Cecilia libera. L’antifascismo non si criminalizza

Leggo quello che è accaduto all’università di Torino e penso che. ormai. siamo arrivat@ ad un palesamento di quella che è la posizione del governo nei confronti dell’antifascismo: è un crimine.

Non vi scandalizzate, non vi indignate, questo concetto è vecchio e se non vi era chiaro prima spero che, i diversi arresti che avvengono in nome di ridicoli reati, ve lo rendano tale. Che chi ci governa non sia antifascista è un dato di fatto come che l’essere antifascist@ è peggio che essere dei/lle criminal@, dato che i/le prim@ vengono arrestat@ e gli/le altr@ fatt@ sedere nei posti di potere.

Questa volta a pagare le spese per la loro resistenza sono stat@ uno studente e una studentessa torinesi: Carlos e Cecilia, il primo denunciato e poi rilasciato e l’altra arrestata. Con quale accusa? Di certo non uscirà scritto “perché è antifascista e ha ribadito il suo no alla presenza di merde nell’università” ma la verità è questa.

Cecilia è stata arrestata perché si è autodeterminata, perché ha scelto di essere antifascista, perché ha deciso di ribellarsi al dilagare del fascismo e perché, giustamente, non ha chinato la testa difronte all’autorità in divisa. Cecilia non ha bisogno di tutori, lei si è difesa da sola da chi voleva imporle la presenza dei/lle fascist@ all’università. Ed è per questo che è stata arrestata.

L’autoderminazione in questo paese è un crimine, l’antifascismo un reato e la ribellione un male da estirpare. Se davvero pensate che chi ci carica, offende e arresta per il solo fatto che “non siamo rimaste a casa” possa aiutarci nella lotta contro la violenza di genere, se pensate che lottare per l’antifascismo non sia inerente alla lotta contro la violenza di genere, se credete che chi genera e protegge la violenza (in primis quella dello Stato) possa combatterla, allora non ci avete capito un cazzo.

Tutta la mia solidarietà a Cecilia, che spero sia liber@ presto. Liber@ tutt@!

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