Non chiedetemi di scegliere tra culo e cervello

Non so se ve ne siete accort@, ma viviamo in tempi assai difficili per chi combatte il moralismo. La dicotomia santa/puttana è alimentata da ogni fronte, e anche da chi pensi che proprio non dovrebbe. La mia critica, ovviamente, non può che essere indirizzata verso chi si definisce antisessista o femminista, e poi mi impone di scegliere tra cervello e fica.

Numerose sole le frasi che veicolano questi pensieri pieni di sessismo, ma quelle che trovo più odiose sono del tipo “non c’è bisogno di una minigonna per essere attraenti, un cervello basta e avanza”. Ma quanto è stupida e maschilista una frase del genere? E sappiate che le promotrici più accanite sono le donne.

Vi dirò come la penso io, perché un po’ ne ho le ovaie piene. Io il culo, le cosce, la fica e le tette non le copro, ma manco se mi costringete. Dei vostri pensieri piatti, dicotomici e sessisti non mi frega nulla ma, se sono qui a parlarne, è perché so che, aldilà del danno che possono arrecare a voi, hanno delle conseguenze, non da poco, nella vita di tutte noi.

Le vostre idee da “chi mostra il culo è perché non sa cos’altro mostrare” alimentano non solo l’idea che esistano le donne belle/sceme/zoccole e le donne brutte/intelligenti/bacchettone, ma prestano il fianco a chi pensa di potermi mettere una mano in culo, o sfiorarmi la tetta, o insultarmi per strada, molestarmi e stuprarmi solo perché ho la minigonna, le tette in bella vista o un vestito attillato.

Inoltre, questi discorsi, sono offensivi anche per gli uomini, perché li si considera esclusivamente dei cazzi. Fortunatamente non ho questa opinione degli uomini, anche se so che in giro ci sono dei grandi stronzi maschilisti, ma non reputo giusto fare generalizzazioni inutili e dannose.

Personalmente ho attratto e sono stata e vengo attratta da svariati elementi. Un bel culo lo guardo e come,  come il modo di camminare, di gesticolare, di parlare. Mi sono eccitata ascoltando discorsi liberi come vedendo un volto mozzafiato, uno sguardo intrigante e un culo sexy.

La mia eccitazione è molto legata al cervello, ma questo non vuol dire che se vedo qualcun@ di attraente non lo/a apprezzi. Vogliamo davvero portare avanti queste idee moraliste e amputarci? Perché definirsi cervello vuol dire escludere il corpo, che è una parte di noi sempre e comunque, anche quando non lo mostriamo.

E’ nel diritto di ciascun@ fare ciò che si vuole con il proprio corpo, quindi mostrarlo o meno, e se si decide di mostrarlo decidere il come e fino a che punto, ma ciò non toglie che il corpo è lì e far finta che non esista e che, a prescindere dall’uso che ne facciamo, non influisca comunque nelle relazioni che intrecciamo, per me, è una stronzata. Una cosa è lottare contro l’immaginario fascista di bellezza, che ci vuole tutte uguali, lottare contro chi ci divide in pezzi di carne da valutare per chilo e forma, un’altra è fare questo riducendosi a cervello.

Io sono una persona e sono complessa, sono corpo e mente e questo non può essere un dato da poco. Io non voglio essere altro che ciò che sono, nella mia complessità. A me non fa paura essere apprezzata per le mie gambe, a me fa paura che quella persona, nonostante i dialoghi e gli scambi di pensiero, continui a vedermi solo come due gambe e neanche come un corpo unico. Queste persone seguono il vostro stesso filo logico, mi appiattisco ad unico elemento e in un certo senso mi uccidono ( ma per fortuna esistono i “va a cagare!” XD ).

E questo appiattimento non è dovuto a me, alle mie gambe messe in bella vista, ma alla cultura che voi e gli/le altr@ alimentate con questi discorsi stupidi che tentano, come sempre, di sovradeterminarmi,  costringendomi ad una scelta che non voglio, che mi porterebbe ad una scissione che non desidero dato che, ho lottato e lotto, solo e soltanto per essere ciò che sono a 360 gradi. Quindi no, non sceglierò tra due parti di me, dato che l’unica scelta che voglio e reputo giusta fare è scegliere che direzione dare alla propria lotta e la mia va e andrà sempre in direzione ostinata e contraria alla vostra.

N.B. ringrazio Serbilla per avermi segnalato il tumblr da cui ho tratto la foto che vedete all’inzio e che spero esplichi ciò che è contenuto nel post. La ragazza fotografata è piacente, alla moda, truccata e legge in una libreria scardinando, con il suo semplice essere, stereotipi e dicotomie stupidi/e.

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8 risposte a Non chiedetemi di scegliere tra culo e cervello

  1. sdrammaturgo ha detto:

    Che soddisfazione che mi hai dato. Sono anni che mi avveleno su questa cosa.
    Ricordo una volta all’università due compagne anarcofemministe che sfottevano studentesse di Scienze della Formazione chiamandole “le infiocchettate” perché si presentavano a lezione vestite di tutto punto.
    Provai a spiegare invano che quello della mortificazione del corpo e della bellezza non è certo un valore anarchico e libertario, bensì cattolico, e che ogni regime o teocrazia la prima cosa che fa è reprimere la libera espressione estetica, in particolar modo della donna (vedi fascismo, nazismo, puritanesimo statunitense, era democristiana in Italia, Cina, Iran e paesi islamici, Corea del Nord – in cui sono addirittura permessi solo alcuni tagli di capelli). In questo senso, la cura del proprio aspetto diventa rivoluzionaria, proprio come lo è la lotta contro la normalizzazione dei corpi. Altrimenti i frati francescani e le suore di clausura sono i più antisessisti di tutti.
    Questa dicotomia sprezzo per l’apparenza=ricchezza interiore e impegno/cura estetica=frivolezza è un retaggio cristiano medievale.
    Se no al posto di Annie Sprinkle mettiamoci Jacopone da Todi.
    Vedere compagne femministe e anarchiche che inconsapevolmente dimostrano di pensarla come Paola Binetti mi toglie la voglia di campare. A questo punto mettessero il saio: monachesimo riot.

    • vaviriot ha detto:

      Sono assolutamente d’accordo con te. Il problema, come sempre, sono gli stereotipi che continuiamo a generare. Personalmente ho frequentato compagne che si curavano in modi diversi, ma nessuna, fortunatamente, ha mai rinunciato al proprio corpo, anzi i loro modi diversi di viverlo mi hanno permesso di avere più punti di vista e di iniziare un lavoro di riappropriazione del corpo che mi è servito tantissimo e che non si è ancora concluso. Mi chiedo se le compagne che frequentavi non si fossero mai poste il problema che anche loro avessero un corpo che, volente o nolente, influiva sulle loro relazioni con gli/le altr@. Inoltre, da femministe, avrebbero dovuto lottare per permettere a chiunque di usarlo come crede e non per imporre altre norme… mi sembra alquanto stupido e controproducente. Se vogliamo liberarci dell’immaginario fascista dovremmo iniziare a non generare noi stesse schemi e stereotipi che vanno ad alimentarlo.

  2. Martina ha detto:

    mi inserisco nel discorso da semplice “passante capitata”: questa dicotomia, almeno per quanto mi riguarda, è nelle mie stesse viscere ed è causa di sofferenza profonda. sono stata cresciuta con la sindrome di Lady Oscar, con l’idea che la vera forza fosse nell’intelligenza e il resto più che altro accessorio. Non ho fatto una vita mortificata, mi sono comunque divertita a modo mio e ho sperimentato, ma rimango comunque una donna che non sa valorizzare il suo aspetto e la sua femminilità, che non ci sa giocare, perché dentro avverto forti resistenze a comportarmi “come le femmine”. A volte mi domando se troverò mai il mio modo di abitare il mio involucro e quello che rappresenta, in maniera perfettamente aderente col resto della mia persona. Non è facile. Se tu ci riesci, sei fortunata secondo me ad avere questa libertà interiore.

    • vaviriot ha detto:

      Cara Martina, sono d’accordo con te sul fatto che sia difficile ma, credimi, non impossibile. Innanzitutto però, se me lo permetti, ti vorrei dire che non esiste la femminilità, che il comportarsi “come le femmine” è una trappola da cui ti consiglio di scappare. Non esiste un modo di esser donna, perchè non esiste la donna ma le donne, tutte diverse tra loro. Donna è chiunque si senta tale, come diceva Beauvoir “donne non si nasce ma si diventa”. Quindi non pensare che, se non rientri o non accetti certi stereotipi, vuol dire che non valorizzi il tuo corpo. Ti parlo di corpo e non femminilità dato che per me quest’ultima è un costrutto sociale nocivo. Ho scritto questo post per invogliare le persone a vivere con il proprio corpo un rapporto sano, dove il come e quando dovete deciderlo voi. Nessun@ dovrebbe decidere se non per sè stess@. L’importante è capire come viverselo, aldilà degli stereotipi e delle norme che ci impongono ogni giorno. Il dilemma non è mostrarlo o non mostralo, ma decidere di averci un rapporto o meno… il come lo declineremo secondo la nostra sensibilità. Il percorso non è facile e sulla strada si cade spesso in delle trappole, ma con il tempo e la tenacia alla fine si riesce a trovare un modo per autodeterminarsi, o almeno ci si prova sempre e quando lo si fa, però, bisogna sempre ricordarsi che quello è il nostro modo di relazionarci e che non può e non deve diventare mai norma.

  3. Fede ha detto:

    Standing Ovation. Sono d’accordo con te in tutto!

  4. francesca ha detto:

    in teoria tutto giusto, ma stra giusto, in pratica le applicazioni sono più controverse
    il mio applauso intanto va sulla tua idea di femminile . un concetto puramente culturale che va bene se considerato tale, quindi etichetta per determinati comportamenti e reazioni che possono pure essere di uomini, ma non come categoria che deve essere propria in toto e sempre delle donne altrimenti non sono donne vere ..
    dicevo controverse le applicazioni ..
    premesso che non ho mai pensato che una donna molto bella, anche messa a stra figa sia stupida anzi .. che se fosse vero le brutte avrebbero vita seduttiva molto più semplice e così non è, dato che non è che gli uomini guardino solo e soltanto alla bellezza, salvo gli stupi.di ma quelli ci sono sempre ..
    ci sono donne molto belle, molto curate, molto femminili pure in senso classico, anche molto intelligenti e pure molto molto simpatiche naturalmente
    premesso, con ancora maggior forza, che cmq una vada a giro, cmq si atteggi niente autorizza a molestarla (senza contare che la seduttività esplicita allontana spesso i violenti veri perché ne hanno paura, quindi per paradossale che possa apparire essere molto seduttive ed appariscenti può ridurre il rischio di molestie gravi ovvero il cane che morde, non solo abbaia)
    quando una donna è stra curata, se lo è secondo i canoni della pubblicità (se lo è in modo molto personale la questione non si pone) il dubbio che ti viene è: lo fa perché è il suo modo personale di esprimersi o lo fa perché si adegua a quanto richiesto dagli altri? e se si adegua non è complice di un sistema che ci vuole tutte in un certo modo?
    a livello personale il dubbio non ce l’ho perché sono più vicina alla situazione di Martina, anche se so quando sono sciatta e quando no, e quando non lo sono non lo sono ai miei occhi innanzitutto e agli occhi di chi lo sa riconoscere ed apprezzare e mi basta
    ma quando devo esprimermi su un’altra donna il dubbio mi assale .. e mi assale in una forma non molto amichevole, lo ammetto .. perché sono distante naturalmente da quel modo di disporre del proprio corpo, disporre nel senso di farne mezzo di espressione della propria personalità, perché mi irrita l’omologazione e perché sotto sotto lo ammetto c’è pure un po’ di invidia ..
    eppure a volte mi trovo con donne molto belle e molto curate e sto dubbio non mi assale proprio ..
    mi sono chiesta se la differenza stia non tanto nel come una si mostra, ma nel fatto che faccia arrivare all’altro prima la sua immagine o prima quel che c’è alla sua base, dietro, o tutto assieme immagine e contenuto

    • vaviriot ha detto:

      non posso risponderti a questa domanda dato che io stessa ho un rapporto dicotomico col trucco… c’è sicuramente la volontà di apparire belle secondo i maledetti canoni, ma anche tanta insicurezza derivata da una pressione psicologica che non tutte riescono a sopportare… la responsabilità c’è, come in ogni cosa che facciamo.. quando compriamo qualcosa alimentiamo il capitalismo, per esempio… ma come dico sempre, dobbiamo sopravvivere in questo sistema e a quel punto ognun@ scende ai compromessi che la propria coscienza sopporta, anche se indubbiamente nessun@ di noi può definirsi non responsabile di ciò che ci circonda.

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