La memoria non è qualcosa a sé stante

Domenica scorsa guardavo la tv. Su rai uno davano “La vita è bella”. Mentre guardavo il film e mi commuovevo ho pensato a tutte quelle persone che si stavano commuovendo in quel momento, a quante si sono commosse guardandolo, e a quante ancora commuoverà. Eppure, nel pensare ciò, non ho potuto non considerare anche il fatto che quelle stesse persone, appena chiusa la scatolina magica, ignorano o convivono benissimo con l’esistenza dei CIE, con il continuo e costante assedio di Gaza, con il fascismo che non è mai scomparso, anzi ci governa, ma si è modificato, trasformato, plasmato per essere riaccettato.

Ho pensato che queste giornate della memoria forse esistono, non tanto per ricordarci ciò che fu, che non fa mai male, ma soprattutto per ricordarci ciò che c’è ora. I lager esistono, ce ne abbiamo tantissimi in Italia, il razzismo negli ultimi anni si è irrobustito e poi c’è l’omofobia, il sessismo, tutte quelle discriminazioni che mietono vittime ogni giorno, e infine la guerra, la miseria, la violenza del capitalismo e il fascismo. Sì, non smetterò mai di dirlo che c’è, che quella cultura che generò orrore c’è ancora, come il nazismo infondo.

I giorni della memoria dovrebbero insegnarci a riconoscere quella violenza, a individuarne i segni, a resistere alla cultura che oggi ne è pregna. Non ho nulla contro il film di Benigni, ma avrei preferito vedere un film come Good, che parla dell’indifferenza del bene, ovvero delle persone che sapevano ma fingevano di non sapere. Come diceva De André “anche se vi sentite assolti siete per sempre coinvolti”.

La violenza che generò i lager è ancora presente nella cultura di cui ci alimentiamo ogni giorno, infatti ha dato vita ai CIE,  che sì, non sono centri di sterminio, ma sono luoghi dove si respira razzismo e dove si commettono violenze di ogni sorta. Come si fa a piangere davanti ad un film e a non provare nulla davanti ad un/a immigrat@ che viene incarcerat@ e rimandat@ nel suo paese da cui scappava, perché c’era la guerra e la fame? Ditemi, questo non è infondo uno sterminio? Perché, durante queste giornate, non si pone mai l’accento su quanto il silenzio e la non scelta di molt@ fece il gioco del potere? Perché non si pone mai l’attenzione sull’indifferenza?

Lo so, sono domande retoriche, perché oggi i poteri ci campano grazie all’indifferenza ma continuo allora a chiedermi che senso abbia ricordare se poi ciò non ci insegna nulla. La memoria non è qualcosa a sé stante, anzi, personalmente credo sia uno degli strumenti più potenti che abbiamo per contrastare il potere/la violenza, perché ricordare vuol dire imparare a riconoscere ciò che dal passato si ripresenta, in vesti “nuove”, oggi.

Avere memoria vuol dire comprendere, sapere e quindi anche fare delle scelte. Il fascismo c’è ancora e quelle violenze, sotto altre forme, continuano ad essere perpetuate. Mi chiedo se ne siate consapevoli. Una volta all’università, durante un corso, in un raro momento di dibattito, disgustata dai tanti discorsi pieni di retorica, mi alzai e dissi: “se leggete un libro e poi continuate a vivere la vostra vita come se niente fosse, allora riprendete quel libro e ricominciate d’accapo, perché leggere vuol dire capire e sapere, e la conoscenza deve portare a compiere delle scelte altrimenti vorrà dire che quel libro non lo avete capito”. Lo stesso discorso vale per un film, uno spettacolo teatrale, un quadro, un discorso ed ect. Tutto ci parla e ci racconta storie e realtà che devono farci riflettere e che dovrebbero anche portarci a compiere azioni, quindi scelte, perché altrimenti ditemi che senso ha ricordare.

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