Da Pomigliano alla Granarolo: la lotta è l’unica arma che abbiamo

Venerdì, 18 luglio, leggo la notizia di un operaio morto a Pomigliano. La parola “incidente” rimbalza tra i vari titoli dei giornali. Penso che i media non si vergogneranno mai del loro linguaggio e che definiranno sempre le morti sul lavoro incidenti come giustificheranno sempre i femminicidi con “motivi passionali” o “raptus”.

Secondo quanto riportato, Vincenzo, questo il nome del dipendente della De Vizia, ditta esterna che si occupa delle pulizie, è finito dentro ad un foro, al cui posto prima vi era un macchinario, cadendo poi nella vasca del reparto verniciatura, che era vuota, da un’altezza di circa sei metri. Durante la caduta il lavoratore avrebbe sbattuto contro una gru che gli ha tranciato un braccio. La vasca si trovava in un’area dello stabilimento Fiat Pomigliano interdetta ai lavoratori perché dismessa da circa dieci anni: Vincenzo vi ci si trovava perchè doveva recarsi in un reparto sito al primo piano della struttura, accanto a quello dismesso.

Mi chiedo perchè quel foro non sia stato coperto, perchè nessun@ ha pensato alla sua pericolosità. Mi chiedo come, questa morte, possa esser affrontata con soli due ore di sciopero. Come i sindacati, quelli che si diceva dovessero tutelare gli interessi degli/lle operai@, non abbiano indetto già uno sciopero generale.

Sono tanti anni che i sindacati non tutelano che i propri stessi interessi e le motivazioni sono tante. Per capire ciò che sta avvenendo vi consiglio di leggere questo dettagliato post di Clash City Workers che spiega come si stia provando a prevenire il conflitto all’interno delle imprese.

Facendovela molto in breve, il 31 maggio c’è stato un accordo sulla rappresentanza sindacale, secondo cui i firmatari “si impegnano a dare piena applicazione e a non promuovere iniziative di contrasto agli accordi […]sottoscritti formalmente dalle Organizzazioni sindacali (OO. SS.) che rappresentino almeno il 50% + 1 della rappresentanza”. L’accordo inoltre prevede una serie di norme che di fatto impediscono/escludono i sindacati di base, unici a non esser scesi a patti con i poteri.

Tale accordo dovrebbe entrare in vigore a partire dal 2014 e spero davvero che si riesca a contrastarlo anche perchè vi sono lotte che ci continuano a confermare ciò che tutt@ sappiamo: lottare paga.

Vi ricordate la questione Granarolo? Dopo mesi di proteste e blocchi, è stato raggiunto un accordo con cui si stabilisce che “dei 41 licenziati più 10 in CIGS , ci saranno 23 reintegri, l’accesso alla cassa integrazione per gli altri, il pagamento del pregresso (a partire dalla data del licenziamento) e l’impegno a reintegrare gli altri entro la fine della CIGS, che durerà sei mesi.” Secondo quanto riportato il Coordinamento migranti, in una nota, avrebbe precisato che “il rispetto di questo accordo e la sua efficacia andranno verificate nelle prossime settimane” aggiungendo però che “ai primi dettagli che emergono, tuttavia, appare chiaro come con la loro determinazione i lavoratori coinvolti sono riusciti a ottenere condizioni che riconoscono l’arbitrarietà dei provvedimenti disciplinari presi nei loro confronti, il loro diritto a ricevere il salario perduto e a trovare una nuova occupazione”.

Non so se si possa parlare già di vittoria ma sicuramente di un cambio di rotta. Le proteste in combo con la campagna di boicottaggio hanno permesso ai lavoratori di far sentire la loro voce e far modificare alcune decisioni prese. La lotta quindi dimostra, ancora una volta, che, se determinata e appoggiata anche da altre realtà, quali student@ o precari@, può portare a dei risultati. Le imprese questo lo sanno e non per caso stanno cercando di renderla sempre più difficile.

Quest’autunno si preannuncia caldo, come d’altronde gli autunni che ci hanno preceduto da un pò di anni. Le condizioni di lavoro che si vogliono imporre riguardano tutt@, chi un lavoro ce l’ha e chi no, chi è precari@ e chi ha un contratto perchè, anche se in modi differenti, a ciascun@ di noi sarà impedito di protestare per quei diritti che sistematicamente stanno smantellando, diritti che, mi piace ricordarlo, abbiamo ottenuto sempre attraverso altre lotte, altre resistenze e a volte vite spezzate.

Anche in questa situazione le donne saranno quelle che pagheranno doppiamente, perchè se diventi più ricattabile sul posto di lavoro lo diventi anche in altri luoghi, come la casa, che è il primo luogo in cui si esercita violenza di genere. Le donne, infatti, rischiano la vita non solo a lavoro ma anche a casa e questo dovrebbe portarci a sostenere con forza ogni forma di lotta che miri a migliori condizioni di lavoro. Un lavoro migliore per una donna può significare la vita, perchè può permetterle di abbandonare una situazione violenta.

Lo sappiamo tutt@, la violenza domestica ha come base quella economica e evitare la questione di classe, in un momento come questo, dove sta per raggiungerci un’altra crisi, non solo è miope ma anche pericoloso perchè lascia sole milioni di donne che subiscono violenze di ogni sorta perchè non hanno abbastanza soldi per scappare via, per mantenere i/le propr@ figl@, per affittarsi una casa, per mangiare: se non hai una famiglia dalla quale ritornare, sentendoti frustrata nella tua indipendenza, allora non hai molte altre scelte davanti a te.

Non vi può essere autodeterminazione senza indipendenza economica. Per questo le vertenze femministe non possono ne mai dovrebbero non essere declinate rispetto alla classe, ma anche all’etnia e orientamento o identità sessuale, altrimenti si ridurrebbero a discorsi vuoti, buoni solo per una minoranza elitaria che, cancellando le differenze, cerca di “emanciparsi” a discapito di tutte noi altre.

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