Il circolo della violenza lo conosco bene

Rosaria non la conosco, ma la sua storia è vecchia, vista e rivista, e ogni volta fa male. Scriverò quello che penso con rabbia, sperando nella vostra comprensione.

Il circolo della violenza lo conosco bene. Da quando sono piccola ho avuto intorno donne che subivano violenze di ogni sorta e che sopportavano in nome “dell’amore“. L’amore, la trappola più grande che esista. Mia nonna era trattata da serva e da pungiball da mio nonno: quando era arrabbiato, quando le/i mie/ie zi@ facevano qualcosa di “sbagliato”, quando semplicemente doveva sfogarsi ecco che la picchiava, a volte da sola a volte in combo con i/le figl@. Questi sono i ricordi che emergono dai racconti di mia madre. Mia nonna era stata educata ad obbedire e sopportare e lo ha fatto diligentemente, senza mai lamentarsi. Quando ero piccola, e mio nonno era già morto, ricordo ancora come mia nonna ne parlasse bene e con “rispetto” ed io, che conoscevo la verità, mi domandavo come si potesse amare chi ti aveva picchiata per un’intera vita. Da una famiglia come quella di mia madre, in cui l’autorità può permettersi ogni sorta di violenza senza mai essere messa in discussione, le donne non potevano che imparare, loro stesse, ad obbedire. Sia mia madre che le sue sorelle  sono state infatti umiliate, picchiate, offese, ma nessuna di loro ha mai pensato di abbandonare il marito violento.

Ve l’ho già raccontata l’educazione violenta che ho subito e non ho voglia di ritornarci su. Ma vorrei ribadire il fatto che di donne come Rosaria ne conosco tante e so che l’educazione, o meglio il lavaggio del cervello subito fin da piccole, a volte è più forte delle botte e della paura che possa riaccadere. Perché riaccadrà, lo sappiamo tutt@, ma alcune donne si illudono di poter cambiare le persone, di potere, con la pazienza e l’amore, far redimere il compagno violento. Questa idea folle non nasce dal nulla, non pensiate che siano donne stupide, loro fanno ciò che per anni si sono sentite dire: la donna deve seguire il marito, deve comprenderlo, sostenerlo, essergli da bastone della vecchiaia, deve portare pazienza e giustificare sempre. Deve perdonare, deve essere martire.

Queste donne sono state educate a pensare che il matrimonio è questo: dover sopportare, doversi sacrificare per l’altro. Il matrimonio è abnegazione, e lo diventa ancora di più quando vi è un@ figli@, perché secondo questa cultura per un@ bambin@ è meglio avere un padre violento che non averne proprio. Ne ho viste troppe di donne, ma anche di ragazze, trovare una scusa per ogni schiaffo, calcio, cazzotto… ho visto ragazze essere umiliate pubblicamente da chi diceva di amarle, ho visto ragazze essere picchiate, strattonate da chi diceva di rispettarle, ho visto ragazze essere educate alla violenza proprio come me e giustificare sempre con un “sono uomini”, “era nervoso”, “hai anche tu una parte di colpa”, “è tuo padre” ed ect.

Cazzate, tutte cazzate che però diventano alibi e ci ingabbiano in quell’idea di martirio in cui ci avete confinate, perché la maria vergine soffre, la santa si immola, la martire si fa uccide per chissà quale cavolo di ricompensa. Quando parlo di violenza della chiesa parlo di questo, parlo di una cultura alla sopportazione della violenza, alla giustificazione continua in nome del riconoscimento come “brava donna”,” brava madre”, “brava moglie” fino a “martire” che sembra valere di più della vita che si potrebbe vivere se si mandassero a cagare queste dicotomie.

Rosaria ha deciso e nella sua decisione ci sono le decine di donne che conosco e che giustificano ogni giorno i loro compagni, c’è questa cultura che obbliga la donna ad un ruolo di cura eterno, che però potrebbe costarle la vita, ma di questo nessuno se ne cura. Rosaria agisce e nel suo gesto ci sono secoli di indottrinamento, di violenza, di teorie su come la donna doveva soccombere e sempre perdonare. Di come noi donne siamo più propense alla comprensione, mentre gli uomini no, sono aggressivi di natura. Di come noi, fiche dotate, siamo pazienti mentre i cazzo minuti sono irascibili ed ect. Minchiate su minchiate che nel corso del tempo hanno forgiato la mentalità che porta oggi, Rosaria, come mille altre donne, a dire “lo perdono perché lo amo da morire e so che lui si è pentito”.

Contro questa educazione nulla possono le leggi, nulla le chiamate ad una maggiore sicurezza perché è sul piano culturale che la lotta va affrontata e, fin quando la meneremo sulle norme, censure e ogni altra forma autoritaria, non cambieremo nulla. Dobbiamo capire che se gli uomini sono educati alla violenza anche le donne lo sono: ci educano a sopportare/giustificare la violenza e a riprodurla in modi completamente diversi da quella degli uomini. E su questo che dobbiamo interrogarci e su questo agire, perché se non cambia la cultura di Rosaria, ahinoi, ne vedremo ancora troppe.

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3 risposte a Il circolo della violenza lo conosco bene

  1. SuperCoven ha detto:

    Sono d’accordo, purtroppo questa è la mentalità che regna da sempre e le donne vittime di violenza, in quasi tutti i casi, sono le prime a giustificarla.
    Deve assolutamente cambiare il modo di educare: gli uomini assolutamente non devono essere giustificati per le loro violenze e le donne non sono obbligate a sopportare un bel niente.
    Tra l’altro su questa cultura del martirio e dell’immolarsi in vista di qualche fantomatica “ricompensa” il cattolicesimo ci marcia sopra fin dalla notte dei tempi, ed io la trovo una cosa aberrante!

    • vaviriot ha detto:

      quoto tutto e aggiungo solo che non solo gli uomini violenti non devono essere giustificati ma bisognerebbe prevenire tutto questo smettendola di educarli in modo violento, perchè non si nasce maschilisti, si viene educati tale =( idem per le donne che alla sopportazione sono educate

  2. SuperCoven ha detto:

    Esatto, alla fine il concetto sbagliato di virilità, che vige penso ormai da secoli, non è altro che una costruzione sociale che viene inculcata da società e/o famiglia fin da piccoli.

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