L’omofobia al Vomero

E’ di ieri la notizia di alcuni volantini omofobi distribuiti al Vomero, per chi non lo sapesse, la zona “alta” di Napoli. La denuncia arriva dal consigliere alle Pari Opportunità che, insieme al sindaco di Napoli, viene citato nel testo con l’accusa di affittare luoghi storici della città in cambio dei soldi e dei voti della comunità lgbt.

Il motivo di questo volantino, distribuito in forma anonima a fine agosto, è quello di tentare di boicottare un party organizzato il 31 agosto a Castel Sant’Elmo dalla Novilunio srl (gruppo Criminal Candy). Nel volantino si legge:

“I cittadini devono sapere…  Castel Sant’Elmo diventerà una discoteca per un’altra serata disco… Serate nelle quali come sempre uomini e ragazzini si apparteranno in ogni dove per fare sesso e sesso di gruppo… Sarà utilizzato così il castello più antico e importante che domina la città”. 

In poche righe non solo si fa propaganda omofoba ma, con quel “ragazzini”, si cerca, ancora una volta, di far passare il connubio omosessualità-pedofilia che non esiste. Ma non finisce qui, perchè oltre al sesso di gruppo, espressione usata in modo dispregiativo, dato che secondo la buon costume le orge le fanno solo i/le depravati, si accenna anche alle pratiche sadomaso per rafforzare, come se ce ne fosse stato il bisogno, l’idea di depravazione generale.

Quindi, ricapitolando, tra sesso assicurato, orge megagalattiche, slave e master, questa serata sembrerebbe perfetta per me… peccato che non sono uomo. A parte l’ironia, l’omofobia a Napoli è un problema e nessun@ può negarlo, lo è come nell’intero paese in cui viviamo dato che la cultura imperante non accenna a cambiare. Quello che si leggere in questo volantino, l’insieme di tutti questi luoghi comuni e clichè, è inutile negarcelo, è ben radicato nella mentalità dei/lle più, anche se in modi differenti.

C’è chi è omofobo, chi si dichiara non omofobo ma poi ti dice che certe cose mica le puoi fare per strada, c’è l’omofobo gay che insulta l’amico gay perché per lui è troppo “checca”, c’è chi ti dice che adora i gay perché “sono tutt@ simpatici” e chi li difende perché “non è colpa loro se gli piace il cazzo”, c’è il compagno antisessista che commenta il tuo amico gay dicendo “questi si comportano così solo qui, ma vedi se lo fanno altrove” riferendosi al suo modo di esprimersi troppo “gaio” per i suoi gusti, atteggiamento che, a suo dire, assumerebbe solo perchè in luogo lgbtiq, quindi sicuro”… e dopo tante altre tipologie di “finti non omofobi” o “non omofobi con qualche premessa”, che potrei continuare ad elencare, ci sono le persone che se ne sbattono di cosa ti piace e lottano affinchè ognun@ possa scopare come e con chi le/gli gusta.

Questo volantino, però, tra le tante cose mi riporta ad un discorso che avevo iniziato dopo l’ultimo Pride a Napoli, ovvero il rapporto tra capitalismo e lotte lgbtiq. Sinceramente non ho nulla contro chi organizza queste feste, anzi, ma penso che quello a cui dovremmo puntare è un sesso libero anche da questi luoghi. I secret party, i gay party, le serate lelle e quello che volete vanno bene, benissimo, ma personalmente io vorrei molto altro. Vorrei poter uscire da questi luoghi, che sono dei ghetti se diventano gli “unici luoghi in cui sentirsi sicur@”, e andare dove voglio, in un locale qualsiasi e sentirmi sicura di appartarmi con chi desidero senza la paura di poter subire ritorsioni fisiche o verbali.

Lo so, la nostra cultura è molto lontana dal permettere questo, e so che all’inizio, quando poche persone sanno che sei gay o lesbica, vai alla ricerca di un luogo, di un gruppo di persone, che vivono o hanno vissuto quello che tu stai provando. In poche parole, che ti capiscano. E so anche che tutto ciò è rassicurante e infatti non metto in dubbio la necessità di questi luoghi, ma mi chiedo se è possibile allargare la lotta affinché questi luoghi non abbiano più motivo di esistere, affinché la sicurezza venga dalla cultura e non da quattro mura dove, per giunta, troppe volte si accede attraverso un pagamento all’ingresso che crea discrimine tra i discriminati, che divide per classe chi dovrebbe unirsi e lottare insieme. Per questo e tanti altri motivi credo sia indispensabile declinare tutte le lotte, quindi anche quelle lgbtiq, in modo intersezionale considerando la classe e l’etnia, oltre rispetto ai pilastri che non smetterò mai di ribadire: antifascismo, antirazzismo, antisessismo e antispecismo.

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4 risposte a L’omofobia al Vomero

  1. IDA ha detto:

    Ritengo che ci sia una certa differenza tra pregiudizio, e omofobia.. in quanto il pregiudizio è inconsapevole, cioè basa le sue convinzioni sui luoghi comuni, o scarsità di dati e argomentazioni. Quindi è una questione culturale…. L’omofobia, è consapevolezza, e si basa sull’odio, creato dalla loro insicurezza, dalla paura e da ciò che non si capisce o che è diverso da loro.. Ecco, l’omofobia fa paura, io ne ho paura, certo non voglio nessuna forma di repressione, ritengo che sia un diritto essere anche omofobo. Ma devono essere resi innocui, inoffensivi.. Come? Anche in questo caso con la cultura….
    In riferimento al tuo post sulla “depravazione”, sono totalmente d’accordo con te! Da considerare che Sigmund Freud, anche un semplice fellatio lo considerava una depravazione, in quanto, una deviazione dall’oggetto sessuale vero e proprio. Ma Freud aveva studiato medicina nel 1800, in cui il fellatio era un tabù.
    Il sesso è la cosa più bella che ci sia, e con questo, intendo il diritto per ogni individuo di disporre pienamente della propria vita sessuale e sentimentale in base alle proprie inclinazioni e scelte. La propria vita sessuale, ovviamente, non quella altrui che appartiene all’altro e non può essere violata da nessuno. Il sesso se praticato da persone consapevoli, non ha depravazione.. è solo amore e piacere.. Fin da bambina, sono stata attratta da ragazze, e ho avuto storie con donne, ma non mi sono mai considerata “lesbica”. Ho due figli, e ho convissuto con il padre dei miei figli per 20 anni, e non mi sono mai considerata “eterosessuale” e nemmeno “bisessuale”, perché (bi=2) è già mettere un limite, e non voglio limiti e non voglio etichette… Alcune donne, considerano il fellatio un regalo al proprio compagno.. ecco, io non faccio regali, (Fellatio si! Regali no!) Ma solo scambi paritari..
    Ciao e scusa se sono stata troppo prolissa..

    • vaviriot ha detto:

      Cerco di risponderti con ordine =)
      Per me l’omofobia e il pregiudizio, seppur distinti, agiscono in sinergia dato che il primo è alimentato dal secondo, ed entrambe hanno come radice l’ignoranza che poi genera l’odio. Il diverso, ciò che non si conosce perchè non si vuole conoscere, ci ha sempre fatto timore, infatti tutto ciò che è altro dall’uomo bianco/etero/occidentale/ricco è soggetto a discriminazione, in primis noi donne. Come te credo che il cambio culturale sia l’unica arma/reale soluzione che abbiamo, ma ci tengo a precisare che non considero censori chi lotta affinchè non si commetta apologia di omofobia, cosa che vale anche per il fascismo, razzismo, sessismo, specismo ed etc. anche perchè queste ideologie sono largamente e profondamente, aggiungerei anche ampiamente, diffuse e radicate nella nostra società, anche se in più occasioni ho precisato che alla censura io preferisco la sovversione/smascheramento dei contenuti proposti.

      Per la questione delle etichette mi trovi d’accordo, tanto che io abbraccio la teoria queer anche se la questione è assai complessa, perchè se è vero che le etichette sono limitanti è vero anche che oggi sono ancora necessarie… dichiararsi lesbica oggi è ancora importante seppur limitante, come definirsi trans, ma anche donna… ma poi bisognerebbe chiedersi, che significano queste definizioni? Possiamo allargarne i confini? renderle definizioni aperte? In continuo cambiamento? Penso che sul linguaggio ci siano tante cose da fare, ma ora come ora trovo difficile anche il solo parlare di linguaggio sessista dato che molt@ continuano a negarne l’esistenza… in poche parole, teoricamente io punterei a delle definizioni/non definizioni ma praticamente sono obbligata ancora a rivendicarmi il termine donna/lesbica seppur con un lavoro di decostruzione/inclusione/allargamento dei confini. Non so se si è capito quello che intendo XXD

  2. IDA ha detto:

    Ti devo dire che io ignoravo il significato di Queer.. e sono andata a vedere su Wiki, e mi sono accorta (per quello che ho potuto capire) di essere sempre stata queer senza saperlo.. … Quello che mi viene da pensare adesso e che quando avevo vent’anni, ho l’impressione che c’era più tolleranza sessuale e quindi libertà di ora… o forse è solo una questione di età.. come mi è stato fatto notare più di una volta: “Certe cose si dicono o si fanno a vent’anni, a 50 no!” Come? Fatemi capire.. a 50 anni non si scopa più?? Io non so loro, ma per me il desiderio non è cambiato….

    • vaviriot ha detto:

      dato che la sessualità della donna è sempre stata repressa, ma anche elevata se finalizzata alla procreazione, una volta che lo hai fatto puoi anche chiudere le cosce… il sesso per piacere è un concetto che a noi donne non è concesso. A questo aggiungiamoci anche il fatto che quando si parla di sesso se ne parla sempre da un punto di vista maschile.. l’immaginario che ci proiettiamo nella mente è maschile e gli uomini chi desiderano?? le giovanissime.. ecco perchè a 50 anni non dovresti più fare sesso, perchè, secondo l’immaginario maschile più diffuso, sono oggetti sessuali solo le donne fino ai 40. Dopo devi esser madre oppure sei una fallita. Infine, ciliegina sulla torta, una madre non scopa, a prescindere.. è quasi una santa =D
      Ma noi ce ne sbattiamo dei ruoli e dell’immaginari da porno maschilisti e scopiamo finché il corpo regge =D

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