Il sentimentale è politico

Ho appena letto un post di Intersezioni (che riporterò sotto) e sono letteralmente scoppiata a piangere perché mi ci ritrovo, perché conosco frantic e quello che scrive mi tocca sempre in un modo allucinante, perché alcune parole sono così giuste, sincere e dirette che non si può scappare. Chi di noi può dire di non aver conosciuto l’autoritarismo del vatuttobene o la dittatura del sorriso?

Il weekend scorso per me è stato a dir poco orribile, e sto usando un eufemismo, ma posso assicurarvi che per evitarmi i soliti discorsi sessisti a qualcuno ho risposto con “vatuttobene” accompagnato da un sorriso a 360° come mi hanno insegnato fin da bambina. “Sorridi e la vita ti sorriderà” mi dicevano. Sarà pur vero ma avrei tanta voglia di urlare in questo momento.

“Desiderio di disintegrazione”… sì, frantic ha beccato il termine giusto perché non c’è altra scelta, perché l’integrazione ad un sistema violento non è immaginabile e neanche accettare di viverci con la sola speranza di renderlo “meno violento” senza, però, mai debellarlo del tutto. Io vorrei poter vivere e mai più sopravvivere.

Inoltre si dice un’altra cosa che condivido in pieno: non dovremmo mai censurare i nostri stati d’animo per il “quieto vivere”. Se ci pensate, quei sentimenti parlano di cose che vanno ben oltre noi stess@: parlano della cultura, delle paure e degli stereotipi che abbiamo ascoltato e introiettato per anni.

Mentre leggo il post di frantic ripenso a qualcosa che mi è capitato lo scorso venerdì notte e non posso non chiedermi: perché venerdì notte in quella cazzo di strada romana sperduta nel nulla ho avuto paura, per me e le mie amiche/sorelle/compagne, che ci stuprassero e non che ci derubassero?

La risposta è una: perchè sono donna e ne ho viste/incontrate troppe di donne stuprate, perché leggo ogni giorno di notizie del genere condite delle peggiori giustificazioni, perché non riesco a fidarmi di due uomini, a cui chiediamo informazioni, e che ci fanno l’interrogatorio arrivando a chiederci anche il piano dell’appartamento, di chi fosse, e intanto si lanciano occhiate di compiacimento, sornione, che sono piene di un non detto che dice tanto e ringrazio il cielo che, dopo poco, sia passata di lì una ragazza ad aiutarci*. Perché so che cultura del cazzo abbiamo e so come vengono educati alcuni uomini, e perché lo vivo ogni santo giorno sulla mia pelle questo maschilismo fatto di parole, sguardi, fischi, toccatine, strusciamenti, offese, schiaffi fino al femminicidio. Perché so che nulla viene fatto per cambiarla ed anzi non si fa altro che alimentare e giustificare i violenti.

Anche se l’ho detto non è vero che vatuttobene, ma sono felice che sia finita bene. Questa paura era il caso di portarla fuori e quindi, dato che non riesco ad urlare, l’ho scritta. Fa bene comunque =)

Ora vi lascio al bellissimo testo di frantic che spero porti tutt@ a raccontarsi di più perché, è proprio vero, anche il sentimentale è politico. Buona lettura!

Anche il sentimentale è politico. Ad libitum.

Dicofaccioproduco cose interessanti (oppure no).
Ho tante buone qualità (oppure no).
Sono figo (oppure no).
E la psiche è una stronza.

Andiamo tutte e tutti dall’analista a spiattellare anni su anni di traumi psicologici causati da scuolafamigliarelazionieccetera e quando ci chiediamo come va non riesco ad ottenere che un fiume impetuoso di risposte false. E intanto chi non vuole o non riesce a sottostare all’autoritarismo del vatuttobene come imperativo sociale è pazzo scemo depresso e via discorrendo.

Tutto questo non è passibile di discussione in una qualsiasi assemblea. Ma il personale non era politico? Io lo so benissimo perchè sono così. Tutto questo gigantesco mucchio di merda non piove dal nulla (tipo certe piogge a ciel sereno). Me l’hanno buttato addosso.
E allora un sentito vaccagare.

Ai bulletti fascistelli e machisti delle scuole medie, manovalanza becera dello status quo già da marmocchi.

Ai professori, quelli che a parole il bullismo è una piaga, e nella pratica è tollerabilissimo perché in fondo, cari miei, è così che funziona il mondo. E il mondo funziona che i diversi si insultano, si picchiano, si rendono piccoli, piccolissimi fino a spezzare ogni resistenza, farli sentire stupidi e soli. E se non li metti in riga con l’autorità formale del registro, lo fai con l’autorità informale del cazzotto quotidiano. Finchè non si diventa fragili e insicuri come tutti, incapaci di coalizzarsi, unirsi, farsi forti assieme. Quelli che non va mai bene niente. Quelli che cercano di domarti. Quelli che tutto è sbagliato. Sempre.

A quel qualcuno che nel corso della storia dell’umanità ha avuto la fantastica idea di creare un carcere dove piazzare per ore quello che chiamano futuro. Non so voi ma se io avessi il futuro tra le mani non lo spedirei a farsi carcerare ogni giorno in virtù del fatto che potrà così diventare la prossima classe dirigente (ossia la prossima infornata di precarietà e disoccupazione).

Alle persone qualunque, che pensano sia possibile risolvere tutto semplicemente ottemperando alla dittatura del sorriso. Non mi stupisco del fatto che siano gli stessi che pensano che chi non lavora sia semplicemente pigro.

Alla psicologa, che proprio non me ne può fregar di meno di integrarmi nel tessuto sociale. Meglio la disintegrazione. E se il tessuto sociale si strappa, ne escono fuori ottime toppe per il mio nuovo chiodo.

Agli atteggiamenti passivo-aggressivi di chi non ha le idee chiare e mi vuole autonomo ma a portata di mano. Adulto ma con cuore di bambino. Serio con senso dell’umorismo. Impegnato ma non troppo.

Continua QUI

Note

* ho volontariamente omesso molte cose che renderebbero il luogo e le persone riconoscibili, perché non mi interessa raccontarvi la vicenda per filo e per segno, ma descrivervi quello che ho provato e del perché l’ho provato. Questa precisazione spero eviti ad alcun@ di lasciarmi commenti interpretativi della vicenda in sè, perché saranno cestinati. Per il resto i commenti sono a vostra disposizione.

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