La prostituzione e il bisogno

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Retorico e maschilista, così reputo il tweet di Erri De Luca, scrittore che apprezzo per i suoi libri e per il suo appoggio alle lotte contro la devastazione dei territori.

Personalmente penso che affermare che la prostituzione sia legittima solo nel bisogno sia un modo, come un altro, di sovradeterminare le donne. Non smetteremo mai di dirvelo e di ricordarvelo, dei nostri corpi decidiamo noi.

Il problema della prostituzione minorile è gravissimo, perché quanta consapevolezza può avere una ragazzina che vende un pompino per una carta ricaricabile del telefonino? Per non parlare delle ragazze costrette dai propri familiari a prostituirsi. Il capitalismo è sempre stato anche questo: compravendita del corpo della donna che è passato attraverso varie forme tra cui la prostituzione forzata e il matrimonio combinato, che sono facce della stessa medaglia.

Ma la retorica del bisogno cosa centra in tutto questo? E’ più accettabile l’idea delle bambine spose vendute per povertà invece che delle baby prostitute dei Parioli? Da quando l’orrore di un reato così ignobile si pesa sul bisogno? Si tratta di stupri in ogni caso, violenze che non hanno MAI giustificazione.

Tale retorica è un ever green che viene riproposto ogni volta che si parla di prostituzione e si afferma che esiste anche chi compie tale scelta, non per bisogno, ma perché è un lavoro più redditizio di altri. Cosa c’è di male ad affermarlo? Ed inoltre, chi dovrebbe decidere quando è lecita e quando no la prostituzione se non le donne stesse? Per me l’unico limite è l’autodeterminazione e non il vostro “consenso”, di cui ne facciamo volentieri a meno.

L’idea della prostituta per necessità, della vittima del capitalismo, sembra per molt@ l’unico modo di accettare, si fa per dire, un lavoro che in forme diverse c’è sempre stato e che ha sempre generato discriminazioni. Se io penso che ti prostituisci per un pezzo di pane, per pagare l’affitto, allora posso provare pietà per te, mi posso anche dispiacere, ma se lo fai per comprarti una casa più grande e il cellulare di nuova generazione allora sei senza dignità e meriti di essere offesa, discriminata, perché sia la prostituzione per scelta sia l’idea che una donna possa disporre del proprio corpo per scopi che non siano la sopravvivenza, proprio non la si può accettare.

O sei una schiava, della tratta o della povertà/bisogno, da poter compiangere o sei una puttana da dover discriminare. Della libertà di scelta delle donne non gliene frega nulla a nessun@, se ancora oggi dobbiamo ribadire che siamo noi a decidere del nostro corpo e che nessun@, oltre noi, può decidere quando è lecito o meno qualcosa. PUNTO.

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Questa voce è stata pubblicata in Antiautoritarismo, Antipsichiatria, Antisessismo, Autodeterminazione, Discorso sul Corpo, Educazione, Lingua/Linguaggio, Pensieri Sparsi, R-Esistenze, Sessualità/Sesso. Contrassegna il permalink.

14 risposte a La prostituzione e il bisogno

  1. Serbilla ha detto:

    Fondamentalmente, perché parli delle ragazzine che saranno delle pessime madri? ma chi te lo dice che vorranno fare figli? e gli uomini che le sfruttano sessualmente niente? quelli che padri sono? che uomini sono quelli che organizzano festini con delle quattordicenni?

    • vaviriot ha detto:

      aggiungerei: e chi te lo dice che se avranno delle figlie quelle le ripudieranno?? Ma chi gliela dà sta sicurezza? Sui padri/uomini/clienti c’è sempre stato un vuoto, un non detto, una non discussione se non quelle in cui c’è una condanna a prescindere

  2. IDA ha detto:

    Io più che invecchio e meno capisco gli uomini! Anche io apprezzo molto De Luca, ma non è la prima volta che fa di questi scivoloni paternalistici e sessisti..
    Però nel caso della prostituzione, come in molti altri casi, io non parlerei mai di autodeterminazione, scelta o condizione si.. una scelta che è sempre legittima, sia perché una/o, ha fame, per comprarsi un paio di scarpe, o per un lavoro o fare carriera.. l’autodeterminazione richiede tanti parametri che non ci possono essere.. poi soprattutto nella prostituzione l’autodeterminazione serve a giustificare lo sfruttamento, a responsabilizzare le prostitute e deresponsabilizzare gli uomini.. Non dimentichiamo che quando si parla di prostituzione si parla sempre di donne, anche se quella maschile è consistente. Le prostitute in genere, si colpevolizzano, o si fanno diventare vittime, oppure si assolvono, ma facendo così si offusca tutto il resto. Una su dieci, sceglie di fare la prostituta, ma le altre nove no.. e di queste non se ne parla mai. Per una che sceglie, si condannano all’oblio le altre nove. Il problema non sono le prostitute, ma la prostituzione, non solo quella sessuale.. Non dimentichiamo il legame della prostituzione con il patriarcato.. va reso il più trasparente possibile l’ambiente della prostituzione, e non ghettizzarlo, o criminalizzarlo come sento da più parti.. chi si prostituisce va ascoltato e non giudicato.. e cominciamo a parlare un po’ anche degli altri, di quei uomini che per far aprire le gambe ad una donna devono pagare o farlo con la forza, e pensare che siamo disposte ad aprirle così volentieri – parlo per me, non vorrei offendere nessuno. – Cominciamo a parlare della sessualità maschile, visto che da migliaia di anni, non fanno altro che giudicare e controllare la sessualità femminile. Cominciamo a liberare il sesso da tutti gli steccati, pregiudizi, dal matrimonio, dalla monogamia, in pratica dal dominio… Il sesso è disponibile a tutti, ma imprigionato in logiche di dominio, che lo rendono inaccessibile.

    • vaviriot ha detto:

      Ida personalmente parlo di autodeterminazione perché penso che una donna decida di fare la prostituta con la stessa “consapevolezza” e “”libertà” che un’altra donna ha nello scegliere di fare la mamma, l’insegnante, la cameriera, la badante, l’infermiera ed etc. Di ruoli delegati, da secoli, alle donne ce ne sono milioni, eppure, chissà perché, si parla di costrizione solo quando si tratta di prostituzione. La prostituzione autodeterminata però, e ci tengo a precisarlo, mai e poi mai ha negato la tratta.. il fatto stesso che si precisi sempre che una cosa è scegliere consapevolmente altra è essere obbligata e che c’è una netta differenza tra tratta e prostituzione autodeterminata serve proprio a non far cadere la tratta nell’oblio. Chi lotta per i diritti delle/dei sex worker (che sono trans, donne, uomini ed etc) lo fa anche con l’obiettivo di combattere e debellare la tratta, e su questo spero che non ci siano dubbi, perché basta leggere i comunicati dei vari comitati.
      Per quanto riguarda la sessualità maschile, che indubbiamente è il soggetto a cui si rivolte la maggior parte della prostituzione, penso anch’io che bisognerebbe indagarne di più, ma a farlo devono essere loro, gli uomini, dato che noi possiamo supporre, ipotizzare ma mai parlare per loro, come è giusto che sia dato che nessun@ dovrebbe parlare per noi.

      • IDA ha detto:

        Si.. sono d’accordo con quello che dici, la mia è solo una questione sull’uso di un termine, che nei casi che citi è improprio.. credo che sia corretto parlare di scelta o condizione.. fare la cameriera o sposarsi fare dei figli, è una scelta..

  3. IDA ha detto:

    Concita due la vendetta… Colpisce ancora.. si è messa a scandagliare la vita e i pensieri di due BabyProstitute,.. poi però è attenta a giustificare subito il quartiere, i Parioli è un quartiere bene, di commercianti e professionisti.. Già posso immaginare cosa avrebbe scritto e detto, se venivano da una borgata, di sottoproletariato e immigrati.. Io avrei parlato dell’organizzatore di eventi, che nell’ambiente della prostituzione chiamano pappone.. Soprattutto di quei “padri di famiglia”, che andavano con delle prostitute dall’età delle loro figlie, con quali occhi guardano, la loro figlia? Ora mi fermo!…. Ciao!

    • Cavalier Amaranto ha detto:

      Quando leggo delle affermazioni come quelle riportate e nate dall’indignazione come:”padri di famiglia”, che andavano con delle prostitute dall’età delle loro figlie, con quali occhi guardano, la loro figlia? Ora mi fermo!…. Ciao! Mi rendo conto che manca un aggettivo fondamentale, Minorenni! Perché è pacifico che se un adulto, uomo o donna, decide di prostituirsi può incappare in clienti con un’età più avanzata.

      Dato il post è l’argomento è sottinteso, capisco bene cosa voleva intendere IDA, però per me è sempre meglio specificare, non è una differenza di poco conto.

      Se invece la sua affermazione verteva sull’età a prescindere da certe considerazioni pongo un quesito, la mia prima slave aveva quasi il doppio dei miei anni, avrebbe dovuto rinunciare per una questione anagrafica perché potevo benissimo avere l’età di suo figlio? A pagamento o meno se ci si sofferma solo sull’elemento delle età escludendo i minori si fa un torto.

      • vaviriot ha detto:

        Hai fatto benissimo a precisarlo. Io lo davo per scontato che ci si riferisse a “minorenni” ma effettivamente non lo è. Personalmente non ho alcun problema con le coppie in cui vi è una grande differenza di età dato che io stessa sono stata con persone più grandi.
        Non sapevo che la tua prima slave fosse stata una donna molto più grande, è un’immagine che rompe molti degli stereotipi che girano sui master (sai, quelli del tipo: la slave deve esser una stragnocca, giovanissima ed etc.).. se un giorno ci scrivi qualcosa a riguardo o se lo hai già fatto me lo linkeresti per favore? =D

      • IDA ha detto:

        Si parlava di minori, quindi era sottinteso. No io non ho preclusioni sui limiti di età, basta che siano maggiorenni.. per quello che riguarda me sono sempre stata attratta verso i coetanei gli uomini e più giovani le donne, ma non di molto.. comunque, quando si parla di sesso, mai dire mai, anche se non riesco ad immaginarmi con uno dell’età di mio figlio (25 anni)….

  4. Pingback: Porta a Porta parla di #babysquillo: recensione semiseria! – Al di là del Buco

  5. Cavalier Amaranto ha detto:

    Stai sicuro che lo faccio, per essere precisi era una switch ma con me ha sempre rivestito il ruolo il ruolo della slave, per me la sua parte dominante non esisteva, nel periodo in cui è stata con me non credo abbia avuto Padroni, ha passato diverso tempo ad istruirmi e ne vado orgoglioso.

    Bella era bella, una bella donna sulla quarantina, quasi il doppio della mia età.

    • vaviriot ha detto:

      allora non vedo l’ora di leggerlo ^__^ mi piace l’idea che lei ti abbia istruito, perchè spesso si pensa che sia il master a farlo con la slave. E’ stata un pò mentore, giusto?? Non ce sto capendo nulla con ste definizioni: per esempio ho scoperto di aver sbagliato a definirmi slave e che, per me, la definizione giusta è submissive con anima brat =)

      • Cavalier Amaranto ha detto:

        Se ti perdi dietro alle sigle sei finita, è come la scelta dei colori in certe feste, a destra significa che sei Sottomessa, a sinistra Dominante, poi quasi ogni pratica ha il suo colore, dal rosso ai fazzoletti con i pallini. Un incubo.

        Vivitela con libertà e fanculo le etichette! ^_* Sono solo scorciatoie per arrivare al sodo e non voler fare lo sforzo di capire l’altro.

        Sì effettivamente mi ha istruito è sono stato molto fortunato, da qualche parte dovevo pure iniziare, ma ti assicuro che da lei in poi ognuna delle mie slave mi ha insegnato qualcosa, sia sul pratico che sul teorico.

        Ti farò sapere.

      • vaviriot ha detto:

        hai ragione, alla fine le etichette non servono… spero anch’io di riuscire a trovare qualcun@ con cui crescere, e chissà, far crescere.
        Attendo con grande curiosità =)

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