Chiaia: Non si tratta di teppismo ma di un atto razzista

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“Nella Chiaia bene, nella zona migliore di Napoli, accade che una gang di bambini picchia un piccolo rom, accusandolo di avere in tasca un coltello. Ma il rom era vestito bene, con scarpe alla moda e il coltello non ce lo aveva.  A salvarlo sono stati i commercianti che hanno chiamato la polizia, facendo scappare i teppisti. Una passante ha affermato che “ogni giorno è così. Questi sono teppisti, fanno paura e non possiamo mica bloccarli?”.”

Questo è il modo in cui, alcuni media, hanno raccontato l’accaduto. Questi i toni, razzisti e classisti, usati per descrivere una notizia che ci dice molto di ciò che sta accadendo in Italia.

Il termine razzismo non esce anche se questa aggressione lo è senza ombra di dubbio. Si teme forse di affermare che nella “Napoli bene” ci sia del razzismo? Che nel nostro paese si stia istigando all’odio razziale anche i/le bambin@? Che questi ultimi tre governi hanno contribuito allo sdoganamento di idee razziali usate in tutte le salse per un unico obiettivo: militarizzare i territori?

Si, forse si ha paura di affermare che questi bambini non sono dei teppisti ma il frutto delle idee diffuse negli ultimi 20 anni da tutti i media: “l’immigrato che stupra, l’immigrato che ti viene a togliere il lavoro, l’immigrato che puzza, l’immigrato che ruba, l’immigrato che rapisce i bambini, l’immigrato delinquente, l’immigrato spacciatore, l’immigrato che costringe le donne a prostituirsi, l’immigrato che uccide la propria moglie/fidanzata perché voleva occidentalizzarsi, l’immigrato integralista, l’immigrato terrorista ed etc.”

Questa è l’immagine con cui, ai/alle bambin@, i media presentano gli/le immigrat@, una specie di apoteosi del male su cui, si insegna, esser giusto riversare il proprio odio, di cui è giusto diffidare, dato che gli/le stess@ politic@ e cosidetti “espert@/opinionist@” lo fanno quotidianamente in diverse trasmissioni. Le ronde poi gli hanno insegnato che bisogna difendersi da questa gentaglia, che chi fa per sè fa per tre, che è giusto menare qualcun@ solo perchè è o ci appare non-italian@.

La cultura dei respingimenti, dei CIE, della caccia all’immigrato, dei sindaci-sceriffi, delle ronde fasciste in nome del “proteggiamo le nostre donne e le nostre città”, hanno seminato odio ovunque. Ora, ecco, che se ne vedono i frutti. I/le bambin@ assimilano tutto ciò che gli/le insegniamo, tutto ciò che su di loro ha una presa molto forte, e la tv ne ha tantissima. I/le bambin@ ovviamente non si limitano ad imparare, ma mettono, poi, in atto ciò che gli è stato insegnato. I/le bambin@ imitano ciò che gli adulti che li circondano gli hanno detto esser giusto.

Chissà da dove, questi bambini, avranno preso ispirazione nel giustificare il loro atto accusando l’altro bambino di possedere un coltello?! Chissà chi gli avrà messo in testa questa idea dello “straniero armato e violento”. Ci vogliamo rende conto che educare all’odio razziale ha delle conseguenze?

Ma di questo ai giornalisti forse non importava, dato che volontariamente hanno evitato di trattarlo. Il razzismo dunque diventa la parola impronunciabile, perchè implica una presa di coscienza collettiva di cui non sii vuole prendere atto. Ed è per eludere tale presa di coscienza che parlano di teppismo, di bambini allo sbaraglio, di bulli, di persone che ne hanno timore, di una violenza giovanile che dilaga anche nelle “zone bene”. E’ questa la notizia da dare: anche nella zona altolocata ci sono le baby gang. Chi se lo aspettava?!

Con tanto amaro in bocca e molta rabbia, vorrei poter dire a chiare lettere che delle zone bene ce ne fotte, che del classismo non sappiamo cosa farcene, se non contrastarlo, e che l’unica cosa sensata che bisognava dire e non se ne è avuto il coraggio, è che questo bambino è stato vittima di razzismo e che urge lottare contro qualunque idea lo alimenti. Ma se chi lo alimenta è al potere di questo paese forse capiamo il perché di questo silenzio.

Ma a me del potere non importa nulla e quindi ribadisco ciò che è palese a tant@: il razzismo esiste, il nostro paese alimenta continuamente idee razziali e quest’ultima (sfortunatamente non ultima) aggressione, per giunta da parte di bambini verso un loro coetaneo, ci dimostra solo che si è lavorato bene nel sdoganarlo. Ma, oltre a denunciare la gravità di tale aggressione, dobbiamo adoperarci per fermare questa ondata di odio razziale, insegnando, per esempio, ai/alle bambin@ a rigettare tali ideologie, a riconoscerle come violenza e a lottare, un giorno, contro chi continuerà a supportarle.

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