Michele: intervista sull’educazione affettiva maschile

Oggi pubblico l’intervista di una persona che vuole restare anonima e che chiameremo Michele. Buona lettura!

1- Il primo rapporto che costruiamo è quello con i nostri genitori. Che tipo di rapporto avevi/hai con loro? O meglio, come veniva/viene gestita ed espressa l’affettuosità nella tua famiglia?

Sebbene abbia un rapporto piuttosto problematico con mia madre, che in qualche modo ha limitato la capacità espressiva dell’affetto tra di noi nel tempo, la famiglia ha sempre creato un ambiente amorevole in cui i rapporti tra genitori, figli e fratelli sono risultati saldi e calorosi. L’affettuosità viene espressa in molti modi: contatto fisico, sostegno, presenza.

2- Credi che vi sia una differenza di educazione, rispetto alla sfera affettiva, tra donne e uomini? E se sì, di che tipo?

Per quanto riguarda lo specifico della mia famiglia, e quindi il confronto di educazione tra me, mio fratello e mia sorella, posso concludere che non c’e’ stata differenza tra uomini e donne. E’ anche evidente però che i ruoli sociali dei due sessi condizionano anche la sfera dell’educazione affettiva. Un esempio che mi viene in mente è il seguente: mentre è usuale scambiarsi affetto tra ragazze tenendosi per mano o in generale attraverso un contatto fisico, lo stesso avviene in misura minore tra ragazzi.

3- Nei rapporti di amicizia pensi che il modo in cui si manifesta l’affetto verso l’altr@ cambi a seconda del sesso dell’amic@? Perché se due amici maschi si tengono per mano vengono insultati mentre se lo fanno due amiche è tollerato? Tra amici uomini si usano espressioni come “ti voglio bene”?

Come espresso nella risposta precedente, credo che il modo in cui si manifesta l’affetto verso i propri amici dipenda dal loro sesso. Riguardo all’intolleranza per i maschi che si tengono per mano trovo che questo derivi da un contesto sociale omofobo o comunque basato sull’immagine dell’uomo forte. Sul perché invece lo stesso sia tollerato tra ragazze è difficile rispondere. Probabilmente la società dell’ “uomo forte” concede alle “donne deboli” di abbandonarsi a questi atteggiamenti. Ma potrebbe anche essere l’effetto di una liberazione del mondo femminile che è riuscita a portare in modo esuberante questi elementi nella società in modo autonomo.

4- Sei mai stato discriminato per degli atteggiamenti affettivi considerati “poco virili”? Oppure hai assistito a discriminazioni di questo tipo? E se sì, qual è stata la tua reazione?

Piuttosto che essere stato discriminato per atteggiamenti poco virili, mi è capitato di essere preso in giro. Ovviamente questo ha prodotto in me reazioni di sofferenza. Se prima reprimevo questi aspetti poco virili del mio carattere, ora ho imparato ad apprezzarli e valorizzarli.

5- Ci sono degli argomenti aut in un’amicizia maschile? Oppure ci si racconta tranquillamente qualunque cosa si desideri?

La mia impressione è che in un’amicizia maschile non ci siano più argomenti out di un’amicizia femminile. Le differenze le riporterei al carattere delle persone piuttosto che al loro sesso.

6- Nei tuoi rapporti di coppia come tendi ad esprimere il tuo amore? Senti di farlo nel modo in cui vorresti o percepisci dei limiti?

Mi sento libero nei modi in cui esprimo e ricevo amore nei rapporti di coppia. Fortunatamente non percepisco limiti. Con questo non voglio far credere di avere una vita sessuale fuori dal comune, ma che nella libertà e nel rispetto della coppia ci sia il modo di sperimentare e trovare la propria dimensione.

7- Amore, gelosia e possesso: come ti poni di fronte a ciascuno di essi? E che connessioni pensi intercorrano tra essi?

Amo l’amore, lo trovo il motore delle cose in generale e l’esperienza più bella della vita nel mio particolare. Non sono geloso, ho profonda fiducia di mia moglie. Non lo sono mai stato anche in passato in altre relazioni, scatenando il profondo disappunto di compagne gelose. La gelosia non fa per me; la trovo una violenza verso il proprio partner (ovviamente quando non ci siano motivi di sospetto). Trovo che il rispetto nella coppia sia un valore fondamentale: rispetto per il rapporto che si è costruito insieme (qualunque esso sia!) e rispetto di non condizionare il proprio partner nelle proprie relazioni. Per quanto riguarda il possesso, mi ritrovo nell’esclusività del rapporto così come è stato impostato con mia moglie.

8- Il sesso è uno degli argomenti più abusati eppure più censurati nelle conversazioni tra amic@ e collegh@. Dalle tue esperienze cosa pensi si possa e cosa si debba evitare di dire su questo argomento? Vi sono dei limiti che non dovrebbero essere superati per non essere discriminat@ in quanto “uomini”?

Trovo che il limite delle cose da poter o non poter dire dipenda dalla confidenza che si ha con gli interlocutori. Il problema non è solo cosa ci sentiamo o meno di dire, ma tenere in conto anche le sensibilità di chi ci ascolta. Detto questo, a livello generale, mentre si può alludere al sesso praticamente dappertutto, nello specifico trovo più difficile che si parli più esplicitamente di come poi il sesso viene praticato. Per esempio, con amici stretti che ne hanno voglia si parla con grande dettaglio di tutto, con amici più timidi si evita. Per quanto riguarda i limiti che un “uomo” non dovrebbe superare per non essere discriminato, trovo che purtroppo ancora la propria omosessualità o bisessualità siano argomenti delicati, di cui si fa confidenza agli amici più stretti e che invece si tende a nascondere alla società.

9- Hai o hai intenzione di avere dei/lle figl@? Che tipo di educazione affettiva pensi di trasmettergli?

Si, ho intenzione di avere figl@. Spero di trasmettergli un’educazione affettiva di libertà e rispetto.

10- L’ultima domanda la dedichiamo al futuro. Cosa cambieresti dell’educazione tradizionale, rispetto al lato affettivo, se ne avessi la possibilità?

Spero personalmente che ci sia sempre più tolleranza per tutte le forme di manifestazioni affettive, in modo che ci sia più ricchezza nella nostra società. Ritengo che questo sia essenziale nei percorsi di educazione in generale, aiutando chi cresce a scegliere con naturalezza la propria dimensione. L’educazione tradizionale forse è ancora troppo concentrata sul dualismo uomo/donna e sui loro ruoli. Sarebbe forse utile introdurre elementi di rottura rispetto a questi schemi.

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