Da Istanbul con i No Tav nel cuore

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Sono giorni che seguo le notizie inerenti la resistenza in Turchia e dopo aver letto notizie di feroci cariche, visto immagini di una violenza inaudita e guardato diversi video, tra cui l’ultimo ieri in cui si vede un poliziotto lanciare un lacrimogeno ad altezza uomo e festeggiare, come se stesse in un videogames e avesse guadagnato punti, ecco che oggi leggo quella che sapevamo tutt@ dover arrivare. Ethem Sarısülük è il nome della prima vittima di queste giornate, ma dalle notizie che arrivano si parla di altre persone in fin di vita. La polizia ha deciso di passare al piombo, di cercare il morto (scelta che non può non riportarci a Carlo e al G8) perchè in questi giorni, nonostante si sia messa di impegno, non è riuscita a dissolvere la resistenza che continua a divampare in diverse città. Ed infatti ecco che oggi viene diffuso un comunicato che invita tutt@ in piazza alle ore 19 per riprendersi Taksim.

Quello che sta accedendo in Turchia parla indubbiamente anche delle lotte che ci sono in Italia, di movimenti come quello No Tav che di repressioni brutali ne ha subite parecchie. Anche noi dobbiamo fare i conti con un governo che si sta sempre più palesando come una dittatura, passando prima per la farsa del “grande partito unico a difesa della stabilità e sicurezza del paese” ma, a differenza della Turchia, le diverse resistenze che sono in atto nel nostro paese non hanno ancora generato quella resistenza diffusa e dilagante che qui ritroviamo perché, una parte di quella rabbia, è stata intercettata ed incanalata in un movimento che parla di libertà ma puzza di autoritarismo: l’Italia è ancora spaccata tra chi si autorganizza e resiste e chi delega ad un capetto qualunque. Con la speranza che arrivi anche per noi il giorno di una resistenza dilagante lascio, a chi ne sa più di me, l’onere di dirci cosa sono stati questi quattro giorni. Grazie a baruda per averlo pubblicato. Buona lettura!

Istanbul: la parola alla piazza. Diffondete!

Un comunicato dalla piazza, serrata contro la violenza della polizia.
Chi sta vivendo su quelle strade quei momenti ed ha contribuito alla traduzione e condivisione di queste righe, mi racconta che è stato scritto con la lotta NoTav nel cuore,
e quindi con la speranza che quel movimento lo legga e lo faccia proprio.

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“Se ne diranno di cose, su questi quattro giorni. Si scrivera’, si parlera’, si tracceranno grandiosi scenari politici.

Ma che cose e’ successo veramente?

La resistenza per il parco di Gezi ha infiammato la capacita’ di gente come noi di autorganizzarsi ed agire – e per accenderla e’ bastata una scintilla. Abbiamo visto il corpo della resistenza stendersi verso di noi lungo il pontre del Bosforo, abbiamo visto il suo coraggio mentre combatteva per respingere gli idranti su Istiklal; Abbiamo visto le sue braccia in tutti quelli che, piegati da un’orgia di lacrimogeni, lottavano per mettere i compagni in salvo; abbiamo visto il corpo della resistenza in ogni negoziante che ci ha offerto il cibo, in ogni dottore sceso in strada per soccorrerci, in tutti quelli che hanno aperto la casa ai feriti, nelle nonne rimaste sveglie alla finestra a sbattere pentole tutta la notte contro la repressione.
La polizia ci aveva dichiarato guerra – ma non e’ riuscita a spezzare quel corpo. Ha finito le scorte di lacrimogeni contro di noi, ci ha gassati nei tunnel della metro, e’ venuta di notte a darci fuoco nelle tende, ha usato i proiettili di gomma.

Ma era bastata una scintilla per accendere il corpo della resistenza, e ormai poteva solo continuare. E quel che rimane di tutte queste esperienze, di tutte le nostre storie quel che resta di tutte le nostre, sara’ la linfa per questo corpo, sara’ memoria collettiva. Ci seguira’ in altre resistenze ed altre battaglie, ripetendocelo ancora e ancora: possiamo scegliercelo noi, il nostro destino, agendo collettivamente. Possiamo sceglierci quale vita vivere – e in quale citta’ vogliamo viverla.

Gezi e’ stato un viaggio fatto di tenacia, creativita’, determinazione, e coscienza. Dal parco la resistenza ha travolto piazza Taksim, e da Piazza Taksim via verso il resto del paese, finche’ Gezi e’ diventato per tutti noi lo spazio in cui tirar fuori tutta la rabbia contro chiunque voglia imporci come vivere nella nostra citta’. Adesso che questa rabbia l’abbiamo vista, che questa solidarieta’ l’abbiamo assaggiata, niente sara’ piu’ come prima. Nessuno di noi sara’ piu’ lo stesso. Perche’ abbiamo scoperto qualcosa del nostro essere insieme che mai prima avevamo visto. E non l’abbiamo solo visto: l’abbiamo creato insieme. Ci siamo visti far partire una scintilla, accendere il corpo della resistenza e farlo camminare.

La lotta per il parco di Gezi ha fatto scattare la rivolta giovanile di almeno due generazioni cresciute sotto i governi autoritari di Recep Tayyip Erdoğan e le imposizioni dell’AKP.

Sono i figli delle famiglie sfrattate da Tarlabaşı in nome della speculazione edilizia, sono gli operai licenziati in nome della privatizzazione, i precari schiacciati ogni giorno sotto la ruota del profitto. Le lotte a venire faranno tesoro di questa rabbia. Ma c’e’ molto di piu’. La resistenza per il parco di Gezi ha cambiato lo la stessa definizione di quel che chiamiamo spazio pubblico, perche’ la battaglia per il diritto a restare in piazza Taksim ha stracciato l’egemonia del vantaggio economico come regola morale. Ha respinto il piano di riqualificazione col quale l’AKP avrebbe voluto sconvolgere il ruolo sociale dei nostri spazi urbani, cambiare le regole di come viviamo la nostra citta’, e a quale prezzo, e con quale estetica. Recep Tayyip Erdoğan ha provato a imporci la sua idea di piazza, ma oggi quello che e’ piazza Taksim lo abbiamo deciso noi cittadini: Taksim e Gezi park sono i nostri spazi pubblici.

Abbiamo visto che basta una scintilla per accendere il corpo della resistenza. Adesso sappiamo che ci portiamo dietro altre scintille per altre nuove battaglie. Adesso sappiamo di cosa siamo capaci quando lottiamo collettivamente contro l’esproprio dei nostri beni perche’ abbiamo scoperto cosa si prova a resistere. Da qui non retrocediamo. Sappiamo che basta un momento perche una scintilla prenda fuoco – e di scintille ne abbiamo ancora tante.
Questo e’ soltanto l’inizio – la lotta continua!

Müştereklerimiz

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