Il pompino non è il male ma neanche la cura per la depressione

Riporto con piacere un post letto su Intersezioni che sfata quella falsa notizia, che è girata in rete, sulle proprietà antidepressive dello sperma. Che si trattasse dell’ennesima cazzata maschilista era intuibile ma ciò non toglie che, uno studio su questo argomento, sia stato effettivamente condotto e che non parli di sesso orale ma di sesso vaginale. Secondo lo studio le donne che fanno sesso più spesso e senza preservativo risultano meno depresse di quelle che lo fanno con il preservativo. ATTENZIONE, nel testo si dice chiaramente che non usare il preservativo vi espone al rischio di gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili. In poche parole, non fate i/le stupid@ e proteggetevi dato che il preservativo (maschile o femminile che sia) è l’unico vero gesto d’amore che potete compiere per voi stess@ e gli/le altr@.

Per quanto riguarda la ricerca in sè, personalmente, resto sempre molto scettica rispetto a ricerche del genere che, in questo caso, per esempio, non prendono in esame le donne lesbiche che di certo non sono depresse per la mancanza di sperma, ve lo posso garantire. Dalla mia esperienza posso solo dirvi che non fare sesso, non per propria volontà, per un periodo abbastanza lungo è snervante e frustrante, ma non parlerei di depressione. D’altra parte scopare è piacevolissimo e quindi, aldilà delle ricerche, è indubbio che ci faccia sentire bene.

Che lo sperma sia più o meno “antidepressivo” poco importa. La questione, per me, resta una sola: se vuoi scopare senza preservativo sii almeno consapevole dei rischi che corri e che fai correre agli/alle altr@, se ti piace ingoiare sperma non vergognartene, ma fallo solo se ti piace e non perchè “piace a lui”, “non si può fare sesso la prima sera” o perchè “hanno detto che fa bene” (cazzate). Tutto quello che si fa si dovrebbe fare solo per il proprio piacere e non per altro. Detto questo vi lascio alla traduzione della ricerca fatta da Serbilla, che ringrazio per aver smontato l’ennesima bufala. Buona lettura!

Su depressione, sperma e sesso orale – Parte I: la ricerca

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ph spiderspaw (farsela leccare non cura la depressione, ma fa comunque piacere)

Avrei voluto intitolare questo post: “Donne, la depressione si può curare facendo sesso orale: fatevela leccare!”, sarebbe stato di impatto, ma dato che la depressione è un disturbo serio nessun@ è autorizzat@ a scrivere stupidaggini in merito.

Solo un@ specialista (medic@ di medicina generale, psicolog@ o psichiatra) può diagnosticare il disturbo depressivo e aiutarvi a guarire con il metodo a voi più congeniale, metodo che nulla ha a che vedere con l’ingestione di sperma. Non solo fare pompini non fa guarire dalla depressione, ma farli senza protezione ci espone al rischio di contrarre ogni tipo di malattia sessualmente trasmissibile. Oltre a continuare ad essere depresse rischiamo seriamente di contrarre AIDS, HpV, Erpes, epatiti e altre malattie non mortali, ma che ci costringono a lunghe cure mediche (le quali, piuttosto, favoriscono il calo d’umore).

Comunque farvela leccare non vi deprimerà, se vi dovesse deprimere provate a spiegare come vi piace, se proprio non funziona potete sempre cambiare lingua. Un post divertente e intelligente sulle proprietà rallegranti del cunnilinguo è già stato scritto qui.

Questo post nasce per fare chiarezza sulle tesi riguardanti le  proprietà antidepressive del pompino con ingoio – di questo si tratta – portate avanti daquesto articolo (opportunisticamente linkato e fatto rimblazare da quanti non riescono ad ottenere questa pratica da mogli e compagne). Il pezzo blatera di depressione e sperma, ossia di me, voi, noi che guariamo dalla depressionespremendo cazzi con la bocca, pura disinformazione medica di stampo goliardo-maschilista.

L’articolo che rimbalza qui e lì, ma vedremo nel prossimo post che si tratta solo dell’ultimo di una lunga serie di articoli che hanno funzionato da telefono senza fili, fa riferimento a una ricerca condotta nell’aprile del 2001 da una ricercatrice e due ricercatori della State University di New York, sita in Albany, N.Y., intitolata “Lo sperma ha proprietà antidepressive?”, recuperabile in pdf qui, pubblicata sulla rivista di sessuologia Archives of Sexual Behavior nel 2002. Ad esso sono giunta tramite questa chiave di ricerca su google: “State university New York+sperm and depressive disorder”, di non difficile combinazione.

La questione della reperibilità è molto importante, perché ci permette di vedere con chiarezza dove finisce la ricerca e dove iniziano maschilismo e disinformazione.
Le parti dall’inglese che seguono sono state tradotte da me.

Un po’ di luce sulla ricerca.

Dall’introduzione ricaviamo l’informazione che quando si tratta di disturbi depressivi la differenza tra maschi e femmine diventa consistente, perché “Le donne sono più inclini a sviluppare disturbi depressivi rispetto agli uomini”, che “L’incidenza della depressione clinica nelle donne supera quella indicata nei maschi di un fattore pari a tre su cinque volte” e “nelle donne, la depressione è spesso associata a differenti  esiti riproduttivi come la morte di un bambino, un aborto spontaneo e la menopausa.” Ney[1] nel 1986, “ipotizzò che lo sperma potesse avere un effetto sull’umore delle donne.” Questo effetto sarebbe dovuto agli ormoni nel plasma seminale, tra i quali “testosterone, gli estrogeni, l’ormone follicolo-stimolante e l’ormone luteinizzante, la prolattina, e un certo numero di differenti prostaglandine.” Questo perché “testosterone ed estrogeni sono assorbiti attraverso l’epitelio vaginale”, come gli altri ormoni, ma si sottolinea che “il testosterone viene assorbito più rapidamente attraverso la vagina che attraverso la pelle”.
La ricerca, per testare l’ipotesi di Ney, ha “misurato i sintomi depressivi nelle donne del college in funzione dell’attività sessuale e dell’uso del preservativo. La coerenza di uso del preservativo è stata utilizzata per indicizzare la presenza di sperma nel tratto riproduttivo femminile.”

Dunque al sesso orale non si fa alcun riferimento, perché l’ipotesi è che ad avere effetto sul comportamento delle donne siano gli ormoni contenuti nello sperma assorbiti attraverso l’epitelio vaginale.

Le donne che hanno partecipato alla ricerca sono 293, tutte volontarie anonime, che frequentavano lo stesso college in cui la ricerca è stata effettuata. Esse hanno accettato di compilare “un anonimo questionario progettato per misurare i vari aspetti del loro comportamento sessuale, inclusa la frequenza dei rapporti sessuali, il numero di giorni dopo il loro ultimo incontro sessuale, e tipi di contraccettivi usati.
Tra le donne sessualmente attive nel campione l’uso dei preservativi è stato presa come misura indiretta della presenza di sperma nel tratto riproduttivo. La frequenza dei rapporti sessuali è stata recepita nel numero di atti coitali all’anno. Ad ogni intervistata è stato anche chiesto di completare il Beck Depression Inventory, una misurazione di uso frequente per individuare le differenze individuali nei sintomi depressivi“.

L’87% delle donne campionate era sessualmente attiva, secondo i dati raccolti i sintomi della depressione variano rispetto all’utilizzo del preservativo, in pratica è emerso che la maggior parte delle donne che usavano i preservativi accusavano sintomi depressivi, di contro le donne che il preservativo non lo usavano presentavano minori sintomi depressivi, anche rispetto a quelle che si astenevano dal sesso.  E’ stata individuata una correlazione tra sintomi depressivi e distanza temporale dall’ultima relazione sessuale.

Rendiamoci però conto che: gli ipotetici benefici sull’umore, dell’assorbimento attraverso la vagina degli ormoni contenuti nello sperma, sono niente rispetto alla paura di una gravidanza o di contrarre malattie a trasmissione sessuale, entrambi eventi altamente probabili se non si usano i preservativi. Più giù è specificato che molte delle donne che non facevano uso di preservativi, assumevano comunque un contraccettivo orale (“oltre 7 su 10 delle donne sessualmente attive in questo campione che non ha mai usato i preservativi usavano contraccettivi orali”).

“Correlazioni significative sono state trovate tra i punteggi BDI [Beck Depression Inventory NdT] e la lunghezza del tempo (in giorni) dall’inizio delle relazioni sessuali. Per le donne che non hanno utilizzato il preservativo, il periodo di tempo trascorso dal loro ultimo incontro sessuale è stato correlato con i sintomi depressivi. Lo stesso vale per le donne che hanno riferito di usare il preservativo qualche volta. Tuttavia, per chi ha usato il preservativo per la maggior del tempo queste correlazioni sono state vicine allo zero e non significative.  Così, per le donne sessualmente attive che non hanno in genere utilizzano i preservativi, i sintomi depressivi sono aumentati con l’aumento della quantità di tempo dal loro ultimo incontro sessuale.”

Benché sia stata notata una più alta frequenza di rapporti sessuali tra le donne che non usavano i preservativi, rispetto alle altre (quasi due volte di più), la ricerca ci dice che “Per determinare se essere in una relazione può influenzare i punteggi della depressione, le intervistate sono state suddivise in due gruppi: quelle che erano attualmente in una relazione con un persona del sesso opposto (…) e quelle che non lo erano (…). I punteggi BDI tra le donne che erano in un rapporto (…) e quelle che non lo erano (…) non erano significativamente differenti. Similmente, la durata della relazione non è stata correlata con i sintomi depressivi. L’unica correlazione significativa, riguardante la relazione, era la frequenza dei rapporti sessuali, che era inversamente proporzionale alla lunghezza del rapporto.”
Dunque “l’uso del preservativo ha rappresentato la variabile maggiore nella depressione” e “In contrasto con i preservativi, l’uso di contraccettivi orali sembrava  non avere alcun effetto sui sintomi depressivi.”, “non vi erano differenze significative nei sintomi depressivi tra chi usava i contraccettivi orali e chi non ne faceva uso.”

Alle donne è stato chiesto anche se avessero mai tentato il suicidio. E’ risultato che “solo il 4,5% di quelle che non usavano il preservativo aveva tentato il suicidio, in confronto al 7,4% di quelle che lo avevano usato qualche volta, al 28,9% di quelle che lo utilizzavano di solito e il 13,2% di quelle che lo utilizzavano sempre.
Tra quelle che avevano usato i preservativi, di solito e sempre, c’erano significativamente più probabilità di aver tentato il suicidio rispetto a quelle che non l’avevano mai usato o avevano usato i preservativi solo a volte.(…) Le donne che si sono astenute dalle relazioni sessuali hanno mostrato un’incidenza di tentativi di suicidio (13,5%) paragonabili a quelli che hanno avuto rapporti sessuali, ma che hanno sempre usato il preservativo.”

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