Un vero uomo piscia seduto

“Un vero uomo piscia seduto non perché è femminista, antisessista, perché sa che cosa vuol dire pulire un cesso” (L.Gasparrini)

Ieri ho guardato il video di quella meraviglia di Lorenzo Gasparrini (che trovate alla fine del post) e ho deciso di farlo vedere anche a mia madre, soprattutto per la parte dedicata agli “spazi igienici”. Mia mamma, mentre ascoltava, sorrideva come chi sa che è vero quello che si afferma, ovvero che, se le cose le fai, poi te lo ricordi. Le chiedo quindi cosa ne pensa e lei mi risponde che questi sono gli uomini d’oggi (fosse sempre vero sarebbe un bel mondo) ma che quelli di un tempo, come mio padre, non impareranno mai e data l’età è anche inutile.

Eppure a mia madre sfugge, forse di proposito, un dettaglio non da poco: mio padre, quando abitò in Germania, si faceva tutto da solo, per non contare il fatto che essendo il primogenito di una famiglia di soli maschi era “costretto” (termine usato da mio padre), da sua madre, mia nonna, ad aiutarla in alcune faccende, non tutte, tipo il lavoro di conserva degli alimenti (dato che il frigo non c’era ancora). A questo si potrebbe aggiungere anche la semplice costatazione che mio padre, come tutte le persone, non è stupido e ha la capacità di imparare qualunque cosa. Le barriere, i limiti, quindi, non sono mentali ma culturali. Mio padre quando viveva da solo non poteva far altro che farsi le faccende di casa ma, una volta spostato, ha delegato, come da educazione ricevuta, tutto il carico alla donna di turno, mia madre.

Quando ho provato a spiegarlo a mia madre, lei mi è sembra sorda, perché a questo ruolo da massaia che le è stato imposto e che le sta stretto, che l’ha privata di libertà e gioia, lei ci ha legato la sua identità e la sua autostima. Se la donna doveva restare a casa, segregata tra quattro mura, dovevano pur trovare il modo per tenerla a bada dandole un contentino, ed ecco dunque spiegata la medaglia di brava massaia, moglie e madre. Quante volte avete sentito dire “io sono una brava madre, mi sono sempre sacrificata?”. Mia madre incarna questo ruolo alla perfezione e, a volte, non so se metterglielo in discussione le sia davvero utile o meno. Quando cerco di aiutarla, di sollevarla da qualche peso, lei reagisce male perché vede il suo ruolo minato, e con esso la sua identità. Questo legame mi è palese soprattutto quando mia madre non ha da rassettare e, persa, gira per la casa in cerca di qualcosa, qualunque cosa, da fare, e per farla sedere mi invento lo scoop della settimana. A mia madre le hanno tolto tanto, troppo, e questo mi fa rabbia. A volte, durante le nostre chiacchierate, mi confessa che avrebbe voluto studiare, avrebbe voluto qualcuno che la sostenesse in questo ma, non essendoci stato ciò, la casa e i servizi sono diventati l’unico modo in cui poter ottenere gratificazione e riconoscimento. Ma non è proprio così, perché sappiamo tutt@ che il lavoro casalingo non è riconosciuto come tale e che viene percepito, ancora oggi, come un dovere della donna, altrimenti perché ci sfracasserebbero le ovaie con questa conciliazione tra lavoro e casa?

Su questo tema ritornerò spesso, non solo perchè è vasto, ma perché il rapporto con mia madre è stato influenzato moltissimo da questo suo ruolo che è diventato identità, nonostante lei non volesse. Ora però vi lascio al video di Lorenzo, di cui vi segnalo anche il blog, che ritengo altrettanto interessante, sperando che vi sia utile. Buona visione!

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