Tutto quello che non dovevo essere, che mi avevi detto di non diventare, SONO

from Feminist Activism “I want to be myself, not like you want me to be.” - Revolutionary Women’s Caucus of Maipu, Chile. [follow this link to find a brief video and analysis of one feminist activist in the United States, who recounts the history of the term "women of color"]

from Feminist Activism
“I want to be myself, not like you want me to be.” – Revolutionary Women’s Caucus of Maipu, Chile.

Stamattina mia madre mi ha urlato contro che non le racconto niente, che non le presento nessun amic@, che lei non sa dove vado, con chi esco, cosa faccio. Penso che abbia ragione. La guardo, è arrabbiata, ma mi chiedo se lo è per quella sua brama di controllo o se perché è davvero rammaricata per quell’inesistente rapporto che c’è tra di noi. Forse per entrambe. Che lei non mi conosca è palese ma sul perché ciò sia avvenuto si potrebbero scrivere milioni di libri. Mi chiede di parlarle di me, di raccontarle chi sono, di cosa mi occupo, cosa mi piace, cosa scrivo… ecco, se leggesse questo blog forse saprebbe chi sono ma sono certa non le piacerebbe. Mi guarda con rabbia, so che vorrebbe entrarmi nella testa per scoprire cosa si cela dietro i miei silenzi ma so anche che, se la facessi entrare, rimpiangerebbe per sempre quel momento. Io sono ciò che tu odi, l’apoteosi di ciò che disprezzi, per educazione e cultura:

Io sono quella bimba minuscola che hai partorito e che non hai preso in braccio perché potevi vedermi solo attraverso l’incubatrice in cui mi avevano rinchiusa. Hai sofferto con me ogni istante e gioito quando, in quella stanza silenziosa, ho dato il mio urlo di e per la vita. Sono quella bambina che vedevi sempre troppo magra e che per questo ti faceva penare. Sono quella ragazzina silenziosa che si vergognava di tante cose e che parlava solo se interpellata e sempre a bassa voce. Sono quell’adolescente che all’improvviso è esplosa e ha rinnegato il silenzio per la parlantina. Sono quella che, in seconda media, pretese di voler ritornare a casa da sola perché ormai era grande e voleva esser trattata come tale. Sono quella ragazza che non hai più compreso perché si vestiva di nero e tu pensavi che fosse caduta in chissà quale giro satanista. E, quando te lo spiegavo che non era così, lo vedevo che non mi credevi e che continuavi a pensare che era meglio tenermi sotto controllo. Sono quella ragazza che si è “sverginata” da sola perché voleva saperne di più ma, a te, non l’ha mai detto, perché non poteva, perché le avevi sempre ordinato di non toccarsi e non farsi toccare. Sono quella ragazza la cui prima volta non è andata bene e che avrebbe voluto chiedertelo se era sempre così, se quello era il sesso di cui tutt@ parlavano. Ma per te io dovevo restare vergine e quindi, se te lo avessi confessato, mi avresti offesa, come quando rincasavo tardi e tu, invece di chiedermi come era andata, mi urlavi che era tardi e che a quell’ora c’erano in giro solo le puttane e i delinquenti. Ecco, mamma, io sono una puttana, sono una di quelle donne che tu odi perché non puoi fare altro, perché sei stata educata a farlo, perché nella contrapposizione trovi una squallida ricompensa alle sofferenze che questa cultura ti ha imposto. Io sono quella donna che scopa con chi vuole e che ti fa paura, perché tu non conosci altro sesso che quello a scopo riproduttivo. Sono quella che ama fare i pompini, quelli che tu trovi disgustosi solo perché te lo hanno inculcato nel cervello. Sono anche la ragazza che ti ha fatto penare perché credevi fosse lesbica. Quante notti insonni mi hai fatto pesare? Quante domande mi hai posto per sentirti dire “no, non sono lesbica”?. Infatti, mamma, non sono lesbica, sono queer. Mi piace tanta roba ma a te non posso confessarlo. Mi piace leccare ed esser leccata, mi piace mordere, accarezzare, baciare, succhiare, mi piace il contatto e se potessi mi esprimerei con molta più fisicità di quanto non faccio. Non posso dirti neanche che godo nell’essere legata, sottomessa, sculacciata, trattata come una cagna in calore. No, questo ti farebbe venire sicuramente un infarto. Depravata, sì, mi chiameresti così, perché non capiresti il motivo per cui tutto questo mi piace e che per giunta non si tratta di violenza. L’unica cosa che sai è che sono femminista, ma non hai capito cosa significa tanto che, quando vuoi ferirmi, me lo rinfacci, come se potesse essere un’offesa. Sai anche che non voglio sposarmi e avere figl@, ma lo sopporti solo perché pensi che sia un periodo. Mi dispiace deluderti, ma non passerà. Non sai che ho intenzione di lavorare con il mio corpo e che questo mi riempi di gioia ma anche di tante paure. Credi che non vorrei raccontartele? Pensi davvero che questo silenzio non mi pesi? Quante volte vorrei venirti vicino e parlarti, svuotare il sacco, ma so che non reggeresti all’urto. Tu, che mi chiedi di raccontarti chi sono, cosa mi piace fare, vuoi davvero sentire la verità? Vuoi sentire i miei pensieri di rivolta, di sommossa, di sovversione? Vuoi entrare nei miei sogni, fatti di banche svuotate, di falò di soldi, di carceri vuote, di religioni estinte, di liberazione del concetto di famiglia e amore da tutti gli stereotipi esistenti? Vuoi ascoltarmi quando rivendico con fierezza di essere una gran puttana e di non voler scegliere tra culo e cervello? Vuoi vederle le mie cicatrici, quelle che mi porto dentro e che tu conosci, perché le hai anche tu? Quante volte ti hanno offesa, umiliata? Quante volte hai abbassato lo sguardo, hai urlato per difenderti andando ad alimentare la dicotomia che ti veniva usata contro? Quante volte sei stata zitta? Io non voglio stare zitta, mamma, e non voglio neanche nascondermi, voglio urlarlo al mondo quello che sono e voglio farlo con orgoglio, anche se a te e a tante altre persone risulterà osceno. Per te sarei un mostro: tutto quello che non dovevo essere, che mi avevi detto di non diventare, SONO.

Io sono quello che tu odi e se riesci ad amarmi ugualmente lo apprezzerei, ma sei in grado di farlo? Quando mi chiedi di raccontarti di me sei davvero sicura di voler ascoltare? Oppure me lo chiedi solo per avere quelle sicurezze che ti permettano di dire “ho fatto un buon lavoro, ho cresciuto una brava ragazza”? Mamma, mi dispiace dirtelo, ma io non sono una brava ragazza, non ho mai voluto esserlo, ma hai fatto comunque un buon lavoro: anche se non condividerai, mi hai tirata su bene, in salute e con quel poco di sale in zucca che oggi mi è di aiuto in una lotta che ci vede su due fronti diversi ma che, spero, un giorno, ci porti a vederci unite.

Con affetto
tua figlia NON tua

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4 risposte a Tutto quello che non dovevo essere, che mi avevi detto di non diventare, SONO

  1. SuperCoven ha detto:

    Bello questo intervento, ci rivedo anche molto di me 😀
    Anche io sono nata prematura e sono stata in incubatrice, sarà quella a forgiare generazioni di incazzati? XD

    • vaviriot ha detto:

      ahahhah io non sono nata prematura, è che ho assorbito l’anestesia che avevano fatto a mia madre per i dolori del parto e quindi appena nata non respiravo, quindi mi hanno messo in incubatrice e poi vi ho passato un pò di mesi senza dare segnali di vita, dopodichè ho urlato.. ci tenevo proprio a vivere XXD per l’incazzatura, mi sa che la responsabilità è di tanta roba, ma sempre meglio questa che l’indignazione >_<

  2. Cavalier Amaranto ha detto:

    Meglio incazzati e ribelli che piegati e grigi.

    Capisco il tuo dolore, con mia madre il dialogo è venuto fuori molto tardi, ci odiavamo vicendevolmente, eravamo così distanti che una volta le ho fatto una carezza ed è trasalita, non se lo aspettava il gesto d’ affetto.

    Che siano i nostri genitori non significa che dobbiamo per forza condividere, la famiglia non è quella che ci capita in sorte ma quella che ci costruiamo noi, alcune persone coincidono con il nucleo primogeneo, altre le incontriamo per strada e non sto necessariamente parlando del matrimonio canonico.

    Sarà un piacere leggerti.

    • vaviriot ha detto:

      caro cavalier hai ragione, infatti io non condivido con loro molto, moltissimo, forse la parte più vera di me… questo mi dispiace perchè, anche se non me li sono scelti, il legame che si è creato con i miei genitori è forte e anche la gratitudine per avermi cresciuta (che a volte diventa pretesto di ricatti da parte loro e per me un peso da cui trovare riscatto), anche se ne hanno commessi di sbagli e continuano a farlo. E’ complicato…

      di una cosa però sono certa, non voglio riprodurre questo modello di famiglia… io punto sulla comune o comunque su una realtà non vincolata da contratti ne da gerarchie, dove nessun@ è proprietà dell’altr@ e dove ai/alle bambin@ è data stessa dignità rispetto agli/alle adulti e tanto altro

      Sarà un piacere anche per me leggervi =)

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