Discorso sul corpo. Parte III: Esercizi di autostima

you_are_beautiful_top

Izima Kaoru
You are beautiful

Dopo aver parlato di come il rapporto con il mio corpo sia cambiato in base all’età e allo spezzettamento dovuto dall’affermarsi dello sguardo altrui rispetto al mio, mi ritrovo a dover affrontare il tassello immediatamente successivo.

Quando si diventa consapevoli che non si riesce più a giudicarsi e quindi anche ad amarsi senza passare per l’approvazione dell’occhio esterno, che è normato e normalizzante, quando ci si giudica imperfett@, brutt@, poco attraenti e tanto altro, si può scegliere di adeguarsi e accettare queste etichette oppure ribellarsi.

Io decisi di reagire, però vorrei sottolineare il fatto che, nel farlo, non vi è una “ricetta” che vada bene per tutt@. Ognun@ dovrà valutare la propria situazione e agire di conseguenza. Io partii da ciò che mi aveva destato più paura, ovvero lo specchio. Per molti mesi non riuscii a guardarmi allo specchio, perché provavo disprezzo per me stessa, ma quando superai questo periodo di grande malessere, capii che il mio atteggiamento era sbagliato, autolesionista e inutile. Quindi decisi che il cambiamento doveva partire proprio da ciò che mi creava più disagio, la mia immagine riflessa nello specchio. Mi sono imposta di osservarmi, anche solo di sfuggita, ma di farlo quotidianamente.

Non è stato facile, a volte scoppiavo in lacrime, ma quell’imposizione mi ha aiutata molto perché mi costringeva ad affrontare qualcosa da cui avevo deciso di scappare. Il giudizio altrui, in primis quello della mia famiglia, ha sempre contato moltissimo per me, diciamo che ne ero dipendente e quando venne meno, quando non andavo più “bene” , la mia autostima si azzerò e le certezze scomparvero. Ho dovuto ricostruire la mia immagine, sia dentro che fuori di me, partendo da poche cose e soprattutto da tanta teoria.

In quel periodo infatti approfondii il femminismo, iniziai a frequentare compagne femministe e a confrontarmi con loro. Quanto è liberatorio non sentirsi sol@ =). Quando poi conobbi ragazze che, per esempio, non si depilavano le ascelle, cosa che per me era impossibile da immaginare, e se ne sbattevano altamente dei giudizi altrui, capii che quello era l’atteggiamento giusto. Le critiche, d’altronde, le ricevevo comunque, anche restando nei limiti consentitemi.

Ricordo quel periodo come un profondo respiro, il peso che sentivo addosso si stava sciogliendo e io mi sentivo pronta a capire chi ero. Quante cose si scoprono su sé stess@ quando si decide di guardarsi senza più menzogne né limiti. Ho sempre creduto di esser una persona timida e infatti mi comportavo e vestivo in tal modo e, anche se riconosco di esserlo, ho scoperto di amare anche l’attenzione. Amo stare al centro dell’attenzione ma ad una sola condizione, che sia io a decidere il come e il quando. Negli altri casi cado in una timidezza che può avere risvolti differenti, per esempio possa passare dal mutismo alla risatina compulsiva, nonché a diventare rossa in volto.

Da quando non riuscivo a guardarmi allo specchio ora mi piace molto osservarmi, soprattutto nuda, e provare piacere verso ciò che guardo. Non tutti i giorni sono clemente con me stessa, non mi amo tutti i giorni allo stesso modo, ma sono costante nel provarci e nel continuare a riprendermi ciò che era mio, lo sguardo, il modo di vedermi.

428504_129289880601724_734791943_nUn’altra cosa che mi ha aiutata molto e che sembrerà superflua, perché teoricamente tutti l’accettiamo, ma praticamente è molto meno facile, è capire di essere una persona e non un corpo. Anche se la società ci dice che la donna è prevalentemente corpo, un corpo da erotizzare, da rendere oggetto, da usare come utero per creare nuov@ schiav@, da sfruttare nel lavoro domestico su cui far basare il sistema di ammortizzatori sociali, anche se vi viene detto questo, sappiate che non lo siete.

Il corpo fa parte della persona ma non è la persona. Siamo anche altro e questo non è un aspetto superfluo. Ma, non fraintendetemi, non credo in quei discorsi stupidi del tipo “alla donna intelligente non serve mostrare le cosce” perché, come ho già spiegato altrove, non intendo amputarmi. Io voglio rivendicarmi tutto, corpo compreso.

Sapere, però, di non essere solo un corpo fa cambiare di molto la prospettiva e può portare anche a rivendicarsi ciò che si è. Vi faccio un esempio: se prima, da adolescente, mi turbava l’essere offesa da qualcun@ sul piano fisico, ora provo pena per quella persona, perché evidentemente è così normalizzato che invece di vedere delle persone vede quarti di carne, e penso che oltre a rispondergli che è un coglione sono felice di non piacergli, dato che non apprezzerei di piacergli.

Non so se riesco a spiegarmi, è come se il mio essere altro dalla norma si stesse trasformando in un vanto e non in qualcosa di cui vergognarmi. La mia eccessiva magrezza è qualcosa che inizio ad accettare e considerare parte di me, come il mio naso che mi dà carattere e che se disturba va benissimo, perché non ho alcuna intensione di piacere a questo sistema.

Oggi i giudizi continuo ad ascoltarli, che siano positivi che negativi, e questa cosa non può cambiare se non decidiamo tutt@ insieme che ne abbiamo abbastanza, ma da sol@ possiamo cambiare l’atteggiamento che assumiamo difronte a queste sentenze. Alcune di esse mi feriscono ancora e forse lo faranno sempre, ma oggi, rispetto a ieri, mi amo molto di più e quindi ho una visione di me diversa, critica, ma meno severa che mi permette di reagire, sia rispondendo alla persona che sentenzia, sia mentalmente, decostruendo l’offesa come “parole che escono da una mente torturata da anni di educazione sessista”*. Di certo non lo scuso e nelle mia testa lo catalogo come coglione ma dall’altra parte, il sapere che è anche colpa di chi lo ha educato così, mi permette di non assorbire quelle parole e di non permettere ad esse di condizionarmi la vita. Poi, a volte, capita ancora che glielo lasci fare, ma ci sto lavorando e spero che la mia esperienza possa aiutare altre donne a reagire e trovare un modo, tutto loro, di far fronte a una violenza assurda come quella che viene agita sui nostri corpi.

Come sempre vi invito a raccontarvi o dirmi la vostra.

Note

* vorrei precisare che lo scopo di tutto questo non è convincersi di piacere a tutt@, e catalogare chi ci “rifiuta” come un/a coglion@. No, non è questo il mio obiettivo. Ognun@ di noi ha dei gusti, e sulla  normatizzazzione di quest’ultimi possiamo parlarne quanto volete. Ma fatto sta che esistono persone a cui piacciono cose diverse, e alla stessa persona possono piacere tipologie diverse, alla fine è soggettivo. Il problema, però, non è che a qualcun@ io non piaccio, ci mancherebbe, ma che mi si offenda o anche mi si esprima un apprezzamento senza che lo abbia richiesto solo perchè non rientro o solo parti di me rientrano in quel modello unico di bellezza. Per me questo modello non dovrebbe esiste e quindi neanche esserci imposto. Tutto questo per me è fascismo ed è, contro ciò, che vorrei lottare e non contro i gusti altrui.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Antifascismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Discorso sul Corpo, Educazione, Pensieri Sparsi, R-Esistenze. Contrassegna il permalink.

14 risposte a Discorso sul corpo. Parte III: Esercizi di autostima

  1. Silvy ha detto:

    Il corpo come contenitore di un Anima, c’è chi l’ha e chi no purtroppo. Guardare otlre il corpo permette di vederla. Qui non è possibile vedere il tuo corpo ma si può facilmente amare la tua Anima. Complimenti, ciao

    • vaviriot ha detto:

      Grazie mille, sei davvero stragentile *_* Quest’estate ho intenzione di lavorare col mio corpo e produrre progetti che realizzino ciò che, per ora, ho solo affermato: rivendicarsi tutto e riappropriarsi del modo in cui ci si vede e si giudica. Sento di essere “forte” abbastanza per farlo. Spero riescano bene. Grazie ancora per i complimenti, mi sono commossa.

  2. marielisaserone ha detto:

    Sarebbe interessante intensificare, quasi “stressare” questo tipo di riflessioni. In modo da aprire dei varchi di scambio con chi non solo si riconosce nel tuo racconto autobiografico (un po’ come si faceva in certi gruppi di autocoscienza, no? solo che oggi invece di parlare di che tipo di orgasmo abbiamo, parliamo di come ci vediamo allo specchio) ma trova infinitamente utile il fatto di renderlo pubblico.
    Per rompere ancora di più il velo che ci divide da chi dirà per sempre: se non sei conforme, vai al margine.
    Lo so, sono confusionaria. Me ne scuso.
    Ti ho letta con piacere e con piacere continuerei la riflessione.

    • vaviriot ha detto:

      Grazie marielisa per il commento, mi trovi pienamente d’accordo =) A me farebbe molto piacere confrontarmi con altre persone e leggere/ascoltare le loro esperienze, perché è vero che bisogna partire da sé ma senza gli/le altr@ non si va molto lontano. Per questo lascio i commenti aperti a tutt@ e mi farebbe piacere anche pubblicare delle storie o delle riflessioni condivise, ma capisco che è difficile esporsi, lo è anche per me che comunque ho deciso di farlo. Ma se ne hai voglia, mi trovi stradisponibile =D
      Per quanto riguarda l’orgasmo, mi sa che bisognerà ritornarci sopra ancora e ancora, ne sento di cose stupide al riguardo =)

      • marielisaserone ha detto:

        http://fillide.blog.tiscali.it/2011/03/26/la-carne-sul-corpo/?doing_wp_cron

        ti rispondo chiedendoti di dare uno sguardo a queste parole. sono vecchie, datate. di un blog che non ho fatto andare più avanti. non in quella veste almeno. non in quel modo. quando l’ho aperto venivo da un periodo particolare. di grossi cambiamenti nella mia vita. ora sono più vecchia e adusa al mondan romore. ma non smetto di pensare. quindi volentieri lo faccio con te 🙂

      • vaviriot ha detto:

        l’ho appena letto e mi trovi d’accordo su molte cose. La cosa che mi stupisce sempre è vedere come quello che si definisce “difetto” prenda il sopravvento nella percezione che gli/le altr@ hanno di te: per molti anni io sono stata il mio naso troppo grosso e il mio seno troppo piccolo.. ma anche il mio culo o le mie gambe apprezzate. Ecco, questa riduzione, in entrambe i casi, non la sopporto e vorrei che si vedesse la persona tutta e non parti di esse e che quei “difetti” (con tutto il carico di significati che vi hanno aggiunto) non prendano il sopravvento su tutto ciò che siamo.

  3. francesca ha detto:

    il post scriptum è esplicativo .. molto … non è in questione il gusto, proprio od altrui, ma il gusto omologato, fatto proprio acriticamente, per cui o sei conforme o se non sei conforme non sei degno o degna manco di una valutazione seria .. tuttavia mi rendo conto che sono la prima a guardare molto all’estetica di una persona, se siamo sul piano attrazione fisica, anche se mi sono accorta che guardo cose che tante non guardano .. anche se poi cmq mi piacciono tipi che generalmente piacciono, anche se non a tutte .. quindi mi chiedo se non sia ovvio che l’estetica rimanga anche quando ne siamo oggetto e non soggetto, qualcosa da cui è impossibile prescindere.. C’è tuttavia un aspetto che mi ha dato da pensare delle tue riflessioni .. quanto si incrocia con l’accettazione del proprio invecchiamento, difficile .. perché sembra che non esista un estetica della vecchiaia .. esiste il giovane bello o brutto, ma non si parla mai, specie se si tratta di una donna, di una donna bella o brutta superata una certa età . eppure io vedo donne anziane belle e donne anziane brutte, in modo palese .. perché agli occhi maschili pare non esistano?

    • vaviriot ha detto:

      in queste settimane mi sono posta la tua stessa domanda e a breve pubblicherò un pò di riflessioni a riguardo =) spero di poter dare alcuni spunti di riflessione sul perchè la vecchiaia faccia così paura

  4. charlotte ha detto:

    Anche io ho avuto una adolescenza abbastanza travagliata per quanto riguarda il mio corpo. Quando la mia mente si è riallineata così si è rialleneato anche il rapporto con il mio corpo. Quando ho smesso di tentare e ti autoinfliggermi un’idea di perfezione dal punto di vista comportamentale ho anche cominciato ad avere un rapporto con il mio corpo più sano. Il mio problema (che tutt’oggi mi dà ancora da fare) è stata un acne in forma abbastanza pesante. So che per chi non ha passato l’esperienza può essere difficile da comprendere ma per me è stato terribile. Cercavo di coprire il mio viso in ogni modo, avevo problemi quando colava il trucco ad esempio con il caldo o con un bagno in piscina. La mia ossessione per il trucco era vista come superficiale, ma era il mio modo per coprire il mio disagio e il mio viso che era segnato dalle cicatrici. Mi sembrava di impazzire perchè non avevo alcun controllo. Fortunatamente ora la situazione è un po’ migliorata, ma non è stato affatto facile.
    Un momento in cui mi sono sentita molto a mio agio con il mio corpo è stato quando ho fatto un piercing. Il piercing inanzitutto l’ho fatto sul capezzolo, so che sembra irrilevante, ma il fatto è che il mio seno piccolissimo per la società è segno di poca femminilità, è qualcosa di cui non vantarsi.Farci un piercing è stato come attirare l’attenzione su una parte del corpo che la società considera sbagliata ed esaltarla. Inoltre il dolore (seppur una cosa sopportabilissima dal punto fisico) è stato qualcosa che mi ha fatto sentire abbastanza padrona. Io avevo deciso che volevo provare dolore, non era un dolore causato da mali o persone esterne era qualcosa che io stessa avevo deciso di provare.

    • vaviriot ha detto:

      charlotte non ho mai sofferto d’acne ma anch’io ho le mie cicatrici e quindi penso di sapere di cosa parli. Sono felice che ora vada meglio e spero che coltiverai questo rapporto col corpo con costanza, perchè proveranno sempre a dirci che siamo sbagliate. Per il seno piccolo, io ho “una seconda scarsa/prima abbondante” e anch’io pensavo fosse un problema finchè non ho incontrato persone che ne vanno matte e non sono poche XXDD
      Grazie mille per aver condiviso con me questa tua esperienza ^_^

      p.s. per il piercing, credo che nulla sia sbagliato se a deciderlo siamo noi… se ti ha fatto star bene è stata la scelta giusta =)

    • marielisaserone ha detto:

      con buona pace della vaviriot mi intrufolo anche qui. perché, sapendo di cosa parli per esperienza mia ti consiglio la lettura di un libro, spero sia ancora fruibile “Le Leggi” di Connie Palmen. È un testo del 1995 (quindi anzianotto) ma ti giuro bellissimo, specie per chi come noi sa cosa vuol dire non sapere come sia la propria faccia senza segni indelebili 🙂
      scusate l’intrusione 😛

  5. Le tue opinioni mi sembrano largamente condivisibili. Mi fa sorridere che difficilmente chi nasce con la fortuna di avere una bellezza democratica, – “normale”, che piace a molti – arriva alle tue stesse conclusioni considerato che non ne ha bisogno.

    • vaviriot ha detto:

      Succede perchè chi è largamente riconosciuta come “bella” spesso non è poi considerata “perfetta”. “Sì è bella ma ha la bocca troppo larga o il seno un pò troppo piccolo/grande, una forma del viso che non mi piace” ed etc sono espressioni che sento spesso e se non c’è proprio nulla su cui appellarsi ci si riduce al clichè della bella ma scema… proprio stamattina ho sentito alla radio un conduttore che si meravigliava del fatto che una donna, sua ospite, fosse bella e pure professionale.. che tristezza >_<

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...