Il 2 giugno del 1975: la prima protesta delle sex workers

Tutt@ noi associamo il 2 giugno a quel giorno del 1946 durante il quale il popolo italiano, mediante referendum, per la prima volta a suffragio universale, scelse la repubblica rispetto alla monarchia sperando in una democrazia che, a mio avviso, non si è mai realizzata veramente. Ma questa data è anche l’anniversario di un altro momento importante della storia, non solo francese, di cui ho scoperto l’esistenza solo qualche giorno fa. Lo ammetto, la mia ignoranza è tanta ma, per fortuna, vi è sempre il tempo e i mezzi per porre rimedio =)

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Di cosa parlo? Della mattina del 2 giugno 1975 quando a Lione un centinaio di sex workers, guidate dalla loro leader, Ulla, occuparono la chiesa di St. Nizier con l’intento di non liberarla fin quando non sarebbero state revocate le pene detentive per adescamento che una decina di loro aveva ricevuto qualche giorno prima. La loro azione, però, aveva anche altri obiettivi: era una protesta contro le politiche repressive (multe, tasse e mancanza di azioni della polizia verso gli episodi di violenza) attuate contro di loro che culminavano spesso con processi per ”attitude de nature à provoquer la débauche”‘ ovvero “attitudine a istigare dissolutezza” reato previsto dall’articolo R 34 del codice penale francese.

Per più di una settimana l’interno della chiesa di St. Nizier ebbe l’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali, tanto che la protesta ricevette anche il sostegno di varie organizzazioni politiche e sindacali. Tale azione ispirò anche analoghe proteste da parte di altre sex worker in diverse città francesi finchè, all’alba del 10 giugno, la chiesa di St. Nizier non fu sgombera con la forza dalla polizia. Seppur nessun membro del governo, a cui avevano chiesto un incontro, accettò di negoziare con le sex workers, questa protesta segnò un momento storico importante: per la prima volta, le donne appartenenti a una delle categorie più emarginate e stigmatizzate aveva reagito alla repressione.

Possiamo far partire da questa data la storia di quelli che, oggi, conosciamo come “Movimenti per i Diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso” dato che, nonostante siano passati degli anni, la discriminazione e la repressione, nonchè stigmatizzazione, ahinoi, restano inalterati. Il discorso sul lavoro sessuale è complesso e ciò che penso a riguardo l’ho scritto in questo vecchio post ma, se volete saperne di più, vi suggerisco di leggere diversi  articoli, una lista la trovate QUI, che spero vi permettano di capire da una parte quali danni/violenze generano le bigotte norme proibizioniste che, paesi come l’Italia, continuano a perpetuare e dall’altra quali siano le richieste, più che giuste, dei/lle sex workers. Buona lettura.

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