Miss Italia e la vittoria del capitale

Quest’anno Miss Italia non si farà. Assafà, possiamo tirare un sospiro di sollievo. Resta però da capire il perché di questa scelta.

Tendenzialmente c’è chi spiega questa scelta ad una maggiore attenzione verso la lotta antisessista e chi invece la considera una mera scelta di business. Dal titolo si capisce che io mi colloco tra le/i second@.

I motivi che mi spingono a ritenere che questa scelta della Rai abbia più accheffare con il capitale che con l’antisessismo sono prevalentemente due:

  • La Rai è un’azienda e come tale pensa solo a fare profitto. A lei, delle lotte, non può fregare di meno, quindi sceglie solo in base a ciò che “al momento” le può fruttare di più.
  • Con movimenti come SNOQ l’antisessismo è diventato “di moda” ed infatti moltissimi giornali e programmi televisivi ne parlano ma, il problema, è come lo fanno. Ho sempre pensato che il qualunquismo fosse dannoso per qualunque lotta, e l’antisessismo non fa eccezione. E’ vero che oggi se ne parla di più ma è vero anche che se ne parla in modo superficiale, a volte aggiungendo sessismo al sessismo che si vuole contrastare, e soprattutto senza legare questo fenomeno ad altri. Il sessismo non può essere scollegato dal fascismo, dal razzismo e dallo specismo.

Cosa voglio dire? Che a mio avviso la Rai ha fatto una scelta di comodo, riuscendo a raggiungere due obiettivi: si è liberata di un programma che non faceva fatturare da anni e lo ha fatto nel momento in cui si parla molto della “discriminazione di genere nelle pubblicità e programmi televisivi”. In poche parole ha cavalcato l’onda del momento. Parlare di sessismo o fingere di interessarsene, di essere dalla “parte delle donne” in questo momento fa fare audience e quindi soldi. Ma, ovviamente, questo antisessismo/brand non è quello per cui tant@ di noi lottano ogni santo giorno.

Vi faccio un esempio: fingiamo di credere che Miss Italia sia stata cancellata perché promuoveva un modello di donna sessista. Che lo facesse è vero, però va detto che non era l’unica. Il modello di donna del tipo “brava ragazza/ragazza della porta accanto” non nasce con questo concorso, che di  certo lo alimenta, tanto è vero che lo si ritrova in tantissimi telefilm, film, programmi televisivi e pubblicità che sono tuttora mandati in onda dalla stessa Rai. Quindi, se davvero le interessasse il discorso sull’uso sessista del corpo femminile si porrebbe qualche domanda in più su ciò che trasmette e farebbe delle scelte migliori. Ciò non accade perché, a differenza di quel concorso, il resto continua a fatturare e quindi chissene frega se con ciò si alimenta stupide idee sessiste che sono alla base della violenza di genere.

Miss Italia è stata cancellata perché non attirava più nessun@, perché le ragazze che vi partecipavano alla fine, se tutto andava bene, finivano a fare la pubblicità di un’acqua minerale, mentre prima avevano più sbocchi lavorativi. Miss Italia è stata cancellata probabilmente perché costava di più di quanto incassava, perché annoiava il pubblico. Il concorso delle “ragazze per bene” non si farà quest’anno perché la Rai punta a programmi diversi e perché cancellare un programma su cui, in questo momento di “grandi discorsoni” sul sessismo nei media, si riversa, giustamente, tanta critica antisessista, fa guadagnare di più che mandarlo in onda.

Ma, attenzione, si chiude solo un programma che aveva attirato su di se, da anni, molte critiche, mica tutto il baraccone di programmi e pubblicità che ci offendono ogni giorno, 24 ore su 24. Il problema, per me, resta il metodo con cui si vuole far fronte all’immaginario sessista che ritroviamo nei media. Qui vi ho detto come la penso e come la censura, a mio parere, sia da evitare in quanto metodo fascista nonché bigotto.

Ecco perchè la chiusura di un programma come Miss Italia non mi rallegra più di tanto, perché non la reputo una vittoria antisessista. Anzi, mi aspetto che lo si rimpiazzi con un programma peggiore. Quello che però noto e che mi inquieta in questo periodo, e su cui vorrei porre l’attenzione, è il qualunquismo con cui si tratta il tema del sessismo. In primo luogo lo si lega spessissimo alluso discriminatorio del corpo femminile, che sì, è un aspetto del sessismo, ma non l’unico e fissarsi su questo, offuscando il resto, mi sembra deleterio. Inoltre, come dicevo, quando si affronta anche questo solo aspetto spesso si parla di ritiro o chiusura di tale pubblicità o programma, cosa che per me è allucinante dato che la censura è un metodo usato da dittatori e tiranni. Infine, ogni qual volta si parla di sessismo, si nominano “le donne” come se fossimo tutte uguali, tutte nelle stesse condizioni, quando invece non è così. Ci sono differenze, come quelle di classe ed etnia, che non possono ne devono essere accantonate. Io non ci credo nel “siamo tutte sorelle” perché con fasciste e razziste non ho nulla in comune ne voglio avercela.

Questo appiattimento delle differenze serve a mantenere il discorso su un piano superficiale e quindi a non far evolvere il discorso in modo intersezionale, perché il sessismo è legato a tutte le altre violenze che si commettono in questa società e di cui molte donne sono responsabili. Il mito del “siamo tutte sorelle” fa comodo a chi non ha alcuna intenzione di cambiare effettivamente lo status quo, ma solo di modificarne alcuni aspetti che però non intacchino la sua posizione/il suo potere/la sua classe di appartenenza che è violenza e anche di genere. Sessista, lo sappiamo bene, non è solo il pubblicitario che usa un culo per vendere un soggiorno estivo, ma anche chi ci obbliga a sopportare violenze continue perché la precarietà non ci permette di poter andare via, chi ci rinchiude in un Cie e tenta di stuprarci e viene pure assolto perché, in questo paese, se si è immigrate non si vale nulla mentre l’autorità con i suoi tutori va sempre preservata.

Che la lotta antisessista stia diventando un brand è palese, e di questo pericolo se ne parlava già ai tempi della prima manifestazione di SNOQ. Ma per fortuna le lotte appartengono a chi le compie, a chi vi dedica tempo e azioni, quindi nessun@ può appropiarsene anche se ci proveranno sempre. Se ci pensate tutte le lotte hanno subito diversi e continui tentativi di svuotamento di senso o di ridimensionamento di complessità del discorso. Ora tocca all’antisessismo. Non è un caso, infatti che nei media non si affronti la questione dell’antisessismo così come si dovrebbe, perchè ciò non farebbe comodo a nessun@ dei media o dei poteri che oggi ci lucrano, anzi li metterebbe in discussione e minerebbe la loro stessa esistenza. Per questo, ci tengo a precisare, che l’antisessismo di cui si parla tanto non è e ne mai sarà l’antisessismo per cui tant@ di noi lottano, in modo diverso, ma sempre coerente con quel’intersezionalità che qui invece volutamente e palesemente si elude.

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