Di superfluo, in Italia, c’è solo il maschilismo

La notizia sta girando da un bel po’ di giorni. L’università della Calabria chiude il corso di studi di genere, tenuto dalla docente Laura Corradi, per aprirne uno di “Famiglia e mutamento”.  Quando ho letto quanto accedeva ci sono rimasta, sia perché ho conosciuto Laura a Livorno, durante il secondo Feminist Blog Camp, sia perché trovo assurdo sopprimere un corso come quello degli studi di genere. Nell’articolo vi è scritto che tale chiusura è stata decisa, non solo due anni fa, ma con la motivazione che si trattasse di un corso superfluo. C’era scritto proprio superfluo. Vorrei chiedere al rettore di questa università cosa c’è di superfluo in un corso che ha come obiettivo quello di combattere le discriminazioni di genere e permette alle donne di esprimersi con parole e pratiche proprie.

Penserete che la mia opinione è di parte, in quanto femminista, ma non è così. Sinceramente i corsi di genere che si tengono nella mia università non mi piacciono, infatti non li ho seguiti e l’unico esame che ho dato a riguardo mi ha convinta che avevo fatto bene. Il motivo è che, almeno qui a Napoli, l’unico femminismo di cui si parla è quello della differenza che è quanto di più lontano io possa volere. Ma è un’opinione personale. Detto questo,  di certo non sarei felice se lo sopprimessero, per il semplice fatto che per me non andrebbe cancellato ma modificato, ampliato, arricchito di tutte quelle teorie e idee dei femminismi che in questi anni si sono prodotti.

Ma al di là di quello che penso io dell’istituzione scolastica nel suo insieme e dei corsi di genere, la cosa che mi fa incazzare è vedere cancellato un corso di studi di genere per permettere ad un altro intitolato “Famiglia e cambiamento”, ritenuto forse non superfluo, di esser aperto.  Non so a voi ma a me questo corso fa venire in mente il film “Mona Lisa Smile” in cui la professoressa mostra ciò che sarebbe rimasto delle donne se nulla fosse cambiato (per intenderci le diapositive dei vari prodotti casalinghi). Non posso farci nulla se questo corso mi puzza di anni 50. Inoltre vi/mi chiedo su quali cambiamenti si faranno dibattiti? La famiglia in che modo è cambiata? Se è cambiata.

Quello che posso notare io, sia nella mia famiglia che nelle altre, è che le donne non hanno fatto altro che moltiplicare il loro lavoro. Infatti, se prima dovevano dedicarsi solo alla casa, ora, entrate nel mondo del lavoro, devono aggiungervi anche quest’ultimo. Non è un caso che le mie amiche siano ossessionate da questa idea della conciliazione come se chiedere al proprio compagno di contribuire non sia proprio immaginabile e neanche pretendere dallo Stato quei servizi che ci renderebbero più autonome.

Mi chiedo inoltre se si parlerà mai delle famiglie arcobaleno, del poliamore, delle coppie lesbo, gay, delle mamme e dei padri single, dei genitori transessuali, di tutte quelle forme di famiglia e relazione che non rientrano in quelle tradizionalmente riconosciute. E se ciò dovesse accadere, e quindi potremmo pure iniziare a credere nei miracoli, perché si è sentito il bisogno di creare un nuovo corso e non si è semplicemente chiesto alla docente del corso di studi di genere di approfondire maggiormente tale tema? Infondo è inerente e quindi non avrebbe creato chissà quali disagi.

In attesa di risposte, do tutta la mia solidarietà a Laura e alle studentesse che sono state private di qualcosa che di superfluo non ha nulla ma che anzi, dovrebbe esser maggiormente incentivato e anche messo in discussione, in modo propositivo, affinché più filoni, più femminismi, più punti di vista abbiano la possibilità di accedere all’interno delle università, almeno fino a quando non metteremo in discussione questo sistema. Ed io non sarei per nulla contraria =)

Di superfluo, in Italia, c’è solo il maschilismo.

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