Non accusatemi di essere snob se non mi piacciono i calderoni

Pochi giorni fa ha avuto luogo One Billion Rising, un evento a cui non ho partecipato e che mi dispiace esser stato, almeno in Italia, l’ennesima possibilità sprecata.

Quando ho dichiarato che non ci sarei andata, alcune mie amiche si sono meravigliate dato che, da femminista, per loro, dovevo assolutamente esserci. Eppure, no, dopo l’esperienza del 13 febbraio, a cui già partecipai tra gli ombrellini rossi, non credo possa reggere ancora l’idea del “stiamo tutte insieme”.

L’idea che tutte le donne possano lottare insieme solo perché possedenti di fica è una cosa che a me fa imbestialire, perché è palesemente priva di pensiero critico (la fica cancella la classe, la razza ed esclude le trans). Sì, sono fissata, sto pensiero critico ve lo riproporrò in tutte le salse perché, la svolta, non avviene urlando “No violenza contro le donne” condividendo la piazza con chi quella violenza la compie, la alimenta e se ne sbatte le ovaie.

Ve lo dico chiaro e tondo, io in piazza con le donne del PD, partito che massacra le compagne della Val di Susa, perché la TAV va fatta ad ogni costo, non ci vado. E questo è solo il primo, di una lista infinita di esempi, che vi potrei portare.

Ma siete stanche o no di esser prese per i fondelli? Io sì. E credetemi, non è la pratica che non condivido. Se fosse per me ballerei ad ogni manifestazione, se solo ne fossi capace, e inventerei mille e una pratica nuova e colorata di resistenza. Non è la gioia e il colore che mi disturbano. Quello che mi fa male è vedere tante donne e bambin@ essere strumentalizzati come sfondo per una squallida campagna elettorale. I voti, il potere, solo questo conta.

Se sulla violenza contro le donne non si potesse lucrare, credetemi, nessun@ ci cagherebbe di striscio. Mi chiedo, perché è stata volutamente sprecata un’occasione così partecipata? Perché, davanti a tante realtà così diverse, non si è pensato di intessere un discorso critico sulla violenza? Perché si va sempre sul generale, sulle frasi nazional popolari che sinceramente sento da venti anni e hanno stufato?

“No violenza contro le donne”, certo, è uno slogan giusto, ma poi? Che si fa? Come la si ferma? Chiedendo cosa? Quali sono le cause? Chi le alimenta? Chi è responsabile? La politica centra? Se sì, chi non ha fatto nulla? Cazzo ma queste domande perché non ve le ponete? A che serve andare a fare una manifestazione tutte insieme se il percorso è superficiale, se l’unica richiesta è “basta violenza di genere”? Ma davvero credete che cambierà qualcosa?

A chi mi risponde che era un modo per sensibilizzare rispondo che questa pratica non è nuova, anzi, e che questa modalità acritica ce la propinano ogni sacrosanta volta. E mò basta! Non siete stanche di vedere la violenza contro le donne essere tratta alla maniera di un brand? Non è un marchio su cui poter lucrare, su cui aumentare i voti alle elezioni, un modo di riempire i programmi alle date comandate, per alimentare il voyerismo macabro di certi giornali. No, non lo è e non lo è mai stato.

Ho chiesto a mia madre che ne pensava di questa manifestazione e mi ha detto che non ci poteva andare perché doveva lavorare, il padrone che la tiene a contratto in nero non concede permessi. Poi mi ha guardata, e mi ha chiesto cosa ne pensavo, ed io, che non volevo influenzarla, le ho risposto che era una bella manifestazione e lei mi ha risposto che sì, lo era, era bello il messaggio.

Il giorno dopo, mi ha guardata e mi ha chiesto: “a mamma, e adesso che si fa?”. Cosa le devo rispondere? Che è finito tutto? Che la giornata si è conclusa e che le cose restano così come sono sempre state? Che devo risponderle? Che c’erano anche quelle che del suo contratto a nero se ne sbattono e che un reddito minimo non  glielo garantiranno mai? L’ho guardata e l’unica cosa che le ho detto è stata: “mamma, prima o poi, le donne scenderanno in piazza senza permettere a nessun@ di metterci il cappello”. Lei mi ha guardata e mi ha sorriso in modo amaro, come chi capisce perchè nella sua vita ne ha viste tante.

Non ce l’ho con chi ha partecipato, perché credo che per tante realtà sia stata un’occasione bella e ricca di emozioni, ma mi incazzo con chi vi usa e per la vostra scarsa criticità, perché la violenza di genere è una questione che va affrontata prendendo in analisi tanti aspetti e non ci vogliono menti brillanti o titoloni per comprendere cosa c’è di sbagliato, bisogna solo allenarsi a chiedersi sempre “perché”?

E’ questo quello che stiamo perdendo, l’uso di un pensiero critico che ci permetterebbe di capire cosa davvero ci porterebbe al cambiamento. Questo evento mi ha solo fatto capire che ci sono tante realtà sensibili al tema, ma non sensibili a parole, ma che vogliono davvero fare qualcosa, e allora vi/mi chiedo perché non riusciamo a scendere in piazza a ballare, cantare ma anche urlare (che io non ci riesco ma vorrei tanto) insieme senza però partiti o altre capesse di turno. Non ne abbiamo bisogno e autodeterminarsi, per me, vuol dire anche questo, non aspettare che una grande manifestazione venga chiamata ma chiamarla da sé.

Ne siamo capaci, lo abbiamo dimostrato tante volte, e allora ditemi perchè si preferiscono questi calderoni inutili, che non portano a nulla, ad una manifestazioni che sì, è più radicale, ma che almeno ha degli obiettivi chiari e in cui si possono indicare le cause della violenza di genere senza il dover restare sul generale.

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