Alessio: intervista sull’educazione affettiva maschile

Eccovi la terza intervista inviatami da Alessio. Buona Lettura!

1- Il primo rapporto che costruiamo è quello con i nostri genitori. Che tipo di rapporto avevi/hai con loro? O meglio, come veniva/viene gestita ed espressa l’affettuosità nella tua famiglia?

Premetto che ho vissuto sin da piccolissimo con i miei nonni, e checchè ne dica la gente non è la stessa cosa di avere accanto tua madre e tuo padre, non fosse altro per un fatto generazionale, cosa per niente trascurabile. Fortunatamente ho potuto vivere in una situazione relativamente tranquilla, ma come scrivevo sopra anche questo stacco generazionale comprende una diverso rapporto, anche affettivo, tra il bambino e i suoi genitori: carezze, baci e abbracci non sono stati molto frequenti, ma credo che l’affettuosità non debba avere per forza una forma codificata. Posso considerare affettuosi anche una parola, un insegnamento, un esempio. Naturalmente non è un sostitutivo di manifestazioni più concrete, ma ripeto, l’affettuosità non va categorizzata in un’etichetta, che rischia alla fine di essere vuota.

2- Credi che vi sia una differenza di educazione, rispetto alla sfera affettiva, tra donne e uomini? E se sì, di che tipo?

Purtroppo sì, e dico purtroppo perchè è questo il fardello e l’origine di gran parte delle discriminazioni di genere che ci portiamo dietro da troppi anni ormai. Percorsi educativi stereotipati hanno contribuito ad aumentare il divario sociale, economico, ma direi proprio esistenziale, tra uomo e donna. Il maschio forte, la donna virtuosa, e tutti questi Tipi…veramente uno dei peggiori e dannosi equivoci culturali che ci si pone davanti agli occhi. Tutto questo si rispecchia di conseguenza nel modo in cui si dimostrano sentimenti d’affetto e d’amore. Un modello che andrebbe ripensato, tenendo sempre in considerazione, aldilà delle evidenti differenze biologiche, che si parla sempre di una Persona, prima che di un uomo o di una donna, e ogni individuo a diritto a scegliersi, secondo coscienza, il proprio percorso.

3- Nei rapporti di amicizia pensi che il modo in cui si manifesta l’affetto verso l’altr@ cambi a seconda del sesso dell’amic@? Perché se due amici maschi si tengono per mano vengono insultati mentre se lo fanno due amiche è tollerato? Tra amici uomini si usano espressioni come “ti voglio bene”?

Cambia eccome: qui mi espongo personalmente ancora di più di quanto non abbia fatto nelle altre due domande. Parto dal presupposto, sicuramente datato e frutto di pregiudizio, che è veramente difficile che nasca e si sviluppi un’amicizia tra uomo e donna. Parlo per esperienza personale. Sul diverso modo di esprimere l’affettività tra uomini e donne in contesto d’amicizia anche qui molto è dovuto a quelle ammuffite categorie culturali, che quasi come etichette di comportamento dicono cosa sia conveniente o sconveniente fare. Personalmente, non mi abbandono a slanci d’affetto particolari, ma quello è dovuto in gran parte alla mia introversione!

4- Sei mai stato discriminato per degli atteggiamenti affettivi considerati “poco virili”? Oppure hai assistito a discriminazioni di questo tipo? E se sì, qual è stata la tua reazione?

No, fortunatamente non ho subito discriminazioni di questo tipo, e devo dire che se succedesse, o mi capitasse di assistere a scene del genere, me incazzarei lievemente. Ma probabilmente non farei nulla perchè sono fondamentalmente uno che ha paura di prenderle, in ogni situazione.

5- Ci sono degli argomenti out in un’amicizia maschile? Oppure ci si racconta tranquillamente qualunque cosa si desideri?

Anche qui, partendo dalla mia esperienza personale, ho la fortuna di conoscere ed essere amico di persone veramente maiuscole, e devo dire che i tabù, tranne rare eccezioni dovute a pudori, introversioni, sono assenti. Purtroppo per la media comune credo che sia il contrario.

6- Nei tuoi rapporti di coppia come tendi ad esprimere il tuo amore? Senti di farlo nel modo in cui vorresti o percepisci dei limiti?

Allora, qui si rischia il poema…:) Cercando di essere il meno evasivo possibile…no, i limiti ci sono, eccome. Non sono per nulla soddisfatto, sia guardando al passato che al presente. E la cosa mi ha creato non pochi problemi.

7- Amore, gelosia e possesso: come ti poni di fronte a ciascuno di essi? E che connessioni pensi intercorrano tra essi?

Il possesso è una categoria malefica, la categoria borghese per eccellenza, non appartiene alla mia storia, al modo in cui sono cresciuto. La gelosia invece va rivalutata, è un sentimento umano, come l’odio, la rabbia…soprattutto la gelosia per se stessi, va riscoperta. Sull’amore taccio perchè “su ciò di cui non si può parlare bisogna tacere”. L’amore è azione, non concetto.

8- Il sesso è uno degli argomenti più abusati eppure più censurati nelle conversazioni tra amic@ e collegh@. Dalle tue esperienze cosa pensi si possa e cosa si debba evitare di dire su questo argomento? Vi sono dei limiti che non dovrebbero essere superati per non essere discriminat@ in quanto “uomini”?

I tabù sono negativi, in ogni circostanza. E sono sinonimo di chiusura intellettuale ed emotiva. I tabù sessuali non credo abbiano più ragione di esistere: abbiamo buttato bombe atomiche, sterminato popolazioni, violentato la natura…Perchè dovrei avere dei tabù sulle mie fantasie erotiche, sul modo in cui faccio sesso…Personalmente, l’unico limite è una forte introversione e l’essere molto geloso di me stesso.

9- Hai o hai intenzione di avere dei/lle figl@? Che tipo di educazione affettiva pensi di trasmettergli?

Sì, e anche piuttosto convinto. Non voglio credere che avere un figlio sia la tomba delle passioni, degli entusiasmi, della libertà fisica e spirituale. Un’altra grande mistificazione moderna: se fai un figlio la tua vita finisce. Si tratta invece di uno dei gesti di libertà più forti che l’uomo possa conoscere, è un appello alla libertà della persona che decidi di mettere al mondo, facendogli prendere tutto il pacchetto, tutto il dolore e la magnificenza allo stesso tempo dell’esistenza. Sull’educazione da trasmettergli, educazione è sempre un termine molto pericoloso…che può significare unidirezionalità, preconcetto…la vita non si educa, si fa.

10- L’ultima domanda la dedichiamo al futuro. Cosa cambieresti dell’educazione tradizionale, rispetto al lato affettivo, se ne avessi la possibilità? 

Se shakeri le nove domande precedenti capisci, vagamente, come dovrebbero essere le cose secondo me. 🙂 Però, ripeto, l’educazione è un campo minato:non sono del tutto convinto di uno spontaneismo educativo, e in più larga misura sociale, affettivo…ma è evidente che tutto il sistema va ripensato, tenendo conto dell’individuo, delle sue potenzialità, e della libertà che è dentro e fuori di lui.

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