La violenza di genere non si arresterà se non cambierà la cultura

Avrei preferito aspettare qualche giorno prima di scrivere qualcosa a riguardo, ma la rabbia che provo è troppa e quindi scrivo. Le notizie che ho letto fin’ora sono tre:

  • una ragazzina accoltellata e poi bruciata viva dal fidanzato
  • una ragazza stuprata nel bagno di un locale al Testaccio
  • un uomo che strangola la moglie e poi si uccide perché avevano ricevuto lo sfratto

A queste notizie aggiungete tutte le violenze che, nelle sole 24 ore, vengono subite sia per paura di una ritorsione sia perché non vengono percepite come tali: uno schiaffo mica è violenza? Quelle chiamate insistenti mica sono stalking? Quella mano in culo non è paragonabile mica ad una molestia? E via discorrendo… so che le conoscete tutte le giustificazioni che ci insegnano da quando siamo bambine. Di questa educazione alla violenza, a cui tutt@ siamo soggetti, vi ho già parlato, quindi consideratelo come  premesso.

Mentre leggo, la rabbia aumenta, perché noto come sempre un razzismo allucinante: mentre per gli italici c’è sempre una scusante, una motivazione che li rende vittime a loro volta, allo straniero nulla è concesso, nessuna giustificazione può salvarlo dall’immagine di mostro che gli viene affibbiata. O mostri o vittime, eccoli i violenti, mai uomini imbevuti di maschilismo. Ecco la nostra cultura, che oltre che sessista e anche razzista, e quindi mentre condanna lo straniero e lo dipinge come essere proveniente da una sottocultura, violenta di costituzione, cerca ad ogni costo la redenzione dell’italiano che sì, l’ha uccisa, ma per “amore” e poi si è già “pentito”.

Vomito, è questo quello che provo. Ho voglia di vomitarvi addosso tutto lo schifo che provo quando vendo strumentalizzata la violenza di genere per fini razzisti e fascisti. Le sento già le pari-opportuniste invocare una maggiore sicurezza, leggi più severe, controlli duri, maggiore presenza delle donne nei posti di potere, che si tramutano magicamente in posti in più per loro e le loro protette, in poche parole in maggior potere (per alcune) perché di sovvertire lo status quo non fotte nulla neanche a loro.

Chi vuole porre la parola fine alla violenza di genere sa, però, che bisogna lavorare per abbattere qualunque tipo di gerarchia, di rapporto di subordinazione, perché una donna è soggetta a più violenza rispetto alla classe/orientamento sessuale/identità sessuale/razza a cui appartiene. Non possiamo dimenticarcelo. Non possiamo neanche dimenticare che il primo stupratore è lo Stato, il primo padre padrone che sfrutta il lavoro gratuito delle donne da sempre. E a lui si aggiunge il governo che con le sue finanziarie, i suoi tagli, le sue norme ci ha intrappolato ancora di più nei ruoli di madre/badante/casalinga/tuttofare, ci ha impedito di raggiungere un’autonomia economica che è alla base di qualunque altra, ci ha ricacciate in casa con la scusa del “potete conciliare” che aveva più il sapore di un DOVETE ed infine ci ha usate per approvare tutte le leggi autoritarie e fasciste che nulla hanno accheffare con noi ma che da tempo si voleva approvare. E Succederà ancora, sappiatelo. La strumentalizzazione è sempre in atto, e questo spero che lo abbiate capito. Quello che non si è compreso è che le donne continuano a morire e le parole, gli appelli, i balletti non servono a nulla se con essi non ci si prefigge l’obiettivo di sovvertire l’intero sistema che ha generato e alimenta la cultura che dà origine alla violenza di genere: o si decide di contrastare tutto ciò che genera questa violenza o la battaglia è persa dall’inizio. Come dice Frantic, non indignatevi, Incazzatevi!

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