Beppegrilling®

Ho appena letto questo post di Riccardo e come potrei non condividerlo? Solo su una cosa non siamo in sintonia, ovvero sul pessimismo riguardo al futuro dei movimenti, delle lotte. Sicuramente i tempi non sono felici ma personalmente penso che tutto possa esser recuperato e che le frustrazioni che arriveranno, le delusioni che colpiranno chi per l’ennesima volta ha delegato la lotta ad una stupida crocetta su un foglio, spingeranno i movimenti a rinsaldare i rapporti con i territori e con le altre realtà. Eppure, un compagno, mi ha confermato ciò che già sapevo, ovvero che Riccardo, per quanto pessimista, è sempre in prima linea, presente anche all’ultima manifestazione antifascista a Firenze, e questo non fa che aumentare la mia stima per lui. Quindi non mi resta che ringraziare Riccardo per la lucidità delle sue analisi e lasciarvi alla lettura del post sopracitato.

Beppegrilling®
di Riccardo Venturi

E’ pur vero che si è affidato a un grand’ esperto di marketing, e anche che qualsiasi cosa che termini in -ingtende a mettercelo voluttuosamente nel culo. Però va detto che il prodotto “Beppegrillo®”, in questo particolare momento, si vende praticamente da solo. Anche per questo ha funzionato la “strategia” di non comparire mai, di far sì che tutti ne parlassero e di amplificare tutto questo grazie alla “Rete”; ma non è tutto. Nel calderone del prodotto “Beppegrillo®”, una cospicua parte è occupata, come dovrebbe essere chiaro a tutti, dal “movimentismo”, o meglio da una serie di istanze che, in questi ultimi anni, sembravano essere l’ultima roccaforte dei vari movimenti antagonisti, da quello NO TAV agli “Indignati”, dagli “Occhiupài” all’altermondialismo. Istanze che, vorrei ricordarlo, sono costate anni di lotte, di battaglie in alta montagna, di scontri di piazza, di repressione e di galera. Il prodotto “Beppegrillo®” ha trovato tutto già bell’e confezionato; vi si è inserito al momento giusto, se ne è servito per attrarre come una calamita ed il risultato è tangibile. Non solo mi piacerebbe andare a vedere quanti, anche nei centri e movimenti antagonisti, siano andati a mettere una croce sulle 5 Stelle (sospetto parecchi parecchi, e da un bel po’ ho ricevuto un’ammissione diretta), ma ho davanti -ad esempio- le cifre della Grilleria in Val di Susa, dove devono avere scordato che quando hanno cominciato a battersi contro il TAV il Beppegrillo® era ancora a fare il Topo Galileo al cinematografo.

E così Grillo s’è pappato senza colpo ferire tutto quel che i movimenti anticapitalisti eccetera avevano mandato avanti in questi anni; se l’è pappato, digerito e non tarderà a cacarlo. Non voglio andare troppo oltre, anche se una cosa mi sento proprio di dirla: in un Paese dove si procede generalmente per concetti alla moda basati su assai consolatorie frasi fatte, è ora molto in voga dire che “i Grillini non sono Grillo”. In pratica, ci si pasce del fatto che i cosiddetti “Grillini” siano capaci di agire realmente secondo la famosa “democrazia diretta” (simboleggiata perfettamente dalla “Rete”) e che il Guru-padrone si pieghi democraticamente alla “Base”. Si cerca di esorcizzare l’ennesimo Dvce con la “speranza” che la gggente sia capace di pensare con la propria testa e, addirittura, di imporre la propria volontà quando non converga con quella del Capo Supremo e del suo Viceré ipertecnològggico. A me, invece, la “gggente” fa ben più paura di Grillo, ed ho il ben fondato timore che, a lungo andare, si dimostrerà ancor peggio dell’imbonitore genovese. Del resto, le prime uscite di parecchi “Grillini” stanno già qua a dimostrarlo; l’aspirazione è quella a un “fascismo buono” fatto di “onestà” e ben travestito da democrazia al di sopra delle ideologie; magari sì, senza il TAV, coi “costi della politica” abbassati, senza più la “Casta” (ma povera Laetitia, che cazzo gli avrà fatto…), con gli urloni e le “battute comiche” che piacciono tanto (finalmente le Formiche Incazzate sono andate al potere!) e così via. E i “movimenti”? Possono accomodarsi, hanno esaurito la loro funzione storica: quella di essere uno dei serbatoi del Pompiere. Dico “uno dei”; ce ne sono altri, tipo quello dei qualunquisti, quello degli “Io-non-sono-razzista-però” (penso che il famoso signor Poverini della lettera a “Repubblica” abbia votato Grillo a man bassa), quello dei “Cittadini dalle facce pulite” e così via. Stiamo per passare da essere il paese della Pizza a quello dei Pizzarotti, che del resto somiglia molto ai panzerotti.
In tutto questo, certo, una bella parte della colpa risiede proprio nei “movimenti”. Com’è che, dopo una lotta di anni e anni, si sono lasciati così tranquillamente inglobare nel Grillismo? Certo, qualcosina sopravviverà pure, degli “irriducibili”, dei riottosi; ma prevedo, almeno a medio termine, un futuro gramo. Grillo ha espletato nel più efficace dei modi la tendenza storica di questo paese a rifugiarsi nel caldo abbraccio dell’Imbonitore, del “Venghino-Siori-Venghino”, del venditore di un prodotto buono per ogni cosa (viene a mente Ubik!). E così le “avanguardie” sono, come sempre, ridotte al ruolo di “ideatoio” da saccheggiare al momento giusto, quando la “gggente” (quell’entità indistinta alla quale vengono attribuite tutte le sofferenze di questo mondo e, al tempo stesso, tutti i più grandi rimedi per il raddrizzamento delle storture e delle ingiustizie) va dietro alla Mamma Ebe di turno. Tra Grillo e Mamma Ebe ci sono, infatti, parecchi punti di contatto; entrambi promettono la guarigione, entrambi spazzano via la Malattia con piglio taumaturgico, entrambi traggono le proprie fortune dalla “gente comune”. Per una Mamma Ebe ci può ben stare un Babbo Beppe (assieme allo Zio Casaleggio) che rimetterà tutto a posto, caccerà via i parassiti eliminerà gli sprechi e realizzerà, perché no, il programma illuminato del “fascismo primitivo”.

Ma ‘sti “movimenti”, del quale anche io peraltro ho fatto e continuo a far parte, dove si sono impantanati oltre che, ovviamente, nelle paure degli arresti e della galera e nello stare a discutere di “rappresentanze”, “legalità”, “beni comuni” e quant’altro? O la famosa “Rete”? Non avevano persino a disposizione tutto ‘sto bendiddio di “comunicazione interattiva”, quella cosa che avrebbe finalmente permesso la Rivoluzione® ? Eppure, oh, si dice che il Grillo abbia cominciato con un blog. Certo, il “nome famoso” lo aveva già, aveva quella sua aura di martire perché era stato cacciato via dalla televisione (verso la quale si è preso la sua vendetta), era uno che suscitava “risate intelligenti”, smascherava l’imbroglio della Parmalat eccetera; però qui non stiamo a ragionare del nostro singolo blogghino del cavolo, come questo, ma di “movimenti” interi che chiamavano alla “coscienza di classe”, alla mobilitazione, a complesse analisi socioeconomiche, all’opposizione, al rifiuto della logica della democrazia borghese, alla lotta contro la repressione degli apparati statali e polizieschi, all’anticapitalismo. Movimenti che, alla fine, non hanno saputo mobilitare un cazzo. Si sono infilati nella “Rete”, ma non ne sono più usciti a differenza di Grillo che, va detto, è tornato fuori e ha rispolverato la cara, vecchia piazza. Noialtri, invece, da un lato rinchiusi nei nostri ghetti e, dall’altro, dediti a quel favoloso mix di “social networks”, blog, “microblogging” (altro “-ing”!), “interattività”, flashmob ed altre emerite stronzate fini a se stesse. Evidentemente ci siamo sentiti al sicuro, in luoghi dove è possibile fare tutto e il contrario di tutto, dal sentirsi “sovversivi” e “rivoluzionari” appena usciti dal cesso mentre, al tempo stesso, si vomitano sentenze e orrori su chi, sbagliando o facendo la cosa giusta, ha deciso di passare all’azione nuda e cruda. Il 15 ottobre 2011 si è avuta la prova generale del Grillismus Triumphans®, con la “sinistra radicale” impegnata nella delazione e nella “legalità” (poi ci si stupisce che una parte sia andata dietro al solito mandaingalera, tale Ingroia, facendo oltretutto lingua in bocca con un fascista forcaiolo come Di Pietro), lo scarno movimentismo duro lasciato solo ad essere delato e incarcerato, e la grande massa che, quel giorno, ha cominciato a ingrillarsi come si deve. Occhiupài e Indignàmoce, ed ecco tutti dietro a Babbo Ebe.

La Grande Truffa, vale a dire la “Rete”, insomma, ha funzionato a puntino. Ci ha ingabbiati tutti. Quando abbiamo provato ad uscire, con la velleità di “mobilitare le masse” nel periodo propizio della “crisi”, riproponendo concetti, metodi e azioni già presenti da una vita, ci siamo accorti che la Grande Truffa ci aveva fatti impantanare. Prigionieri di tonnellate di parole, parole, parole che viaggiano in un tempo che si definisce falsamente “reale”, ma che è diventato (per natura) il temp(i)o dell’Irrealtà. Come sempre, la “gggente”, quella per cui tanto ci siamo accorati, è andata dietro al Grande Capo, o a Mamma Ebe che dir si voglia; quello che disprezzava tanto Internet, per poi scoprirla e farne la base della sua scalata al potere. Del resto, il Truffatore non poteva fare altro che servirsi della Grande Truffa; come dire che il pittore si serve del pennello, o il chirurgo del bisturi. Strumenti necessari. Attrezzi. Gli stessi che anche noi abbiamo avuto ed abbiamo la possibilità di usare, ma con una capacità di mobilitare pari a zero. Anche perché i mobilitandi, vale a dire la “gggente”, preferiscono di gran lunga i pompieri al fuoco. Il fuoco brucia, e qui evidentemente non c’è ancora nulla per cui valga veramente la pena di farsi bruciare. Attualmente l’Italia è un paese morto per il quale un Grillo, e tutto il Beppegrilling® correlato, può servire ottimamente da becchino. Il beccamorti migliore, infatti, è quello che riesce a farci pensare di essere ancora vivi mentre ci sta già tirando addosso le prime palate di terra. Quando, finalmente, ce ne accorgeremo sarà troppo tardi.

Cosa fare? Una soluzione, che ritengo logica e persino raccomandabile, sarebbe quella di arrendersi. Non ci stiamo a raccontare frottole: questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Ci abbiamo ricordi, attrattive, bellezze, amori, pagine Facebook, ristoranti del Gambero Rosso, filmini, sesso a camionate, e persino la possibilità di continuare a fare i “rivoluzionari”, magari con la canonica “disillusione”. Le storie de’ tempi eroici; i celeberrimi “vent’anni” e, ogni tanto, un bel funerale del Compagno Morto® che ci permette di ritrovarci, di cantare un’Internazionale e di sfoderare pugni chiusi e quant’altro; poi tutti a casa a mobilitare le coscienze, di solito con centoquaranta caratteri. A compiere trenta, cinquanta o sessant’anni e a dichiarare con orgoglio di “essere sempre stati se stessi”; oh che bello. Fregarsene e sbaraccare; e il bello è che scrivo queste cose forse con sarcasmo, ma senza avere nessun tipo di disprezzo. Tutt’altro. E’ una via, una soluzione naturale; la quale, peraltro, presenta la non lieve comodità di suicidarsi senza ricorrere al suicidio. Attualmente io non li capisco, i suicidi; al mondo d’oggi, e massime in questo paese, è possibilissimo ammazzarsi restando biologicamente vivi. Perché non approfittarne?

Un’altra soluzione sarebbe quella di continuare a illudersi, magari col Beppegrilling® di turno (dopo questo ne verrà un altro, e poi un altro ancora). Ma di questo s’è già abbondantemente parlato in questo post.

Infine, ci sarebbe l’ardua e sconsigliabile possibilità del non arrendersi, del continuare a “combattere” (madonna, oggi glien’ho date veramente secche con le virgolette), della disperazione del sentirsi vivi e di voler continuare ad esserlo sul serio. Chiaramente non serve a niente e, anzi, ora come ora non può servire a niente; e non si sa neppure se potrà servire in futuro. Non arriverei mai a consigliare a nessuno questa soluzione, ammesso e non concesso d’essere, ego subscriptus, abilitato a dare consigli di qual sorta che sia; bisogna sapere a che cosa si va incontro, vale a dire al nulla, alla solitudine, al rischio di essere distrutti anche fisicamente. Non si mobiliterà nessuno o quasi; si continuerà a stare nelle nostre oasi finché non le butteranno giù. Lo avranno pensato anche parecchi che, ultimamente, si sono dati al Beppegrilling® con vari gradi di convinzione, dal “vediamo che fa, peggio degli altri non sarà” all’attivismo. Forse, un giorno, tutto comincerà in cinque minuti; chi lo sa. E’, questa, ultima, la soluzione di chi crede in quei cinque minuti che non vedrà mai. Nel frattempo, buon Beppegrilling® a tutti, ovviamente anche agli eventuali “Grillini” che mi stiano leggendo.

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2 risposte a Beppegrilling®

  1. Riccardo Venturi ha detto:

    Ci sono, e ci sarò sempre in prima linea, a Firenze il 9 marzo come ero a beccare cariche il 16 a Milano al corteo per Dax. E ci sarò finché avrò un minimo di fiato (l’età sta declinando, ho il diabete e una massa di dolori articolari); Ma la fiamma non si spegne; proprio per questo intendo parlare brutalmente chiaro. Un abbraccio e a risentirci.

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