Nessuna repressione in nome delle “studentesse napoletane”

Settimana scorsa tra gli/le studenti/esse napoletan@ girava una petizione/appello per affrontare “l’emergenza babygang”. Nel leggerla avevo già intuito che tipo di richieste sarebbero state avanzate: maggiore repressione e militarizzazione nel nome della sicurezza delle studentesse napoletane. Oggi, guardando questo video e le soluzioni che alcun@ propongono, non posso che confermarlo dato che si arriva a chiedere un “presidio militare” e “una maggiore presenza di pattuglie della polizia”.

Ma le frasi che, a mio avviso, rendono chiaro il contenuto dei provvedimenti che si prenderanno per “la salvaguardia dell’incolumità delle studentesse napoletane” sono: “il rischio militarizzazione non c’è perché Napoli è ben presidiata” e “i fenomeni vanno combattuti con una sinergia tra sevizi sociali e forze dell’ordine, con una prevenzione e REPRESSIONE maggiore”. La prima palesa ciò che è evidente a tutt@, ovvero che Napoli è una città fortemente controllata, anche se c’è chi non ne ha mai abbastanza di tutori mentre l’altra, accennando ad una prevenzione, mai attuata né realmente cercata, in realtà ci svela l’unica faccia del connubio che avrà un reale riscontro, la repressione.

Mi preme precisare che anch’io mi fotto dalla paura all’idea di esser rapinata e picchiata, ma ciò non può giustificare l’appoggio a soluzioni repressive e fasciste. Come sempre il problema è culturale, dato che nulla si fa per generare un cambiamento in tal senso. Il perché ciò non avvenga ha molte spiegazioni tra cui quella più ovvia, ovvero che le disuguaglianze sociali non potranno mai esser cancellate perché è su di esse che si basa l’intero sistema capitalistico. Infatti non è un caso che lo scopo di tutte le manovre del governo, nello specifico delle ultime finanziarie e pacchetti sicurezza, sia quello di garantire ai padroni masse, sempre più cospicue, di sfruttat@ pront@ all’uso. In questo contesto si inserisce anche il problema dei bambini che, non avendo luoghi in cui poter fare qualche attività o comunque trascorrere le giornate impegnati in ciò che li aggrada, si riversano per le strade generando il risultato che vedete.

Mi stupisco sempre di come, ogni volta che si presentano situazione del genere, la paura renda cieca la ragione. Infatti chiedere più sicurezza equivale a chiedere di esser privat@ di libertà. Perché non ce ne si rende conto? Le soluzioni non sono solo due, subire le violenze o avere tutori ad ogni angolo della strada, ma tante come organizzarsi in gruppi e tessere reti in cui ci si protegge l’uno con l’altr@, e parlo di reti affettive che questa cultura all’individualismo sembra averci fatto dimenticare, ma che ci permetterebbero di esser sicur@ senza securitarismo. Inoltre, ciò, impedirebbe di legittimare, ancora una volta, l’esistenza di forze dell’ordine di cui non abbiamo bisogno e che sempre più spesso dimostrano di non essere lì a tutelare noi ma il potere.

Non smetterò mai di dirlo: Nessuna repressione in mio nome e, ne sono sicura, in quello di tante altre.

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2 risposte a Nessuna repressione in nome delle “studentesse napoletane”

    • vaviriot ha detto:

      Non preoccuparti, non è fuori tema perché sempre di autoritarismo, fascismo e sessismo si tratta. Queste frasi mostrano in modo lapalissiano come le donne siano per molt@ solo un utero. Pensare che una donna debba partorire per forza anche se non vuole quel bambin@, tanto poi può farl@ adottare, vuol dire non pensare neanche per un momento che si sta parlando di una persona che prova dei sentimenti e che per nove mesi dovrebbe tenere dentro di sé qualcosa che non vuole. Ma il discorso sarebbe molto più amplio perché questa gentaglia argomenta con temi assurdi le loro tesi, quale il dovere di generare manco rischiassimo l’estinzione, cosa che non creerebbe alcun problema al pianeta, e il discorso sull’essere contro natura di noi froc@. Ma lo sanno che in natura esistono animali che cambiano sesso o che scopano con lo stesso sesso?
      Grazie per avermelo linkato

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