Kariya: intervista sull’educazione affettiva maschile

Riporto con piacere l’intervista di Kariya. Buona lettura!

1- Il primo rapporto che costruiamo è quello con i nostri genitori. Che tipo di rapporto avevi/hai con loro? O meglio, come veniva/viene gestita ed espressa l’affettuosità nella tua famiglia?

La mia è sempre stata una famiglia strana, mia mamma aveva 17 anni quando sono nat*, e mi* papà ne aveva 20. Un altro genitore che devo menzionare è mia nonna (mamma di papà), infatti è stata una figura centrale, presente come una mamma, a volte purtroppo/per fortuna di più. Mia nonna è stata la persona che mi ha dato più affetto fisico di tutti, mi faceva i grattini e le carezze tutta la notte fino ai miei 15 anni e, adesso, sono io che mi propongo per farle dei massaggi ogni tanto.

Mia mamma, a causa di molti problemi che ha avuto, non è mai riuscita a fare quello che aveva scelto di fare a pieno: dapprima è stata molto male a causa della depressione e non riusciva a tenermi i giorni in cui sarei dovut* stare con lei (mi* papà e mia mamma, all’inizio, avevano una relazione non monogama, poi hanno completamente troncato il rapporto quando avevo circa mie 2 anni), quando invece ci stavo, lei faceva il possibile per trovare le forze di starmi appresso, ma a volte non riusciva nemmeno ad alzarsi dal divano. Così, a 6 anni circa, ho iniziato a non voler più stare con lei nei giorni in cui avrei dovuto starci (questa cosa un pò ancora non l’accetto perché sento che, anche se totalmente inconsapevole, ho ferito mia mamma ancora più a morte di quanto già non lo fosse), ma le cose riuscivano ancora ad andare bene, piangevo spesso quando non vedevo papà all’uscita di scuola, o ero più impertinente con mamma perché sentivo di essere obbligat* a starci. Ma la situazione era ancora sostenibile, mamma mi coccolava più di papà, papà era sempre li, spesso per due.

Quando avevo più o meno 9 anni, mia mamma ha iniziato a partecipare al corso di meditazione, organizzato a Bologna dalla comunità dove ora è andata a vivere, la cosa l’ha presa molto seriamente, tanto che dopo qualche mese, nel quale lei faceva sù e giù Roma-Bologna circa due volte a settimana, ha iniziato a stare evidente meglio 😀

Purtroppo si è creato però il problema inverso. Da un giorno all’altro lei aveva capito come dovevano essere gestite le cose, cosa era stato sbagliato e, guarda caso, chi le aveva sbagliate era mi* papà perché: non mi aveva mai aiutat* a fare i compiti, perché mi faceva vivere in una casa piena di polvere senza spolverare, perché è sbagliato che un bambino mangi pasta e carne ogni giorno, perché non era in grado di impormi le regole in maniera ferrea ma perdeva tempo a farmi i pipponi di 4 ore che non servono a nulla! Così ha iniziato la sua operazione di correzione senza calcolare, però, che per 10 anni, con tutte le ragioni del caso, mi* papà aveva dovuto svolgere una mole di lavoro doppio e che io, fino a quel momento, avevo vissuto il rapporto con lei come un rapporto molto instabile.

La rieducazione consisteva nel darmi delle nuove regole e, se non le rispettavo, accumulavo giorni di punizione da passare in camera o senza dei privilegi. E’ bastato pochissimo tempo perché io volessi ritornare a stare solo con papà e, se provavo ad andarci o se non rispettavo queste regole da lei imposte, l’unica possibilità era che si creasse una battaglia inesauribile. Sono stati 3/4 anni di guerra laceranti per tutti e, alla fine, quando mi veniva imposto qualcosa che non volevo, le rispondevo con delle parolacce, la offendevo, o facevo il contrario di quello che diceva. E lei per riposta mi metteva le mani addosso, mi dava delle punizioni che aumentavano ad ogni parola che fuoriusciva dalla mia bocca oppure si lasciava andare a frasi tipo ”che figlio di merda che ho fatto” o ”c’ho il figlio idiota e inutile”.

E mi* papà, intanto stava li! A leccarmi/rsi le ferite. E anzi era uno stronzo, perché quando bussavo urlando e calciando la porta con mamma che mi inseguiva per le scale, per gonfiarmi, apriva la porta.

Dopo questo periodo, è passato un anno o due, nei quali con mia mamma non ci volevo stare mai, lei ha richiesto l’affidamento esclusivo a un giudice che, dopo la contro-richiesta di mio papà, mi ha affidato a lui e di fatto, in questo periodo, con mamma non ci stavo più di due giorni massimo a settimana, e le cose si stavano stabilizzando ( non ci vedevamo ma io sapevo che lei era li per me ).Poi, l’estate prima che io affrontassi il primo anno di ginnasio al Mamiani, mia mamma mi ha detto che sarebbe andata a vivere in questa comunità in Piemonte. Abbiamo pianto e ci siamo abbracciati per l’intero pomeriggio alla fine del quale le ho detto che credevo fosse la cosa giusta anche se, dire che quell’assenza mi abbia creato dei problemi, sminuisce l’amplificazione di quel senso terrificante di abbandono, solitudine e MANCANZA DI AFFETTO che provavo di nascosto da me stess*, e che si è poi trasformato nel disastro di quei due anni: da bambin* iperattiv* con delle carenze affettive e degli evidenti problemi a concentrarmi, sono passat* a vivere ogni momento che passavo in classe come una possibilità di ricevere l’attenzione e quindi l’affetto dei miei compagni, a collezionare, durante quel primo anno di scuola, 60 note di demerito, 1 sospensione, l’esonero dalle ore di latino già dal primo quadrimestre e per finire l’espulsione dalla scuola a tre mesi dalla fine della scuola. Nel frattempo avevo iniziato a fumare canne e sigarette e avevo fatto le prime conoscenze nella microcriminalità del mio quartiere e dintorni per poter poi, l’anno dopo, tentare di completare l’opera di distruzione, iniziando a rubare i motorini e i caschi altrui, per il puro gusto di farlo, poi a commerciare marjuana, e infine a rubare cellulari e qualsiasi cosa fosse a tiro, senza aver mai avuto bisogno di farlo (se non l’ammirazione/affetto di qualche testa di cazzo come me).

In tutte e tre le situazioni, sono stat* stupidamente colt* sul fatto dalla polizia, perché non avevo nemmeno l’accortezza di porvi attenzione, dato che per me tutto contava molto poco ed era una distrazione, un gioco per tenere la testa occupata e ho collezionato/dovuto affrontare 2 processi penali e un richiamo amministrativo, rispettivamente due per furto e uno per possesso di sostanze stupefacenti. Nel frattempo mio papà era li! E continuava con il suo stupido metodo dei pippardoni, dei monologhi di 4 ore (che adesso pagherei il biglietto per ascoltare), e che di sicuro sono stati, insieme al miracoloso incontro con una ragazza meravigliosa (che ha messo sul piatto della bilancia tutta l’affettività che mi mancava, necessaria a compensarla, e farne avanzare abbastanza per farmi finalmente ripensare a quegli inutili pippardoni di mi* papà ), accompagnati dalla sua presenza (di mi* papà) costante, in ogni occasione, in ogni cosa che mi riguardasse, lui/lei c’era, RIUSCENDO A ESSERCI PER ENTRAMBI/E (me e se stessa/o), accompagnandomi 3 volte a settimana per 8 anni, dopo aver finito di lavorare 9 ore al giorno per prendere 800 euro al mese, dall’altra parte della città a giocare a pallone, aspettandomi e guardandomi sempre giocare, senza mai aver detto una volta ”non posso” o ”non ce la faccio”, e riuscendo con tenacia, durante quelle poche ore in una giornata che tutti conosciamo, e che non bastano mai (sopratutto se hai un figlio a cui dover pensare sempre e fai un lavoro che ti fà schifo!), a continuare la sua crescita e maturazione, credendo solo nel fatto che se non avesse mollato le cose sarebbero dovute andare meglio prima o poi. Do un’importanza fondamentale, nel rapporto affettivo fra me e lui, alla sua maturità e caparbietà nella ricerca e costruzione quotidiana di se stess*, di quello spazio dentro di se e attorno a se, preservando intatto il suo cuore tenero, la sua anima gentile, rispettosa, e battendosi per i diritti delle altre persone, TUTTE!

Ecco, anche se può sembrare strano, la cosa più grande che qualcuno possa aver fatto per me, e che a oggi mi dona così tanto affetto, è stato il pensare (dopo di me) così tanto a se stess*, anche se in quelle condizioni potrebbe sembrare impossibile farlo, del mi* mamma-papà. che senza mai chiedere, ne quasi mai accettare aiuto  (se non nel non creare il panico in casa e nel dividerci un pò i lavori di casa, da quando sono cresciutell*) mi ha dato la consapevolezza che papà non aveva bisogno del mio aiuto! Che ce la faceva da solo a fare le sue cose!

Condividendo quotidianamente, semplicemente con il suo essere, le sue evoluzioni, le sue vittorie, e le sue battaglie, ma facendomi capire che erano sue, e che così le viveva: ”basta che non mollo, basta che riprovo all’infinito, che non smetto di provare. Di sicuro andrà meglio”.

Oggi il rapporto e l’affettività sono gestite, fra me e i miei genitori, in maniere molto diverse. Il rapporto individuale che ho con ognuno di loro da un paio d’anni è l’unico sul quale faccio affidamento, nel fare considerazioni, o fare delle critiche precise, dato che è questo il periodo nel quale sento di aver cominciato a instaurare un rapporto fra persone cresciute, o quasi 🙂 (mentre di quello che riguarda il nostro passato, ho ricordi, racconti, confronti col presente, ma non do peso a tutti i fatti passati, anche perché ormai non contano più tantissimo, nel rapporto fra me e loro. Mentre mi rendo conto che su di me, le mie paure passate, le mie insicurezze, saturate nel corso del tempo da quando sono piccolo, hanno ancora azione, e ricordare o ricostruire parte del passato mi aiuta a capire dove lavorare, perché e come.).

Con mia mamma l’affettività viene espressa principalmente facendo sapere all’altr*, di tanto in tanto, che lo/la si pensa e che si è a disposizione reciproca. Anche se, troppo spesso, facciamo l’errore di cercare di cambiare quelli che sono lati del carattere dell’altra persona, perché ci piacerebbe fosse diversa per vivere meglio ( per quello che noi pensiamo possa essere il meglio per l’altro, e per poter avere in comune il modo di pensare e sentirci più vicini quelle poche volte che ci vediamo ), e questo errore è una delle poche cose che ancora ci porta al conflitto, quindi, quasi sempre, accetto il fatto che lei è diversa, perché lo vuole essere, spesso con grande dolore, anche se credo proprio che alcune sue scelte e modi di essere la portino ad essere infelice, e vorrei aiutarla ( e lo stesso lei con me ). E ho notato che, da quando a mia mamma ho dato l’impressione di essere cresciuto, o di voler crescere, lei ha avuto più difficoltà nel avere scambi di coccole, tanto che oramai non ce le facciamo praticamente più.

Con mio papà l’affettività viene percepita sempre sapendo che l’altr* è a disposizione (come credo sia in ogni rapporto d’amore), con piccole dimostrazione di affetto, facendo le cose che si sa sono un bel regalo per l’altra persona ( in particolare, io so che se lavo i piatti, faccio una lavatrice o ritiro i panni, ho fatto probabilmente il massimo che papà può desiderare di ricevere da me in una giornata qualsiasi, come pensiero d’affetto), oltre a mettere in comune alcune proprie esperienze recenti, in modo da far essere l’altra persona un pò parte del proprio mondo, cosa che da quando sono piccolo, fino ai miei 17 anni circa, non ho mai fatto con papà, non gli ho mai raccontato nulla di quel che mi accadeva, anche dopo varie sollecitazioni, forse perché non ricevendo quotidianamente quelle che io identificavo come dimostrazioni d’affetto quotidiane, tipo una carezza, provavo imbarazzo. Ora, invece, da quando ho preso coscienza che le sue dimostrazioni di affetto erano diverse, perchè lui/lei è divers*, è cambiato tutto, tranne forse il fatto che provo un pò di imbarazzo a volte nel parlargli, perchè non riconosco con la pancia, quella persona che mi ama così tanto, come un familiare, ma più come un estraneo che amo più di tutto il mondo e non sono abituato. Ma forse quest’estraneità è proprio ciò che permette alla sua vita di essere, e crescere come dicevo prima e, anche se la mia idea di familiarità è un pò stereotipata, reputo mi* papà il/la familiare migliore di tutt*.

2- Credi che vi sia una differenza di educazione, rispetto alla sfera affettiva, tra donne e uomini? E se sì, di che tipo?

Non essendo biologicamente donna, mi è pressoché impossibile dire qualcosa che abbia la benché minima rilevanza sull’educazione femminile nelle famiglie Italiane. Ma quel che penso è che, nella maggior parte dei casi, i bambini e le bambine, Italiani/e (dato che sono venuto a contatto praticamente solo con famiglie Italiane, e per famiglie intendo quelle in senso tradizionale ), ricevono un’educazione diversa in base al sesso biologico d’appartenenza, a mio parere proprio per ”tradizione”, più che per l’attitudine naturale dei/delle pargol*. Con questo non voglio dire che tutte le situazioni in Italia fanno differenziazioni nella maniera di educare i/le loro figli/e, in base al loro sesso biologico, semplicemente che sono la stragrande maggioranza a farlo! E che essendo a conoscenza del fatto che sia così, penso sia importante bersagliare e mettere sotto la lente d’ingrandimento il fatto che, perlomeno in Italia, i/le bambin* è difficilissimo non ricevano messaggi che gli indichino quali tipo di cose possono fare crescendo, e quelle che non sono proprio alla loro portata, o che è vergognoso e spregevole fare se non si è del ”sesso giusto”.

Oppure si considerano solo le Famiglie tradizionali-contaminate per buone, e la tua per sbagliata (cosa che a me è successa, e come me molt* altr*), tanto che ogni giorno, in televisione, si propone la famiglia esemplare nel programma fatto apposta per incollare gli occhi allo schermo, che da una parte mette in scena la contaminazione facendola passare per perfezione o normalità e dall’altra descrive tutte le altre possibilità come contaminazione o nemici da tenere lontano. Proprio al riguardo la mia esperienza può essere utile, dato che io ho ricevuto un’educazione molto diversa dagli altri bambini con i quali sono cresciuto, avendo due genitori che da sempre hanno preso parte a contestazioni contro l’assegnazione dei ruoli di genere. Ma anche con questa differenza di educazione, mi è bastato andare a scuola con dei bambini che, se avevo i pantaloni rosa, mi prendevano in giro, o che se li baciavo e abbracciavo, già a 6 anni avevano capito fosse sbagliato, o che avevano imparato a dire no, quando una bambina gli chiedeva di giocare a pallone con loro, o a farla giocare e prenderla in giro, per la sua presunta incompatibilità con quel gioco ed etc.. é bastato tutto questo per farmi dire, a già 7 anni, puttana alle altre bambine, o a passare il tempo a dire parole del tipo frocio, zoccola e a ridere a crepapelle del mio privilegio di bambino maschio, ovvero libero di insultare chiunque, con ridicole conseguenze (fuorché a casa dove ho pronunciato la parola frocio una sola volta in vita mia, e sono stato sgridato e messo in imbarazzo davanti agli amici di papà per il mio errore), godendo del privilegio di poter giocare a tutti i giochi che cazzo volevo, senza dover superare il pregiudizio di nessuno, ne men che mai il giudizio di nessuno!

Le differenze maggiori nell’educazione dei/delle bambin*, secondo me, rispecchiano il corso e l’evoluzione della ”tradizione” fino a oggi. A forza di violenze di genere, prevaricazioni e oppressioni, le assegnazioni dei ruoli di genere (che non dovrebbero proprio esistere), sono state, e vengono, assegnate in base al potenziale di prevaricazione futuro. E chi non si prospetta gran prevaricatore, deve subire il ruolo del/della prevaricat* per sempre ( e a subire questa prevaricazione sono nella società, dal momento in cui nascono, per tradizione, le bambine ).

3- Nei rapporti di amicizia pensi che il modo in cui si manifesta l’affetto verso l’altr@ cambi a seconda del sesso dell’amic@? Perché se due amici maschi si tengono per mano vengono insultati mentre se lo fanno due amiche è tollerato? Tra amici uomini si usano espressioni come “ti voglio bene”?

Sì, ne sono convinto. Credo che la strafottuta maggior parte degli uomini, al pensiero di due donne che fanno sesso, o si scambiano dimostrazioni di affetto (tipo darsi la mano), data la loro eterosessualità cieca, in fondo si eccitino dato che, per loro, è eccitante immaginare di partecipare a questi rapporti con più donne.

E credo anche che la donna sia spesso (quasi sempre), nell’immaginario della maggior parte delle persone (la maggior parte di tutti/e gli uomini e le donne del pianeta), identificata fra i due sessi, come quell* dei due capace di provare e dover dare affetto, proprio per il ruolo che gli uomini gli hanno costruito addosso a loro piacimento, per essere accuditi e coccolati quando ne hanno il bisogno, senza dover rendere quelle coccole indietro. E quindi non risulta poi così strano se una donna prova affetto anche nei confronti delle altre donne. Anche se persino ciò, che comunque è una cacata di meccanismo sessista, non mi sembra accadere molto spesso. E spessissimo, per quel poco che ho visto, capita che una donna, che semplicemente non fa differenza, o minimamente caso, a quale sia il sesso biologico delle/della persona/e, amica/che al quale si rivolge in maniera gentile, o dolce, o dalla quale è attratta e non si vergogna di mostrarlo, venga, da un bisbiglio (non saprei quante volte di un uomo e quante di donna) dietro le spalle di qualcun*, definita ”lella” o lesbica e per questo discriminata, sopratutto in Italia!

Sui rapporti di amicizia fra maschi biologici vado più sul sicuro, essendo nat* come ”uno di loro”, avendo vissuto i miei rapporti di amicizia infantili e adolescenziali in maniera più che tradizionale (purtroppo senza scelta fino ad una certa età e poi certamente complice ad un’altra)! E quello che ho sempre sentito in mezzo agli/alle (ma sopratutto agli) altr*, finché sono andat* a scuola, finché frequentavo le comitive di quartiere e finché ho sempre accettato le amicizie che mi capitavano senza fare nemmeno la minima selezione, è stato il senso di avere, tutto intorno, una costruzione che rappresentava il modo in cui mi sarei dovuto comportare e fino a dove mi sarei potuto spingere. Tanto che quando avevo 15 anni, durante un normale pomeriggio a casa mia con i 5 amici che vedevo tutti i giorni, gli ho detto ”Io vi amo proprio!”, e subito mi sono vergognat* moltissimo e come me gli altri, perchè non avevo rispettato quello che la società si aspettava e si aspetta da me e dai miei 5 amici. In particolare avevo pronunciato l’affetto che provavo, mandando in frantumi la virilità di tutti i presenti, oltre che la mia stesa virilità, simbolo del maschio-societario, che senza di essa, nella società, non vale un cazzo e non otterrà mai nulla. Oltre al fatto che si sa “gli uomini non devono provare affetto per altri uomini” che non sia il misero ”te vojo bene”, che è già una conquista recente, altrimenti rischiano di avvicinarsi al termine peggiore di tutti… ”Frocio”!

Il senso di vergogna che ho provato quel giorno, non proveniva da un insulto, ne da una risata, ma proprio dalla vergogna dei miei amici, perché avevo capito di aver fatto qualcosa che non andava fatto. Ma chi cazzo lo ha scritto!? E dove? Così vado a pisciarci sopra!! Io credo che sia scritto, come per le donne (con centomila handicap in più CHE CONOSCIAMO TUTTI BENISSIMO), nella società stessa, e nei ruoli che, con varie scuse, la società patriarcale ha disegnato per tutti noi (e sulle bocche di tutte le teste di cazzo che pronunciano la parola frocio ogni giorno!).

Perciò sì, credo che ci sia una differenza, ma che sia solo nel tipo di handicap, ma che siamo tutti danneggiati chi più chi meno: i nati biologicamente maschi di meno e non ho alcun dubbio a riguardo!

4- Sei mai stato discriminato per degli atteggiamenti affettivi considerati “poco virili”? Oppure hai assistito a discriminazioni di questo tipo? E se sì, qual è stata la tua reazione?

Discriminazioni di questo tipo NELLA CITTà IN CUI SONO NATO, E IN TUTTO IL RESTO DI QUESTO ”PAESE”, si vedono, e si sentono ogni giorno se cammini per più di 20 minuti in una strada abbastanza frequentata. Per non parlare dei miei compagni di classe, o i miei compagni di calcio, o quelli di nuoto, insomma tutti i gruppi che ho frequentato, a Roma, per fare un attività o per obbligo, utilizzano il termine frocio, o frasi tipo: ”je piace er cazzo” o ”lo pija ar culo”. E non c’è bisogno di spiegare che sono insulti discriminatori! Sono sicuro che l’omofobia esista ovunque, ma in Italia è una merda e non mi è ancora capitato di trovarmi in un posto dove sia peggio, ma neanche paragonabile (come per tutte le altre discriminazioni del resto).

Purtroppo mi risulta difficile fermarmi in mezzo al gruppo di teste di cazzo ogni 5 minuti. Ma se ce l’ho a tiro, o se la discriminazione sta avvenendo nei confronti di un* più debole, incapace di difendersi, la mia reazione è quella di dire agli automi, con un tono più che freddo, che mostri il muro che ho appena iniziato a costruire (ed ha praticamente già finito i lavori) fra me e lui/lei, che frocio è una discriminazione uguale a ”negro” e ”puttana”, per ottenere in cambio stupide giustificazioni tipo: ‘la natura dice che gli uomini devono andare con le donne.. Io la penso così’, ‘in fondo non sono offensivo se dico frocio fra i miei amici che froci non sono’, ‘frocio non è offensivo se non usato in modo offensivo’ e migliaia di stronzate senza senso su questa linea. Alla quale rispondo fino a quando non vedo la volontà di non capire, dove di solito concludo dicendo al/alla soggett* in questione, che per me è una testa di cazzo.

5- Ci sono degli argomenti aut in un’amicizia maschile? Oppure ci si racconta tranquillamente qualunque cosa si desideri?

Molti più d’uno, ovviamente dipende da quali uomini stanno conversando, ma posso garantire che, dalla mia esperienza, almeno il 90% di tutti gli uomini o ragazzi che ho conosciuto, se sentono un discorso che si avvicina anche lontanamente, o per un malinteso, ad un contatto fisico fra due maschi, hanno la stessa reazione, che non passa mai di moda: una semplice dimostrazione di disgusto, che può essere manifestata da un’espressione, da una parola tipo ‘che schifo!’, da un gesto di disgusto, o più semplicemente tutte e tre!

Quindi poi l’argomento diventa aut di conseguenza, per non correre il rischio di venire identificato come un succhiacazzi, o piàinculo!

6- Nei tuoi rapporti di coppia come tendi ad esprimere il tuo amore? Senti di farlo nel modo in cui vorresti o percepisci dei limiti?

Da un anno e mezzo non ho più rapporti di coppia, dopo aver avuto un fidanzamento di 6 mesi con una ragazza, mi sono lasciato con il fidanzamento! Io e la ragazza condividiamo ancora un amore profondo.

Limitato, secondo me, è il modo tradizionale di vivere i rapporti di amore, in cui c’è un regolamento, più o meno scritto, che regola la vita amorosa dei consociati. E quindi di conseguenza è limitata anche la relazione fra me e ogni forma di quel regolamento.

Il limite che sento più grande sta nel fatto che, la maggior parte delle persone, credono che il mio modo di pensare sia dovuto all’età che ho, e che di certo cambierò idea crescendo, se non per scelta, per necessità… Io so solo che sento un bisogno mortale e la necessità di incontrare persone diverse da loro!!

Purtroppo, un altro enorme limite viene dal fatto che, la stragrande maggior parte delle persone che ho conosciuto, non crede nell’esistenza di nulla di diverso dal ‘fidanzamento/rapporto di coppia serio’, ‘la scopata’, ‘la scopamica’ e al limite la ‘coppia aperta’ e quando spiego a loro come io vivo i rapporti d’amore (Tutti, Quindi in fondo tutti i rapporti.), loro cercano di collocare le mie parole nei loro schemini, invece di capire che è proprio da quegli schemini che voglio stare alla larga, e che le uniche cose che devono essere imparate a memoria e attuate con martellante costanza sono: Non mentirò, ne ometterò mai qualcosa di rilevante per un’altra persona e non cercherò di cambiare la decisione di un altra persona, per quanto dura possa essere.

Io l’amore lo esprimo con grande semplicità, quando mi relaziono a qualcuno con la quale ”mi sento al sicuro”, ho abbastanza informazioni per credere che lui/lei sia una persona che comprende il mio essere, lo sa rispettare e possibilmente lo condivide. In questo caso sono molto affettuos*, sono contentissim* quando rendo felice l’altr@ facilitando lo svolgimento di una qualsiasi cosa con il mio aiuto se mi è possibile, con dei lunghi massaggi, soffici grattini, umile e volenteroso sesso orale, una carezza, molte carezze, con lo sguardo, con le mie espressioni del viso, con l’interesse per ciò che è emotivamente importante per l’altr* persona in questione e di sicuro amando me stesso!

7- Amore, gelosia e possesso: come ti poni di fronte a ciascuno di essi? E che connessioni pensi intercorrano tra essi?

Mi è molto difficile trasformare in parole quel che penso di quest* tre sentimenti, come li vivo o li ho vissuti e come interagiscono o abbiano interagito fra di loro, data l’enormità di cose che si potrebbero dire a riguardo, per non essersi comunque riusciti a spiegare abbastanza bene.

Un paio d’anni fa, durante un rapporto monagamo, d’amore folle, possessione e gelosia, che durava da sei mesi, ho iniziato a rendermi conto che, fin da quando ero piccolissimo, fino ad allora non facevo altro che ripetermi continuamente ”non sono solo!”, con un tono di voce abbastanza basso e abbastanza nel profondo dentro di me da non sentirmi, e facendo tutto quello che era nelle mie forze per far si che io non avessi mai dubbi a riguardo, manovrato di nascosto da qualche postazione di comando dentro di me, nel profondo. Ho iniziato a nuotare nella merda, e ci nuoto ancora, senza la minima idea di dove cazzo andare, ma sapendo solo che l’unica possibilità era, ed è, continuare a dare bracciate.

Quel che posso dire personalmente sull’amore è che io lo identifico in una sensazione che tutt* proviamo, o abbiamo provato, la sensazione di non essere sol*, che fa sentire calore e allontana il vuoto dal quale noi tutt* siamo circondat*. L’amore, secondo me, è molto meglio del vuoto, ma credo che il vuoto esista e mi circondi sempre, anche mentre amo o sono amat*. Secondo me è meraviglioso sentire calore nel vuoto. Spessissimo mi manca questo calore, sento un freddo della madonna, e sono sempre nel vuoto: intorno ho costruzioni fatte di ferro, ho terra, aria, atomi, spazio, pianeti, stelle, altri/altre esser* viventi e ogni cosa. A complicare le cose c’è il fatto che, la maggior parte degli/delle esser* viventi, hanno appreso (per vari motivi soltanto ipotizzabili, e per altri certi: tipo che agli uomini, da tempo ufficiali e unici detentori del potere di prendere delle decisioni su come gli/le altr*, ma sopratutto le altre, dovessero comportarsi. Unici detentori del potere dell’oppressione, che conferisce la libertà di decidere i ruoli che gli/le altr*, ma sopratutto le altre, dovranno interpretare per poter avere accesso ad un pò di amore. O per non avere accesso all’odio.) che esiste solo qualche maniera possibile in cui scambiarsi amore, e chiamano queste maniere ‘normali’. E io sento che vorrei e potrei amare chiunque. Ma ho capito che nella maggior parte dei rapporti ‘normali’, con uno/una qualsiasi di questi/e, verrei mess* di fronte ad un contratto che specifica a caratteri cubitali: IN CAMBIO DEL MIO AMORE, TU SCEGLI DI DONARE PARTE DELLA TUA LIBERTà, E IO CON TE, IN MODO DA NON RISCHIARE DI SOFFRIRE MAI PIù. E NON FARCI MAI SOFFRIRE A VICENDA, SARà LA REGOLA PIù IMPORTANTE, E LA DIMOSTRAZIONE D’AMORE PIù GRANDE. Ecco, per me un problema enorme è proprio questo! Avere così tante persone ‘normali’ intorno, che nascondono gli/le ‘Anormali’ come me, o provano a contagiarl* con false promesse di felicità perenne e contratti già stilati, pronti solo alla firma.

Credo di aver provato Gelosia durante l’unico rapporto di coppia monogama che ho avuto. Adesso le emozioni che provo, quando una persona che amo fa delle scelte che espongono il nostro rapporto al rischio di cambiare da com’è, o da come io vorrei che fosse, per la maggior parte sono spiacevoli, provo dolore, a volte paura, posso provare ansia, depressione o desiderio di morte. Posso pensare che la scelta che la persona faccia le farà del male, non sia la scelta giusta o sia un grosso errore, oppure posso provare comunque gioia nel dolore sapendo che lui/lei sta facendo qualcosa di fichissimo, o che lo/la rende felice, o che vuole fare e sta facendo fottendosene di quel che sarebbe ‘normale’ o ‘consigliabile’ fare, ma in ognuno di questi casi, quel che io provo, non c’entra un cazzo con la scelta che l’altra persona sta facendo, o ha fatto! Perché, per quanto ci possiamo amare, siamo due individu* divers*, non diventeremo mai lo/la stess*, non esiste la fusione, e se esistesse non la utilizzerei. Quindi la cosa peggiore che posso fare è essere un ostacolo (ulteriore) per la persona che dico di amare. Gelosia per me è solo un termine che descrive e giustifica i capricci, degli egoisti, o spiega le mille emozioni di chi ha potuto imparare solo quel termine (perché quello gli hanno insegnato a schiaffi, morali O FISICI).

La sensazione di possesso di un’altra persona l’ho provata sempre durante il mio rapporto monogamo di 6 mesi, quando entrambi avevamo firmato il contratto, e ci eravamo venduti l’un* all’altra. E averlo vissuto mi ha confermato che è un escamotage per eliminare, dentro se stess*, il pensiero che qualcosa possa uscire dai binari, che vorrei seguisse, dal momento in cui lo/la possiedi, ormai ha firmato il contratto..! Per me la possessione dell’altr* persona è l’espressione del capriccio merdoso. Firmare il contratto incatena, Non libera. Possedere se stessi, il proprio dolore, saperlo vivere ‘continuando a battere come un martello’ (cit. Metric: Help I’m alive), libera! noi e gli/le altr*

8- Il sesso è uno degli argomenti più abusati eppure più censurati nelle conversazioni tra amic@ e collegh@. Dalle tue esperienze cosa pensi si possa e cosa si debba evitare di dire su questo argomento? Vi sono dei limiti che non dovrebbero essere superati per non essere discriminat@ in quanto “uomini”?

Non mi sono mai sentit* discriminat* in quanto uomo biologico, non credo esista questo tipo di discriminazione, mi sono sentit* discriminat* perchè non ero abbastanza uomo al limite.

Parlando di sesso, come di qualsiasi altro argomento, è disgustoso sentire espressioni rivolte ad offendere e/o umiliare un/una persona e attualmente le espressioni disgustose, sono rivolte praticamente solo alle donne. Gli uomini non hanno sofferto le pene di venire chiamati ”mignotti, affamati di fica, luridi maiali, porci, cani, zoccoli, troii, puttani, c’ha sempre le gambe aperte” con lo stesso accento di disgusto, e sporcizia che invece patiscono le donne in infiniti discorsi sul sesso, condotti da teste di cazzo, facce di merda!

9- Hai, o hai intenzione di avere dei/lle figl@? Che tipo di educazione affettiva pensi di trasmettergli?

Per fortuna non ho già avuto figli/e e credo di non volerne proprio.

Non ho la minima idea di che educazione affettiva potrei dare ad un/una bambin*, non so neanche come educare me stess*. Quel che credo fermamente è che, se mai dovesse accadermi di avere un* figli*, tutto verrebbe dopo di lei/lui, non invadendo mai il suo spazio, per lasciargli creare la sua autonomia e l’individu* che vorrà essere.

10- L’ultima domanda la dedichiamo al futuro. Cosa cambieresti dell’educazione affettiva tradizionale, se ne avessi la possibilità?

L’educazione tradizionale (affettiva e non) mi fa cacare! Credo che molto spesso, anche chi non riceve un’educazione tradizionale dai suoi/dalle sue genitori/genitrici, venga educat* ‘alla tradizione’ dal mondo circostante. Io non ho ricevuto un’educazione tradizionale dai miei genitori/dalle mie genitrici, però sono poi stato nella pratica educat* in maniera tradizionale, da tutti gli ambienti che ho frequentato a Roma: scuola elementare, calcetto, scuola media, centri estivi, oratorio, gruppetto di amici/amiche. E mi ricordo, pensando a quando ero più piccol*, che quel tipo di educazione mi venne impartito ed imposto per plasmarmi a suon di umiliazioni, perché andavo in classe con i pantaloni strappati, o rosa, esclusioni e discriminazioni dai vari giochi, perché ero un bambin* divers* e veniva naturale allontanarmi e così via. Inoltre vedo il prodotto della maggior parte di quest* genitori/genitrici che tramandano l’educazione tradizionale, continuando a tramandare le schifezze delle società passate e di quella attuale, e mi fa schifo.

Perciò, mi ripeto, Odio la tradizione, non so cosa cambierei nel metodo di educazione da parte dei genitori/delle genitrici, ai/alle proprie figl*, probabilmente cambierei i/le genitori/genitrici, dato che sono troppe le cose che dovrebbero essere diverse nel modo di educare i/le propri figl* attualmente. La prima cosa in assoluto che, secondo me, deve essere differente sono i/le genitori/genitrici stess*, per poter essere per le loro proli. A un certo punto i/le figli/figlie hanno bisogno che il/la genitore/genitrice, sia. E se questi genitori/genitrici sono l’incarnazione della tradizione (quindi della discriminazione e della violenza di genere, del razzismo, dell’omofobia e della paura del diverso, della paura della solitudine, dell’incapacità a controllarsi, del disinteresse per i problemi altrui, dei ruoli di genere e la maggior parte delle cacate che si tramandano per tradizione, di generazione in generazione) anche i/le loro figl* saranno tutte queste cose orribili.

A sto punto, per il bene degli/delle altr* e dei/delle figli* stess*, meglio lasciar perdere. In fondo l’estinzione non è poi un male così grande. Molto peggio l’esistenza così (poi vabbè, se si guarda solo il solito proprio orticello fottuto, l’esistenza così non è tanto male… allora però stacce/statece nell’orticello!).

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