La pornostar e la borghese

Attenzione: in questo post si fa uso di un linguaggio esplicito, detto da altrui anche volgare. Se siete bigott@ o delicat@ di stomaco non leggete. Io vi ho avvisat@. 

Per tutt@ gli/le altr@: il post è lungo e spesso mi dilungo su alcune cose perché mi sono lasciata andare e l’ho scritto di getto. Quindi leggetelo quando avete tempo e anche la testa per farvi due risate, perché a volte bisogna pure riderci su.

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Dopo aver letto questa meravigliosa riflessione di Serbilla, che condivido in pieno, incuriosita sono andata a spulciare nel sito del programma, per vedere se l’argomento “lavoro sessuale” venisse raccontato anche in altri termini. Ed ecco che trovo la storia di Marika, una pornostar. Inizio a guardare tutti i video presenti sul sito, che parlano di lei e della sua vita.

La prima cosa che mi colpisce è l’atteggiamento della conduttrice che è palesemente e quasi costantemente a disagio. Atteggiamento prevedibile ma che non viene per nulla indagato, anzi lo si dà per scontato, per qualcosa che deve esserci. Questo mi ha disturbata alquanto, perché nel disagio della conduttrice c’è tutto fuorché qualcosa di naturale. Ed è di questo che vi voglio parlare, perché questa puntata più che raccontare la vita “hot” di una giovane ragazza che si autodetermina, mette in luce la censura e i blocchi che un’educazione borghese e cattolica causa nelle donne.

Il primo disagio lo si nota proprio all’inizio, quando Marika mostra un vibratore di vetro*. La conduttrice subito si intimorisce e quando la ragazza gli chiede se a lei servisse qualcosa, risponde che ha tutto. Mi ha fatto tenerezza, perché mi ha ricordato di quando avvampavo per un non nulla. Col tempo però capisci che quella timidezza non ti appartiene, almeno non così, e che la vergogna non nasce dal vibratore ma da ciò che esso significa o che ad esso si associa: una volontà di godere che va oltre il piacere mediante cazzo (non me ne vogliate, vi voglio bene, ma il piacere si raggiunge in tanti modi). Che si trattasse di vibratori, di manette, corde, cinture, fruste, leccalecca a forma di cazzo, mutandine allo zucchero, piccoli dildi, grandi dildi, palline che vibrano (non so come si chiamino, per intenderci quelle che hanno il telecomando che funziona a distanza) ed ect, quella donna avrebbe probabilmente risposto “no, ho già tutto” per due motivi principalmente:

1°- perché in pubblico non si dicono certe cose, ovvero che ti piacciono certi oggetti, certi giochi, certe pratiche… e con l’aggettivo certo intendo qualcosa che è percepito come “diverso/deviato”

2°- perché devi comunque porre una barriera tra te e lei, perché se le cose che fa lei piacciono pure a te, allora non c’è più dicotomia che regga

Ma andiamo avanti. La ragazza fa una web chat, perché con la crisi che c’è anche il porno ne risente e queste chat ti fanno guadagnare bene. Ha una chiamata e un cliente le chiede se “le va di fare la mamma”. La conduttrice è scandalizzata tanto che le esce un “ma è un pervertito!”. C’era da aspettarselo, infondo quando si viene educate con una sessualità rigida c’è poco da fare, tutto ciò che esce fuori dalle quattro cose che ci hanno insegnato a ritenere “giuste/sane/normali” sono da bollare come perversioni o depravazioni. Io ne so qualcosa.

Personalmente, la frase “vuoi fare la mamma”, mi fa fatto scompisciare dal ridere, perché era, come dice Marika, un modo carino per chiederle di mostrare le tette. A me, che i giochi di ruolo piacciono un casino, mi farebbe troppo ridere una richiesta del genere, non tanto per la richiesta in sé, ma perché avendo un seno piccolo che gli mostro*? XD Comunque, ritornando a noi, il termine perversione è sintomatico di una chiusura mentale e di una tendenza a distinguere il mondo tra “normale” e “anormale” dove il normale è in verità ciò che la cultura ci ha imposto e l’anormale tutto ciò che sovverte o comunque esce fuori da tali schemi.

L’imbarazzo però uscirà del tutto in due momenti precisi: durante il set fotografico e durante le riprese del film porno.

Partiamo con il set fotografico. Mentre fa le foto, Marika dice una cosa che quando l’ho sentita avrei fatto la hola per la stanza, ma ero comodamente sdraiata sul letto, quindi l’ho immaginata solamente. Cosa ha detto? Che lei quando fa le foto pensa ad un uomo che si vorrebbe scopare. Viva la sincerità alla faccia di tutte quelle che “no, ma sono foto artistiche”. Che ipocrisia. Sono foto erotiche e vanno benissimo così, al massimo si può porre criticità sull’immaginario che propongono, ma su questo ci tornerò dopo.

La conduttrice invece è in imbarazzo perché ovviamente non ha mai fatto foto di quel genere e penso sia anche difficile sciogliersi sapendo che ci saranno tant@ telespettatori/trici che ti guarderanno e giudicheranno. Quindi risulta abbastanza fredda e rigida. Ma sinceramente anch’io sarei stata tale. Il punto su cui voglio puntare però è il corpo, il nudo e la paura che ci gira attorno. La conduttrice aveva paura a mostra il culo. Okay, nessuno deve costringerti a farlo, ma mi chiedo perché? Perché abbiamo paura di mostrare le chiappe, le tette, le cosce, la panza, la cellulite e le smagliature? Lo sappiamo bene perché. In questo caso c’è ovviamente un elemento in più, ovvero l’erotizzazione del corpo che giustamente una donna può non volere, ed è nel suo diritto, ma vi/mi chiedo se aldilà di questa situazione questa donna, come tutte noi, avrebbe mostrato il suo corpo non perfetto, almeno secondo gli standard che ci hanno imposto?

Personalmente, se non avessi un corpo esile e magro, forse le chiappe al vento o al sole non le mostrerei, forse proverei disagio come quando sono senza trucco, perché io non ci esco senza. Questo è il mio burqa e non mi vergogno ad ammetterlo, perché ce le dobbiamo dire e soprattutto affrontare queste paure di non essere attraenti abbastanza, di esser respinte e esiliate. Quindi sì, il mio problema è che senza trucco non metto piede fuori casa e che a mare, dove il trucco non posso portarlo, sono a disagio finchè non mi abbronzo. E vi dirò anche altro, che a me il trucco piace, nel senso che mi diverto a trasformare la mia faccia, a darle dimensioni e percezioni diverse, amo il trasformismo, adoro colorare le mie labbra di un rosso fuoco, ma non nego che mi pesa doverlo fare sempre, anche quando fa caldo e vorresti solamente uscire di casa. Io ci provo ogni tanto ma è dura e, anche se non demordo, ci vorrà tempo prima che trovi un compromesso tra il truccarmi/trasformarmi per piacere e vanità e il doverlo fare per non sentirmi a disagio.

Ora, se le mie paure sono queste, posso immaginare come siano quelle di chi ha problemi con il proprio corpo, non perché ce li abbia davvero, ma perché glieli hanno fatti venire. La tortura inizia fin da piccole, quindi o sei forte e li mandi tutt@ a cagare o pian piano ti pieghi e alla fine cedi. Io non mi sono piegata sul seno ma sul trucco. Eppure so che la strada da percorrere è la sovversione, che non vuol dire per forza fare l’opposto di ciò che ci impongono, ma semplicemente fare ciò che ci piace, che ci sentiamo di fare, aldilà di ciò che ci viene imposto. Vuol dire ammettere che il nostro seno è bello, sexy e provocante anche se è piccolo, quasi piatto. Dire con orgoglio che un culo è bello anche quando non è ritoccato, quando ha la cellulite e non è sodo, quando ha dei peli ed è grosso. Sì, affermare che la panza è bella e che non a tutti piacciano le magre, che non solo due cosce esili arrapano e che le rotondità sono una carica di sensualità.

Lo so che a parole è facile, ma da qualche parte bisogna pur iniziare ed allora inventiamocelo noi quell’immaginario di sensualità che non vuole normare, come quello che ci viene imposto, ma solo e semplicemente liberare e ampliare il concetto di bellezza e sensualità. Una volta un compagno mi disse che la bellezza non è altro che il rapporto che si crea tra te e ciò che vedi, e penso che in effetti avesse ragione e che proprio per questo solo io, ed io soltanto, posso decidere se ciò che vedo mi arrapa o meno, mi attira o meno, aldilà degli stereotipi che hanno davvero stufato.

Scusate, mi sono lasciata trasportare dall’enfasi,  da un discorso che riprenderò spesso perché mi tocca da vicino in tanti modi, ma ora ritorniamo a noi e al programma. Vi avevo detto che il secondo momento di palese imbarazzo è stato quello in cui la conduttrice ha preso parte ad un film porno. In questo caso ciò che mi ha colpita è stata l’espressione tra il disgusto e il “non ci sto capendo nulla” della conduttrice mentre osservava una scena lesbo. La domanda che più di tutte mi ha fatto rimanere di stucco è stata “ma sta fingendo vero? Mica le piace sul serio?” riferita ad una delle due attrici. Scusate, ma se una ti lecca la fica e a te piace il sesso, perché se no che cavolo lo fai a fare questo mestiere, puoi mai non provare piacere? Cioè, o sono io che non ragiono o questa è cascata dalle nuvole. Inoltre ci tengo a ribadire che il sesso e il piacere non sono solo etero e che sì, pure tra lesbiche si gode assai.

Una delle frasi, invece, che più di tutte mi è piaciuta è stata quella pronunciata da Marika quando afferma: “non ho problemi con il mio lavoro, i problemi me li creano gli altri”. Quanta verità c’è in questa affermazione? Marika, a causa della discriminazione che si alimenta sugli/lle attori/attrici porno, è stata prima cacciata dalla sua ex padrona di casa e poi ha dovuto abbandonare la casa dell’amico che la ospitava perchè i vicini si erano lamentati perchè, vedendo le telecamere, erano convinti che in quella casa si stesse girando un film porno. A questa affermazione la conduttrice resta in silenzio, e cosa potrebbe mai dire? Se si indaga sul perché le persone discriminano quest@ lavoratori/trici si rischia di scoprire di far parte di un sistema catto-fascista la cui prima violenza è quella di limitarci a livello sessuale ed educarci a coprire e mostrare mai in modo autonomo, ma sempre e solo in maniera regolamentata.

Infine Marika mi ha piacevolmente sorpresa quando ha ammesso che quando si spoglia, negli streep club, non si sente un oggetto e anzi vede come oggetti gli uomini che si illudono di poterla avere ma che al massimo possono farsi una sega immaginandola. Penso che sia un’affermazione di tutto rispetto e che sovverte quell’immaginario da vittima che si vuole, per forza di cose, affibbiare a chiunque lavori con il suo corpo o la sua sessualità.

Da questo documentario penso che sia uscita una duplice visione della donna: da una parte Marika, che mi è risultata serena e consapevole, che ha dato risposte che aspettavo di sentire da tempo in tv e che non si è prestata al gioco della dicotomia puttana/santa, che ha ribadito che lei fa solo ciò che vuole durante i suoi spettacoli, che non permette che le si chieda di fare questo o quello (e qui un applauso ci sta alla grande) e dall’altra parte la conduttrice, che ha rivelato ancora una volta la sua miopia nell’osservare e analizzare, che ancora una volta non ha messo in discussione la sua cultura da borghese e che alla fine di questa esperienza ha augurato a Marika, in modo velato, di cambiar vita, ovvero di lasciare quel mondo che lei ha, fin dall’inizio, definito “non conforme” andando ad alimentare la dicotomia di cui sopra. Non sto cercando di dirvi che le donne dovrebbero esser tutte come Marika, perché non esiste la “vera donna”, ma che semplicemente dovremmo guardare tutte le scelte con rispetto, scendendo da quel trono di “superiori” in cui spesso ci poniamo.

Detto questo, ho delle criticità da porre anche sul porno. Come sapete io amo il post porno, e  proprio partendo dalla voglia di liberare la sessualità e l’immaginario da ogni tipo di schema, che lo contraddistingue, non posso non ammettere che quando il fotografo, guardando le pose sexy scattate alla conduttrice, ha affermato che quelle sono “le vere donne” lo stomaco mi si è contorto. Le vere donne non esistono come non esiste la sensualità, la femminilità. Esistiamo noi, le donne, le persone, che si gestiscono la sessualità come meglio credono e che sono sexy in mille modi diversi.

Il porno commerciale, lo sappiamo tutt@, ha perso la sua carica sovversiva ed è diventato un ulteriore strumento di normalizzazione. Infatti, non è un caso, che la scena lesbo fosse palesemente eteronormata. Sull’immaginario proposto dal fotografo, della donna sexy solo sui tacchi, svestita, oppure in atteggiamenti avvolte un po’ stupidi, ne avrei da dire… mi limito però a dirvi che, per esempio, il tacco tra il filo interdentale che chiamano tanga non me lo metterei mai e poi mai, in primis perché è scomodo, e in secondo luogo perché che mi significa? Non so perché venga riproposto in modo così massiccio, ma per come la vedo io non ha nulla di sexy. Meglio una fica ben in vista.

Cosa consiglierei a Marika? Di continuare per la sua strada se è questo che le piace, e da quello che afferma sembra proprio di si, e ne dovremmo essere tutt@ content@, ma anche di girare un po’ di registi e registe e provare qualche film porno femminista. Penso che agli/alle amant@ del post porno farebbe piacerissimo vederla e a lei credo farebbe piacere uscire dai soliti ruoli e sperimentare altre situazioni, altri immaginari. Infondo il sesso è bello perché è vario.

Note birichine

Lasciatemi divertire che la vita è grigia già di suo

Io uno di vetro non l’ho mai visto. Pensavo si rompessero ed invece… ma quanto so carucci?? Carucci in tutti i sensi, perché io, da poveraccia quale sono, pure desiderandolo da tanto, non sono mai riuscita a permettermelo, neanche il più scarso. Infatti, il mio migliore amico, per la disperazione, mi ha promesso che me lo regalerà alla laurea… questo sì che è un buon motivo per prendersela =D Ma aldilà di questo, abbassate i prezzi perchè è ingiusto e discriminatorio.

* Preciso che a me il mio seno piccolo piace, lo trovo pure sexy, ma non so se è da mamma XXD

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11 risposte a La pornostar e la borghese

  1. violent reason ha detto:

    Ma siamo sicure che Marika ha bisogno di consigli?
    Con tanta complicità 😉

  2. violent reason ha detto:

    porno femmista? meglio un post porno di annie sprinke o con le nostre amichette catalane, no? 🙂

  3. Flaviano Boquet ha detto:

    Ciao, sono arrivato a questo sito e a questo articolo tramite una discussione a un post su facebook di “un altro genere di comunicazione”.
    Per prima cosa vorrei farti i complimenti per l’articolo davvero molto divertente, credo che accompagnare riflessioni di questo genere con un po di ironia sia certamente la formula migliore. Non mancherò di leggere anche gli altri ^_^
    Avrei alcune domande da porti che forse vanno un tantino fuori tema. Sono sempre stato un femminista convinto ma da qualche mese ho iniziato a informarmi in maniera più decisa e concreta, però ci sono ancora tante cose che mi sfuggono. Io per il momento il massimo che posso fare è dare il mio contributo facendo conoscere il lavoro di siti e collettivi come questo e altri, però quando penso alla logica anti sessista e femminista spesso mi sembra di camminare in un campo minato e qui vorrei che mi aiutassi a capire alcune cose.
    Ti starai chiedendo probabilmente del perché io abbia deciso di chiedere aiuto proprio a te. Beh, in parte è un caso e in parte il tuo stile mi ha talmente messo a mio agio che non ho paura di chiedere. Spesso leggendo articoli da altri siti ho proprio un TIMORE nel chiedere, in quanto ho paura di venire in qualche modo bacchettato o di urtare l’orgoglio anti sessista e femminista dell’autrice; nonostante i miei dubbi siano comunque sinceri e sintomo di una voglia di sapere in modo corretto cosa è giusto e cosa è sbagliato nell’ottica del movimento.
    Proprio il tuo articolo mi ha dato degli spunti interessanti, ovviamente evito di parlare delle cose che comprendo, mi soffermerò su quelle che non comprendo:
    – Si fa sempre riferimento al fatto che la donna non è un oggetto, il modo in cui i mass media trattano il corpo femminile nel nostro paese è vergognoso. Anche l’uso che si fa della donna nel porno mainstream è quanto di più diseducativo possa esistere. Però ad esempio qui nel tuo articolo (non è una critica la mia, è che proprio non riesco a capire perchè mi sembrano cose opposte) si esalta positivamente il ruolo della donna spogliarellista consapevole. Ecco, questa è una cosa che non riesco a capire. E’ giusto che la donna faccia ciò che vuole del proprio corpo e non c’è nulla di male in una donna che decide di fare la spogliarellista. Però la sua attività non rende la donna oggetto alla pari dei mass media e del porno mainstream? Dove sta la differenza?
    – Quando hai parlato del tuo trasformismo e del piacere che trovi nel truccarti ho sorriso con tenerezza diverse volte, in parte perché a me piace da impazzire la donna a cui piace giocare con la propria immagine e in parte perché era così la mia ex ragazza.
    Questa è un altra cosa che non comprendo. La voglia di apparire attraenti non dovrebbe essere una cosa universale? E’ giusto quando si dice che l’influenza dei mass media è negativa in quanto indicano “un solo” ideale di bellezza, però non capisco i tuoi sensi di colpa sul makeup. Una donna non ha diritto di apparire bella così come desidera un uomo per se stesso? L’uso del makeup perchè dovrebbe essere una cosa contraria ai principi del femminismo? Io trovo che un certo modo di usare matita e ombretto riescano a valorizzare tantissimo lo sguardo di una donna e non capisco cosa ci sia di negativo in una donna che decide di farlo.

    Sono dei dubbi magari molto banali ma appunto mi fanno sempre sentire insicuro su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e fin quando non risolvo questo conflitto non sarò in grado di trasmettere a chi mi sta intorno le linee guida per coltivare una società anti sessista e anti maschilista. Esiste un qualche forum dove è possibile discutere di questi temi? Mi pare assurdo che non esistano dei luoghi virtuali di aggregazione e confronto. Ecco perché mi trovo a sperare di risolvere i miei dubbi commentando un articolo…
    Grazie in anticipo e continua così ^_^

    *P.S. Su femminismo a sud mi han risposto che posso trovare un chiarimento su parte dei miei dubbi in questo post https://sopravviverenonmibasta.wordpress.com/2012/12/20/sul-lavoro-e-la-dignita/
    L’ho letto ma sinceramente continuo ad essere confuso. Se vogliamo combattere il sessismo perché dobbiamo alimentare l’idea dello sfruttamento sessuale della donna? Capisco bene che l’autodeterminazione sia un concetto di primaria importanza, però in casi come questo non può essere un boomerang? Se una donna decide in modo autodeterminato di vendere il suo corpo e la sua sessualità cosa impedisce al maschio sessista di arrivare a pensare che fare per esempio proposte oscene sul luogo di lavoro per avanzamenti di carriera siano una cosa normale? Io CAPISCO bene la differenza tra una donna che vende il proprio corpo per scelta e una che invece non lo farebbe, ma immaginando il maschio medio credo che non sia così diffusa questa consapevolezza. Quante volte è capitato che donne preparate e motivate venissero mortificate sul luogo di lavoro, venendo chiesto loro in modo più o meno esplicito di usare il sesso piuttosto che il merito per avanzamenti di carriera? Non credo che tutte le donne abbiano voglia di condividere la propria intimità come fosse merce, anche in modo autodeterminato. Quando leggo queste cose resto sinceramente abbastanza confuso. E non è un discorso moralista il mio, in quanto non riguarda solo le donne il mio punto di vista. Parlando di me stesso ho una concezione molto alta di relazione sentimentale e sessualità. Una relazione per quanto mi riguarda si fonda sul rispetto reciproco, sull’Amore, sulla fiducia, sulla complicità e solo su una base così solida di conoscenza,rispetto e complicità io riesco ad avere una vita sessuale profonda, appagante, creativa, divertente. In quanto io in questo modo riesco a conoscere e farmi conoscere e riesco a contagiare e a lasciarmi contagiare. Non fraintendermi, non sto facendo un discorso moralista ma solo un discorso di “profondità” e potenza. Se io sono innamorato e conosco a fondo l’altra persona sarò in grado di vivere la sessualità in maniera più intensa, riesco a darle un significato più potente e in questo modo è ancora più facile andare a invertire,rimescolare,cambiare i limiti sessuali imposti dalla società. Ho provato a fare sesso senza essere innamorato, ma l’ho trovata un esperienza molto limitata e limitante, piacevolissima a livello fisico ma lontana anni luce dalle sensazioni avute in altre occasioni con una partner abituale che conosco invece a fondo e con la quale riesco ad avere complicità mentale e sentimentale che poi si riflettono su quella sessuale.
    Questo ovviamente è il mio modo di intendere la sessualità, che ripeto; non ha nulla a che fare con moralismi o ingessamenti, io sono per un inversione dei ruoli e posso considerarmi a tutti gli effetti un postpornista. Però a me piace vedere il sesso come conseguenza di un sentimento.
    Non critico chi la vive diversamente, siamo diversi e ognuno ha il diritto di concepire la sessualità come gli pare.
    Ho detto tutto ciò per arrivare a farti questa domanda: io mi sento in tutto e per tutto femminista, odio il sessismo e cerco di combatterlo più che posso. Ma quando vado ad affiancare il mio ideale femminista alla mia concezione di sessualità non riesco a dire che sono d’accordo con la mercificazione che una persona fa del proprio corpo, in primis in quanto alcune volte questa mercificazione va a danno di altre persone che non vogliono vendere il loro corpo, in parte perché come ti ho appena spiegato io ho una concezione molto alta di sessualità e intimità; che ripeto non è un discorso puritano ma quanto più un discorso soggettivo di legame dell’atto sessuale alla sfera sentimentale. Quando vedo una spogliarellista sono diviso a metà, una parte di me sa che quella donna ha deciso in modo autonomo di scegliere quella strada e non mi sogno di giudicarla. Un altra parte di me invece, pur non giudicandola non riesce a non pensare al fatto che lei sta continuando ad alimentare l’idea di donna tette e culo, la donna come oggetto sessuale, la sessualità vissuta in maniera squallida e superficiale. Per me la sessualità delle persone tutte, donne, uomini, non donne, non uomini, è un valore molto grande che va vissuto in maniera non stereotipata, in maniera profonda e rispettosa. La spogliarellista non va ad alimentare invece coloro che vedono la donna come oggetto? Coloro che vivono la sessualità in maniera superficiale?
    Sbaglio se non vivo questo mio punto di vista come un limite ma come un valore? L’ottica femminista cosa direbbe del mio punto di vista?
    Come vedi sono abbastanza confuso, vorrei mi aiutassi a capire meglio. Grazie ^_^

    • vaviriot ha detto:

      Flaviano cercherò di risponderti in modo breve, perchè credo di aver scritto quello che pensavo nel post che ti hanno linkato. Per me dire che la spogliarellista alimenti l’idea della donna oggetto vuol dire che non si è capito nulla di cosa si intende con l’espressione “donna oggetto”. La donna è un oggetto quando la si usa per inviare e diffondere idee o ruoli che nessun@ ci ha chiesto se volevamo o meno. La donna è per questa società non solo un oggetto sessuale ma anche un utero e colei su cui si scarica il welfare a gratis. Perchè nessun@ si permette di dire ad una badante o a una madre o una casalinga che sta alimentando il ruolo che la società le ha affidato?? Perchè una donna che decide di fare l’insegnante, che è un ruolo che da sempre è stato affidato alle donne, non commette il reato di alimentare un ruolo sessista? Il problema non è l’alimentazione di ruoli o idee, perchè nei lavori come la spogliarellista, la velina, la cubista, le sex worker ed ect, non c’è, perchè in questo caso la donna sceglie di usare il proprio corpo e di erotizzarlo, ma il tabù sul corpo che sfortunatamente in italia c’è. La fica è intoccabile il cervello invece si può dare a chiunque. La spogliarellista non fa altro che rivendicare il suo diritto di fare ciò che vuole sul suo corpo, e non te lo viene ad imporre. Una spogliarelli dice ai clienti che se vogliono guardare devono pagare, e che lei mostrerà e farà solo quello che desidera e non quello che loro vogliono. Questa idea non può generare molestia, perchè ripeto che tra la spogliarellista e i clienti c’è un contratto in cui la prima mostra e fa ciò che vuole, e i clienti pagano e rispettano i limiti posti dalla spogliarellista. la molestia invece è violenza, perchè se tu mi fai delle avance non desiderate vuol dire che non c’è consensualità. Tra la spogliarellista e i clienti c’è consensualità, nella molestia no. Meglio di così non so spiegartelo. Ovviamente questa è la mia idea e quindi posso parlare solo per me.

  4. Flaviano Boquet ha detto:

    Ti ringrazio per aver puntualizzato il tuo punto di vista. Son d’accordissimo con il fatto che anche una madre o una casalinga possano andare ad alimentare il sistema, dunque ovviamente si parla di un discorso molto più ampio. Infatti come potrai notare nel mio commento a questo post http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/02/04/ecco-perche-le-donne-dovrebbero-scappare-via-dallitalia/ io voglio emigrare proprio in quanto desidero che io e la mia (futura) partner possiamo avere uguali diritti e non dover fare alcun tipo di rinuncia quando decideremo di metter su famiglia, lei deve avere la possibilità di contribuire all’aspetto economico della famiglia tanto quanto me e di sentirsi realizzata in ciò che fa ed io devo avere la possibilità di poter fare il genitore in maniera uguale a quanto può fare lei e di sentirmi realizzato per questo.
    Però personalmente trovo che alimentare lo spirito cameratesco degli uomini e non insegnare loro a guardare la donna prima come cervello, come personalità, come persona e solo successivamente e unitamente alle precedenti; anche come corpo sia dannoso e controproducente.
    Ovviamente questo è il MIO punto di vista, diverso dal tuo.
    Voglio dire che anche se la penso diversamente rispetto il tuo punto di vista e volevo da te un opinione riguardo al mio.

    Certamente hai più conoscenza ed esperienza di me, ho compreso che tu hai un idea differente ma voglio giusto capire se la MIA idea, anche se diversa dalla tua; possa comunque essere assimilata ad un ideale femminista e anti sessista nonostante la prospettiva differente su una tematica comune che sta a cuore a entrambi. Vorrei solo mi chiarissi questo punto, grazie 🙂

    • vaviriot ha detto:

      mi spiace ma non posso risponderti perchè non rilascio patentini di femminismo e perchè non esiste il femminismo ma i femminismi. Viviti la lotta come credi e cerca di avere presente più punti di vista, perchè la complessità è la migliore arma che abbiamo a disposizione.

    • sdrammaturgo ha detto:

      Lo spirito cameratesco degli uomini non lo alimenta la donna che si spoglia, ma l’imbecillità degli uomini stessi.
      Esattamente come la minigonna non alimenta le molestie.
      Una donna autodeterminata può anche voler essere guardata prima come come corpo che come cervello, personalità e persona, esattamente come a me molto spesso fa piacere essere visto da una donna prima come oggetto di piacere sessuale che come personalità interessante, e neppure in ciò c’è alimentazione di sessismo se si tratta di consapevolezza e autodeterminazione che trova dall’altra parte intelligenza e assenza di prevaricazione.

  5. Flaviano Boquet ha detto:

    E’ proprio quello che farò. Ho capito che alcune volte il femminismo è contraddittorio, ma proprio per questa ragione accende il cervello e stimola riflessioni importanti.

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