Sei stata fortunata

Avevo 19 anni quando ebbi la prima, grande, vera, fregatura amorosa. Il tipo con cui stavo da due anni mi aveva mollata per stare con un’altra. Ero distrutta, era la prima volta che qualcuno mi tradiva. Non mi davo pace, continuavo a chiedermi il perchè ma dall’altra parte avevo anche deciso di chiudere quella storia, di cancellarla, perché il ricordo faceva male, ma non era facile.

Un giorno, fuori al bar dell’università, mentre io ed una mia amica parlavamo del più e del meno si avvicina un ragazzo. Avevo notato già che era più grande di me, ma non essendo mai stata brava nell’individuare le età, mi tenni sul largo, dai 23 ai 26 anni. Lui faceva il simpatico, iniziammo a parlare e alla fine mi chiese il numero. Nei giorni successi ci sentimmo via sms e scoprii che aveva 30 anni. Cavolo, pensai, è molto più grande di quanto credessi. Ma vabbè, anche se avevo frequentato solo coetanei, pensai che quegli anni in più non potevano essere un problema, anzi, lui sicuramente era più maturo di quelli che frequentavo io.

Andammo avanti ancora per qualche giorno, poi lui mi chiese di uscire per bere qualcosa insieme. La mia forza, il mio coraggio, vennero meno. Facile pensare che infondo è solo più grande, che tu sei matura, quando c’è un cellulare tra di voi. Adesso non ci sarebbe stato nulla a dividerci. Non sapevo che fare, avevo un po’ timore, perché sapevo che ci avrebbe provato ma io stavo ancora male per il mio ex. “Cosa faccio? Ci esco?” continuavo a chiedere alle mie amiche che mi consigliarono la tattica del “chiodo scaccia chiodo” secondo la quale se stai male per qualcun@ devi uscire con altre persone per dimenticarlo. Non avevo mai attuato questa tattica, amavo prendermi il tempo necessario per disintossicarmi dal dolore, ma quella volta, forse perché la ferita faceva più male che mai, decisi di seguire il loro consiglio.

Quella sera sarebbe venuto a prendermi con la sua macchina. Ero preoccupata, perché i miei non dovevano vederci insieme. Lo feci attendere in una stradina vicino a quella dove abitavo, dissi ai miei che uscivo con un’amica e via, di corsa per le scale e in un baleno fui fuori dalla sua macchina. “Ciao bella”, “Ciao, ti ho fatto attendere?”, “No figurati, entra”. Entro nella macchina e lui mi guarda. Sembra sorpreso e deluso, poi afferma “pensavo indossassi una gonna”. Ci rimango di stucco. “Perché mai avrei dovuto?” mi chiedo tra me e me, mentre a lui rispondo “fa freddo, ho preferito il jeans”. Mi ero vestita proprio come non si aspettava: jeans, scarpette da ginnastica e magliettina normalissima.

Mi chiede se avevo preferenze per i bar, gli dico che erano tutti molto carini, soprattutto quelli vicino al molo. Ci avviamo in quella direzione ma alla fine lui decide di parcheggiare in una piazza vicino al molo. “Ti va se restiamo in macchina a parlare?” mi chiede, ed io gli dico che sì, per me andava bene. La piazza non era affollatissima da quella parte, ma andava bene, nei discorsi me la cavavo sempre. Ci raccontiamo un po’, sembrava simpatico. Provo a sciogliermi, “infondo mi sembra un bravo ragazzo”. Non l’avessi mai fatto.

Lui mi bacia, senza grandi preamboli. Okay, un bacio ci sta, anche se non lo volevo, anche se mi sembra di non essere ancora pronta. Lui nota la mia freddezza, mi chiede cosa non andasse e io, che non sono mai stata brava a mentire, gli dico tutto. Gli racconto la storia con questo tizio e come era andata a finire. Lui ascolta, sembra comprendere e poi se ne esce con “dovresti provare a scacciare un chiodo con un altro, ed io ne ho uno assai grande”. Frase che, ora, mi fa sganasciare dalle risate per la sua natura trash, ma allora mi gelò. Iniziai ad andare nel panico, cosa dovevo fare?. Non volevo fare sesso, questo era sicuro, ma non sapevo come uscire da quella situazione.

Mentre progettavo di uscire dalla macchina, ringraziare per la serata e ritornarmene a casa a piedi, lui si avvicina e mi stringe, inizia a toccarmi. Io sono gelida, non mi muovo, ho paura ma so che devo darmi una mossa. E mentre lui mi racconta delle sue esperienze più piccanti, credendo di riscaldare l’atmosfera, io raccolgo tutta la voce che avevo e gli dico che no, non mi andava e che volevo ritornare a casa. Lui si ferma.

C’è stato un silenzio non tanto lungo, anche se a me è sembrato tale, nel quale lui si riposizionava sul sedile e mentre metteva in moto, mi guarda e dice “sei un pezzo di ghiaccio, se continuerai a fare la frigida nessuno ti vorrà”. Quelle parole mi ferirono come lame, inizia a sentirmi male, volevo piangere ma non lo avrei mai fatto davanti a quello stronzo. Trattenni le lacrime, lui mi riaccompagnò a casa e prima di uscire mi diede il suo consiglio “sei stata fortunata oggi, io sono un bravo ragazzo, ma la prossima volta non uscire con uno più grande, non sai cosa potrebbe accaderti”. Chiusi la porta, lo ringraziai (sono una deficiente, lo so) e rincasai.

Quella notte piansi dalla rabbia, per quel “frigida” che sapevo non esser vero e per quella sua ultima perla. Pensai che solo su una cosa aveva ragione, che mi era andata bene, che se mi fosse successo qualcosa tutt@ avrebbero dato la colpa a me. Mi ripromisi di non uscire più con una persona grande, perché ormai mi era chiaro che la millantata maturità degli adulti era un bufala. Quella sera capii anche un’altra cosa, ovvero che non è l’abbigliamento, il modo in cui ci vestiamo, che ci mette più o meno a rischio. Io non avevo tacchi, né minigonne, né magliette scollate, non avevo un trucco pesante ma per il solo fatto di aver accettato un invito a bere qualcosa ci si aspettava che aprissi le cosce.

Rimasi a riflettere su quanto era successo per molto tempo, perché mentre io ero certa di non aver sbagliato ad accettare quell’invito, le mie amiche, quando glielo raccontai, mi dissero che mi era andata bene e che dovevo stare più attenta, che avevo sbagliato ad uscire con lui, che infondo ero stata imprudente e un po’ me l’ero cercata. Oggi le manderei a cagare, ma allora non avevo consapevolezza e forza a sufficienza per reagire e anche se sapevo di non aver sbagliato ammisi le mie colpe e tornai alla mia vita, continuando però a cercare risposte che solo un paio di anni dopo sarebbero finalmente giunte attraverso il femminismo.

Nota

Vi ho raccontato questo episodio perché personalmente mi ha segnata e ha fatto crescere in me domande che solo con gli anni hanno avuto una risposta sensata. Ve l’ho racconto, inoltre, usando volutamente le parole e i pensieri di quando ero diciannovenne, perchè lo trovavo giusto, e perchè credo che ciò permetta ad altre ragazze di ritrovarcisi, anche se solo in parte, e, chissà, di far nascere in loro quelle stesse domande che mi portarono a guardare il mondo in modo molto più complesso e consapevole. Come sempre vi invito a scrivere le vostre impressioni/riflessioni =)

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2 risposte a Sei stata fortunata

  1. luigi. ha detto:

    …la maturità di cui parli è quella che hai adesso.. ovvero di vivere la sessualità senza paranoie.

    • vaviriot ha detto:

      il mio rapporto con la sessualità è cambiato moltissimo, oggi mi sento molto più libera, ma non voglio apparire per ciò che non sono, quindi sì, alcune paranoie sono andate via, altre invece vanno ancora affrontate, altri limiti superati ed ect. Ho un cammino tutto in salita ma man mano che procedo sento che andrà sempre meglio =) Grazie per essere passato e ritorna quando vuoi ^__^

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