, solo che essendo un nichilista sulla scia di Leopardi e Cioran, non può avere una visione ottimistica. La tesi centrale di tutta la sua opera è quella leopardiana che “tutto è male”, che la vita sia un sciagura, che la Natura sia malvagia nella sua indifferenza. Ne consegue che anche le cose belle dell’esistenza, tipo il sesso, finiscono per essere delle mere illusioni, destinate a essere inquinate dall’orrore.
    Vedasi a tal proposito Dogville, dove viene messa in scena la dissoluzione della società che abusa della donna e dello straniero, e Melancholia, trionfo del pessimismo cosmico.
    Nei film di Lars Von Trier quindi la psicologia non c’entra nulla, tanto meno il fatto che una donna che scopa tanto sia da curare. Anzi, tutt’altro. C’entra semmai la filosofia, incentrata su una disperazione totale che investe ogni ambito dello scibile. Tutto quindi diventa metafora di ciò, dal sesso alla burocrazia al quotidiano alle relazioni umane.
    Chi dunque vuole vedere un film pensando: “Il sesso è bello e la vita è bella”, non guardi Von Trier. Chi invece è pronto ad affrontare l’argomento: “Dove tutto è orrore, ci rimette anche il sesso”, allora si goda un altro probabile capolavoro di quello che Edoardo Sanguineti ha definito “il più grande artista vivente di tutte le arti”.

    • sdrammaturgo ha detto:

      E ovviamente il titolo “Nymphomaniac” è stato scelto proprio perché Lars Von Trier sa bene che non esiste alcuna patologia in merito. Il senso è proprio: “Chiamate ninfomani le donne che scopano tanto e non vi accorgete che è tutta la nostra esistenza ad essere invece malata alla radice. Non fate altro che riversare sulle donne la patologia che appartiene invece a voi, alle strutture sociali, all’ordine dell’universo”.

      • sdrammaturgo ha detto:

        P.S. Aggiungo che Lars Von Trier è insieme a Tarantino il regista che sa creare i personaggi femminili migliori, più complessi e interessanti, lontani dai luoghi comuni a cui ci ha abituato il cinema, in cui le figure femminili sono al massimo contorno, ancelle, proiezioni dell’immaginario maschile. In entrambi gli autori le donne sono protagoniste vere, indipendenti, solo che si può vedere la diversa visione del mondo dei due: se in Tarantino, più ironico e scanzonato, la rivalsa della donna o degli ultimi in generale è possibile (mi viene in mente anche Django Unchained), per Lars Von Trier, cupo e pessimista, il futuro è sempre nero, non c’è speranza e la vittima è destinata a soccombere o a diventare come il carnefice. Se dunque la vendetta di Beatrix in Kill Bill è un trionfo, quella di Grace in Dogville è una sconfitta nella sconfitta.
        Nonostante l’incredibile fraintendimento e travisamento di gran parte delle femministe che ancora non riesco a spiegarmi, Lars Von Trier è il regista più femminista che ci sia in giro. Solo che non si illude e non ti illude. Non ti dice: “Un mondo migliore è possibile”, bensì: “Un mondo migliore SAREBBE possibile, ma la merda riesce a seppellire anche i sogni e le possibilità”. Ma soprattutto, quando guardi Von Trier, come quando leggi Leopardi o Cioran, ti devi spogliare di ogni ideologia: il sistema solare non è né di destra né di sinistra, né sessista né antisessista, né specista né antispecista. Procede secondo leggi naturali che finiranno per schiacciare l’individuo. E questo Von Trier lo vive con estremo disagio. Non è certo felice di come vanno le cose.

  3. sdrammaturgo ha detto:

    Quattro, poi mi fermo, perché tanto ormai si sarà capito che sono un fanatico di Lars Von Trier: a riprova del fatto che lui è assolutamente pro libera sessualità della donna, ha prodotto diversi porno femministi, scritti e diretti esclusivamente da donne e omosessuali, e ha dichiarato che per lui il postporno è la massima vetta a cui aspirava di arrivare col manifesto Dogma 95.

    • vaviriot ha detto:

      Non ho detto che è misogino il regista, ho detto che, dal trailer, sento puzza di misoginia in questo film. Poi posso sbagliarmi, ma per fortuna non mi ergo a critico assoluto e la mia voce non è legge. Dico che questo film non mi ispira dal modo in cui è impostato e dalla scelta delle inquadrature che si vedono nel trailer. Se mi sbaglio non ho paura di dire che avevo toppato.

      Dici “Nonostante l’incredibile fraintendimento e travisamento di gran parte delle femministe che ancora non riesco a spiegarmi, Lars Von Trier è il regista più femminista che ci sia in giro.” Ma a chi ti riferisci? Guarda che io parlo per me non a nome “delle femministe” manco fossimo un movimento compatto e unitario, cosa che neanche mi dispiace. Io rappresento e posso rappresentare solo me e, a riprova che ciò che dici è prevenuto, ti linko questo http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/11/17/antichrist-a-e-le-altre/
      Dà della prevenuta a me e non alle altre che non rappresento né intendo rappresentare.

      Per quanto riguarda le ideologie, se smettessi di usarle non potrei guardare le cose in modo critico ma le berrei come fa tanta gente quotidianamente. Se è vero che Von Triert è “questo femminista” allora anch’egli parte da delle ideologie. Ma aldilà di questo, la sua stessa visione pessimistica lo è e inoltre, se dovessi sbagliarmi, non è colpa dell’esistenza dell’antisessismo ma del fatto che non ho contestualizzato bene. Non sono perfetta, sorry.

      Per il suo porno, non ne ho visto neanche uno ma dal trailer e dalle inquadrature di questo film, penso che se le inquadrature sono simili allora non sono porno che guarderei. Che siano fatti da donne e omosessuali non centra nulla, non sono una di quelle che pensa che se hai una figa o non sei etero sei automaticamente antisessista… Fosse così sarebbe bello, ma il sessismo non è collegato a ciò che si ha tra le cosce o a ciò che ci piace. Mi fa piacere che per lui il post porno sia bello, ma Dogma95 a me sembra un manifesto per la purezza di un film, mica per la rivoluzione sessuale. Non so cosa per lui sia il postporno, ormai noto che la gente lo confonde con altro, che appena vede un porno fatto da donne urla al post porno quando forse è solo un porno con un occhio femminile ma privo di quei contenuti che il post porno rincorre? Credo che farà la fine del termine femminicidio, in bocca a chi in realtà non sa cosa significhi.

      Per il resto, lo ripeto, a me questo film non ispira, ma se mi sbaglio sto qua, non mi nascondo e sono pronta a dire che avevo sbagliato. Non ho paura di farlo

      Per i personaggi femminili, io adoro quelli di Almodovar.

      • sdrammaturgo ha detto:

        Intendo: ho notato che spesso in ambito femminista viene clamorosamente frainteso a causa di un approccio ideologico sbagliato, che è come fruire ideologicamente di Omero o Michelangelo. Parlo in senso “statistico”, in base a ciò che mi è capitato di sentire nella mia vita. Anzi, poi ci sono femministe che lo definiscono il più femminista, altre che lo considerano maschilista, maschilisti che lo considerano femminista, altri maschilisti che lo considerano uno di loro, eccetera. E questo perché appunto Von Trier sfugge a ogni definizione politica che non sia altamente filosofica. E ho detto che, per assurdo, se proprio vogliamo applicargli chiavi di lettura di questo genere, allora Von Trier pende molto di più verso il femminismo. Ma ripeto, Von Trier va valutato solo coi criteri dell’arte e della filosofia. Non è un artista impegnato, per fortuna. Si salvi chi può dall’arte impegnata. Come disse Hitchcock: “Se avessi voluto lanciare un messaggio, avrei mandato un telegramma invece di fare un film”.
        E sì, quando Von Trier parla di postporno come apice del Dogma 95 lo fa in senso estetico-artistico. L’aspetto sociopolitico ci ricade, ma non è la priorità.
        Io, in fondo, nel mio minuscolo e senza essere degno di alcun paragone blasfemo, con la forma del racconto comico porto avanti da sempre le stesse tesi di Von Trier 😀

      • vaviriot ha detto:

        Immaginavo che per lui postporno significasse altro da ciò che è, perché l’aspetto sociopolitico è la priorità, ma se è altro perché chiamarlo post porno? di confusione ce n’è fin troppa >_<
        comunque conosco bene la tua visione del mondo e immaginavo ti piacesse Von Trier, e se mai ci scriverai qualcosa su lo leggerò con interesse, pronta a cambiare idea… mica ho la verità in mano =) E' un modo per farti scrivere qualche nuovo post? forse ^_^
        Per il resto, avevo dimenticato di risponderti ad una cosa.. quando dici "Chi dunque vuole vedere un film pensando: “Il sesso è bello e la vita è bella”, non guardi Von Trier. Chi invece è pronto ad affrontare l’argomento: “Dove tutto è orrore, ci rimette anche il sesso”" non credo che ci sia un solo modo di descrivere l'orrore, o che descriverlo voglia automaticamente dire convincersi che nulla può cambiare. Io, insieme a tante altre persone (te incluso), conosciamo l'orrore ancor prima che qualcun@ ce lo venga a raccontare… ovviamente non conosco tutti gli orrori, conosco quelli che ho subito, ho visto subire e anche agito, perchè non sono immune da ciò… sia nell'ambito del sesso che fuori, quindi, no, non cerco un film che mi dica quanto il mondo è bello e il sesso libero, perché sarebbe stupido, ma non abbraccio la filosofia di chi dice che nulla può cambiare perchè io ci credo nel cambiamento anche se non lo vivrò, e questo ve lo riconosco. A me non basta narrare l'orrore io voglio anche che si narri le azioni, forse anche rare, di chi cerca di uscire e contrastarlo quell'orrore, perchè è possibile, almeno per me. Ma sono visioni diverse, nessuna è giusta, al massimo tutte lo sono per ciascun@ di noi.. e questa "realistico-speranzosa" è quella che mi mantiene ancora a galla. Io la merda la vedo ma sto provando a non ingoiarla tutta o caderci del tutto dentro.

  4. sdrammaturgo ha detto:

    In verità lui sa cos’è il postporno e lo apprezza per la sua portata rivoluzionaria, ma siccome per lui la forma è già contenuto, si concentra particolarmente sull’estetica. In ogni caso, i porno li fa girare ad altra gente e si limita a finanziarli.
    Ad ogni modo, capiscimi: dovevo bilanciare la pubblicità negativa. Ormai non intervengo più in alcun dibattito, né in rete né dal vivo. Ho sposato completamente la causa del silenzio, arrendendomi all’inutilità e anzi alla dannosità della comunicazione tra gli individui. Solo quando si tratta di difendere Von Trier divento un retore. In quel caso, mi scateno. Metti in guardia tutte le persone che intendono parlarne male 😀
    Da grande voglio fare il mastino di Lars Von Trier.

    P.S. Un post ispirato da Von Trier l’ho già scritto: l’idea per “Alla periferia del Nulla” mi è venuta in mente dopo aver visto Melancholia.

    • vaviriot ha detto:

      ihih allora passami questo link, please =)

      Per il resto, non condivido la tua scelta del silenzio, ma la rispetto in quanto personale anche se mi mancherà la tua voce.. ma vabbè io posso interpellarti altrove XXXDD

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