La beffa che passa per “vittoria”

Ieri, dopo la notizia della condanna di Berlusconi, sui social network e nei media, il giustizialismo forcaiolo che dilaga nella nostra società, ha dato il peggio di sè.  Ho letto davvero troppi stati, commenti e articoli euforici per questa sentenza, come se si credesse davvero che Berlusconi si farà anche solo un giorno di carcere o che questa condanna possa cambiare le sorti del paese. C’era anche chi si compiaceva per il lavoro della magistratura, dimentico forse del fatto che questa è la stessa che autoassolve sempre la polizia e condanna invece i/le compagn@ in modo sommario.

Lo sapete, sono contro il carcere, quindi non me ne può fregare di meno che Berlusconi sia stato condannato, perchè non è attraverso queste sentenze che il paese si riprenderà da una crisi che ancora deve toccare l’apice. Inoltre, come potete immaginare, da femminista non posso esultare per una sentenza che mostra, ancora una volta, la doppia morale di questo paese maschilista. Quest’uomo non è stato condannato per ciò che ha fatto al paese ma perchè “andava a puttane”. La prostituzione minorile è reato e su questo non ci piove (a differenza di quella autodeterminata), ma quello che mi sconvolge è vedere come sia stato il suo comportamento privato a indignare le persone e non le numerose oscenità (leggi fasciste, razziste e sessiste) che egli ha approvato, insieme al suo partito, in questi venti anni e passa di governo.

Da puttana, da donna, da frocia, da precaria, da anarchica e femminista non posso, dunque, esultare e vorrei tanto che gli/le italian@ si accorgessero della beffa che c’è dietro questa che ci viene offerta come “vittoria”. L’unica vittoria, a mio avviso, la avremo quando scenderemo in piazza e ci riprenderemo ciò che è nostro. Intanto, con l’amaro in bocca, consapevole del fatto che la rivolta è ancora lontana (per non parlare di un’ipotetica rivoluzione), riporto con grande piacere questo editoriale di IfoAut che condivido in pieno e che ringrazio per la lucidità dell’analisi. Buona lettura!

Se si sventolano manette…

Non che ci interessi più di tanto la vicenda del processo a Berlusconi che ha portato alla sua condanna in queste ore, ma sicuramente due o tre riflessioni vanno condivise, in particolare a partire dalle miriadi di commenti scatenati che corrono sui social network e dalle pagine dei giornalicchi on-line che in stampatello trattano la questione (vedi La Repubblica) come adolescenti felici.

La prima riflessione viene da una delle peggiori manie dei sinistri di casa nostra (a volte anche quelli di movimento): la libidine forcaiola. Non si capisce come il fatto che Berlusconi sia stato condannato a 7 anni di carcere (che ovviamente non sconterà) giovi ai problemi di chi sta subendo gli effetti della crisi, ai giovani, i lavoratori e i pensionati che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Come la condanna di Berlusconi, che di fatto non cambia per niente gli assetti di controllo e sfruttamento sul paese, possa essere utile al riscatto di chi lotta per una vita dignitosa. A noi pare unicamente l’ennesima manciata di fumo negli occhi, tanto più che il Caimano non è stato condannato per le politiche criminali fatte nel ventennio di governo, nè per la corruzione dilagante del suo entourage, ma nella migliore commedia italiana è stato condannato per prostituzione minorile e concussione.

Chi sostituisce il martelletto di un tribunale al megafono della piazza continua a guardare il dito senza accorgersi della luna. Certamente non siamo qui a difendere Berlusconi, ma crediamo che innanzitutto l’antiberlusconismo non sia mai stato uno strumento in grado di mobilitare le masse per costruire trasformazione e cambiamento dal basso, ma piuttosto sia nell’alveo di quella politica d’opinione fatta a pancia piena e propinata via cavo in dosi pari se non maggiori a quelle di Silvio. Oggi la governance tutta del paese si muove su livelli differenti e queste false barriere tra destra e sinistra istituzionale erette nel nome dell’etica (falsa e meschina) e di poco altro non servono altro che a ingannare. Il ruolo di chi vorrebbe veramente il cambiamento non è certo invocare l’intervento di un giudice, ma costruire le condizioni complessive tra la gente perchè questo avvenga.

Una nota particolare va dedicata a tutti e tutte i/le “se non ora quando?” che senza attendere un minuto si sono spesi nei peggiori commenti infischiandosene beatamente della questione di genere e svelando l’ennesima ipocrisia perbenista spoglia di qualsiasi elemento di lotta che rappresentano, mentre compagni e compagne si battono ogni giorno con coerenza su questo campo.

L’unico aspetto positivo per la nostra parte della vicenda è probabilmente la maretta che la condanna porterà all’interno del governo Letta. Ma sicuramente se questa maretta si risolverà esclusivamente con una diatriba tutta chiusa nei palazzi saranno ben pochi i giovamenti per chi è schiacciato dalla crisi, e non solo, probabilmente la presunta vittoria vaneggiata oggi da chi oggi si entusiasma potrebbe rivelarsi un boomerang rafforzando ancora Berlusconi già dato per morto e rinato molte volte. Il governo, con i suoi politici corrotti, i suoi banchieri infami e le sue politiche omicide dovrà essere tirato giù dalla piazza se si vorrà cambiare qualcosa, e non da un teatrino delle parti in cui si modificano assetti e alleanze, ma la sostanza rimane la stessa.

Chi agita le manette in aria gridando alla giustizia dimentica che quella stessa giustizia non è altro che espressione del controllo e del disciplinamento che ogni giorno attacca i movimenti. La giustizia che sta dalla nostra parte della barricata la costruiamo noi con i nostri corpi, le nostre parole e la nostra rabbia.

Jonnie Walker

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2 risposte a La beffa che passa per “vittoria”

  1. k30ore ha detto:

    Ciao, grazie per il post!
    L’unica cosa che per me può avere interesse, piuttosto che gli anni di galera (che non si farà, ovviamente), è l’interdizione dai pubblici uffici. Purtroppo temo che anche questa potrebbe non realizzarsi — ma forse, e dico forse, un Berlusconi lontano dal parlamento potrebbe portare un po’ di scompiglio tra le fila della destra (e magari pure nel centro-sinistra).

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