La rivoluzione delle tette mosce, delle panze, dei nasoni come il mio è appena iniziata!!!

Ieri controllavo la posta e cosa ci trovo? Un  video segnalatomi da  quella meraviglia di sdrammaturgo, che si è guadagnato un mega abbraccio appena lo becco, mi spiace, te tocca XD. Il video in questione è questo:

Si tratta di un’intervista fatta a Rosario Gallardo, che a me piace/cciono davvero molto, e che spero di riuscire a vedere anche dal vivo. Nell’intervista vengono dette due cose che mi hanno colpita.

Innanzitutto si parla di femminismo pro sex, definizione di cui capisco la necessità ma che, scusate, mi sta troppo sulle ovaie. Premetto che non c’è l’ho con chi la usa, anzi, ma con il contesto che ti porta a doverlo fare. Mi spiego. Mi dite che significa femminismo pro sex? Ovvero, come può il femminismo essere moralista? Come può considerare il nudo un abominio? Io sono femminista ma adoro il postporno, il porno femminismo, adoro l’uso del corpo come mezzo/strumento di messaggi, di lotta, di immaginari nuovi, amo il sesso, mi masturbo parecchio, vorrei un orgasmo per tutt@, e penso che la liberazione non può non passare anche attraverso quella sessuale. Ve l’ho già scritto altrove, non ho alcuna intenzione di scegliere tra culo e cervello, fanno entrambe parte di me ed è per questo che ho apprezzato moltissimo Maria quando ha detto che questa società, nell’obbligarci a coprire la fica o il cazzo, ci porta a coprire/censurare una parte di noi. Come darle torto? Come non riconoscere il fatto che nella cultura i genitali siano out, che li puoi far intravedere ma una fica piazzata lì, nella sua bellezza, non la vedrai mai? Non è un caso che la locandina di “Diario di una ninfomane” dove vi era un accenno, e dico accenno, di masturbazione, sia stata censurata perché ritenuta indecorosa. Pensate se gli mostravano la fica intera, apriti cielo. E mi fisso sulla fica, e non sul cazzo, perchè la sessualità femminile è da sempre stata oppressa, censurata, svilita come accessorio per l’orgasmo maschile. E invece no, sempre più donne rivendicano da tempo il diritto al piacere.

Ma è indubbio che una parte del femminismo,  quello più retrò, se vogliamo, quello che secondo me si è arenato su vari temi, non la pensa così, o meglio non apprezza tutte le scelte che si fanno verso questa direzione. Eppure noi dovremmo lavorare affinché tutti i corpi siano liberi di esprimersi, di mostrarsi e di farlo come ritengono opportuno. E qui cadiamo nel secondo argomento che non poteva non essermi caro. Il corpo, l’accettazione della propria fisicità, dei cambiamenti che, per esempio, una gravidanza può generare. Ho adorato Maria quando, al conduttore che le chiedeva perché non si rifaceva il seno, risponde “ma perché non son bellissime?”. E sì, Maria, sono davvero bellissime! Io poi la trovo davvero bella, quindi quello che può sembrare un difetto, per me è qualcosa di super erotico. Su questo tema ci ritornerò prossimamente, dato che a breve pubblicherò la seconda parte del discorso sul corpo che ho iniziato poco tempo fa e in cui volevo sviscerare proprio questo punto.

Per ora, quindi, mi fermo qui e vi invito a dirmi la vostra, se ne avete voglia, o a segnalarmi altre realtà post porno che vi ispirano, che seguite, che apprezzate o di cui fate parte =)

La rivoluzione delle tette mosce, delle panze, dei nasoni come il mio è appena iniziata!!!

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11 risposte a La rivoluzione delle tette mosce, delle panze, dei nasoni come il mio è appena iniziata!!!

  1. Pingback: #PostPorno: il porno che si fa per piacersi! – Al di là del Buco

  2. Giuseppe ha detto:

    Io penso che i genitali maschili, invece, siano ancora più tabù. La società ci ha abituato ad una prospettiva maschile e maschilista della donna come “oggetto” da osservare. La donna che lascia vedere-intravedere i propri genitali è molto più facile a vedersi rispetto all’uomo che lascia intravedere il proprio sesso. La ragione penso che sia riconducibile e due motivi: il primo è che per una mera ragione di domanda-offerta la vagina è ed è sempre stata più “commerciabile” del pene. La seconda ragione sta nei risvolti sociali che il pene ha: per un uomo far vedere il proprio pene è un tabù perché averlo piccolo (e molti maschi pensano di avere il pene piccolo) è associato ad essere poco “potenti” in generale e ciò fa perdere “credibilità” in generale all’uomo.
    Per ultimo… non so se questo sia un concetto instillato nella mia mente da una società maschilista oppure sia vero, ma credo che in genere la donna tenda ad essere un pochino più esibizionista dell’uomo (correggetemi se sbaglio)…e ciò influisce, secondo me, sul fatto che la vagina della donna rappresenti un tabù meno radicato del pene maschile.

    • vaviriot ha detto:

      Giuseppe hai proprio ragione, sui genitali maschili ci sono tabù diversi, ma comunque opprimenti, quanto su quelli femminili. Personalmente penso che sia legato sia al fatto che l’uomo non si pone come oggetto ma come soggetto, ergo non sente il bisogno di esporsi/vendersi ma di mostrare la sua virilità/forza che sì, è legata al cazzo, alla sua lunghezza, alla potenza, alla durata dell’orgasmo ed ect… ma non solo. L’uomo ha sempre potuto esprimere il suo “valore/onore” attraverso il lavoro, mentre la donna, che per secoli è stata merce, pensiamo ai matrimoni combinati, non poteva che puntare sulla “virtù” e sulla bellezza/corpo. L’essere esibizionisti non è un dato correlato al genere, ma bensì all’educazione sessista secondo cui, dato che la donna è un oggetto, allora le si insegnerà a mostrarsi/vendersi, mentre all’uomo ciò verrà negato dato che a lui sono destinati altri modi, ugualmente limitanti, ma diversi. Conosco amici che vorrebbero mettersi la matita nera per gli occhi, oppure vestirsi in modo più eccentrico, travestirsi, ma non lo fanno o hanno smesso di farlo perchè venivano derisi continuamente. E se a me, in quanto donna, toccano offese come puttana o zoccola, ma anche cesso e simili, a voi si va sul ricchione, gay, frocio o checca, ma la violenza subita deriva dalla stessa cultura. Inoltre, dimmi se sbaglio, mentre noi donne avvolte riusciamo a parlare della nostra fica, che ne so di alcuni problemi correlati ad essa, di dubbi ed ect, voi uomini avete grosse difficoltà a chiedere consiglio, a parlare del rapporto che avete col vostro cazzo… non so, io non posso parlare per voi, quindi riporto solo ciò che alcuni amici mi hanno confessato, ma vorrei tanto che anche voi iniziaste a parlarvi (non sono separatista ma, per me, in questi casi il separatismo risulterebbe utile) e poi interagire anche con noi =) o ci liberiamo tutt@ o nessun@ lo sarà mai del tutto

      • Giuseppe ha detto:

        mmm allora:
        1) Sono d’accordo con quello che hai detto relativamente all’uomo come soggetto e non come oggetto nella vita sociale e di coppia, ma non dimenticare che l’uomo ha anche una maggior pressione proprio per via del suo essere uomo. Potrai non essere d’accordo (come anche io concordo che sia un presupposto anacronistico) ma la società si aspetta che sia l’uomo a portare “il pane a casa”.
        Non dimenticare poi la competizione “uomo-uomo”, frutto parzialmente da dinamiche di branco (il maschio alfa, per intenderci) e inoltre dalle aspettative sociali di cui sopra. Se voi donne potete confrontarvi e ad un certo punto unirvi e riposarvi, gli uomini devo CONTINUAMENTE sottostare a miti di maschi alfa (atleti, pornostar, miliardari, l’amico che tromba di più…). L’uomo è sempre sotto pressione perché la società ha più aspettative su di esso (soprattutto le donne, che a volte hanno un mito dell’uomo). Persino il sesso è fonte di stress!
        2) “L’uomo ha sempre potuto esprimere il suo “valore/onore” attraverso il lavoro, mentre la donna, che per secoli è stata merce, pensiamo ai matrimoni combinati, non poteva che puntare sulla “virtù” e sulla bellezza/corpo.” Sono d’accordo
        3) “L’essere esibizionisti non è un dato correlato al genere, ma bensì all’educazione sessista secondo cui, dato che la donna è un oggetto, allora le si insegnerà a mostrarsi/vendersi, mentre all’uomo ciò verrà negato dato che a lui sono destinati altri modi, ugualmente limitanti, ma diversi.” Sono d’accordo
        4) “mentre noi donne avvolte riusciamo a parlare della nostra fica, che ne so di alcuni problemi correlati ad essa, di dubbi ed ect, voi uomini avete grosse difficoltà a chiedere consiglio, a parlare del rapporto che avete col vostro cazzo…”Assolutamente vero: il motivo? Leggi il punto 1.
        Capita di essere più rilassati, in un contesto di amicizia, e di parlare del proprio cazzo (o delle proprie paure, di qualunque tipo esse siano) ma ci si arriva dopo diverso tempo. Nessuno vuole farsi vedere senza protezione, ed il motivo è molto semplice: ci sono delle grandi aspettative su di noi.

      • vaviriot ha detto:

        sono d’accordo con te, infatti non nego la pressione che subite nè nego quella che subiamo noi, nè le paragono, perchè sono differenti, anche se derivano dalla stessa cultura perchè, per esempio, qualunque cosa le donne facessero, mettiamo caso seguissero tutte le norme/limiti prestabili (vedi donne ministro), resterebbero sempre in un ruolo di subordinanza rispetto all’uomo (infatti loro stanno sempre alle decisioni dei loro capi uomini) che, se si piega, ottiene un posto di potere. Preciso che da anarchica il genere del capo mi è indifferente, non credo nel potere, nei partiti, nelle rappresentanze, ergo non mi interessa avere più capi donna dato che sempre capi sono. io non voglio avere capi, non voglio avere una società maschilista, non voglio lottare per avere acceso nelle forze dell’ordine, nell’esercito, per ottenere potere che per me significa altra violenza. Il mio discorso vuole solo mettere in evidenza come il sistema sia comunque maschilista. L’unico modo per uscirne, almeno per me, è cambiare il sistema, che non è uno scherza, ma neanche una missione impossibile. Partire da sè, essere altro, è già un buon punto di partenza =)

  3. crescenzo ha detto:

    Ragazz*, mi piace molto quello che avete scritto, ma credo che una grossa parte della spiegazione del fatto che si vedano più facilmente “parti” femminili in giro rispetto a quelle maschili sta proprio in un meccanismo fondamentale del dominio che è quello del “guardare ed essere guardati”. Il “male glaze”, lo sguardo maschile, è uno strumento di affermazione del dominio che implica che il dominante guardi e il dominato venga costretto a farsi guardare (è la logica del controllo che sottende il panopticon). Ma le cose sono in continua mutazione e la separazione non è più così netta, questo ha posto allo scoperto il fatto che gli uomini, più delle donne, si ritrovano improvvisamente distanti dal proprio stesso corpo mentre avrebbero un bisogno disperato di (ri)scoprirlo ed esplorarlo. I dispositivi di potere sono innumerevoli e agiscono su tutt* in maniere diverse ma con il medesimo scopo (anche se, sia chiaro, questo non vuol dire che non esistano più dominanti e subalterni, solo che il quadro risulta essere più complesso di quanto apparisse in passato).

    Riguardo l’esibizionismo (che è DECIDERE di farsi guardare), sinceramente non me la sento di fare statistiche di alcun tipo, posso solo parlare della mia esperienza da maschio (biologicamente), socializzato come uomo ed eterosessuale. La sensazione di imbarazzo, provata quando mi sono accorto che la finestra del bagno della casa dove mi trovo permette una buona visuale da un gran numero di finestre circostanti, è durata solo un minuto o poco più, poi sono entrato nella doccia e con mia grande sorpresa ho scoperto che non solo non mi dava fastidio, ma che la cosa mi provocava anche un certo piacere. 🙂

    • vaviriot ha detto:

      Crescy condivido tantissimo la tua riflessione sul guardare ed essere guardati, in effetti non ponendosi come oggetti dello sguardo gli uomini non hanno coltivato un rapporto con il proprio corpo ed oggi trovano parecchi problemi nel relazionarcisi. A me piacerebbe molto continuare questo discorso, perchè come le donne devono recuperare un discorso sul corpo che le liberi dai mille canoni, ruoli, discriminazioni, umiliazioni, gli uomini devono liberarsi da ciò che gli impone di non guardarsi. Aspetto con ansia il giorno in cui verranno scritti anche dei monologhi del pene =)

      Per l’esibizionismo sappi che, avevi già la mia stima, ma adesso è aumentata XXDD Anche a me è capitato di accorgermi di esser spiata e di provare per i primissimi minuti fastidio e poi piacere… ma su questo argomento penso sia giusto scriverci un post, perchè una cosa è decidere di farsi guardare altra è che ti venga imposto lo sguardo altrui… e alle donne questo capita ogni sacrosanto giorno >_<

      • crescenzo ha detto:

        Il fatto è che la struttura patriarcale agisce il dominio in maniere differenti a seconda di fattori quali il genere, l’orientamento sessuale, il ceto, l’etnia, il colore della pelle, la classe, ecc. Ciò che rende questi dispositivi difficili da riconoscere è la loro capacità di creare realtà: se sei immerso in un determinato ambiente socio-bio-culturale fin da prima di nascere è più facile riconoscerlo come LA realtà, e non come una delle tante possibili. Eppure il fatto stesso che vi siano degli scarti tra persona e persona, e tra realtà e realtà, determina la possibilità di decostruire e sovvertire il reale, o quanto meno il proprio percorso biografico (che è già un passo avanti).
        Le donne, incatenate dal discorso razionalista e androcentrico al proprio corpo, costrette ad un suo scrutinio continuo e diretto dall’esterno, hanno avuto l’opportunità di farci i conti molto prima degli uomini, i quali solo di recente hanno cominciato a provare il peso della “assenza del corpo”, della dicotomia cartesiana tra mente/corpo (maschile/femminile, culturale/naturale, razionale/irrazionale, reale/fantastico, ecc.). Ovviamente potrei sbagliarmi, ma al momento questa ipotesi spiega molte cose.

        Sul farsi guardare sono d’accordo. Avere la possibilità di scegliere potendo dire: ecco, tu mi guardi ma perché io te lo permetto, anzi perché io traggo piacere dal tuo stesso sguardo. In questo modo la relazione è “in equilibrio”. Cosa ben diversa è l’essere costretti a farsi guardare, lì la relazione è asimmetrica e il piacere è concentrato da un solo lato che gode non tanto di ciò che vede ma dell’atto stesso del dominio visivo. E’ l’idea stessa che sottende le riviste scandalistiche (tipo Novella 2000), la pornografia con le “hidden camera” (videocamera nascosta), le gag dello spioncino nei film comico-erotici degli anni ’70 (Pierino et similia). …Forse è anche uno dei meccanismi all’opera nella fruizione degli zoo…
        Come al solito ho sproloquiato, però grazie per lo spazio. 😀

      • vaviriot ha detto:

        crescy ti do ragione su tutto. L’intersezionalità è un aspetto fondamentale nelle analisi critiche ma anche nelle pratiche per la sovversione dei poteri/violenze, senza si rischia di creare discrimine tra chi è già discriminato. Per la questione della realtà, credo che si possa tranquillamente dire che è uno dei motivi per cui le donne hanno un rapporto, poi bisogna sondare di che tipo, con il proprio corpo e gli uomini invece stentano ancora ad avercelo. Ho intenzione di riportare queste tue riflessioni in un post con la speranza di far partire un’interessante riflessione, o almeno ci provo =)
        Per la questione del “guardare ed esser guardati” penso che, quando ciò avviene senza consensualità, quindi quando ti impongono di esser oggetto, giochi molto il senso di potere/dominio che chi ti impone il ruolo di oggetto ha… anche nello stupro l’elemento più importante è il senso di onnipotenza. E negli zoo potrebbe benissimo valere lo stesso meccanismo, ahinoi!

        Comunque sproloquia quando e dove ti pare, a me fa solo che piacere =)

  4. crescenzo ha detto:

    Infatti, avere un rapporto con il proprio corpo non implica che questo sia un rapporto positivo, hai ragione. Sebbene sia già qualcosa, una base di partenza, magari da decostruire ma che esiste e ti costringe a farci i conti quotidianamente. Il corpo maschile è stato virtualizzato (sia chiaro, non c’è vittimismo in questo: sono gli uomini stessi ad aver reso invisibili i propri corpi, vittime e carnefici… Quindi, come dire… Grazie, ma non mi occorre nessuna solidarietà, preferisco lo scontro): le sue abilità sono divenute denaro, oratoria e razionalità, i suoi sensi si sono fatti oggettivi e astratti. Il corpo è divenuto un peso da abbandonare alla “animalità” delle classi subalterne. Tutto ciò non implica una sorta di gara a chi la spara più tragica, solo la necessità di trovare un percorso comune ma con la consapevolezza di dover partire da costruzioni in parte diverse.

    Riguardo lo stupro, non ricordo chi fosse, ma nel periodo in cui andava di moda l’idea della sterilizzazione chimica per gli stupratori uscì fuori la storia di uno stupratore che, nonostante la sterilizzazione e i farmaci che gli impedivano la possibilità di avere un’erezione, continuava a stuprare usando oggetti. Non comprendere il meccanismo di dominio che sottostà allo stupro, vuol dire mancare completamente l’obiettivo.

    (Beh, se ci esce fuori un post ne sarò contento. Fammi sapere. Intanto grazie ancora per lo spazio!) 😀

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