Io non sto con le Femen

Ho appena letto questo post di Jo e non posso che condividerlo. Che le Femen fossero neocolonialiste lo avevo capito da un bel pò di mesi, e anche questa volta la cosa sembra riaffermarsi. Personalmente la pratica da loro usata, quella di riappropriazione del corpo come mezzo/strumento di lotta mi piace molto, ma non ne condivido l’obiettivo, perchè ognuna dovrebbe decidere come liberarsi, quale pratica scegliere, cosa esporre se si decide di farlo e soprattutto, mai, e ripeto mai, avere la presunzione di andare a liberare qualcun@. Le donne si liberano da sole, l’unica cosa che penso sia saggio fare è aiutarsi in modo orizzontale, senza salvatrici e schiave, ma tutte con i propri dannatissimi burqa che qui, alla fine, siamo tutte prigioniere di qualcosa. Buona lettura!

Io non sto con le Femen

Le ho conosciute le Femen italiane al secondo Feminist Blog Camp, non erano quelle famose alte magre magre molto bianche bionde tipo Inna Schevchenko, che trovi in ogni dove sui quotidiani più pruriginosi (tipo RePubica e Le Ore), erano proprio ragazze italiane: simpatiche, intraprendenti, con le idee chiarissime su ciò che vogliono ottenere e su come.

Le ho tempestate di domande e mi hanno riposto belle precise e dirette come piacciono a me, perfino sulla loro contrarietà alla prostituzione volontaria. Però io non sto con le Femen, e mi spiace un po’ dirlo perchè mi sembra retorico ma forse era anche ora che lo dicessi che le loro azioni non le condivido proprio per niente.

Per oggi le Femen hanno organizzato la “Topless Jihad” per la “liberazione” di Amina (una Femen tunisina di cui non si hanno notizie confortanti per il momento) in varie città e non si capisce perchè l’azione più clamorosa si sia tenuta a Parigi davanti ad una moderatissima moschea, che proprio un covo di cattivi salafiti non è, oltretutto in Francia che non mi risulta essere la Tunisia, ma forse gli si sarà spirato il passaporto sennò potevano prendere anche la nave, ricordo che un tempo c’era il traghetto Tirrenia che partiva una volta a settimana da Cagliari, ma volendo potevano prendere pure la SNCM che i corsi, per dirla alla Julio Iglesias, sono un po’ pirati un po’ signori..

Ma sto divagando.

Una pericolosissima Femen

Tra i mille gossip che circondano le loro azioni arriva perfino la voce che alcune attiviste francesi abbiano abbandonato Femen durante questa “topless jihad”: purtroppo ormai non si sa più se credere o no a ciò che accompagna questa organizzazione, l’unica cosa reale sono le immagini di poliziotti che si accaniscono su ragazze seminude e indifese, spesso trascinate con la forza: uomini coraggiosissimi che compiono sforzi sovrumani per allontanare queste esili donne armate di tette nude pericolosissime, come ben insegna la mitica Afrodite A.

Trovo curioso anche che le Femen non siano andate a manifestare pro Amina durante il Forum Sociale Mondiale che si è chiuso solo 4 giorni fa proprio a Tunisi: lì avrebbero trovato le compagne anarcofemministe di Feminism Attack e molte altre femministe tunisine. C’erano perfino le donne che rivendicano il niqab come strumento antioppressivo e anticoloniale, magari ci si poteva, perchè no, parlare, ma si sa che io ho idee stranissime su come debbano andare le cose tra esseri umani.

Tra le tante anime che agitano la Tunisia in questa grande transizione nessun movimento di supporto è nato per il caso di Amina, un caso tutto occidentale che trova il suo apice nella marea islamofoba che ormai monta in tutta Europa e trova terreno fertile in tante donne bianche che non lottano più per se stesse ma per liberare bovera donna afrigana obbressa.

In questi giorni ormai lo smarcarsi prende il largo, mi imbatto perfino in una pagina facebook dal titolo esplicativo: “La Femme Tunisienne n’est ni Femen ni Meherzia” dove per Femen si intende Femen e per Meherzia si intende proprio Meherzia Labidi del partito Ennahda: invece delle immagini di Amina che occhieggiano ovunque dai nostri informatissimi media troviamo le foto dell’immarcescibile Nawal al Sa’dawi, vera fonte di ispirazione e grande punto di riferimento per tantissime femministe arabe.

Sui siti italici invece è tutto un montare di notizie assurde e fugaci tra blogger che ci danno notizia dell’instaurazione della shari’a (così, da un giorno all’altro) e giornalisti che si inventano lapidazioni pubbliche di donne con il seno scoperto: tutto ciò farebbe anche molto ridere se non fosse che fino a poco tempo fa questa gente stava tutta affacciata a osservare la famosa “primavera araba”. I technocuriosi che erano impegnati a discettare di politica suNawaat de Tunisie e a fare tanto i fighi su come il “dégage” poteva finire ora non sanno più nulla, che sarà successo bho, questi tunisini sono spacciati, per fortuna ci sono le Femen che fanno finalmente luce sulla condizione delle donne tunisine e forse forse riusciranno pure a toglierglielo questo velo, magari strappandoglielo anche di dosso, chissenefrega.

Io non sto con le Femen, non riesco proprio a starci, preferisco mille volte stare con le donne che desiderano autodeterminare la propria lotta senza interventi neocolonialisti di donne islamofobe che ormai si trovano un po’ ovunque, sono come la zizzania, tutte molto impegnate a fare guerra a sorelle che per un malcelato razzismo sarebbero più oppresse di loro e che proprio non ne vogliono sapere di essere liberate. Fortunatamente.

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4 risposte a Io non sto con le Femen

  1. sdrammaturgo ha detto:

    Ammetto che islamofobo lo sono anche io. O meglio, religiofobo. Considero la religione il male assoluto e sono sempre stato favorevole a un certo colonialismo della ragione, all’omologazione dell’acume, alla globalizzazione dell’intelligenza. Una sorta di colonialismo soft, d’informazione senza imposizione.
    Per esempio, se Odifreddi e Stephen Hawking partissero missionari a spiegare a certe tribù africane il funzionamento della fotocamera facendo capire loro che non ti ruba l’anima o andassero da mia madre a dimostrare che dio è una stronzata, concludendo ogni opera di catechesi atea con: “Oh, noi ve l’avemo detto, poi fate come ve pare”, li appoggerei in pieno.
    Detto ciò, le Femen hanno smesso di starmi simpatiche quando vidi un video in cui un poliziotto bloccava una di loro e lei gridava: “I’m not a prostitute! I’m not a prostitute!”, come se prostituta fosse un’offesa.
    Se a una manifestazione dei poliziotti mi fermeranno, metterò in chiaro che non sono un fruttarolo.
    All’inizio pensavo anche che la loro lotta contro il turismo sessuale fosse da intendersi come campagna contro lo sfruttamento della prostituzione, invece poi ho scoperto che sono contrarie anche al libero sex working autodeterminato, che è come essere contro il bricolage volontario.
    Puoi batterti contro lo sfruttamento nelle falegnamerie di Ikea, ma se uno vuole costruire tavoli e li vende, saranno pure cazzi suoi.
    Insomma, alla fine mi sono detto: “Ecco delle cristiane ortodosse a tette di fuori”.
    Le Femen mi sembrano femministe piuttosto vetero e parecchio conservatrici. Le zinne confondono le acque. Poi boh, anche ‘sta cosa che sono tutte fiche spaziali. Ci fosse una volta che si spogliasse una brutta. Sembrano selezionate da un’agenzia di moda.
    In confronto a loro, Nicole Minetti è Simone de Beauvoir.

    • vaviriot ha detto:

      cla, non te l’ho mai detto, ma ti voglio bene =) mi hai fatto sganasciare XXD Comunque, sulle religioni, ti dò ragione, non dovrebbero esistere, però qui la questione è che il femminismo non può essere nè coloniale nè autoritario. Loro sembrano le salvatrici di tutte le altre donne, soprattutto di quelle islamiche (si sò fissate), quando invece si comportano come una Santachè qualunque. I burqa non sono solo materiali e non sempre ti coprono, noi abbiamo quello opposto, ma sono anche mentali. Pensare che le donne islamiche siano vittime da salvare vuol dire trattarle come qualunque maschista, negandole la capacità di autodeterminarsi. E questo per me è gravissimo. Si possono contestare le pratiche, si può mettere in discussione il femminismo islamico che cerca di rileggere il corano con una sguardo di genere, senza però svilirlo o disconoscerlo che qui i patentini non li concede nessun@, ma non si può andare a dettare i modi e le pratiche di liberazione. Ognuna deve poter decidere per sè. Io non sono religiosa, non credo in nulla, credo nell’umanità che è ben lontana dalla perfezione divina, ma se da una parte lotto perchè la religione non serva più, dall’altra non mi sento di non rispettare quelle donne che scelgono di credere. Posso provare ad interagire con loro, a insinuare dei dubbi, ma andare lì e trattarle come delle minorate mi sembra una violenza allucinante. Ci devono arrivare da sole e soprattutto di propria volontà. Infondo è successo così anche per me. Intanto, però, invece di andare a fare le salvatrici autodeterminate altrove, quando invece in casa propria non lo si è manco per niente, penso che sia più utile partire dai propri territori, da quelli che si conosce, di cui si conosce la cultura per iniziare percorsi che poi possono collegarsi ad altri, senza pretendere di imporli come i più giusti in assoluto. Ogni realtà ha bisogno di pratiche e tempi diversi, questo va riconosciuto, e soprattutto la liberazione deve partire, come sempre è stato, dalle persone del territorio.. a quell@ che esportano libertà non ho mai creduto e, di fatti, non sono mai stati altro che orribili colonizzatori.

    • frantic ha detto:

      tu dovresti fare un blog anche solo per i commenti che fai in giro, chapeau 😀

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