Considerazioni tra amiche su “La vita di Adele”

Attenzione: chi non ha ancora visto il film e intende vederlo e non conoscere alcuna anticipazione si astenga dal leggere questo post, mi dispiacerebbe troppo rovinar@ il tutto

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Questa settimana sono andata al cinema con delle amiche per vedere “La vita di Adele”, un film molto discusso sul web e che, già dal trailer, mi aveva incuriosita. Essendo una di quelle persone che non legge le recensioni dei film prima di vederli, sono andata lì conscia solo del fatto che vi era stato un gran parlare di questo film e che, a mol@, non era piaciuto. Eppure, dopo averlo visto, a me il film non dispiace anche se, come molti altri film, ha dei pro e dei contro. Ecco dunque che tra amiche nasce uno scambio di opinioni che, col loro permesso, vi riporto con la speranza di ispirarne altre, dato che i commenti, come sempre, sono a vostra disposizione. Buona lettura!

Vavi: Inizio col dire che a me, in generale e tutto sommato, il film è piaciuto e me lo rivedrei.

Cosa mi è piaciuto?

Innanzitutto che tutte le donne fossero al naturale, al massimo con un filo di matita nera sugli occhi, ma prevalentemente senza trucco. E’ raro vedere una cosa del genere in un film italiano.

Mi è piaciuta la storia in sè, molto semplice ma sempre di effetto: chi non avrebbe voluto incrociare per strada una ragazza bellissima e poi rincontrarla in un locale e iniziarci una storia d’amore? Chi non avrebbe desiderato vederla lì, fuori scuola, ad aspettarti con la sua aria da maledetta? A me sì, tanto ;__;

Mi sono piaciute molto le scene di sesso perchè per me erano ben fatte, riprese in modo non disturbante, ovvero che da una parte non riducesse le persone a parti di se (come capita nei porno maschilisti) e dall’altra non censurasse nulla (cosa che capita spesso in film “d’amore”). Mi è piaciuto il fatto che ci fossero inquadrature dei loro volti che godevano, che si sentissero i respiri aumentare, che si percepisse la voglia che cresce, le sfinisce e muore. Sicuramente si poteva fare di meglio ma sinceramente reputo queste scene delle belle scene di sesso.

Mi è piaciuta la rappresentazione del dolore perché io lo vivo più o meno così, anche peggio a volte. Mi è piaciuto il fatto che si mostrassero le contraddizioni che ognun@ di noi vive, del tipo, “tu mi fai sesso ma io ora amo lei, sto con lei anche se il sesso con lei non è come con te, anche se ti amerò sempre un pò”.

Mi è piaciuta tanto la scena, seppur eccessiva, del bar, quando si rincontrano dopo tre anni, credo, e Adele prende la mano di Emma e se la mette tra le cosce… fantastico, io adoro queste cose teatrali ed esagerate XXD

Cosa non ho apprezzato del film:

Il personaggio di Adele è inquadrato, spesso, dal culo, non si capisce il perché.

I personaggi, in sé, sono molto basici, molto ma molto stereotipati: Adele è una ragazza di famiglia medio borghese che va al liceo e sogna di fare la maestra. Emma invece frequenta l’Accademia delle belle arti ed è la pittrice “alternativa” che si circonda di amici e amiche “artist@”. Adele è giovane e si vergogna ancora di dire di esser lesbica, Emma invece ha già fatto coming out anche con i suoi genitori. Adele pensa alla sicurezza economica del lavoro di maestra (ma in un piccolo dialogo in famiglia si capisce che è il pensiero del padre) mentre Emma vive pensando all’arte e al fatto che non vuole cambiare modo di disegnare per accedere alle mostre e, per questo suo amore per tutto ciò che è arte, spinge Adele a darsi alla scrittura, senza però avere risultati. Si sente molto il cliché della donna grande che ti insegna ma che cerca anche di plasmarti a sua immagine o come lei desidera: Emma ama l’arte e vuole che Adele faccia altrettanto, e per questo glielo continua a proporre ma in un modo che risulta forzato e non come invito ad ampliare le proprie conoscenze. Inoltre non mi è piaciuto che ai due personaggi non venisse dato modo di modificarsi, seppur trascorressero degli anni: nel film non c’è una vera evoluzione dei personaggi, cosa che personalmente non apprezzo, dato che la trovo inverosimile e per di più mi fa apparire i due personaggi come delle maschere fisse.

Altra cosa che non ho apprezzato sono i discorsi che il film accenna e poi lascia in sospeso: non si risolve la questione della discriminazione lesbofoba che la ragazza subisce a scuola, non ci viene detto se lei abbia fatto o meno coming out con la famiglia o con i/le collegh@ di lavoro, si parla di omogenitorialità ma solo perché la seconda compagna di Emma ha un bambino.

Non ho apprezzato la lentezza del film, ci sono scene che davvero sembravano lunghe un secolo e in cui, per giunta, non succede nulla. Se capisco che la lentezza ha senso nel rappresentare il dolore della perdita e della colpa (dato che Emma aveva tradito Adele), perché a volte non bastano anni per toglierti qualcun@ dal cuore, in altri casi non l’ho capita.

Non ho capito il finale perché solo secondo una mia interpretazione potrebbe significare che Adele, presa coscienza dell’irrecuperabilità del rapporto con Emma, decide finalmente di prender la sua strada e chiudere, metafora espressa anche visivamente… ma non so se sia esatto.

p.s. ho odiato le amiche lesbofobe e soprattutto quella che diceva “hai dormito con me, lesbica, volevi toccarmi il culo??”… mi ricorda quella fissa delle lesbofobe che pensano che, dato che ti piace la fica e lei ne è munita, allora tu ci proverai con lei… io gli ricorderei che anche noi abbiamo dei gusti, ecco.

Mary: La mia opinione è la seguente; essa si sposa, riguardo alcuni punti, con quella di Vavi.

Un film che apre parentesi e non le richiude, lasciando argomenti in sospeso, quasi come se per lo sceneggiatore e il regista fossero scontate certe conclusioni (bah!), o non così importanti da concludere un determinato discorso. Superficialità è la parola che associo alla maniera di NON sviluppare certi concetti e certi temi così importanti.

Gli stereotipi abbondavano, e infatti i personaggi sono apparsi piatti per quasi tutto il film, tranne in rare parentesi.

Per fortuna, essendo francese il film, i personaggi erano presentati esteticamente in maniera naturale, senza troppi fronzoli.

La tecnica mi è piaciuta molto, ho apprezzato infatti la scelta di utilizzare quasi sempre i primi piani. Ho gradito moltissimo l’omaggio a Louise Brooks.

Le scene di sesso invece, tranne per alcuni frame, le ho trovate noiose e eccessivamente lunghe o, in certi casi, inutili.

Ho una considerazione sulla protagonista: ci sta che soffrisse così per amore, dopotutto Emma è stato il suo primo amore. La consapevolezza di non ritornare con lei, alla fine del film, è stata resa benino dal suo sguardo, un tipo di sguardo che racchiudeva certe sensazioni e un intero discorso sulla questione ‘fine di un rapporto’.

Serbilla: A me il film, nonostante tutto, non è dispiaciuto.

Nello specifico, la lentezza a me piace, sono un’amante dei film lenti, ma la lentezza deve avere un significato e in certi punti non ce lo aveva.

Emma era particolarmente stereotipata, lei e il suo ambiente intellettuale contrapposto a quello del ‘proletariato’ di Adele.

La mancanza di approfondimento è stata la maggiore critica mossa al film, come se, a parte il fatto della scuola, essere lesbiche fosse aproblematico nel mondo contemporaneo, come se essere ‘artisti’ significasse essere aproblematicamente liberi.

Benché poi Emma chiami troia, puttana Adele.

Per me Adele è quel genere di personaggio che si fa trascinare dagli eventi, una specie di animaletto.

Mentre Emma il tipo di personaggio che ‘riflette’ su ogni passo che compie.

Adele, mondo materialista e proletario, che però ragiona poco e segue gli istinti, Emma, mondo degli artisti e delle passioni, che nella vita fa scelte calcolate e sicure.

In generale il film strizza un sacco di occhiolini, a parte le scene di sesso, non disturba mai lo spettatore.

In fondo è romantico.

La scena nella caffetteria è l’unica nella quale mi sono potuta identificare, perché quella voracità la conosco. Anche il dolore, certo, ma non vissuto così.

Comunque, con tutti i suoi difetti, il film fa qualcosa di nuovo. Fa la relazione lesbica nel tempo e nello spazio.

E’ vero, come abbiamo rilevato, ci sono alcuni stereotipi, è vero chele scene di sesso sono lunghe – al punto da risultare addirittura noiose a un certo punto – ma, in prospettiva futura, le storie lesbiche e bisessuali potrebbero essere raccontate in modo diverso da come lo sono state nel cinema fino ad ora.

Riguardo al modo di girare a me è piaciuto. Trovo soddisfazione nel seguire i movimenti senza il parlato, i momenti morti della quotidianità, il taglio quasi documentaristico. Anche se mi appare tutto un po’ troppo, qui.
I corpi così al centro mi danno una sensazione piacevole, di vicinanza che mi piace.

E alla fine, Adele ne esce bene, è finita con Emma, passano anni. Ha capito. L’happy ending c’è ed è quello della ritrovata libertà mentale, lasciandosi alle spalle il passato.

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2 risposte a Considerazioni tra amiche su “La vita di Adele”

  1. IDA ha detto:

    Io il film non l’ho visto, ma letto i vostri commenti, lo vedrò certamente.. Quello che so io, che sono i primi due capitoli di un romanzo o un fumetto, non ho capito bene.. quello che mi fa piacere, è che nel cinema inizia a passare un po’ di erotismo non etero.. se si esclude Sofia Coppola, Almodovar, e Fassbinder, non mi viene mente nessun altro.. Si uno. titolo originale era; “Domicile Conjugal” di Francois Truffaut. Ma la distribuzione italiana, per fini di cassetta, e per farlo pensare ad una commedia sexy all’italiana che andava in voga all’ora, lo tradusse in ;”No drammatizziamo e solo questione di corna” ma la censura italiana, taglio due scene che alludevano ad un rapporto saffico e una in cui le due donne si baciano.. ma non furono tagliate le altre scene etero…

    • vaviriot ha detto:

      quando lo guarderai e ne avrai voglia, fammi sapere che ne pensi =) comunque il film dovrebbe esser tratto dalla graphic novel “Il blu è un colore caldo” di Julie Maroh che però non ho ancora letto, anche se mi hanno detto che è molto bella =)

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