Lorenzo: intervista sull’educazione affettiva maschile

Eccovi la seconda intervista (se vuoi partecipare leggi qui) fatta a Lorenzo. Buona Lettura!

1- Il primo rapporto che costruiamo è quello con i nostri genitori. Che tipo di rapporto avevi/hai con loro? O meglio, come veniva/viene gestita ed espressa l’affettuosità nella tua famiglia?

I miei genitori si sono separati quando avevo sette anni circa, e prima ho ancora il ricordo delle loro litigate e delle botte e degli oggetti che volavano. Il rapporto con loro quindi è stato rapidamente separato in due storie diverse. Non ho praticamente ricordi di una “affettuosità nella mia famiglia”, se non nelle unità allargate con le quali avevo rapporti perché la famiglia di mio padre viveva in uno stesso palazzo. Le cose felici della mia infanzia affettiva riguardano un nonno, degli zii: non i miei genitori.

Con mio padre gli anni dell’infanzia sono trascorsi in visite saltuarie legate soprattutto ai weekend e alle vacanze. Non ha mai seriamente tentato di “darmi un’educazione”, limitandosi a commentare le mie scelte e a finanziarle nella misura in cui le riteneva non scelte soprattutto da mia madre. Mia madre mi ha cresciuto in maniera iperprotettiva e insegnandomi una grande circospezione nella gestione degli affetti, nell’apertura sentimentale al mondo e agli altri.
Il risultato è stato che, dopo molti anni, ho dovuto impostare il rapporto con loro su basi nuove che non mi costassero dolore e fatica. Con mio padre il rapporto è, anche affettivamente, “commerciale”: se lui mi da’ qualcosa allora gliene do’ anche io, altrimenti niente. A me questa cosa sta benissimo, e vedo che con i nipoti (i miei figli) si comporta molto meglio che con me. Mi sta bene così.

Per quanto riguarda mia madre, ho dovuto ricorrere a un percorso di analisi perché la mia vita sentimentale era sostanzialmente irrealizzata e irrealizzabile, e quindi ho dovuto da solo riappropriarmi degli strumenti indispensabili a gestire un rapporto sentimentale col prossimo. Ovviamente questo ha portato numerose e dolorose “rese dei conti” con lei, che hanno sovvertito il rapporto rendendomi evidentemente il soggetto “forte”, cioè quello al quale rapportarsi, da parte sua, con le modalità della pena e del ricatto. Comunque anche in questo caso una certa stabilità l’ho ottenuta, anche se il suo comportamento instabile – dovuto anche al naufragare completo della sua vita sentimentale – minaccia continuamente il rapporto tra me e lei, e le altre persone del mio nucleo familiare (i miei figli e mia moglie).

2- Credi che vi sia una differenza di educazione, rispetto alla sfera affettiva, tra donne e uomini? E se sì, di che tipo?

La differenza c’è sicuramente, ma non è facile separare ciò che ha una matrice culturale da ciò che invece dipende dal proprio corpo – e quanto dallo “scontro” di queste due forze. Che le donne e gli uomini siano educati differentemente, nelle loro modalità affettive, è lampante; che questa educazione abbia un ruolo fondamentale se e quando a loro volta i due diventano genitori, è altrettanto lampante.

Le differenze, nel caso dell’affettività, sono ovunque: nell’espressione dell’affettività, nel manifestarne la presenza, nello scinderla o no dall’aspetto sessuale, nel “gestirla” quotidianamente. Sono tutte differenze imparate nel corpo e nel linguaggio dall’interazione con gli altri e con la cultura nella quale si nasce.

3- Nei rapporti di amicizia pensi che il modo in cui si manifesta l’affetto verso l’altr@ cambi a seconda del sesso dell’amic@? Perché se due amici maschi si tengono per mano vengono insultati mentre se lo fanno due amiche è tollerato? Tra amici uomini si usano espressioni come “ti voglio bene”?

Sì, credo che cambi, e più che altro sono cambiamenti dovuti a un implicito sessismo sociale, che prescrive l’affettività espressa tra maschi etero alle formule di apprezzamento e/o di virilità, ma non di affetto, in quanto passibile di fraintendimento omosessuale. E che, per l’amicizia tra uomo e donna etero, prescrive una sorta di fastidiosa falsariga di attrazione/corteggiamento molto complicata da eliminare. E’ comunque difficilissimo rompere barriere convenzionali nei rapporti di amicizia tra sessi diversi, e a me è capitato raramente e, tranne una eccezione, sempre grazie a lotte politiche comuni, che hanno distrutto quelle convenzioni nel linguaggio e nella pratica di contatto tra i corpi.

Tra uomini di solito non si usano espressioni del genere, non mi è mai capitato di sentirle (a parte il caso di parenti), e anzi fanno parte del mio “bagaglio” antisessista come strumenti per verificare la tenuta delle mie amicizie maschili. Per ora l’ho detto a due amici etero maschi e m’è andata bene – anzi, con uno arriviamo a dirci “ti amo” anche in circostanze pubbliche 😀

4- Sei mai stato discriminato per degli atteggiamenti affettivi considerati “poco virili”? Oppure hai assistito a discriminazioni di questo tipo? E se sì, qual è stata la tua reazione?

Sì, e sempre in casi nei quali donne avevano mostrato un evidente interesse per me. La mia mancata reazione piacevole, o anzi un malcelato disagio, hanno spesso causato in altri maschi etero presenti commenti di scherno o di discriminazione – anche il classico “ma che sei frocio?”. La mia reazione è stato di allargare il disinteresse anche a loro.

5- Ci sono degli argomenti aut in un’amicizia maschile? Oppure ci si racconta tranquillamente qualunque cosa si desideri?

Non ce ne sono, ma il “patto” dev’essere esplicito e le regole rispettate, o in genere si è considerati “traditori” di qualcosa. Se, per esempio, abbiamo deciso anche implicitamente di NON parlare del sesso con le nostre partner, allora non ne parliamo MAI (neanche in caso di problemi); se invece abbiamo deciso di dirci tutto, ogni mancato “particolare” può essere preso a “tradimento” dell’amicizia. Queste le mie esperienze.

6- Nei tuoi rapporti di coppia come tendi ad esprimere il tuo amore? Senti di farlo nel modo in cui vorresti o percepisci dei limiti?

Il problema sta in che vuol dire “esprimere il tuo amore”. Non sento altri limiti che quelli imposti dalla presenza di un’altra persona, la mia partner appunto. Non li considererei limiti – anche se posso accettare di definire questa mia visione del rapporto molto “difensiva”.

7- Amore, gelosia e possesso: come ti poni di fronte a ciascuno di essi? E che connessioni pensi intercorrano tra essi?

Ho imparato il valore dell’espressione dell’amore, anche se non corrisposto o non “gradito”. Quindi in genere sono estremamente tollerante, nel rispetto dell’altrui affettività e fisicità: se una persona, di qualunque sesso o genere, mi manifesta un forte sentimento lo accetto sempre senza opporre resistenze, perché concedo all’altro la stessa libertà che vorrei per le mie espressioni. Però capisco che spesso questo modo di fare può causare fraintendimenti anche spiacevoli.

Detesto la gelosia, sia quando mi capita di provarne (capita anche con gli amici, con gli oggetti…) che di subirla, e non concepisco alcun rapporto umano in genere come “possesso”. Trovo la gelosia un sentimento abbastanza inevitabile, in certi casi – non perché innato, ma sempre perché ancora si cresce in un ambiente culturale che informa alla pratica del possesso molti rapporti umani – ma cerco comunque di neutralizzarne le espressioni e gli affetti, in quanto lo trovo un sentimento del tutto sterile. Non porta mai a qualcosa di buono, complessivamente.

8- Il sesso è uno degli argomenti più abusati eppure più censurati nelle conversazioni tra amic@ e collegh@. Dalle tue esperienze cosa pensi si possa e cosa si debba evitare di dire su questo argomento? Vi sono dei limiti che non dovrebbero essere superati per non essere discriminat@ in quanto “uomini”?

Non penso si debba, a priori, “evitare di dire” nulla; però posso comprendere che ci siano circostanze, situazioni e persone che rendono la conversazione riguardo il sesso più facile o meno facile. I limiti che immagino sono appunto quelli posti dalla situazione, quale che sia. La discriminazione sta appunto nell’atteggiamento delle persone nei confronti di altre persone o di particolari espressioni di sé o dell’altro.
Il caso più tipico è come parlano di sesso i maschi etero da soli – tra altri maschi etero – oppure in presenza di donne etero. Nel primo caso si aderisce spesso al modello convenzionale della vanità, della complicità sessista, della svalutazione complessiva degli esemplari reali del sesso opposto in quanto mai aderenti al proprio desiderio. Nel secondo caso, il dialogo prende la forma di uno scontro su luoghi comuni o su una adesione falsa e/o ipocrita alle convenzioni sociali della media donna etero. E’ molto difficile sfuggire a questi tre stereotipi.

9- Hai o hai intenzione di avere dei/lle figl@? Che tipo di educazione affettiva pensi di trasmettergli?

Ho due figli. Cerco di insegnare loro a non reprimere nessuna manifestazione affettiva e a saperla gestire nel modo meno offensivo e più appagante per sé e per gli altri. Il tutto improntato a un antirazzismo e antisessismo di fondo, lavorando però in un contesto sociale e culturale che, ancora, razzista e sessista lo è. Questo significa prima di tutto abituarli al fatto che l’espressione dei propri sentimenti è – purtroppo, ancora – un gesto in sé “rivoluzionario”. E che quindi per quei gesti saranno più spesso biasimati che apprezzati, inevitabilmente.

10- L’ultima domanda la dedichiamo al futuro. Cosa cambieresti dell’educazione tradizionale, rispetto al lato affettivo, se ne avessi la possibilità?

Dal punto di vista istituzionale trovo urgentissima e non più rimandabile l’educazione sessuale nelle scuole dell’obbligo di ogni ordine e grado. La trovo una misura necessaria anche a forzare nella famiglia tradizionale l’ingresso di temi e problemi che esistono ma che ancora sono tabù “in casa” – e quindi vengono vissuti e risolti altrove, da soli, da bambin* e ragazz* ingenu*, non pront*, facilmente ingannabil* o violentabil* in ogni modo. Ne avessi la possibilità, introdurrei l’educazione sessuale anche nei luoghi di lavoro, sotto forma di annuali “aggiornamenti” e corsi di formazione su tematiche antisessiste e antirazziste declinate nella quotidianità dei rapporti tra colleghi.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Educazione, Interviste. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...