Dai partiti puttanieri alle troie: rivendico il mio esser puttana

Per niente cari capi e capetti, governanti e dittatori eletti democraticamente,

chi vi scrive è una puttana, anzi, mettiamola così, una gran puttana che si è stufata del vostro lessico e della dicotomia sessista su cui si basa. Ma che c’avete contro di noi? Ve rode il culo che le donne, che un tempo vendevate come merce, siano ora loro stesse a vendersi? E non vi scandalizzate per il termine vendersi che qui tutt@ ci vendiamo, anche voi vi vendete, anche voi siete delle puttane ma non lo riconoscete. Eh già, per voi tra culo e cervello c’è differenza, una differenza sessista secondo cui il cervello lo si può dare a chiunque, le mani si possono sfruttare fino all’osso, le gambe farle muove allo sfinimento, le spalle, il bacino, il collo, tutto, tutto si può vendere, tutto è “dignitoso” vendere, tranne la fica che quella, no, per carità, è sacra. Ma lo vedete quanto siete ridicol@? Negate l’evidenza e negate la natura stessa del lavoro.

Il lavoro, in questo mondo di merda, è sfruttamento e tra fica e cervello non c’è differenza, è tutto merce, tutto quantificabile in monete, in quelle maledette monete che sono l’unico dio che rispettate. Voi il culo ve lo siete venduto e come, ma non avete la dignità delle puttane. Le puttane vendono il proprio corpo e solo quello, decido il come e il quando, e anche a chi venderlo, si rifiutano se il cliente non le convince, si autodeterminano e non fanno male a nessun@, anzi, se vogliamo dirla tutta, ci fanno capire quanto scem@ siamo noi a venderci per poche lire senza scegliere un cazzo, né orari, né clienti, né soprattutto la retribuzione. Voi invece non solo vi vendete a chiunque, tanto quel che conta è la poltrona mica gli ideali (tra poco non sapremo neanche più che sono, dato che l’idealismo non va più de moda, è vintage), ma lo fate sulla nostra pelle, perché quell@ che vendete siamo noi, che non ci guadagniamo un cazzo ma saremo gli/le sfruttat@, quei pover@ scem@ su cui cadranno le vostre leggi e finanziare. Ecco la differenza tra voi e le puttane, una differenza abissale che, per me, dimostra chiaramente dove sia il marcio e dove la dignità.

Puttana è la donna che ha cervello, che studia, che esprime i propri pensieri, puttana è la donna che decide per sé, che compie scelte, che si vende a chi vuole perché in questo mondo abbiamo il capitale. Io odio il lavoro, odio la mercificazione, odio il pensiero che ogni mio sospiro, ogni mia azione sia quantificabile, odio l’idea di essere un conto in banca, un assegno, uno stipendio a fine mese, odio questa società che mi ha reso numero e che ci obbliga a sgomitare per raccattare monete che useremo per comprare altra merce, fatta con altri corpi mercificati ed ect. Io lo odio il capitalismo. Ma, se da una parte spero e lotto affinché un giorno riusciremo a disfarcere, all’altra non posso far finta di niente e non ammettere che ci viviamo dentro. Oggi siamo merce, tutt@. Siamo puttane che si offrono al miglior venditore ma non siamo uguali. C’è chi vende ciò che è proprio, ciò su cui ha giustamente veto, e lo fa con gran rispetto degli/lle altr@ e poi ci siete voi che siete l’opposto, che vi prostituite con il corpo altr@, che ci stuprate, si, ci stuprate ogni giorno e che per me non avete nessuna dignità.

Io sono una puttana e mi vergogno di ciò che fate, mi vergogno del sessismo che diffondete per poi chiedere scusa, perché certe cose mica si dicono palesemente? Si pensano, si mettono in atto attraverso le leggi, alimentando la cultura maschilista, ma non si ammettono parchè se no poi si è come B. Ma perché non siete uguali? Ma perché B. era l’unico maschilista italiano? Se fosse così sarebbe facile la vita mia e delle donne che non hanno paura di definirsi puttane, e anche di chi non vuole questo termine perché non gli piace, di tutte quelle donne che scelgono come definirsi nel rispetto delle altre, di tutte quelle che ogni giorno vengono umiliate con questi termini e che non voglio, non reputano opportuno, decostruirli. A me non importa obbligarvi a farlo, vi dico solo che io lo faccio per i motivi che vi ho già detto altrove e per distruggere una volta e per tutte questa dicotomia stupida. Ed ora, che mi dichiaro puttana e con grande orgoglio, come la mettiamo?

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16 risposte a Dai partiti puttanieri alle troie: rivendico il mio esser puttana

  1. aestet ha detto:

    Quella che non vedo è la colpa di Battiato. O non ho capito io, ma non mi pare avesse parlato solo di donne. Ci ho letto la stessa critica di Povera Patria in un contesto più terra terra, in un’analisi più cruda. Insomma, secondo me non parlava di donne, ma di meretricio delle ideologie. Certo, la forma non è stata delle più corrette. Ma tutta questa indignazione intorno mi è sembrata tanto poco femminista. Quasi SNOQ. Ma può essere che mi sbaglio.

    • vaviriot ha detto:

      ti dico cosa penso io: che abbia parlato o meno di donne e uomini non cambia il fatto che il termine troie è sessista. Il termine troia nasce per insultare qualunque donna che non rispetti le norme e i ruoli, ma può essere usato anche in altri ambiti… anche tra gay si usa sempre per indicare, per esempio, chi ha una vita sessuale attiva, atteggiamento che per la buon costume non va bene. Troia non è un termine neutro e se Battiato, che le parole le conosce e le usa, lo ha scelto un motivo ci sarà. Al caso io non credo, ma credo nel sessismo e nella cultura che ci portiamo ahinoi dietro. Dare della tria ad un uomo non è diverso da darlo ad una donna, perchè troia è e sarà sempre un parola sessista che nasce dalla volontà di offende le donne non normatizzate, non omologate. Anch’io non ho rispetto nè di questo governo nè di quelli precedenti, ma non uso questi termini, dato che ce ne sono tanti altr@ (fascist@ o semplicemente stronz@, opportunisti, autoritari, populist@, ed ect…) ce ne sono di termini da usare, la scelta, lo ripeto, non è casuale.

      • aestet ha detto:

        Hai ragione, il termine è ingiustamente classista. Ma è tutta questa indignazione intonro di gente che il termine troi@ lo usa in modo inflazionato che mi lascia perplessa. Ovviamente non in questo post. Lo trovo come fosse un femminismo di facciata. Quando mai il mainstream ci ha ascoltato? E perché stavolta siamo praticamente d’accordo? Resto perplessa sulle modalità, abbastanza fasciste ritengo, di mettere da parte Battiato, come a volersi pulire la coscienza… dici che sto delirando?

      • vaviriot ha detto:

        No, non stai delirando. Il fatto, secondo me, è che la nostra società è abituata alla creazione di mostri perchè così, tutt@ gli/le altr@, possono deresponsabilizzarsi. Prima B. poi Battiato, poi chi lo sa. Non c’è ombra di dubbio che Battiato abbia usato un termine sessista e neanche sul fatto che questo termine debba esser messo in discussione, ma il problema non è che lo abbia usato Battiato ma che lo usino tutt@. A me che lo abbiano depurato non interessa molto, dato che nulla si farà affinchè questo termine, come tutt@ gli altri, vada decostruito, affinchè si cambi un linguaggio sessista specchio di una medesima cultura sessista. La nostra società però affronta i problemi sempre in questo modo deleterio e inutile, cioè scaricando le responsabilità sul singolo e non sull’intera società di cui esso è prodotto, il carcere infatti ha questo scopo. Quindi capisco le tue osservazioni e penso che dell’indignazione ne ho piene le ovaie e vorrei una bella incazzatura e, se possibile, una rivoluzione =)

  2. Chi usa l’appellativo troia o puttaniere verso una donna o un uomo riferendosi agli scopi della sua attività sessuale come l’ottenere dei vantaggi che a differenza di altri scopi producono problemi agli altri individui o alla società intera, come nella politica, in cui è necessario ottenere poteri in base alle competenze e ai meriti, sta sottolineando l’importanza della correttezza e del merito ai fini del benessere sociale, e non negando la libertà sessuale. Tuttavia se questo uso del termine non è specificato la scelta interpretativa tra i vari significati può risultare errata, ed è quindi un modo di comunicare fraintendibile, perché deriva da un significato prevalente diverso, e quindi se non si vuole colpire anche altre persone che non rientrano nell’obiettivo è meglio evitare. Probabilmente per incentivare a non usare questo termine con uno scopo inibitorio è necessario che ce ne sia un altro abbastanza forte da provocare la stessa sofferenza. “Ladra/e” potrebbe essere pertinente perché ruba il posto a chi si impegna nel modo corretto per ottenerlo. Ma sarebbe diffamazione secondo la legge italiana. Quindi, si dovrebbe usare un termine diverso non illegale.

    http://ilgenerenellacomunicazione.wordpress.com/2013/03/27/battiato-e-linterpretazione-della-parola-troia/

    • vaviriot ha detto:

      Non sono d’accordo con te. Sinceramente credo che chiunque alimenti una società autoritaria come la nostra, che la dia o meno, stia recando danni a tutt@ noi. Non è il come si raggiunge qualcosa che fa la differenza, ma il cosa si vuole raggiungere. La puttana non reca danno a nessun@, il o la politico, a prescindere da come abbia raggiunto il suo posto, recherà sempre danno a chiunque perché alimenta una visione autoritaria del sistema e perché farà sempre le veci del partito, mai del popolo. Spiacente ma da anarchica non credo esistano capi buoni, ma solo capi e io spero sempre nell’autorganizzazione =)

      Per questo, sul termine, penso che serv@ sia più che azzeccato.. sono serv@ del partito, del capitale, e niente più. Ma anche opportunisti/sciacalli/dittatori/autoritari/fascisti non è male =D

    • sdrammaturgo ha detto:

      Semplicemente, utilizzare il termine troia come offesa, è sessismo.
      Altra cosa è invece rovesciarlo al positivo.

  3. Al ha detto:

    Il termine “troia” è molto distante da quello del mestiere di prostituta… quando lo si usa con cognizione di causa (e credo che questo sia il caso del cantautore) è da considerarsi più come una propensione mentale a voler ottenere facilmente qualcosa, con qualunque mezzo, percorrendo tutte le scorciatoie e senza riguardi per se e per gli altri.
    Penso che, oggi, il termine sia abbastanza “sdoganato” per definire persone che hanno certi comportamenti, senza riferimenti di genere. E perchè allora le donne possono darsi della troia a vicenda, gli/le omosessuali possono darsi della troia a vicenda, e io che sono uomo-etero se lo dicessi in pubblico (anche fra uomini ci si da delle troie, in privato) vengo bollato come stupido, maschilista, ignorante ecc.? se tutti potessero usare il termine più liberamente (ripeto, in questo momento storico) perderebbe la sua vecchia ma ancora diffusa connotazione di genere, diventando finalmente universale. Ma forse il vocabolario italiano non è ancora pronto (oppure io vivo in un mondo a parte, cosa da non escludere), ma continuando così gli uomini (etero) continueranno a essere definiti “facilmente corruttibili” e agli altri generi gli rimarrà il ben più violento significato di “troie”.
    Al

    • vaviriot ha detto:

      Al forse non hai letto ciò che ho scritto, quindi lo ripeto: il termine, aldilà di chi lo usa (gay, lesbo, etero ed ect), è sessista e questo non può essere messo in discussione altrimenti si nega la natura stessa del termine, la sua storia. Una amica mi ha appena ricordato che il termine troia nasce per indicare la femmina del maiala che ha un’attività sessuale non indifferente. Questo termine poi è stato esteso a tutte le donne che avevano quello stesso atteggiamento che io, orgogliosamente, rivendico, sbattendomene delle dicotomie. Quindi il problema è il termine e non chi lo dice, spero si sia capito. Inoltre è declinato al femminile anche quando è riferito a uomini, e questo dovrebbe farci sorgere qualche dubbio, ma chissà perché viene ignorato.
      Sulla questione dell’usare il termine, beh io sono propensa, ma non nel modo in cui lo vorresti tu… io lo decostruisco e invece di farne un’offesa per umiliare chi fa del suo corpo quello che gli pare e piace, ne faccio un vanto, una stella ad honorem. Solo così posso pensare di sdoganare questo termine, altrimenti è solo sessismo.
      Io non ho mai sentito un uomo offendere un altro uomo chiamandolo troio, puttano o zoccolo, sarà una coincidenza che tutte le offese femminili cadono sulla sfera sessuale? Io sono certa di no. La donna da sempre non può disporre del suo corpo e quando lo fa viene umiliata con questi termini, e questo che va messo in discussione. Infine, e chiudo qui, di scorciatoie ne parlerò perché a me questo vostro esser corruttibili mi sa di paraculaggine. Scusa ma anch’io sono di carne ma non mi faccio corrompere e se non avete la capacità di controllare il vostro cazzo non so come possiate vivere in questo mondo senza impazzire. Dato che ho una stima maggiore della tua degli uomini e non li considero per nulla corruttibili, penso semplicemente che chi lo fa è perché vuole farlo, perché sceglie di farlo e non perché non ha altra scelta. Ho la fortuna di conoscere uomini che scelgono altro.

  4. Serena ha detto:

    Ciao bella (:
    Dopo secoli di riflessione, sono giunta alla semi-conclusione che non mi piace nemmeno quando, in risposta ad un’affermazione (nel contesto specifico comunque mi sembra che Battiato abbia voluto usare il termine “troia” non in riferimento alle donne, ma come sinonimo di “casino” o roba del genere), dicevo, non mi piace quando in risposta ad un’affermazione sessista ci si debba per forza di cose mettere dall’altra parte della barricata, se di barricata si può parlare. Io credo che non sia molto utile al discorso femminista, se vogliamo ragionare in termini di utilità, e nemmeno molto logico utilizzare sempre i dualismi dove esistono sfumature ben più rilevanti. Non vedo a chi o a quale causa possa giovare dire che “io sono puttana” perché penso col mio cervello e non sto appresso a quella cultura maschilista che mi vuole sottomessa. Io non posso dire di essere una puttana, sono un essere umano di sesso Z che decide di emanciparsi, che è un’altra cosa. La prostituta fa un lavoro specifico, è come se io dicessi che sono, per assurdo, una parrucchiera quando non lo sono nel momento in cui questo lavoro viene visto male dalla società (lo so, lo so, la similitudine fa cacare). Io la vedo così e credo sia anche abbastanza in linea col discorso portato avanti dal movimento per i diritti del lavoro sessuale, che comunque credo vada tenuto sempre conto quando si parla di prostituzione. Quindi secondo me una critica come la poni tu può essere posta solo dalle lavoratrici e dai lavoratori del sesso, mentre estendere sempre e per forza di cose il ragionamento per farsi valere su un modo di pensare maschilista per cui la puttana rappresenta il male non mi sembra serva alle persone comuni, che di mestiere non fanno la prostituta: non le aiuta a capire dov’è il problema, nel dare della puttana a una perché decide di pensare con la propria testa, proprio come dici tu. Il problema sta nel fatto che ancora oggi, nel 2013, le persone che non si riconoscono in un certo modello di uomo o donna vivono malissimo. Io porterei avanti più una lotta su questo, che tirare in ballo altri discorsi che si possono rivelare più complicati di quello che sembrano – per esempio: siamo davvero sicuri che esercitare il mestiere della prostituta in questo sistema economico sia come fare il panettiere, metti caso? Io no, ma parlo per me. Non per questo comunque sono d’accordo con le posizioni reazionarie dell’Unione Europea in materia, sia chiaro.

    Un bacione.

    • vaviriot ha detto:

      ciao tesò =)
      Per me il fatto è che il termine puttana non indica la prostituta, ma tutte le donne che decidono di scegliere per sè. La prostituta è solo colei che porta, secondo questa società, questa scelta all’apice, usando il proprio corpo per vivere… ma puttana è anche la donna che semplicemente 50 anni fa andava all’università ed era la prima. Quindi, da come la vedo io, il termine puttana non indica la prostituta in sè ma la donna che cerca l’emancipazione in ogni modo, puttane erano viste anche le prime operaie per intenderci. Per questo reputo importante rivendicarmi questo termine, non per alimentare dicotomie stupide, ma per decostruirlo, mostrandone cioè il sessismo con cui è usato. Se puttana è la donna che cerca di emanciparsi allora io sono una puttana, ma nel dirlo affermo anche che questo termine non può provocarmi vergogna perchè essere indipendenti non è qualcosa di cui doversi vergognare. La prostituzione è solo uno dei modi in cui la donna sceglie per sè, ma non è l’unico e per questo che il termine puttana viene dato a chiunque cerchi di uscire dai ruoli predefiniti. Questo è quello che penso e che mi porta a rivendicare l’esser una puttana.

      • Serena ha detto:

        A me sembra invece che nel decostruire quel termine lì, troia o puttana, tu ti metta proprio da una parte della barricata linguistica, diciamo così. Credo che se parliamo a delle donne comuni noi dobbiamo pensare che loro associano il termine puttana ad una cosa precisa: non si possono ignorare i significati delle parole e mi sembra in un certo senso infantile voler rivendicare la propria indipendenza od emancipazione per far vedere che il patriarcato è sessista utilizzando parole con un significato preciso… Ho capito che per te la parola puttana significa una cosa in particolare, ma per tutto il resto del mondo no, e non possiamo non tenerne conto, mi sembra troppo autoreferenziale come lotta, il dire “siamo tutte puttane”. Quello che conta, per me (e per il femminismo in generale), è l’autodeterminazione. Perché non cercare di far arrivare questo contenuto? SNOQ dice che siamo donne perbene solo se siamo italiane, madri, mogli ecc ecc, a questo ragionamento non si può dire: “No, sono fiera di essere puttana”. La priorità è far passare quel concetto di autodeterminazione, di importanza della lotta. A me il resto mi sembra troppo autoreferenziale.

      • vaviriot ha detto:

        Mi dispiace che tu consideri la mia rivendicazione autoreferenziale, anche perchè non lo è e per fortuna non sono l’unica. Però capisco che le persone associno la parola puttana al mestiere di sex worker, come associano nero al razzismo, ed ect… questo non vuol dire che questo termine debba esser censurato, non usato solo perché è stato caricato di significati negativi, io la penso come la Butler che spinge a riprendersi i termini e non a censurarli, anche perchè la censura è fascismo. La mia rivendicazione più che autoreferenziale è un modo per dire “donne, smettetela di stare al gioco dicotomico e rompetelo, perché finché ci starete il sessismo vincerà sempre”. E nel rivendicarmi l’essere puttana non mi sposto in nessun lato della barricata dato che quel lato dove dovrei essere, quello della peccatrice, l’ho decostruito, e quindi la dicotomia viene meno. Non è un caso che ogni volta che mi dichiaro puttana la gente ammutolisca e non sappia più cosa rispondermi.. forse perchè non sa parlare oltre il pensiero dicotomico? Ed io glielo spiego il perché mi definisco puttana e loro capiscono di aver detto una cazzata… non dico che cambio il loro modo di parlare, perchè con me ci parlano 5 minuti, mentre la società ha una pressione più forte, ma almeno gli ho dato un altro punto di vista. Inoltre tu parli di autodeterminazione ma poi, in un certo modo, vieni a negarla a me dato che io, nel definirmi puttana, mi autodetermino perché scelgo come definirmi e che significarti dare a quel termine, perché il cambiamento parte anche dal linguaggio. Ma la mia rivendicazione non la impongo a nessun@, siete libere di attuare modi altr@ di lotta, però per favore non sminuite i miei dato che per me sono importanti e anche sofferti. Per il resto, ripeto, io non do i dettami di niente, non indico linee guida di nessuna sorta, io vivo il femminismo così come lo ritengo opportuno, secondo quei filoni che sento più vicini, senza imporre nulla a nessun@… del femminismo come movimento unico e compatto non ne voglio sapere, preferisco i femminismi che nella loro differenza si riescono a coordinare e a organizzare, cosa che oggi è impossibile dato che si predilige il pensiero unico.

  5. Serena ha detto:

    Attenzione, un conto è la censura del termine, un conto è la sua decostruzione: io posso decostruire il termine troia e svelarne i rapporti oppressivi senza per questo doverlo usare nella pratica politica – che comunque ha sempre uno scopo. Penso che serva capire cosa c’è dietro l’uso di una parola nella società, ma non penso sia molto utile riutilizzarla in senso politico. Il femminismo americano è diverso da quello italiano, una pratica che può funzionare lì magari qui non funziona: vedi il caso di “queer”, che ha appunto un significato offensivo. Qui è diverso, non perché non si possa fare “perché siamo in Italia”, ma perché i femminismi italiani sono proprio diversi, l’influenza del femminismo della differenza è stato pesantissimo e non si può non tenerne conto, ripeto.

    Comunque, per il resto: non era un attacco a te che sei liberissima di definirti puttana e spiegare alle persone quello che vuoi dire (manco va specificato!), ma una riflessione su questa pratica, che secondo me in questo momento storico rischia di restare troppo isolata o incompresa – e ci credo che è sofferta, quindi.
    Sento l’urgenza di coordinare i femminismi che stanno, per semplificare al massimo, contro SNOQ e il suo pensiero della muliera che vuole il posto fisso perché vuole figliare e fare carriera e avere la pretesa di rappresentare le donne in Parlamento. Non è questione di pensiero unico, è questione di tener conto della storia dei femminismi italiani e non, e cercare di parlarsi il più possibile… e quello che io penso è che se noi partiamo dal “siamo tutte puttane” o dalla slut walk, partiamo da troppo lontano, partiamo per non essere comprese. E non ce lo possiamo permettere, purtroppo, non ora.

    • vaviriot ha detto:

      Anche se capisco le tue osservazioni penso che il discorso, almeno per me, debba partire anche dal corpo (una slut walk qui te la sogni)… non penso ci sia bisogno di prediligere un argomento rispetto ad un altro, se si vuole, c’è spazio per ogni analisi e pratica, anche perchè io non sono solo donna (e nell’usare questo termine pure non mi trovo proprio a mio agio), sono queer (o bisex se volete… anche se quest’ultimo non è corretto come termine), sono precaria, sono meridionale e tante altre cose… inoltre la contrapposizione con SNOQ non mi interessa e mi sembra una cosa fuorviante. SNOQ è un pò come B., ha riportato a galla ciò che già c’era e che continuerà ad esserci anche dopo di lei… il maschilismo/nazionalismo/razzismo c’è sempre stato, questo movimento lo cavalca solamente ma non sarà, contrapponendosi a lui, che si cambieranno le cose, anche perchè non è l’unico movimento ad alimentare questi pensieri. Inoltre, a farmi dettare i tempi e le parole, le analisi da SNOQ non ho voglia, penso che bisognerebbe smetterla di agire solo come controparte e iniziare a generare percorsi altri che siano altro da queste dicotomie che non fanno che appiattire i discorsi e impedirmi di andare avanti con analisi che invece io vorrei affrontare. Capisco che possa sembrare controproducente ma a me sembra tale l’opposto, e continuerò a definirmi troia e puttana dandogli tutto il significato politico che per me c’è e che trovo anche utile. Lo sai che abbiamo idee diverse, ne abbiamo parlato mille volte quindi ognun@ la sua pratica e amen, alla fine c’è spazio per tutt@… baci

      • Serena ha detto:

        Sono d’accordo: non va prediletta nessuna istanza rispetto ad un’altra. Ma qui non si tratta di prediligere una lotta, si tratta di adattare al proprio contesto politico e sociale la lotta in questione (per questo credo che negli USA la slut walk si sia potuta fare, perché lì il femminismo è nato e cresciuto in maniera proprio diversa). L’intersezionalità tra l’altro è un concetto che fa così tanta fatica ad attecchire nei discorsi femministi proprio per questo, perché i femminismi si sono rinchiusi nelle stanze dei centri sociali più “in” (mi prendo la libertà di reinterpretare Majakowskij) o nelle accademie, con pochissime eccezioni: non è mai entrato nelle lotte per davvero (penso alle operaie della Tacconi Sud, che lottavano in quanto operaie e basta).

        Per il resto, mi sembrava di aver specificato che usavo SNOQ per semplificare al massimo: sono d’accordo con te, non bisogna farsi dettare l’agenda da loro perché siamo contro di loro, ci mancherebbe altro. E’ che quello che non mi piace ora ha quella forma lì, scrivo e lotto contro quello, senza citarle se non quando c’è da registrare responsabilità politiche. Oggi, comunque, ho scritto quel pezzo contro il presunto nesso tra avere una donna alla Presidenza della Repubblica e un cambiamento reale per le donne comuni, quindi il discorso vale anche per l’entusiasmo a me incomprensibile circa “donne e potere”.

        Ora, se si prende atto del fatto che noi abbiamo tante lotte da portare avanti, proprio perché subiamo tanti tipi di sfruttamento che vanno solo inquadrati nell’ottica più sensata possibile (quella anticapitalista, per me, volendo stare il più includente possibile), dobbiamo per forza coinvolgere le masse. E qui ritorna il mio discorso (lo so, ho capito che hai capito, però ci tengo a ribadirlo) sull’importanza di una comunicazione poco ambigua, sull’importanza della differenza tra essere una prostituta ed essere una persone emancipata (si ha il diritto ed è possibile essere entrambe le cose, bada). Se non si fanno queste analisi chiare e semplici, io non capisco (non è un modo di dire: non ci arrivo proprio!) a chi servano le analisi se non a noi che già tutte queste cose le sappiamo. Con questo, specifico, non voglio dire che noi siamo meglio delle altre e degli altri, semplicemente mi pare chiaro che c’è chi ha coscienza e chi no, com’è normale che sia.

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