Inception: assumersi la responsabilità delle idee che si veicolano

inception-la-vera-recensione-L-KEC-ZS“Un’idea è come un virus. Una volta che s’impianta nella mente continua a crescere…”

Non sono una cinefila, quindi prendete le mie riflessioni per quello che sono, opinioni personali =)

Vi dico subito che questo film è entrato tra i miei preferiti, dato che sia il tema che il modo in cui viene trattato mi hanno davvero impressionata. L’argomento del film sono le idee. Siamo in un mondo futuristico in cui è possibile accedere nella mente delle persone per rubargli o impiantargli delle idee. Cercherò di non svelarvi troppe cose del film, anche se alcune sono necessarie per la mia analisi, ma se non lo avete visto e siete incuriosit@, FERMATEVI, andatevelo a vedere e, se volete, poi ritornate a leggere.

Del film ho apprezzato moltissimo l’idea di base, ovvero che le idee possano essere impiantate. E’ una cosa che non ha nulla di fantascientifico dato che è ciò che effettivamente accade, attorno a noi, ogni santo giorno. Lo sanno bene i media e le pubblicità, i potenti e gli istigatori dell’indignazione: se ripeti fino alla nausea un’idea quella si diffonderà, metterà radici e diventerà una verità indiscussa.

Un’idea non è di per sé pericolosa, e per me chi afferma il contrario commette un grave errore, ma può essere caricata così tanto di significati negativi da diventare strumento di offesa e di violenza. Pensate alla parola famiglia, che non dovrebbe esser negativa, eppure appena la pronunciamo pensiamo ad un certo tipo di famiglia, eterosessuale e monogamica, per giunta patriarcale, pensiamo alla famiglia del Mulino bianco e a tanti altri fax simili di quella che, per secoli, ci è stata proposta come unica e sola forma possibile. Quindi, l’idea della famiglia, di per sé innocua, è stata caricata di così tanti significati (eterosessualità, monogamia, patriarcato, rispetto, onore ed ect) che oggi io arrivo a dire che la famiglia è un reato. Quella famiglia, quell’idea di famiglia a cui noi associamo questa parola, quella struttura gerarchica in cui cresciamo, in cui ci insegnano ad essere proprietà fin da bambin@, è quel clan in cui avvengono le più brutali violenze. Per eliminarle bisognerà spogliare il termine/concetto famiglia da questi significati negativi e restituirlo alla sua natura di parola che non pretende altro che definire senza però normare. La famiglia può essere ciò che ciascuno di noi vuole, basterebbe iniziare a slegare il termine dall’idea che matematicamente vi leghiamo e che ci è stata imposta.

Ora, se un’idea viene caricata di significati, vuol dire che il suo scopo è quello di produrre un qualche effetto, che sia positivo o negativo. L’effetto può essere voluto o meno, ricercato o no, ma fatto sta che ci sarà e questo è importante ricordarlo. Noi tutt@ siamo veicolatori/trici di idee, in modo consapevole o meno. Noi tutt@, con il nostro parlare, agire, scrivere veicoliamo idee che potremmo anche non condividere del tutto, ma a fatti lo facciamo.

Mi spiego meglio. Se tu sei un antisessista e decidi di fare un’azione contro chi, nel proprio negozio, decide di attirare l’attenzione dei passanti mettendo in vetrina delle ballerine, e nel farlo decidi di coprire i corpi delle ragazze invece che porre criticità su tale scelta, che tu lo voglia o meno, mandi un messaggio che colpisce quelle ragazze, ovvero gli stai dicendo “copritevi, siete delle svergognate”. Se tu sei antifascista e appoggi un movimento che apre il dialogo ai fascisti, che le tue intenzioni siano buone o meno, stai veicolando il messaggio che con i fascisti il dialogo sia possibile senza mettere in discussione il fatto che il problema dei fascisti, ancor prima dei loro obiettivi, è il loro essere tali*. Non dovrebbero esistere eppure ci sono, i loro capi sono al potere da anni e continuare ad aprirgli porte e portoni non è proprio una scelta intelligente, almeno per chi è antifascista.

Con questi esempi, cosa voglio dire? Che le buone intenzioni non bastano e che la banalità del male non è più accettabile, soprattutto per chi fa politica, nei partiti o nei movimenti. Siete veicoli di idee e quindi dovete assumervene la responsabilità, altrimenti come potrete chiederlo ai poteri? La responsabilità delle proprie parole e delle proprie idee è qualcosa che spesso o non si vuole accettare o si finge di non sapere, così si potrà dire, come accadde già dopo la resistenza, che “mica si sapeva che il fascismo avrebbe provocato tutta quella violenza!”. Eh, è bello parlare con il senno di poi. Intanto ci sono persone che pagano, e in modi diversi lo facciamo tutt@, le conseguenze di idee sdoganate con una facilità che mi fa paura.

Nel film il tema della responsabilità viene trattato unito a quello della colpa. Il protagonista, infatti, farà credere alla sua compagna che la vita che conducono in un loro sogno sia quella reale, così da renderle meno penosa la permanenza. Però, una volta svegli, quell’idea continua ad esserci nella mente della donna che si convince che la vita che conduce, nel mondo reale, sia in realtà un sogno e per svegliarsi si uccide (nel film si ipotizza che se nei sogni si muore, ci si sveglia automaticamente). Il compagno sa di aver causato, involontariamente, la morte della donna amata e quindi si flaggella continuando a farla vivere nei suoi ricordi.

L’uomo, come molte persone, non aveva intenzione di generare il suicidio dell’amata, eppure è indubbio il fatto che sia stato lui a veicolare quell’idea che è alla base del suicidio. Che cosa voglio dire? Che le idee, se non contestualizzate, possono ritorcersi contro di noi. Se dici che i fascisti sono soggetti con cui poter dialogare, anche se per obiettivi, li stai legittimando come soggetti politici quando la loro natura non dovrebbe esistere. Lo stai facendo, che tu ne sia consapevole o meno. E se questo prezzo per te è accettabile, non puoi fingere che, questa tua scelta, non avrà conseguenze che vanno aldilà di te e che faranno violenza su tant@ soggett@. Dire che la sinistra e la destra sono la stessa cosa, è fare antipolitica perché non stai contestualizzando e non stai precisando che questa cosa vale per i partiti e che in realtà c’è una netta differenza tra sinistra e destra, che gli ideali di sinistra non sono superati, che la lotta all’antifascismo non è qualcosa di lontano, dato che ce li abbiamo al potere, che il razzismo non è accettabile e neanche l’omofobia. Se non contestualizzi le tue dichiarazioni, riempiendole di significati chiari e precisi, allora stai inviando un’idea che può essere strumentalizzata anche da chi dici di voler combattere. Questo deve esser chiaro a chi fa politica dal basso e no. Siamo tutt@ responsabili di ciò che veicoliamo.

Questo film ha in sé anche un altro elemento interessante, ovvero le tecniche che un soggetto può attuare per difendersi dall’innesto di un’idea. Nel film si immagina che un soggetto possa addestrare la propria mente a difendersi da un’eventuale innesto e quindi, nel caso in cui ciò avvenisse, sguinzagliare l’artiglieria pesante. Questa metafora la trovo calzante anche nel mondo reale. La nostra mente viene plasmata e addestrata a resistere ad ogni cosa che metta in dubbio i pilastri su cui, questa cultura, si fonda. Sono sicura che vi sia capitato più volte di notare come, le persone a cui ponete delle criticità, su un qualunque argomento, si mettano sulla difensiva e cerchino di giustificare anche ciò che non lo può essere. E’ un meccanismo che abbiamo tutt@ e che credo ci aiuti a sopportare tutte le violenze che subiamo ed alimentiamo. E’ anche un modo di reazione che ci è stato insegnato/imposto, dato che fin da bambin@ ci dicono che le verità sono quelle e tutto il resto provoca perversione, violenza, disordine, morte.

E’ vero anche che fortunatamente siamo capaci di disfarci di queste difese e alimentare il nostro pensiero, rendendolo sempre più critico e attento ai dettagli. Da quel momento in poi la nostra migliore difesa sarà il dubbio/criticità e non più la certezza.

Vi ho parlato di questo film ora perché trovo che sia il momento giusto, perché ora più che mai sento il bisogno di sottolineare la responsabilità che ognun@ di noi ha in quanto veicolo di idee. Il cambiamento se deve partire non può che partire da noi. Chiediamo maggiore responsabilità? Allora iniziamo ad accettare le nostre di responsabilità e a ponderare i concetti e le parole che veicoliamo, a smetterla di giustificare ciò che è meno peggio solo perché, altrimenti, il peggio vince. Il peggio è peggio e non fa meno male/danni a seconda della quantità di merda che ha al suo interno. Questo discorso ne richiama automaticamente un altro, quello del voto, su cui, a breve, vi dirò la mia, tanto per rendere ancora più complesso il discorso. Intanto vi invito a scrivere, se volete, cosa ne pensate del film o dell’argomento in sé, di aggiungere criticità o pezzi di analisi che mi sono sfuggiti e che cambierebbero tutta la visione del film, ed ect.  Ovviamente vi invito a vederlo, perchè, per me, ne vale davvero la pena.

Note

*ringrazio Valerio (il cui commento potete leggere qui sotto) per avermi fatto notare l’uso razzista del termine “natura” che ho sostituito con l’espressione “essere tali”, ovvero fascisti, dato che non penso che si nasca fascisti o che il fascismo abbia qualcosa accheffare con la biologia. Per me esso è un orribile prodotto di altrettanta orribile cultura. Il fascismo, come ogni altra violenza, ha origini culturali ed è su questo piano che va combattuto ancor prima che con la resistenza, che per me è sempre legittima.

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2 risposte a Inception: assumersi la responsabilità delle idee che si veicolano

  1. valeriomele ha detto:

    Però (a proposito del pericolo delle decontestualizzazioni) anche questo post veicola la pubblicità ad un film (a mio avviso molto barocco e americanissimo, cioè che riflette parecchio la cultura dominante, e di dubbio gusto) e parla in senso razzista dei fascisti cui attribuisce una “natura” (sarebbero dunque antropologicamente diversi?)… non è così, a mio avviso (sarebbe più corretto parlare di un certo tipo di “cultura” o di violenza, che possono essere rinvenute persino nel cuore più libertario… non c’è una posizione “pura” da cui partire, a mio avviso)… e il film inception è funzionale al panico da derealizzazione costante in cui siamo tenuti… come in un waterboarding… La vita è qui (non negli effetti speciali o nei sogni… cinematografici o meno) e non c’è scampo, dato che si muore. Voglio dire: non c’è il “di più” o i “mondi dietro altri mondi” che tanto piacciono al capitalismo e alle religioni… siamo fragili e contingenti… e non si può che partire da qui, ogni volta.
    Comunque le intenzioni del post mi piacciono… 😉 era giusto per applicare i principi suggeriti dal post allo stesso post…

    • vaviriot ha detto:

      Ciao valerio, hai ragione, il film è molto “all’americana”, però nonostante tutto mi ha colpita (lo ho premesso di non essere una cultrice di film XD ). Per la questione del fascismo non posso che concordare con te sull’uso sbagliato del termine “natura” con il quale non intendevo attribuire nulla di biologico o antropologico ai fascisti, ma solo indicare un loro modo di essere, di pensare che è razzista, sessista e xenofobo per cultura. Il termine però è sbagliato, dato che non penso che si nasca fascisti, ma lo si diventi come si diventata razzisti, sessisti e tanto altro. Quindi grazie per avermelo fatto notare, questa è la dimostrazione che porre criticità non significa mica essere immuni da quello che si analizza, ovvero dalla cultura dominante,ed io ho da fare i conti con tante cose. Per la questione della derealizzazione non so, a me non ha dato l’impressione di parlare di altri mondi ma di qualcosa che accade oggi in modo fantascientifico, un po’ come in letteratura si ambientano i romanzi di critica del sociale in epoche fantascientifiche per evitare la censura, ma questa è la mia personalissima opinione. Grazie ancora per le tue osservazioni =)

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